Coppola costruisce un mondo alternativo, simile al nostro ma divergente nella misura in cui racconta di New Rome, città della costa est degli Stati Uniti che reitera le dinamiche dell’antica Roma repubblicana. In questa città Catilina è un architetto che vorrebbe costruire una utopia ipertecnologica, Megalopolis, una città che dia benessere e un adeguato stile di vita a tutti. Cesare ha come antagonista un sindaco conservatore, Franklyn Cicero, ma anche nella sua stessa famiglia si nascondono nemici, pronti anche a sobillare le masse con argomenti populisti, come il cugino Clodio. Al tema della ricerca dell’utopia, della lotta contro i nuovi conservatori e i populisti, la trama mescola la gestione del potere e la responsabilità che ne segue. Catilina infatti ha il potere di fermare il tempo, ma per fortuna (o sfortuna penserebbero in molti) non lo vuole usare come facile via per i suoi scopi, a rischio di soccombere. Ma forse l’amore di Julia, figlia di Cicero, sarà una forza propulsiva e unificante, che aiuterà Cesar a realizzare il suo sogno. Coppola cita Metropolis, il noir, tutto il suo cinema, dalle visioni cupe a quelle più luminose e speranzose. Gioca con i generi, con una prevalenza fantascientifica data dal contenitore generale e da quegli elementi, come il potere di fermare il tempo, e il Megalon, un materiale scoperte di Catilina dalle potenzialità infinite.
Questo è il plot del nuovo film di Francis Ford Coppola, Megalopolis; Emanuele Manco lo analizza e ne dà il responso, lasciandoci col fiato sospeso se la sontuosità possa dare il senso di un passato reso lustrini e glamour decadente.
Un po’ di sano cyberpunk (goth) per i PIL e per il film Hardware, un bel clip riassuntivo dove il nomade CarlMcCoy incarna l’oscurità che veleggia verso il futuro e dove le nuove oscurità lo scimmiottano. Regia del nephilim Richard Stanley.
Su FantasyMagazine la segnalazione – e recensione – del film Immaculate – La prescelta, del regista Michael Mohan, un horror particolare di cui vi allego sinossi e un brano della recensione; più sotto il trailer:
Cecilia, una giovane suora americana profondamente religiosa, viene chiamata per trasferirsi in un convento remoto nella splendida campagna italiana. Quello che sembra un caloroso benvenuto si trasforma rapidamente in un incubo, quando Cecilia scopre che il convento nasconde segreti oscuri e orrori innominabili. Tra le antiche mura si celano forze maligne che minacciano di trascinarla nell’abisso della follia. Cecilia ha avuto un incidente quasi mortale quand’era piccola e da allora prova a capire perché Dio l’ha salvata. Crede di aver trovato la risposta dopo essersi trasferita in un isolato convento in Italia, dove un gruppo di novizie si prende cura di vecchie suore malate. Se in un primo tempo le cose si fanno un po’ difficili a causa della distanza da casa e della lingua che non capisce, riesce però a trovare conforto nelle parole di padre Tedeschi che l’ha chiamata nel convento e a fare amicizia con Guendalina, come lei una giovane novizia da poco arrivata nel convento, con una storia difficile alle spalle. Nonostante strani incubi che la tormentano Cecilia riesce ad ambientarsi ma inizia a sentirsi male. Sottoposta ad alcune analisi fatte dal medico interno al monastero ciò che scoprirà appare a dir poco miracoloso.
