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Archivio per Jazz

Érick d’Orion & Martin Tétreault – Cisterciennes | Neural


[Letto su Neural]

Dall’incontro tra Érick d’Orion e Martin Tétreault prende forma una collaborazione che unisce due approcci distinti ma complementari, maturati nel corso di una lunga militanza in scene musicali certo poco convenzionali. D’Orion si è fatto conoscere negli anni ’90 grazie al programma radiofonico Napalm Jazz, punto di riferimento della scena sperimentale canadese. In seguito ha dato vita a una band free form e si è esibito regolarmente dal vivo, sia in solo sia insieme ad altri improvvisatori come Sam Shalabi, Ilpo Väisänen ed Evan Parker. Tétreault, invece, è un turntablist sperimentale attivo dal 1988 e figura chiave della scena musique actuelle di Montréal. Qui ha costruito una carriera costellata di collaborazioni con nomi di spicco come René Lussier, Diane Labrosse, Otomo Yoshihide e Philip Jeck. Lo stile di Tétreault ai giradischi è immediatamente riconoscibile: crudo e teneramente istrionico, capace di sbriciolare la materia sonora del vinile in una miriade di frammenti scintillanti, sempre attraversati da una vena ironica e imprevedibile. D’Orion, dal canto suo, adotta un approccio più tellurico, intriso delle derive più estreme del cosmic jazz e del noise rock. Alterna slanci di potenza bruta a momenti più rarefatti e meditativi, muovendosi su registri contrastanti con grande naturalezza. Insieme, i due superano la semplice somma delle parti, scegliendo una via che privilegia l’ascolto reciproco e la costruzione graduale di paesaggi sonori. Cisterciennes, registrato durante un ritiro in un’ex abbazia cistercense a Saint-Benoît-Labre, ne è testimonianza evidente: un lavoro che, pur conservando l’energia improvvisativa di fondo, si distingue per una compostezza e una misura inusuali. I riferimenti alla scansione di una giornata monastica si riflettono nell’architettura stessa del disco – dall’iniziale brano “Matines”, dal rumore sordo e insistente, fino al climax di “L’ascension de Labre” e alla lenta dissolvenza serale di “Vespera” – in un tracciato che bilancia con cura zone dense e spazi di respiro. Il risultato è un album che si inserisce idealmente nel solco tracciato da figure come Philip Jeck o James Leyland Kirby, più vicino a un ambient noise meditativo che alle sortite dadaiste o caotiche che spesso caratterizzavano i lavori precedenti del duo. Sotto questa superficie controllata, Tétreault intreccia il crepitio del vinile e D’Orion costruisce contrappunti elettronici misurati. Cisterciennes rappresenta un punto d’arrivo nella loro collaborazione, nonché il commiato di Tétreault dalla scena live, deciso a dedicarsi principalmente alle arti visive e alla composizione per danza e teatro.

Stasera 25 ottobre, gran finale a Genova Modulare: ci sarò!


Stasera 25 ottobre sarò a Genova, ex abbazia di San Bernardino, per chiudere la rassegna “GenovaModulare – settima edizione”.
L’evento è curato da Realtà Acusmatica (Stefano Bertoli e Antonella Suella) e vedrà la presenza dei migliori modularisti da tutta Italia si troveranno a Genova in una Boiling Room di Macchine Straordinarie; alla fine della serata curerò la parte reading assieme al trombettista jazz Mario Massa, al modularista Lele Pescia e, ovviamente, a Stefano Bertoli che, come aggiunge, era un’occasione troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire.
Ore 21:00 – Salita San Bernardino, Genova: La Leggenda degli Uomini Straordinari (qui evento FB).
Ci vediamo lì?

Sabato 25 ottobre, gran finale a Genova Modulare: ci sarò!


Sabato 25 ottobre sarò a Genova, ex abbazia di San Bernardino, per chiudere la rassegna “GenovaModulare – settima edizione”.
L’evento è curato da Realtà Acusmatica (Stefano Bertoli e Antonella Suella) e vedrà la presenza dei migliori modularisti da tutta Italia si troveranno a Genova in una Boiling Room di Macchine Straordinarie; alla fine della serata curerò la parte reading assieme al trombettista jazz Mario Massa, al modularista Lele Pescia e, ovviamente, a Stefano Bertoli che, come aggiunge, era un’occasione troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire.
Ore 21:00 – Salita San Bernardino, Genova: La Leggenda degli Uomini Straordinari (qui evento FB).
Ci vediamo lì?

