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Archivio per Wicca

La Dea Creiddylad: l’eterna Regina dell’Amore e dei Fiori di Maggio | Iridediluce


Ogni forma divina ha bisogno di punti di contatto col nostro mondo fisico, umano, siano essi piani operativi su cui l’energia surreale prende forme a noi intelligibili, siano anche infiorescenze, eventi, suoni, visioni, quant’altro, così da sostanziare l’incedere delle divinità; questo è il succo di un articolo di IrideDiLuce, da leggere tutto d’un fiato:

L’antica mitologia celtica raffigura la lotta perpetua tra luce e oscurità attraverso le figure mitologiche note come il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio. Questi due archetipi simboleggiano il mutare delle stagioni e l’eterno ciclo della vita. Il Re Quercia rappresenta il potere della luce e della crescita, governando i mesi fertili dell’anno in cui la vita sboccia. La possente quercia, con la sua presenza imponente e i rami robusti, incarna forza e resistenza. È simbolo di vitalità e rigenerazione e rappresenta il trionfo della luce sulle tenebre. Dall’altro lato abbiamo il Re Agrifoglio, che regna durante i mesi più bui dell’anno, quando la natura si ritira in uno stato dormiente. L’agrifoglio, con le sue foglie sempreverdi e i bordi taglienti e spinosi, simboleggia protezione e resilienza. Rappresenta il potere dell’oscurità e il riposo necessario prima di un nuovo inizio.
Durante l’anno, il Re Quercia e il Re Agrifoglio si sfidano in un’eterna battaglia, alternandosi per dominare le stagioni. La loro lotta ciclica rispecchia il flusso e il riflusso della luce e dell’oscurità, ricordandoci l’equilibrio insito nel mondo naturale. In questa battaglia cosmica si erge la Regina di Maggio, rappresentata dall’elegante e sempreverde edera. Dea dei fiori e dell’amore, Creiddylad incarna il potere eterno della vita, del rinnovamento e della fertilità. L’edera, con le sue foglie verdi vivaci e la capacità di aggrapparsi e arrampicarsi, simboleggia la forza e la tenacia dell’amore.
Proprio come la Regina di Maggio regna durante il mese di maggio, quando la natura è in piena fioritura, l’edera rappresenta la vitalità e l’energia rigenerativa associate a questo periodo. Serve a ricordare la forza vivificante dell’amore e il ciclo continuo di crescita e abbondanza. Attraverso l’intreccio tra il Re Quercia, il Re Agrifoglio e la Regina di Maggio, si dispiega il mito della dea Creiddylad, rivelando l’eterna danza tra luce e oscurità, vita e morte, crescita e dormienza.
È una storia senza tempo che ci ricorda l’interconnessione di tutte le cose e l’equilibrio intrinseco necessario per l’armonia dell’esistenza.

Carmilla on line | Occhio attonito e gambe di donna


Continuano le segnalazioni/recensioni – qui e qui – di questo libro/film datato ormai parecchi decenni fa: Ritual, di David Pinner, un capolavoro posto tra weird e paganesimo; ne parla adesso Franco Pezzini, sulle epages di CarmillaOnLine. Un estratto:

Ma sia il film di Robin Hardy che il pallido remake di Neil LaBute menzionano come testo ispiratore il romanzo Ritual dell’attore, drammaturgo e romanziere inglese David Pinner (classe 1940), apparso nel 1967 con una strana, disturbante copertina: un pezzo di legno sagomato spalanca al centro un occhio attonito, mentre la parte superiore sembrare mostrare capovolte delle gambe di donna con tanto di pube. Un seguito tardivo, The Wicca Woman, comparirà nel 2014.
Ora Ritual appare finalmente in Italia (senza la descritta copertina), proposto meritoriamente da Agenzia Alcatraz, e leggendolo capiamo il livello di libertà giocate da Hardy e dallo sceneggiatore, a fronte di quella che è nei fatti un’altra storia, pur con alcuni punti forti comuni. A partire da un’atmosfera generale di sopravvivenza pagana, che permette di riconoscere a Ritual un ruolo pionieristico nello sviluppo del Folk Horror e lo colloca tra i prodromi di quel revival magico e pagano anglosassone consacrato pochi anni dopo dall’uscita della monumentale, epocale enciclopedia Man, Myth & Magic, 1970. Va detto che un certo sottomondo tradizionale inglese lì semplicemente erompe alla pubblica attenzione, come in generale nel più ampio panorama di quel revival che Margaret Murray (1863-1963) non arriva a vedere:

