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Archivio per ottobre 28, 2025

Carmilla on line | Anticapitalismo e antifascismo (seconda parte) | CarmillaOnLine


Su CarmillaOnLine la seconda parte di una lunga riflessione di Nico Maccentelli (qui la prima parte) che argomenta come il fascismo sia l’endemica longa manus del capitale, senza troppi giri di parole o sofismi ideologici; l’incipit:

In questa seconda parte affronto l’origine e la storia del fascismo nella prospettiva di una lotta antifascista che non può non essere anticapitalista e vedremo il perché. Ad avvalorare questa ipotesi c’è l’ottimo contributo di Carlo Modesti Pauer apparso il 21 ottobre scorso sul nostro web, dal titolo: Di piazze piene a milioni e di carogne, canaglie e cialtroni…
Modesti Pauer scrive:
«Il punto cruciale è che, dopo la guerra, il “nuovo” capitalismo yankee non ha – apparentemente – più bisogno dei fascismi storici, così come se ne servì nel primo dopoguerra. La democrazia parlamentare entro certi limiti (anticomunismo ad ogni costo), diventa funzionale al nuovo ordine economico e geopolitico sorto con la Guerra fredda. Come noterà Bobbio, la “democrazia liberale è fragile ma si rivela adattabile: non un ostacolo, ma una forma di governo che il Capitale sa usare”. Tuttavia, le vicende complesse degli ultimi trent’anni, dalla dissoluzione dell’Urss in poi, hanno trasformato profondamente lo scenario geopolitico, mentre si imponeva un’economia globale di stampo neoliberista: deindustrializzazione nei paesi maturi, delocalizzazione produttiva, privatizzazioni, vendita di imprese pubbliche e riduzione dello Stato sociale; concentrazione della ricchezza, erosione dei diritti, crisi ricorrenti, tagli alla spesa pubblica, collasso dei welfare europei; omologazione giuridica al modello anglosassone, erosione della sovranità nazionale. La mattanza alla Diaz, la violenza feroce della repressione a Genova (G8-2001), doveva mettere a tacere chi indicava il nuovo orrore della teologia economica: il Capitale, nella sua autoriproduzione, si pone come realtà ultima, come principio di ogni senso, come Assoluto immanente che non tollera esterno né differenza. Il valore non rimanda più a nulla: è puro esser-presente, pura parusia del denaro che si moltiplica.»

E ancora:
«Il volto nuovo del fascismo non ha la forza né la necessità di costruire un ordine alternativo come nel 1932. Non organizza corporazioni, non genera un nuovo modello di Stato. Si riduce a un doppio ruolo: a) l’intensificazione repressiva, attraverso leggi securitarie, restrizioni di libertà e sorveglianza hi tech; b) la mobilitazione simbolico-identitaria intorno a bandiere, retoriche nazionaliste, slogan sulla patria e sulla tradizione, richiami strumentali e infantili a disegni divini. Il nuovo fascismo è dunque un attrezzo residuale, non più totalità organica, e quando arriva al potere, si riallinea immediatamente con il Capitale e con lo Stato imperiale.»
Di fatto segue la mia linea di ragionamento sviluppata nella prima parte che trovate qui. Il rapporto organico tra capitalismo e fascismo è ancora più forte in mancanza di un’ideologia, di riferimenti culturali iconici e di valori reazionari come costanti e denominatori comuni da contesto a contesto. L’unica visione del mondo che resta è l’onnipresenza sempiterna del capitalismo, il valore della competizione del rapporto superiorità inferiorità a prescindere dai tools politici e valoriali necessari per affermare e imporre questa narrazione.
Pertanto la relazione tra democrazia svuotata delle sue funzioni a divenirne un simulacro e oligarchia come realtà occultata o manifesta ma comunque anch’essa imposta è l’essenza del fascismo e il livello sopra strutturale del capitalismo, ossia in particolare del capitale globale diretto dall’imperialismo atlantista. Pertanto non ci si può fermare semplicemente alle icone del passato, o ai comportamenti, o peggio alle espressioni culturali stereotipate, tutte gaglierdetti e orbaci. Ma occorre cogliere la determinazione funzionale del fascismo (per essere tale) nella sovrastruttura del capitale stesso. E oggi, nella fine della democrazia liberale (di cui resta solo un vuoto simulacro) arriva ad assurgere una posizione sistemica che va riconosciuta al di là dei luoghi comuni e delle colorazioni politiche che sono solo strumenti di apparati camaleontiaci: un fascismo zelig, ma sempre orientato ad assolvere il suo ruolo. Come vedremo tra breve i classici ci aiuteranno in questo orientamento.