Kenn Hartwig – Gameboys & Pedals | Neural


[Letto su Neural]

Prima uscita da solista per Kenn Hartwig, bassista e membro delle band Das Ende Der Liebe, C.A.R., Enjuti, Center for Mind and Brain e Shiva And The Destroyer, solo per citarne alcune, musicista coinvolto in un arco di esperienze che spaziano dalla psichedelia all’improvvisazione, dal kraut rock al jazz sperimentale e all’elettronica, dall’ambient alla techno. Per questa uscita su Anunaki Tabla lo sperimentatore berlinese, che è anche uno sviluppatore web professionale, ha utilizzato solo dei Nintendo Game Boy e pedali per effetti. Non essendo evidentemente interessato a un’idea particolarmente “purista” della composizione musicale, alcune modifiche sono state poi eseguite in Ableton Live, aggiungendo un po’ di equalizzazione, dinamica e riverbero. In particolare, una delle principali console utilizzate non aveva la mod audio professionale e a causa di ciò molto rumore elettronico ha reso le registrazioni piuttosto noisy, effetto che alla fine si è bene amalgamato con il resto e non ha creato troppi problemi. Una pletora di software gameboy è stata utilizzata: Shitwave, Chord di Humbletune, SFX Generator, Rez, Pixelh8 Deathray, Noise Test, Gradual Decline, GB Electric Drum di Aleksi Eeben, GB303-1, Ikimu e MuddyGB. Anche in questo caso la lista probabilmente non è completa, mentre le registrazioni – questo è certo – sono state effettuate dal 30 dicembre 2021 al 5 gennaio 2022 al Sauna Studio Berlin, per poi essere masterizzate da Thomas Ölscher ai Railroad Tracks Studios. Sono nove le tracce apparecchiate e anche se non è la prima volta che giochi modificati siano trasformati in strumenti musicali va riconosciuta ad Hartwig una notevole maestria nel creare inviluppi unici, trame, tonalità inusuali e strambe ambientazioni sintetiche un po’ vintage, neanche particolarmente esasperate sotto questo aspetto, considerando che la retromania viene mantenuta in termini accettabili, senza un surplus insomma che non sia quello conseguente all’utilizzo di vecchie tecnologie, non particolarmente complesse e votate al semplice intrattenimento di una nuova generazione d’adolescenti. Nel caso del Nintendo Game Boy siamo proprio sul crinale di quello che può essere considerato come un esempio classico di “feticizzazione dell’offline”, essendo la console stata rilasciata nel 1989, quindi precedendo di solo qualche anno la prima pagina web, che risale al 1993.

Percussioni – GeNeTiC SinapSyS v3.3 / Bohren & der Club of Gore – On Demon Wings


Via Oblio. Magnifico.

La attitudini sono importanti


Guardo il cielo con la coda dell’occhio a tre quarti, e istruisco la psiche a non fermarsi, ad andare oltre, a cercare le connessioni psichedeliche di un’attitudine jazz…

Maximum Black – GeNeTiC SinapSyS v3.3


Oblio posta un’altra proposta musicale delle sue, assai conturbante nella decadenza psichica e abissale connaturata a quei suoni: Bohren & der Club of Gore, Maximum Black; jazz acido, dark ambient, jazz ambient, un misto di qualcosa che prima non c’era.

Magnetica Ars Lab: Ruggine – Ver Sacrum


Su VerSacrum una bella recensione di Cesare Buttaboni a Ruggine, nuovo lavoro di Magnetica Ars Lab, progetto di Arnaldo Pontis; ecco cosa scrive Cesare:

In un mondo sconfinato di suoni e sensazioni, Ruggine del progetto Magnetica Ars Lab di Arnaldo Pontis si erge come un’opera visionaria che sfida i confini della percezione sonora. Pontis, una figura iconica della scena industriale italiana, affronta un viaggio sonoro che va al di là dei limiti convenzionali, guidando l’ascoltatore attraverso un labirinto di emozioni e paesaggi mentali. Quest’opera, pubblicata per la label digitale Maison Le Gras, è molto più di una semplice raccolta di tracce; è un’esperienza immersiva che fonde soundscape ambientali con interventi di spoken word e improvvisazioni jazz, creando un collage sonoro ricco e coinvolgente. Ruggine è un’odissea di oltre un’ora che invita l’ascoltatore a esplorare mondi interiori e a confrontarsi con la propria percezione del suono. La presenza di una nutrita schiera di ospiti, tra cui Joe Perrino, Fausto Rossi e Stefano Giaccone, arricchisce ulteriormente il tessuto sonoro dell’album, offrendo una varietà di sfumature e influenze che contribuiscono a creare un’atmosfera poliedrica e vibrante. Attraverso una combinazione di chitarre incantevoli, suoni ambientali eterei e interventi vocali evocativi, Ruggine cattura l’immaginazione dell’ascoltatore e lo trasporta in un viaggio oltre i confini del tempo e dello spazio. Le tracce si susseguono con fluidità, creando un flusso continuo di emozioni che si dipanano come fili di un intricato intreccio. La musica di Pontis penetra nell’animo dell’ascoltatore, scavando profondamente e toccando corde emotive nascoste. Le composizioni si sviluppano con una maestria e una sensibilità che rivelano la profonda conoscenza e la passione dell’artista per l’esplorazione sonora. Ruggine evoca paesaggi onirici e surreali, immergendo l’ascoltatore in un mondo di suggestioni e visioni. Le tracce si trasformano in racconti emotivi che si dipanano attraverso strati di suoni e significati, creando un’esperienza intensa e coinvolgente che lascia un’impronta indelebile nella mente di chi ascolta. In definitiva, Ruggine è un viaggio sonoro straordinario, un’opera d’arte che trasforma il semplice atto dell’ascolto in un’esperienza profonda e trasformativa. Arnaldo Pontis e il suo Magnetica Ars Lab hanno creato qualcosa di veramente speciale, un’opera che rimarrà impressa nella memoria degli ascoltatori per molto tempo a venire.

365 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione di Giulia Abbate a 365, romanzo distopico di Daniele Barbieri e Gianluca Cicinelli.
Parliamo di un narrato altamente politico, come dovrebbe essere per ogni buona distopia, in particolare si discetta di temi italiani legati al decennio ’68-’77 del secolo scorso, periodo altamente tossico e denso di misteri e orrori, di gioie e frustrazioni; un estratto dalla rece di Giulia:

Ci insegna la fantascienza, fantascienza che Barbieri conosce e cita molto bene, che in un mondo dove regna la follia sistemica essere “squinternati” è sintomo di salute. Proprio “squinternati” sono definiti i due protagonisti, ovvero gli autori stessi, forse perché mai redenti, mai ricondotti alla follia del mondo. 
Daniele Barbieri, “sessantottino”, e Gianluca Cininelli “settantasettino”: giornalisti, scrittori, uomini che vivono le loro vite. In un giorno come un altro, vengono prelevati dalla Polizia, perché chiamati in causa da un misterioso terrorista che dopo un paio di azioni dimostrative annuncia che a distanza di 365 giorni esatti ucciderà una persona molto importante, a meno che proprio Barbieri e Cicinelli non risolvano il mistero della sua identità. 

I dodici capitoli del romanzo scandiscono così i dodici mesi dell’anno che passa, misurati da messaggi di 365 (questo il nome assegnato al vilain), e costellati da un’indagine che si disintegra presto in mosse dello Stato e contromosse di Barbieri e Cicinelli. I due a volte si contrappongono tra loro, e sempre di più allo Stato che al terrorista solitario. E l’ombra dello Stato si staglia sui personaggi, più grande e oscura e minacciosa di qualsiasi criminale. A sottolinearlo è la dedica del romanzo: Il libro è dedicato a Luigino Scricciolo [giornalista e sindacalista militante, nonché amico degli autori] che fu inquisito dallo Stato per 7171 giorni per poi essere assolto e morire poco dopoÈ dunque breve il passo verso il rovesciamento delle prospettive: chi è il cattivo? Chi il criminale? Chi il vero antagonista narrativo?
Parliamone, di queste prospettive rovesciate: sono le prospettive che ormai consideriamo consuete, sia nella quotidiana ordalia del senso comune, e sia – ahimè – nella narrativa sempre più assuefatta a regolette anglofone, sempre meno capace, come invece sono Barbieri e Cicinelli, di inoltrarsi in un intreccio e sporcarsi le mani nell’enigma della sua costruzione, per trarvi apertamente quello che conta e quello che si vuole dire, il cosiddetto “messaggio politico” che oggi a troppi sembra ridicolo o passato di moda, ma che i due autori non esitano a mettere al primo posto.

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The Dark Side of Ambient Jazz: A Noir Music Experience


L’essenza del noir metropolitano, quando il metropolitano è inteso come una casa tra le stelle.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Author of Paranormal Suspense

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