Immaculate inizia con una scena che nei primi due minuti è capace di superare la maggior parte degli horror mainstream degli ultimi anni, con i titoli di testa che scorrono su uno schermo buio tra le urla di una giovane suora sepolta viva. Non è entrata in scena ancora neanche Sydney Sweeney che Michael Mohan, alla sua prima regia, mette le cose in chiaro con una dichiarazione d’intenti ben precisa: la storia sarà anche delle più abusate ma la messa in scena avrà una marcia in più. Non c’è nulla di particolarmente originale nel prendere una bella e giovane ragazza, metterla in un posto isolato dove cattive persone, e le suore al cinema sono sempre piuttosto inquietanti, le faranno del male. Immaculate dice anche qualcosa di non banale sulla maternità, con un messaggio non esattamente semplice da veicolare, ossia che non è per forza la cosa più bella del mondo, specie se non la si vuole. Dice anche qualcosina sulla violenza di un sistema patriarcale il cui diktat è la sottomissione, dove molte donne vengono manipolate da pochi uomini e nel quale le stesse diventano carnefici di quelle che hanno il coraggio di opporsi. Cecilia, scelta per la sua debolezza non solo si ribella con violenza alla schiavitù ma nella sequenza finale, simile a quella di The Descentsenza il risveglio, emerge dalla terra rinata e libera di sottrarsi e di eliminare senza sensi di colpa o richiami cattolici al sacrificio, l’abominio che le hanno imposto.
Su FantasyMagazine la segnalazione – e recensione a cura di Emanuele Manco – di “The Watchers – Loro ti guardano”, opera prima cinematografica di Ishana Night Shyamalan (figlia d’arte, quindi) dai risvolti interessanti; la trama:
La giovane Mina si perde nella foresta irlandese di Galway, con la sola compagnia del pappagallo Darwin. Sul calare della notte s’imbatte in una casa popolata dall’anziana Madeleine, dai più giovani Ciara e Daniel. Il gruppo è costretto a stare nella casa, osservato da dietro una parete a specchio dai misteriosi abitanti del bosco, dal quale uscire è impossibile. Ma l’arrivo di Mina, elemento ribelle rispetto alle regole, cambia le dinamiche degli abitanti della casa. Ciascuno degli occupanti ha un dolore segreto, venendo a patto con il quale troverà la forza di fare gruppo con gli altri, alla ricerca di un modo per spezzare la maledizione e fuggire, scoprire al contempo chi sono i misteriosi osservatori.
Su FantasyMagazine la segnalazione di come la Mitologia sia sempre attuale e racconti il mondo umano in ogni modo, ancor oggi: La quinta puntata di MadMax, al cinema, diretta sempre da George Miller (qui la recensione di Emanuele Manco):
Mentre il mondo va in rovina, la giovane Furiosa viene strappata dal Luogo Verde delle Molte Madri, e cade nelle mani di una grande Orda di Motociclisti guidata dal Signore della Guerra Dementus. Attraversando le Terre Desolate, si imbattono nella Cittadella presieduta da Immortan Joe. Mentre i due tiranni si battono per il predominio, Furiosa deve sopravvivere a molte prove e mettere insieme i mezzi per trovare la strada di casa.
Su FantasyMagazine il trailer di Wolfkin, un horror che credo non abbia molto di particolare, che però sembra fornire il climax giusto per qualcosa di diverso dal solito che si vede nel genere.
È al cinema Wolfkin, film fantasy/horror del regista lussemburghese Jacques Molitor. Dopo vari passaggi ai festival internazionali arriva in Italia distribuito da Satine Noir, etichetta di Satine Film dedicato ai film di genere. Attraverso il racconto di una madre e di un figlio, unitissimi nell’amore ma divisi dal destino, Jacques Molitor offre uno sguardo intenso e originale su uno dei miti gotici più misteriosi e intriganti e, al tempo stesso, affronta in modo innovativo il genere horror, fondendolo con una critica sociale di rilevante attualità.