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Brividi d’ottobre | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di “Brividi d’ottobre”, di Rubrus, pubblicazione di DelosDigital uscito nella collana folk; la quarta:

È la fine dell’anno agricolo, un ciclo si chiude e si seppellisce ciò che deve essere sepolto, sperando che, dopo il riposo invernale, la vita rinasca. Solo che, a volte, non tutto ciò che è sepolto accetta di rimanere sottoterra.
Tra gatti mutaforme, maledizioni, revenant vegetali, circhi di provincia che potrebbero essere un franchise della rinomata Cooger and Dark, un viaggetto tra notti e nebbie perché siamo più vicini ai secoli bui di quanto ci piaccia credere.
Se non avete l’auto, potete chiedere un passaggio. Sì, perché l’abbiamo sentita tutti, quella storia, vero? Eppure la tentazione di salire è, a volte, irresistibile.

L’illusione di pensare | Fantascienza.com


Se non possiamo evitare di essere influenzati, che cosa distingue il pensiero riflessivo da ciò che sembra pensiero, ma non lo è? La differenza è che il pensiero è analitico, mentre lo pseudo-pensiero si limita a ripetere cose memorizzate. Lo pseudo-pensiero è in realtà riconoscibile, benché non dal soggetto che lo ha assorbito passivamente. La differenza tra le due forme sta nella consapevolezza. È ancora McLuhan a parlare di consapevolezza, che è una caratteristica della riflessione e una qualità che egli attribuisce in particolare agli artisti, i quali possiedono la capacità di anticipare in qualche modo gli effetti delle innovazioni tecnologiche (e qui viene da pensare agli scrittori di fantascienza).

Su Delos270 un interessante articolo di Antonino Fazio analizza alcuni fondamenti cognitivi del pensiero, focalizzandosi sulla necessità di farsi influenzare il meno possibile dai sottili ragionamenti indotti che anestetizzano la capacità di discriminare, di avere una propria posizione e non un allineamento ai principali indottrinamenti.

Il pensiero riflessivo viene a volte chiamato pensiero “critico”, il che può creare qualche equivoco. In molti casi, chi ripete una critica assimilata in modo “acritico” (cioè irriflessivo) ha la sensazione (e può darla ad altri) di esercitare un pensiero critico. La confusione è tra “critico” come aggettivo, e “critica” come sostantivo. Non sempre una “critica” è fatta in maniera critica.

Doppio romanzo per Alastair Reynolds | Fantascienza.com


Su delos270 la segnalazione delle nuove pubblicazioni – all’estero, quindi romanzi nuovi – di Alastair Reynolds; ecco il dettaglio:

Sono usciti sul mercato anglosassone ben due romanzi dello scrittore gallese. Il primo è Halcyon Years, che si può definire come una fusione tra noir e fantascienza: Yuri Gagarin è un investigatore privato che si occupa di piccoli casi nella sua comunità locale, si mette nei guai con la polizia locale e, in generale, sbarca il lunario come meglio può. Si trova a bordo dell’Halcyon, un’astronave che sfreccia nello spazio trasportando migliaia di passeggeri e altre migliaia che dormono durante il viaggio. Solo il suo consueto lavoro investigativo – catturare coniugi infedeli e piccoli truffatori – sta per cambiare. Viene assunto da una misteriosa donna di nome Ruby Red per indagare su un omicidio in una delle famiglie più abbienti di Halcyon… e poi viene nuovamente dissuaso dal caso da una seconda misteriosa donna di nome Ruby Blue. Preso tra le due, sta per essere coinvolto in un giallo in cui – da un momento all’altro – potrebbe essere l’ultima vittima.

Il secondo romanzo, invece, mescola fantascienza e fantasy e ha per titolo The Dagger in Vichy:
In un futuro medievale, un gruppo di giocatori attraversa la Francia per mettere in scena le solite vecchie storie nelle solite vecchie città. Quando dei soldati di passaggio affidano loro una misteriosa scatola che, a loro dire, deve essere consegnata all’Imperatore, il vecchio drammaturgo Master Guillaume e il giovane ladro fuggitivo Rufus si chiedono cosa possa contenere la scatola. Quando Rufus ascolta per caso strane conversazioni tra il suo Master Guillaume e la cosa nella scatola, deve scegliere tra la sua lealtà all’uomo che lo ha salvato dal cappio e la paura dell’antica intelligenza che opera in mezzo a loro. I segreti si riversano sulla strada per Avignone e nessuno nella compagnia è al sicuro. Né il Cieco Benedict, che un tempo vide il Cavaliere Vuoto senza volto pattugliare la Foresta immortale che si avvicina sempre di più alle città, né il Maestro Bernard, i cui piani sensati non sono all’altezza della cosa soprannaturale che la compagnia ora porta con sé. Tutto il mondo è un palcoscenico, e così lo era ogni mondo che lo ha preceduto.

Ancient Necropolis


Nel girone delle visioni arcaiche.

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