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Archivio per ottobre 18, 2025

I Pink Floyd, il maiale e la profezia che ci siamo bevuti come idioti – Onda Musicale


Su OndaMusicale considerazioni su Animals, l’album dei Floyd (o di Waters?) che scardinano lo scenario attuale, lo rendono evidente e lucente (in realtà, molto molto oscuro); un estratto:

“You gotta be crazy, gotta have a real need” – così inizia Dogs, e già lì Waters ti sbatte in faccia la realtà: devi essere fuori di testa per giocare questo gioco. Devi VOLERE il potere con una fame che ti divora. Nel ’77 questi cani erano i manager senza scrupoli, quelli che firmavano contratti assassini, che licenziavano famiglie intere per incrementare i profitti del 2%. Erano odiati, temuti, ma almeno riconoscibili.
Sono gli “hustler”, i “self-made men”, quelli del “grindset mentality”. Hanno trasformato la sociopatia in aspirazione. “Rise and grind”, urlano alle 5 del mattino, mentre ti spiegano che dormire è per i deboli e che la depressione è solo “mancanza di disciplina”. Roger Waters cantava di essere trascinati dalla pietra, del peso che ti porta giù mentre pensi di stare salendo. Perfetto. Ora quel peso l’abbiamo “gamificato”. Lo chiamiamo “KPI”, “obiettivi trimestrali”, “crescita personale”. Ci mettiamo noi stessi la pietra al collo e pure ci facciamo le foto per LinkedIn.

Dove nessuno viene al funerale? Doveva essere un AVVERTIMENTO. Invece l’abbiamo letta come una sfida. “A me non succederà”, pensiamo prima di pugnalare il collega che ci aveva invitato a cena la settimana passata. La parte strumentale, quella centrale di Dogs – quei diciassette minuti di agonia sonora – doveva farci sentire il vuoto esistenziale di questa vita. Doveva nausearci. Invece l’abbiamo messa come sottofondo mentre rispondiamo alle mail alle undici di sera.
Oggi i maiali si autogenerano. Chiunque con un account social e un minimo di seguito può diventare un mini-dittatore del proprio orticello digitale. Abbiamo democratizzato la tirannia. I maiali politici del ’77 mentivano, certo, ma dovevano farlo con una certa finezza. Dovevano costruire narrazioni credibili, elaborare strategie, avere almeno la parvenza di una competenza. I maiali del 2025 mentono in diretta, vengono smentiti dai fact-checker in tempo reale, e il giorno dopo hanno PIÙ consensi di prima.
Perché abbiamo superato l’era della verità. Siamo nell’età della “mia verità”, del “a me risulta che”, del “fai le tue ricerche” (vale a dire che guardiamo tre video su YouTube da un mister nessuno e ci sentiamo pronti per sentenziare). Roger Waters immaginava maiali che sguazzavano nel fango. Noi gli abbiamo dato piscine di champagne, yacht, e la possibilità di decidere se milioni di persone abbiano o meno il diritto a un’assistenza sanitaria decente o debbano crepare in silenzio per non disturbare il PIL.
E quella sezione dove descrive il maiale sulla poltrona, ben pasciuto, che conta i soldi? Ora quella scena va in streaming 24/7, e noi la guardiamo mentre ci diciamo che “un giorno anche io”. Spoiler: no, non sarai tu. Mai.

Surrogati incarnati


Immobili in un caleidoscopio di sensi, i risvolti si allineano alle stelle e illustrano la gioia con la noia, in un surrogato di foia.