Quarta: Elaine è una madre single che combatte giornalmente per conciliare un programma di lavoro intenso e la crescita del proprio figlio Martin. Al ragazzo manca il padre, che ha abbandonato entrambi ancor prima della sua nascita e un giorno, improvvisamente, Martin inizia a mostrare atteggiamenti strani e incontrollabili, incomprensibili anche per mamma Elaine, con cui ha un legame fortissimo. La situazione precipita quando il ragazzo morde selvaggiamente uno dei suoi compagni di classe ed Elaine, disperata e alla ricerca di aiuto e spiegazioni, decide di recarsi dai nonni paterni, importanti viticoltori della regione della Mosella. Elaine e Martin vengono accolti calorosamente nella lussuosa magione ed entrambi rimangono inizialmente affascinati dall’aura di sontuoso mistero che aleggia nella tenuta. Ma la vera natura della famiglia non tarderà a rivelarsi ed Elaine è consapevole che del destino di questa elegante ma oscura famiglia fa parte anche suo figlio. Fino a che punto potrà spingersi per il bene di Martin, sarà disposta ad accettare una sua sofferente “normalità” o ad accogliere la sua natura?
Su SherlockMagazine la segnalazione e il trailer di Assassinio a Venezia, di e con Kenneth Branagh che riscrive l’immaginario di Poirot; la quarta e l’anticipazione video:
Ambientato nell’inquietante Venezia del secondo dopoguerra, alla vigilia di Ognissanti, Assassinio a Venezia è un terrificante mistero che vede il ritorno del celebre investigatore Hercule Poirot. Ormai in pensione e in esilio volontario nella città più affascinante del mondo, Poirot partecipa con riluttanza a una seduta spiritica in un palazzo decadente e spettrale. Quando uno degli ospiti viene assassinato, il detective si ritrova in un mondo sinistro di ombre e segreti.
Su PinkFloydItalia l’annuncio dell’uscita di Have You Got It Yet? The Story of Syd Barrett & Pink Floyd, documentario su Syd Barrett e su cosa ha significato per lui e per noi il periodo in cui è stato con i Floyd, all’inizio della loro parabola. In basso il trailer del film:
Icona di culto, enigma, recluso… la vita di Syd Barrett, membro fondatore dei Pink Floyd, è piena di domande senza risposta. Fino a oggi.
Mettendo insieme la sua ascesa cometaria alla celebrità pop, i suoi impulsi creativi e distruttivi, l’esaurimento nervoso, l’uscita dalla band e la successiva vita solitaria, questo documentario si inserisce nel contesto sociale degli esplosivi anni Sessanta. Diretto da Storm Thorgerson (Hipgnosis) e dal pluripremiato regista Roddy Bogawa, presenta nuove interviste agli amici, agli amanti, alla famiglia e ai compagni di band di Syd, Roger Waters, David Gilmour e Nick Mason. Il documentario – che prende il nome da una canzone inedita che Barrett portò alle sue ultime prove con i Pink Floyd – include anche interviste a legioni di artisti ispirati dalla breve permanenza di Barrett nella band – Pete Townshend degli Who, Graham Coxon dei Blur, Andrew VanWyngarden degli MGMT e altri ancora – oltre agli ex manager dei Pink Floyd Peter Jenner e Andrew King, al drammaturgo Tom Stoppard e alla sorella di Barrett, Rosemary Breen.
Il sito ufficiale del documentario: https://www.sydbarrettfilm.com/
Su HorrorMagazine la segnalazione di un film che intriga, Moon Garden, film scritto e diretto da Ryan Stevens Harris e di cui è possibile vedere il trailer; la quarta:
In seguito a un terribile incidente, una bambina entra in coma e si ritrova catapultata in un oscuro e surreale paese delle meraviglie industriale. Perseguitata da un incubo che trae forza dalle sue lacrime, la piccola dovrà ascoltare la voce di sua madre attraverso una radio a transistor per cercare di ritrovare la via di “casa”.
Harris ha girato il film utilizzando una pellicola da 35 mm scaduta. E questo sembra spiegare la granulosità delle immagini, oltre a contribuire a creare l’atmosfera del film. La pellicola incorpora poi elementi di animazione in stop-motion, scenografie industriali, luci meravigliose e persino un rinoceronte delle dimensioni di un kaiju. Non possiamo quindi che dirci curiosi. La data di uscita di Moon Garden non è ancora stata fissata, ma il film verrà distribuito per certo nel corso di quest’anno.