“La quercia era molto antica. Uno dei suoi rami più bassi era stato spezzato di recente e, circa un metro e mezzo più giù, una testa di scimmia e tre fiori d’aglio erano stati fissati al tronco con uno spillone da cappello. Eppure la bambina, addormentata alla sua ombra, sembrava ignara dell’albero e delle sue strane decorazioni. Non si accorse nemmeno del corvo che stava volando verso di lei. Non si accorse di nulla, mentre il sangue le sussurrava tra i denti e le scivolava lungo la gola. Presto le rigò i capelli color grano, ma lei continuò a non accorgersi di niente. Non stava dormendo. Dian Spark aveva otto anni ed era decisamente morta”.

Un contesto insomma di assoluto fascino che rappresenta un motivo in più per avvicinare questo Ritual, scoprendovi tasselli poi ripresi liberamente nel film: un poliziotto puritano che indaga sulla scomparsa – qui morte – di una bambina in un villaggio isolato – non nelle Ebridi ma in Cornovaglia – ritrovandosi alle prese con pagani usi a riti sessuali; un pittoresco negozio che vende anche dolciumi; una ragazza disinibita che dalla propria stanza suscita in lui turbamenti notturni; costumi rituali con teste di animali. Ma ci sono anche punti di distanza…

Diana Nemorense e il Templum Dianae – Nemora


Vengo da una recente visita al Museo delle navi romane, a Nemi (vicino Roma), e l’energia del bosco sacro di Diana, di cui tutta l’area ne conserva ancora il magnetismo, mi porta a esplorare – almeno attraverso le fonti – il vicini Tempio di Diana; lo faccio ora riproponendovi un post di Nemora.

Nelle rovine del Tempio di Diana Nemorense sorge un piccolo altare, il quale è ricoperto perennemente di offerte di fiori, frutti, candele, incensi ed ex voto di vario genere. A cavallo del Templum Dianae è oggetto di visite anche da parte di pagani e wiccan provenienti dall’estero e passeggiando al suo interno in questo periodo è possibile trovarlo meravigliosamente decorato. Pare che 2400 anni dopo non sia cambiato molto da queste parti.

L’energia, che non si esaurisce, che lascia filtrare l’antico rivolo di conoscenze che nessun cristiano è stato capace di estirpare…

Un’ultima annotazione sulla tecnologia dei Romani: era molto avanzata, ingegneria ineccepibile soprattutto oggi, quando a crollare sono manufatti di appena mezzo secolo, mentre opere di duemila anni fa rimangono maestosamente e funzionalmente in piedi. Erano davvero molto più avanti di noi. Dove è iniziata l’ucronia?

La misura delle cose


Segnalo questo blog antropologico-religioso (nel senso di storico) tenuto da un contatto che affonda (io con lui) negli abissi del tempo cibernetico: La misura delle cose. Lo trovate anche nel blogroll, categoria Elettrocultura.

Un estratto da un post esemplificativo, tanto per capire di cosa si parla:

Stiamo vivendo nell’unico periodo della storia in cui è ritenuto elegante essere una strega. Anton La Vey così scherzosamente si esprimeva incoraggiando ogni donna a divenire una Satanic Witch (1971), la “perfetta strega” nella traduzione italiana, che conosce e padroneggia il suo potenziale femmineo e lo usa per i suoi scopi, tra piccoli accorgimenti estetici e la pratica della magia. Forma contratta di “witchcraft”, stregoneria, il termine deriva forse dal sassone “witche”, sottomettere e dare forma, in cui si rintraccerebbe una delle principali proprietà della magia che conosce e utilizza ogni elemento secondo le loro caratteristiche e reciproche correlazioni (cfr. norvegese “witke”, sciamana, veggente).