Keith Rowe, Kjell Bjørgeengen – A Thought for Two | Neural


[Letto su Neural]

Una lunga suite di oltre quaranta minuti è il prodotto della collaborazione multimediale fra Keith Rowe e Kjell Bjørgeengen, duo che è avvezzo alla realizzazione anche di opere visuali, utilizzando sia gli oscillatori audio di Bjørgeengen che i costrutti sonori di Rowe convertiti a loro volta in segnali video. Keith Rowe viene da una lunga militanza in ambito free form ed è principalmente un chitarrista improvvisativo, Kjell Bjørgeengen è un artista video sperimentale che non disdegna incursioni da musicista elettronico, a suo modo un esegeta di una visione tremolante, che suona anche un sintetizzatore creato da Dave Jones dell’Experimental Television Center di New York, inserendo segnali da un oscillatore che sincronizza con i video, suggerendo quindi un’identità diretta tra suono e immagine. È un’esperienza immersiva e ipnotica quella che ne scaturisce, in cui il suono e l’immagine si fondono in una sinergia affascinante. La lunga suite di oltre quaranta minuti si sviluppa lentamente, quasi come un flusso di coscienza, in cui le manipolazioni audio di Rowe e gli oscillatori video di Bjørgeengen interagiscono senza soluzione di continuità, creando una sorta di dialogo elettroacustico. L’elemento visivo, pur assente nella versione audio del CD, è palpabile attraverso la densità sonora e la profondità timbrica, dove le texture frastagliate e i ronzii elettrici si muovono su livelli percettivi complessi e affascinanti. Rowe, noto per il suo approccio non convenzionale alla chitarra, si discosta completamente dalle strutture tradizionali, prediligendo l’improvvisazione e l’uso di oggetti quotidiani per estrarre suoni. In questo lavoro, le sue manipolazioni diventano parte integrante del paesaggio sonoro, abbracciando rumori di fondo, distorsioni e interferenze come elementi essenziali della composizione. Bjørgeengen, dal canto suo, inserisce un aspetto visivo che, seppur non visibile direttamente, viene evocato tramite oscillazioni sonore che sembrano avere una corrispondenza diretta con le immagini che avrebbe potuto proiettare. L’opera si rivela essere un’esperienza d’ascolto profonda e stratificata, che richiede dedizione e disponibilità per essere apprezzata appieno. L’esplorazione del duo s’interroga sul rapporto tra suono e spazio, tra ascoltatore ed artista, in cui i confini tra il medium audio e quello visivo si dissolvono. A Thought for Two è, in questo senso, ancora un manifesto concettuale, un viaggio sonoro che ci invita a riflettere sul concetto di percezione e di interazione sensoriale.

Estesi di cadenze


Una superba motivazione di pura ascesi mentre le visioni s’alternano alle sinapsi, movimenti estesi di cadenze…

Cosmogonia del punto | Racconti della Controra


Elementi sciamanici nel post di Rebecca Lena, riconoscibilissimi nel suo sentiero lucente a occhi chiusi; uno stralcio:

Mentre mi dirigo verso quello dovrebbe essere il punto di partenza, d’un tratto incontro +
Un’intersezione dove il mio sentiero attraversa il letto arido di un ruscello
In questo luogo sento come un’esitazione, un bisogno di marcare l’incrocio con una pausa
Questo . che interseca le due vie – quella dell’uomo e quella dell’acqua – non indica tanto una posizione nello spazio, quanto un concetto dinamico a me ancora sconosciuto
Proseguo per una ventina di minuti e poi scelgo una deviazione, un piccolo sentiero secondario, di quelli percorsi solo dalle bestie
La vegetazione è in pendenza e voglio allontanarmi il più possibile da potenziali incontri umani
Improvvisamente scivolo sul letto di foglie
Nel tentativo di aggrapparmi ad un albero, quasi mi trafiggo un braccio sopra un ramo spezzato
Il dolore immenso diviene una sorta di gancio e il mio corpo si inchioda in un altro . aspecifico dello spazio; un secondo marcatore dunque, ma stavolta ha a che fare con una circolarità, chiara e netta
Sento che questo . è il centro di qualcosa
Mi guardo intorno, la mano sinistra preme sulla ferita sul braccio destro, e d’un tratto ho l’intuizione: mi trovo all’interno di una dimensione sferica, quella del tempo stesso che avvolge la mia presenza; d’altronde bastano due . .  per determinare una sfera se uno dei due è il centro
È una sensazione praticamente immediata
Chissà perché, a volte, è proprio il dolore improvviso ad agganciarci alla verità
Forse perché, per l’inconscio, è una crepa: una via di fuga temporanea dalle strutture calcificate della coscienza

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