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Il futuro del cinema con le AI – L’INDISCRETO


Un articolo su L’Indiscreto che indaga l’attuale rapporto che il mondo del Cinema ha con le intelligenze artificiali, un momento che sembra fare da interludio a qualcosa di rivoluzionario – e non c’erano dubbi. Un estratto:

L’intelligenza artificiale sta diventando un elemento centrale nella produzione cinematografica, trasformando radicalmente il modo in cui vengono creati i film. Un esempio concreto di automazione nel cinema è l’utilizzo dei sistemi di automazione delle luci da parte di Disney durante la produzione del live-action “Beauty and the Beast” (2017), la cui automazione delle luci illustra perfettamente il concetto di Heidegger secondo cui la tecnica moderna trascina l’uomo verso una perfezione inarrestabile di movimento ed efficienza. Questi sistemi hanno garantito un’illuminazione perfetta in ogni scena, riducendo i tempi di setup e migliorando l’efficienza.

Immaginiamo ora un futuro in cui l’IA non è solo uno strumento di supporto, ma diventa un creatore autonomo di film. Questi ‘registi digitali’ potrebbero analizzare enormi quantità di dati per capire le preferenze del pubblico, creare sceneggiature originali e dirigere attori virtuali con una precisione impeccabile. Ogni decisione artistica, dalla scelta delle inquadrature al montaggio finale, potrebbe essere ottimizzata per massimizzare l’engagement e la soddisfazione degli spettatori. Le piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime già utilizzano algoritmi di raccomandazione per suggerire contenuti agli utenti. Forse nel futuro, questi algoritmi diventeranno ancora più sofisticati, offrendo raccomandazioni altamente personalizzate che tengono conto delle abitudini di visione individuali, delle preferenze esplicite e implicite, e del contesto di visualizzazione (come l’ora del giorno o il dispositivo utilizzato). Questo livello di personalizzazione non solo aumenterà l’engagement del pubblico, offrendo loro contenuti che rispecchiano esattamente i loro gusti e il loro stile di vita, ma contribuirà anche alla visibilità dei contenuti indipendenti. Algoritmi più raffinati potranno infatti riconoscere l’interesse degli spettatori per tematiche o stili meno convenzionali, facilitando la scoperta di film e serie meno mainstream che altrimenti rischierebbero di rimanere nascosti tra produzioni più commerciali.
Se difatti l’IA può analizzare i dati demografici e comportamentali degli utenti per identificare i segmenti di pubblico più propensi a sostenere un progetto, questi segmenti possono essere targetizzati con messaggi di marketing personalizzati, aumentando le probabilità di conversione. Ad esempio, può inviare e-mail personalizzate che evidenziano gli aspetti del progetto più rilevanti per ogni destinatario, aumentando l’engagement e le donazioni. L’IA può ottimizzare gli annunci pubblicitari analizzando le performance in tempo reale e apportando modifiche automatiche per migliorare i risultati. Questo include la regolazione dei budget pubblicitari, la scelta delle parole chiave più efficaci e la selezione delle piattaforme pubblicitarie più appropriate.

 

Roberto Guerra @Rivista Short Stories | edizioniscudo


Roberto Guerra torna a pubblicare, lo fa con gli amici delle Edizioni Scudo, nell’ambito di “ShortStories” con il racconto 2060 Intelligenza artificiale; ShortStories23 è acquistabile su Amazon, la cover è di Luca Oleastri.
Bentornato, Rob…

Le musiche della seconda stagione di Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione della nuova stagione del SignoreDegliAnelli di Amazon, che a differenza della prima sembra più calzante; vi lascio ai trailer qui sotto, e mi sembra tanta roba, a voi?

Carmilla on line | Il paradigma Amazon


Su CarmillaOnLine un lungo articolo che illustra le dinamiche e metodologie che animano Amazon, qualcosa che è sempre bene tenere a mente; un estratto della recensione di Sandro Moiso a Da New York a Passo Corese. Conflitto di classe e sindacato in Amazon, saggio di Charmaine Chua, Spencer Cox, Marco Veruggio; un estratto:

“Una delle caratteristiche essenziali del modello Amazon è la trasformazione della forza-lavoro in commodity, materia prima indistinta. Non contano le differenze qualitative tra i singoli lavoratori, ma soltanto la loro capacità di fornire all’azienda una prestazione lavorativa conforme agli standard aziendali, perfetta incarnazione di ciò che Marx chiamava “lavoro sociale medio”. La parcellizzazione del lavoro, tipica del taylorismo e del fordismo, in mansioni elementari e ripetitive, così da imprimere al lavoro il giusto ritmo e controllarne ogni sua fase, qui, grazie all’innesto delle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale, viene portata alle estreme conseguenze. Se […] le mansioni della logistica risultano di per sé abbastanza semplici, la sussunzione del lavoro da parte degli algoritmi che regolano ogni più minuto aspetto della vita in Amazon cancella ogni residua autonomia del lavoratore, trasformandolo in una sorta di automa: «Sei una specie di robot, ma in forma umana. La puoi chiamare automazione umana» è l’icastica sintesi fatta da un’ex manager inglese di Amazon a una giornalista del Financial Times.
Alienazione e ritmi elevati consentono ad Amazon di imporre livelli di produttività (e di estrazione di plusvalore) elevati, ma rendono il lavoro estremamente sfibrante. L’impegno ad applicare la job rotation, raccontano lavoratori e sindacalisti, è ampiamente disatteso. Negli enormi magazzini grandi anche decine di migliaia di metri quadrati su più piani un picker arriva a percorrere anche 20 chilometri al giorno. Chris Smalls, oggi leader del primo sindacato riconosciuto ufficialmente da Amazon negli USA, Amazon Labor Union (ALU), mi ha raccontato che molti lavoratori del magazzino di Staten Island, a New York, per reggere i ritmi – negli USA si arriva a lavorare 12 ore al giorno e fino a 50-60 ore a settimana – conducevano uno specifico allenamento fisico. L’introduzione sempre più massiccia di robot per spostare la merce dai picker ai packer sta solamente attenuando il problema.
Nonostante ciò nella selezione del personale non vengono richiesti particolari requisiti fisici7.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante, poiché all’interno di ciò che Chua e Cox definiscono come “fabbriche della vendita al dettaglio” «la catena di montaggio tipica del fordismo è potenziata dall’innesto delle più moderne tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale»8. Il che permette, per esempio, tramite un programma attivo da qualche anno:

“di fare il fattorino di Amazon in qualità di lavoratore autonomo, loggandosi ad Amazon Flex, la app che regola ogni aspetto del lavoro: basta avere 18 anni, un mezzo proprio e la patente. Una vera e propria “uberizzazione” delle consegne, che in Italia per ora ha ancora una portata limitata e che inscrive una quota ridotta dei lavoratori Amazon dell’e-commerce nel perimetro della cosiddetta gig economy (insieme a chi lavora per la piatta-forma di microlavoro Mechanical Turk, lanciata da Jeff Bezos nel 2005) 9.

Geopolitica dell’intelligenza artificiale – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto tante nozioni e considerazioni che ruotano attorno al moderno concetto di Intelligenza Artificiale ma che coinvolgono, pure, dettami del liberomercato e del CapitalismoSorvegliante, versa spina infetta nel fianco di ognuno di noi. Brani dell’articolo:

La nostra narrazione quotidiana serve a costruire giornalmente una percezione di un sé continuo, e ci serve per rappresentare il mondo come un flusso di avvenimenti più o meno collegati da un fil rouge, salvandoci così dall’accettarlo per quello che invece è: una grandissima accozzaglia di eventi randomici, spesso totalmente scollegati l’uno dall’altro. In questa narrazione, siamo portati come esseri umani a vedere correlazioni forti sulla base di quello che il nostro cervello ci suggerisce essere logico. Ci aspettiamo che qualcosa vada in una certa maniera, e allora stiamo particolarmente attenti a tutti i dettagli che secondo noi ha senso che siano la causa di quel qualcosa che accade. Qualcuno fuma due pacchetti di sigarette al giorno, e quindi se muore di tumore a quarant’anni è perché i suoi polmoni sono un colabrodo. Se la spiegazione ci appaga, non abbiamo bisogno di collezionare altri dati. Abbiamo già visto precedentemente come le nostre percezioni siano spesso sbagliate, perché fortemente condizionate dai bias insiti nel nostro cervello e nelle nostre culture. Su questo tema, l’intelligenza artificiale ha un grosso vantaggio, che può essere anche un’arma a doppio taglio: non ha un cervello, appunto. Il suo cervello siamo noi – anzi, sono i dati che le diamo in pasto. Per questo, è in grado di creare collegamenti tra dati che per noi risulterebbero totalmente invisibili. Sono i cosiddetti “segnali deboli”. Esercitando l’intelligenza artificiale su un quantitativo enorme di dati, può venire fuori dunque che tutti i quarantenni morti in un certo intervallo di tempo avevano una particolare abitudine alimentare – mettiamo che tutti mangiassero pomodori verdi fritti – e che quindi è quello, molto più dei pacchetti di sigarette fumati, che determina una morte precoce. O ancora, magari quei morti quarantenni sono concentrati tutti in una particolare regione, dove il gioco dei venti porta ad avere una concentrazione di polveri sottili e inquinamento particolarmente elevati.
Si può dire dunque che l’intelligenza artificiale abbia una sua “creatività”, che non risiede tanto nel software in sé, quanto nei risultati anche molto inaspettati che può produrre.