Madre Universale – Nemora Nemora


Articolo intriso di Neopaganesimo, di energia, di empatia, di esoterismo, di ricordi resi vividi dalla Sincronicità. Parliamo di Nemi e del suo luogo incantato, attraversato dai culti arcaici e intensi. Da Nemora.it.

Osservando questo piccolo lago del perimetro di circa 5 chilometri e poco più di 30 metri di profondità si intuisce la presenza di un qualcosa che è difficile definire.
Personalmente, sono stata attirata in questo luogo per anni, senza comprendere per lungo tempo cosa fosse a chiamarmi qui, a spingermi a tornare. Mi limitavo a guardare il lago dall’alto, della terrazza di Nemi, in un incessante tornare appassionato quanto frustrante: ogni volta che imboccavo la via del ritorno mi accompagnava, di fatti, l’impressione di essermi persa qualcosa di importante.
Conoscevo in parte la storia del lago, le vicende legate al ritrovamento delle navi di Caligola e sapevo che sulle sponde un tempo sorgeva il santuario di Diana Nemorense. Ciò che nessuno mi aveva mai detto era che il tempio fosse ancora lì, in parte intatto.
Le mie visite a Nemi sono proseguite per anni, finché una notte un sogno cambiò la carte in tavola. Sognai di scendere lungo le sponde del lago e di percorrerne la circonferenza, nel corso della passeggiata trovavo cose meravigliose quanto confuse. La mattina successiva decisi che alla prima occasione avrei esplorato il periplo del lago.

L’unica persona con cui avevo parlato del santuario mi disse che non esisteva più, che essenzialmente rimanevano solo tre pietre sparse per terra e l’accesso all’area era per lo più interdetta. Il segnale, tuttavia, lasciava presagire molto di più.
Abbandono l’auto a bordo strada e incomincio a camminare seguendo un sentierino nel bosco. Con il senno di poi, avrei scoperto che procedendo poche centinaia di metri più avanti sarei incappata in un percorso molto più comodo e diretto, ma all’epoca non potevo immaginare niente di tutto ciò.
Così, dopo 15 minuti di cammino, mi persi. Come accade di continuo.
Tuttavia, è sempre stato smarrendomi che sono riuscita a fare le esperienze più interessanti e anche in quel caso il destino non si smentì.

Nel fitto del bosco non c’era alcun tipo di indizio che indicasse dove fossero i resti del tempio, così proseguivo alla cieca. Fu provvidenziale l’incontro con tre avventori che passeggiavano in tutta serenità in mezzo al nulla il cui mi trovavo: chiesi informazioni e mi indicarono la via per giungere all’area archeologica dal punto in cui eravamo.
Mi persi di nuovo, ma almeno adesso sapevo che orientativamente la direzione era quella giusta. Dopo una decina di minuti mi ritrovai davanti a una casetta contadina diroccata, poco dopo notai dei terrazzamenti e dei grossi massi squadrati a terra. Capii di essere già all’interno del recinto sacro.
Il sole stava cominciando il suo arco verso il tramonto, davanti a me il lago baluginava fra gli alberi.

Cospargerti


Ti racconto la transizione, mostrando ciò che sta per essere mutato in una mutuata aspersione psichica, fin quando il suono diviene manipolabile e malleabile come creata, con cui cospargerti il corpo alla notte.

Idiozie umane


Le creazioni estemporanee del luogo si accatastano in giochi idolatrati, come se il fuoco fosse un nascondiglio naturale dove enfatizzare ogni errore.

Portati via


BeltaneAssaporo le desinenze della complessità di Beltane
nello sfogo esoterico del tuo modo di porti vedendo te
le fattezze del tuo volto attuale incarnazione
attuale tempo.

