Archive for the ‘alberto cellotto’ Category

Linoleum

marzo 22, 2020

Io credo che infine tornerà
ai piedi il luogo di tutti
gli amori, perché non possiamo
tornare alla natura,
al linoleum
scollato, con bolle d’aria
al magazzino diminuito. Ero
lì, qui il tempo
che peggiorava i passi. Ora
intuisco il rivestimento di tutto
a tutto, il seno sfigurato
dall’ideale pentimento.
E l’oggi fatto con la cera
che macchia le morti.

Alberto Cellotto (Treviso, 1978), da Vicine scadenze (Zona, 2005)

Un gallo, un grido

dicembre 11, 2019

Un gallo, un grido, un posto buio e uno col tanfo
delle capre, balconi chiusi e una vampa al pancreas
crea di nuovo la salita, una somiglianza con un destino
di fatti d’acque in silenzio e chiare. C’è una rondine
che sta attaccata al sottotetto e va. A lato
ha un vestito vuoto appeso. Il fiato sopra un’onda
e vaste vite e alberi si radunano nel momento di albe, al fare
chiaro su terre e mare, giorni come lampi e starnuti
in un sorso d’acqua. Fosso come il cielo e come il cielo
rosso: il bosco è lavato dilavato, stirato ai lati, nei bordi
delle foglie: mi sveglio nel noto. Adesso sto qua a riportare
ogni stallo al morire e in un grammo di alba fuori stano
l’attesa con chi ricordo: sono già nella vita.

(Alberto Cellotto, da Non essere, Vydia Editore 2019)

Inesorabile

ottobre 27, 2015

Tanto abbiamo imparato
a sterzare col telefonino all’orecchio, già
prima lo facevamo col giornale
sul volante, e poi so
vedere i cartoni vuoti delle pizze in pila
da una finestra in ribalta,
come ti aspettano all’inizio
di una strada, lazzaretto di animali, e forse
ti chiederò un favore: ricorda il secchio del sole, i buchi neri
di briciole d’asfalto, anche
gli stranieri in raccolta
del radicchio coi cassoni, i sorrisi delle cinesi
così lontani dai loro uomini seri
quando fumano la cicca
a mezzogiorno, fuori da una sartoria
sempre aperta,
ricorda questo quando
dal fondo un siero di petrolio
sale verso il celeste e i corpi starnazzano
uguali ai capitelli e alle carcasse.

Alberto Cellotto (Treviso, 1978), inedito

Presa di forza

ottobre 24, 2015

Se ascolto il sibilo
a vuoto di un banco sega
in un sabato pomeriggio qualsiasi
va a finire che poi aspetto
soltanto il taglio del tronco successivo,
lo schizzo di segatura
o che mi metto a girare col cardano.

Posso anche pensare in dirittura
che tutti noi ci perdiamo di vista così,
come al mattino al banco affettati, quando si
voltano di colpo e ti cercano
cogli occhi un attimo invano dove sei finito
per domandare – e dopo,
e confermare il giusto peso con un dito. ​

Alberto Cellotto (Treviso, 1978), inedito

Campagna sotto la nebbia

giugno 20, 2015

I trattori qui hanno tutti più
di trent’anni. I berretti schiacciati.
C’è chi lavora a un cancello nuovo.
La nebbia avvicina le macchie
chiare del cavallo tra gli occhi,
dentro la rete così improvviso.
Mandano odori
di olio perso e grasso, dietro carri
con tutti i rami che ci stanno.
A volte succede:
cala e resta due giorni interi
a inghiottire qualche vita nella paglia,
gocciola dalle punte alte
degli alberi e fa rumore sull’asfalto,
sui sassi o sui calcinacci stesi
a livellare una buca, lì
dove gira questo primo tempo:
già si infila e scende per la gola,
si ricorda per nome per numero
come un giorno quando finisce.

Alberto Cellotto (Treviso, 1978), inedito


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