(…)
In un convegno, una nota imprenditrice italiana che non avrebbe piacere a essere ricordata per questo aforisma, disse: «Quando arriva un’innovazione tecnologica, gli americani ci fanno un business, i cinesi la copiano, e gli europei la regolano».

La citazione non è recentissima, ma lo stereotipo almeno parzialmente è ancora attuale. Già, perché se il senso innato del business è rimasto uno dei capisaldi di quel che rimane delle vestigia del “sogno americano”, e se gli europei non hanno perso un certo gusto per la regolamentazione, è invece da un pezzo che i cinesi si sono smarcati dalla loro fama di meri copycat, costituendo invece un vero e proprio polo di innovazione a sé stante.

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Recensione a “Dormono sulla collina” – Fabio Novel | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sulla pagina Amazon dedicata all’antologia Dormono sulla collina, è uscita una recensione di Fabio Novel alla recente pubblicazione di Kipple Officina Libraria ispirata all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, e all’album Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De André. Dodici autori del fantastico italiano si sono cimentati in una rilettura in chiave fantastica di questi due capolavori, in un viaggio attraverso vizi e virtù all’incrocio dei mondi”. Eccone uno stralcio:

Lo ammetto subito, non essendo De André nel novero delle mie preferenze musicali, di sicuro non avrò potuto valorizzare questo aspetto. Però, anche se letta quarant’anni fa, o giù lì, l’Antologia di Spoon River occupa un posto significativo nel mio percorso di formazione di lettore. La curiosità su questo progetto antologico c’era tutto, quindi. Oltre che alla volontà di rileggere alcuni/e autori/ici che conosco. Ebbene, per quel che mi riguarda, nei suoi dieci racconti – diversi tra loro sotto più aspetti, ma intrecciati o legati su altri – l’omaggio a Masters funziona. Ma, soprattutto, funziona in sé l’antologia, con i suoi contenuti che ruotano attorno all’idea della Collina, luogo insieme fisico ma soprattutto virtuale, in cui riposano, sopravvivono, interagiscono con i vivi, lottano, soffrono oppure aspirano a qualcos’altro (a seconda delle storie narrate) le copie digitali, o le tracce ricostruite delle loro personalità, degli estinti. Non più un “semplice” cimitero, nel futuro che ci aspetta (o, piuttosto, nei vari futuri che possono aspettarci). DORMONO SULLA COLLINA è un ottimo esempio di narrativa dell’immaginario nazionale di qualità, a modo suo decisamente originale, con idee valide e scritture varie, ma tutte piacevoli a leggersi. Per ragionare, sì, sulle IA, ma ancor di più su temi cari alla letteratura sin dall’antichità, ovvero la Morte, il rapporto con essa, la capacità di accettarla o meno, quando si parla di affetti.

Aa. Vv., Dormono sulla collina
              Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Avatar
Formato cartaceo – Pag. 192 – 15.00€ – ISBN 978-88-32179-78-1
Formato ePub – Pag. 183 – 3.99€ – ISBN 978-88-32179-79-8

Link:

Arriva il settimo e ultimo titolo della collana “PDO HORROR 1989-2009” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione dell’ultima uscita della collana Amazon dedicata a Paolo Di Orazio e ai suoi titoli usciti nel corso della sua carriera: Che hanno da strillare i maiali?

Ecco la quarta: Undici racconti di stampo nero ispirati alla cronaca nera italiana. Un viaggio nelle pulsioni più maledette della psiche umana e che i tempi moderni vorrebbero smantellare come tali.
360 pagine di scritti e illustrazioni, e la solita parentesi quasi-biografia a introdurre un libro che ancora in pochi hanno letto.