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Aleister Crowley, l’Hashish mistico della Bestia | WSF


Post molto interessante su WSF, riguardo Aleister Crowley. Nello specifico, si parla dell’uso di alcune droghe durante le preparazioni e i rituali magici veri e propri che il mago usava sperimentare continuamente su sé e i suoi sodali. Un estratto:

Di questa serie di articoli la parte che sicuramente suscita più interesse è quella redatta dal Mago Britannico: lo studio farmaceutico è sicuramente innovativo, ma poco utile ai fini spirituali, e purtroppo anche “Il poema dell’Hashish” e “Il mangiatore di Hashish” mancano di quelle componenti spirituali di cui si “macchia” lo studio di Crowley.
L’intestazione completa è “The Psychology of Hashish. With an attempt at a new classification of the mystic states of mind known to me, with a plea for Scientific Illuminism[10], tramite la lettura del titolo già possiamo dedurre l’andazzo generale dell’articolo.
Viene compilato in due notti nel 1908, presso Madrid. Nella vita di Crowley ci troviamo 4 anni dopo la scrittura del Liber Al Vel Legis [11] e 12 anni prima delle sue sperimentazioni nell’Abbazia di Thelema.
Il Saggio è scritto in prima persona. Più volte nel testo Crowley se ne scusa: “poco adatta ad un Saggio scientifico, se non fosse che la personalità dello sperimentatore è un elemento essenziale”. In fondo egli stesso racchiude il lavoro entro certi limiti, poiché si rende conto che non tutti gli sperimentatori possono raggiungere i suoi stessi risultati, nonostante egli abbia fatto di tutto per evitare fonti di errore.
Il lavoro si estende in venti capitoli, ognuno coronato da una citazione diversa attribuita a Zoroastro.

Sin dal primo capitolo l’autore mette in evidenza come le idee riguardo all’hashish (nella sua epoca) siano abbastanza distorte. Nell’incipit viene scagliato un dito contro chi non ha avuto il coraggio di provare e sperimentare l’Hashish, affidandosi alle teorie distorte di chi ne ha parlato in passato: “Pochi hanno avuto il coraggio di schiacciare tra le braccia di ferro questa focosa figlia di Jinn; per rubare dalle sue velenose labbra scarlatte i baci della morte, per costringere il liscio e pungente corpo serpentino a scendere sotto un infernale giaciglio di tortura, e spingerla in uno spasmo come un lampo divide in carcassa le nuvole, solo per leggere nei suoi infiniti occhi verdi come il mare, il prezzo terribile della sua verginità – nera follia” [12].

Il profumo dei libri: Blogtour #1 tappa: L’età sottile di Francesco Dimitri


Recensione sull’ultimo lavoro di Francesco Dimitri, L’età sottile, sul blog ProfumoDeiLibri. In realtà parliamo di un tour di recensioni per questa pubblicazione, assai singolare come singolare è lo scrittore in questione. Alcuni stralci dell’operazione e della rece:

Tempo fa sono stata contattata, insieme ad altri blogger, dall’autrice Bianca Marconero che ci parlava benissimo di “L’età sottile” di Francesco Dimitri. L’idea era partita come un gruppo di lettura, o gira-libro, l’intenzione di Bianca era quella di spedirci la sua copia del libro e poi passarcela fra di noi, per postare le nostre recensioni sui nostri blog.
Poi le cose sono cambiate. Grazie all’interessamento di Francesco Protano, che ha preso a cuore il progetto, abbiamo avuto un aiuto dalla casa editrice Salani e così il tutto si è trasformato in un blogtour, in cui vedrete sei tappe con le nostre recensioni, più l’ultima tappa che sarà una sorpresina per tutti voi.

Ci tengo a precisare che Bianca non ha mai chiesto niente di più, non voleva recensioni per forza positive, semplicemente voleva che a questo libro fosse data più attenzione e visibilità, e se ad una di noi non fosse piaciuto lo avremmo scritto tranquillamente nei nostri blog come facciamo per tutti gli altri libri. Anche perché l’autore Francesco Dimitri non era a conoscenza di questa iniziativa fino a quando non abbiamo deciso di trasformarla in blogtour, e parlagliene per renderlo partecipe.

Leggi il seguito di questo post »

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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