HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per novembre 18, 2012
Blocco di testa: In tutto questo presente
Maurizio “Scarweld” Landini dà notizia sul suo blog dell’uscita di un libretto con dentro sue poesie. Parliamo di Lo zinco per l’editore Marco Saya Edizioni. È una seconda edizione, qui era stata annunciata la prima, e le aggiunte e aggiustamenti operati da Maurizio sono importanti, e decisivi.
Battiti dal sottosuolo – presentazione di Dreamworking dal cuore di Napoli – recensione a cura di Luca Piccolo | WSF
Dev’essere stata un’esperienza interessante, quella riportata da WSF.
Non è sempre facile riportare al meglio qualcosa cui si è assistito, ma con la presentazione che s’è tenuta il 27 Ottobre del corrente anno di Dreamworking (progetto musicale dell’Orchestra Esteh che abbiamo già ospitato tra queste pagine), ciò è ancora più difficile, poiché l’evento è andato a toccare e a “risvegliare” i partecipanti nel loro intimo.
La location è stata il “Museo del Sottosuolo” di Napoli, situato al civico 140 di piazza Cavour. Attraverso un percorso guidato dai suoni di Phalaenae Nigrae (opening-track di Dreamworking) e dalle stupende “fotografie dell’invisibile” di Anita Annunziata, i presenti sono stati costretti a “sprofondare” lungo una suggestiva scalinata, che, guidava la mente ai contenuti del saggio “Suono Sacro Sogno”.
Con un simbolismo immenso, lo spettatore appena giunto al termine delle scale si trovava in una delle enormi (e stupende) cave del sottosuolo napoletano, dove, era manifesto un enorme velo. Il proiettore “incideva” nella tela la copertina dell’album.
Immagino che la maggior parte degli spettatori sia stata stimolata dalla voglia di “stracciare” quel velo e scoprire cosa vi fosse occultato oltre.
Con un colpo di campana e poche parole Vinz annuncia la via nocturna presieduta da Alberto Brandi, noto autore in ambito iniziatico per il suo “La via Oscura” (ed. Atanòr). Brandi è stato chiaro e conciso, sviscerando il cuore di Dreamworking, ricercando le origini del sogno nelle varie culture sia orientali che occidentali e creando terreno fertile per alcune riflessioni al riguardo.
Vinz Notaro è uno sperimentatore onirico e iniziato a certe cose occulte, vi invito a leggere l’intero post per percepire meglio le energie rappresentate in quello spettacolo, riportate molto meglio di quanto farei io.
E’ USCITO “MAINSTREAM”, N. 11 di IF « N I G R I C A N T E
Riprendo la segnalazione che Michele “Dottore in Niente” Nigro fa sul suo blog. Si parla del numero 11 della rivista IF (Insolito e Fantastico) che si addentra nel territorio contaminato tra mainstream e Fantascienza; è un luogo che si va esplorando sempre più spesso, anche noi connettivisti lo stiamo facendo sempre più frequentemente. Vi invito, quindi, alla lettura del post, complimentandomi con la redazione di IF pur ritenendo (piccolo peccato veniale) che la cover riguardi esclusivamente la vecchia idea di SF.
Il grano di Dio ∂ Fantascienza.com
Segnalo questo bel racconto di Filippo Radogna che è apparso su Fantascienza.com: Il grano di Dio. Un piccolo passaggio:
Mi svegliai con le ginocchia di piombo. Mi sentivo come intrappolato e vulnerabile con uno sgomento acuminato nel cuore, agitato e tra vampe di sudore come fossi ancora nell’incubo. C’era il ronzio monotono del condizionatore acceso. Erano le 3 e e tre quarti del mattino.
Sentii armeggiare dietro la porta. Mi alzai e in un tempo brevissimo la aprii, con sbalzi aritmici del cuore e tra infiniti affanni. Vidi un’ombra bianca che, nella foschia della notte, scompariva dietro l’angolo. C’era afasia tra i miei pensieri e le mie azioni e una condizione illogica che mi premeva. Le gambe dopo l’intorpidimento dell’incubo si muovevano velocemente come fossero autonome. Per strada inciampai in malo modo nella grata divelta di un tombino. Mi avvitai su me stesso cadendo sbilanciato in avanti imprecando ferocemente mentre mi stringevo le mani attorno alla caviglia. In un istante mi rialzai. Vacillavo come un ubriaco. Voltai l’angolo. Nessuno.
Perso nella Città Morta
Il Grande Arco di pietra apriva l’accesso all’antica Città Morta. Era una babele di rovine accavallate nascoste dall’andamento irregolare di roccioni in un impasto architettonico di costruzioni tufacee, sentieri, grotte strambe e buie scavate nelle viscere della terra.
Un tempo si chiamavano i “Sassi di Matera”. Percepivo, mentre mi avventuravo nell’imbuto che mi inghiottiva, un’immagine inquietante e minacciosa. La tensione saliva. Tutto si mescolava in una melassa nera di concetti e gesti. I riflessi della Luna rossa nella foschia densa del cielo davano alla Murgia deserta, che scorgevo di fronte in lontananza, l’impressione di una veduta di Marte. Ne intravedevo i profili di rocce aguzze o levigate color ruggine che finivano sull’orlo dello spaventoso crepaccio primordiale del torrente Gravina.
Recensione a Olonomico
È in Rete la prima recensione a Olonomico, il mio romanzo che ho presentato già qui. La potete leggere su GoodReads ma ve la riporto anche qui sotto. Grazie, ancora una volta.
Eccellente romanzo e ottima prova dell’autore, davvero all’apogeo della sua maturazione stilistica.
Lo stile di Battisti è sempre inconfondibile, basato su una scrittura empatica, emozionale, oltre-umana, non prettamente lineare – di sicuro non facile né gradita a tutti. È necessario entrare in sintonia con il flusso viscerale della narrazione, lasciarsi trasportare dall’intrecciarsi dei diversi livelli spazio-temporali, fortemente contraddistinti da tinte postumane ed esoteriche, cadere negli abissi dello spazio profondo.
Una fantascienza d’avanguardia, che ormai ha pressoché abbandonato l’umano, vive di connessioni siderali e matematiche, nel frangersi e specchiarsi di un continuum contro l’altro, piani come in quadro di Escher in cui si muovono esseri alieni, statuari, senza tempo (dire oltre il tempo stesso).
Più realtà che alla fine si collegano tra loro in un’imprevedibile matassa, destini di ogni livello spazio-temporale che si intessono tra loro, il tutto scandito da suggestioni, visioni provenienti dal futuro più remoto e da un salmodiare esoterico arcano più dell’universo stesso… Coinvolgente, emozionate, epico. L’apice, la fine – o solo un altro inizio in una delle mille possibile combinazioni della ingannevole realtà, in qualche distante e sconosciuto altrove – dell’Impero Connettivo.