“Psiconauti dimensionali” in offerta su Amazon


Su Amazon è possibile acquistare con un significativo sconto il mio Psiconauti dimensionali, raccoltone di miei tre romanzi perlopiù inediti, curati ed editi da KippleOfficinaLibraria.

Il Nuovo Impero Connettivo guidato da Sillax è in piena decadenza. Le logiche iperliberiste ormai regolano l’economia dei postumani e l’Impero si trova ad affrontare un nuovo pericolo incarnato da Annibale, che mostra tutta la propria fierezza di genio condottiero.

Ludwig Escher è un postumano bicentenario, un ricercatore psichico che passa il tempo in una felice e continua escursione nei territori mentali che normalmente i suoi simili non frequentano.

Marnie è colpita da un infarto. I danni riportati comportano, come unica soluzione, l’ibernazione. Il suo amante rimane impigliato nelle maglie emozionali dei ricordi della loro vita e del dispiacere per la sua condizione clinica.

Il volume è in offerta, al momento, a 21.23€ e non a 25€; affrettatevi 😉

11, il nuovo libro di Andrea Cattaneo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della nuova fatica letteraria di Andrea Cattaneo, vincitore del Premio Kipple 2022, autopubblicato su Amazon: 11. La quarta:

Rinchiusi in un bunker sepolto sotto la neve, un gruppo di bambini è tutto quello che resta dell’Umanità. Le regole di convivenza sono semplici e brutali, la violenza è tollerata ed è anzi funzionale a mantenere un equilibrio e una gerarchia in questa piccola società in cui chi diventa grande sparisce nel nulla rimpiazzato da altri bambini. Tutti sono sacrificabili nella speranza che arrivi presto il giorno in cui la madre e il padre torneranno per riportarli a casa. Ma chi sono questi “adulti” che nessuno ha mai visto? Perché li costringono a vivere rinchiusi e isolati dal mondo? Cosa c’è fuori dalle porte del bunker? Lorde, al compimento del suo undicesimo compleanno, scopre per errore la verità.

PINK FLOYD: IN USCITA IL LIBRO “TOGETHER WE STAND DIVIDED WE FALL” – L’ANALISI CRITICA DEL FILM THE WALL | PinkFloydItalia


Su PinkFloydItalia è uscita questa singolare segnalazione sul libro “Together we stand divided we fall”, versi della celebre song “Hey You” contenuta nell’album dei Floyd “The wall”. Nicola Randone ne è il curatore e indaga da più di dieci anni i significati intrinseci al film omonimo, diretto da Alan Parker.

L’opera “The Wall” dei Pink Floyd non è solo un film, né tantomeno semplice musica pop. I fan conoscono bene le tante sfaccettature nella poetica di Roger Waters (il writer principale) e il suo gusto per le tematiche di tipo esistenziale, ma per molti “The Wall” è rimasto sempre un mistero troppo complesso da approfondire: perché una rockstar drogata dovrebbe diventare un dittatore e che c’entra tutto questo con un padre morto in guerra, una madre iperprotettiva, un maestro di scuola troppo zelante nel voler formare le giovani menti e poi un matrimonio fallito? Cosa c’è dietro la “visione fugace” di Comfortably Numb e perché il maestro ripete sempre ai suoi alunni che non possono avere il dolce se non mangiano la carne? A questa e a tante altre domande, Nicola Randone prova a dare una spiegazione, servendosi del film che fu realizzato qualche anno dopo l’album musicale. Il lavoro di analisi, durato più di dieci anni, ruota intorno all’enorme portata culturale di “The Wall”. Come dice lo stesso autore: «Questo lavoro mi ha portato a interrogarmi su me stesso e sul mondo che mi circonda in un modo che mi è sempre sfuggito e alla fine della lettura sono sicuro che anche voi inizierete a domandarvi, come ho fatto io, cosa state facendo del vostro muro e quale versione di voi state portando avanti, se quella del dittatore o al contrario quella dell’uomo capace di mantenere il contatto col prossimo, per scoprire che gran parte della rabbia, della solitudine, del senso di frustrazione che possiamo avvertire ogni giorno può essere spazzata via solo cambiando prospettiva; e non si tratta di seguire un guru o rigide regole di respirazione, è sufficiente ritornare ad ascoltare la propria umanità».

Il libro è acquistabile su Amazon cliccando qui.

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