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PINK FLOYD: SPECIALE WEMBLEY 1977 – REPORTAGE DEL “MELODY MAKER” | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia uno splendido articolo che getta luce sulle problematiche e grandiosità dei tour floydiani delle seconda metà ’70, quelli che ribollivano di corposa creatività mai più raggiunta dopo. Un estratto:
Era il tardo pomeriggio del giorno del concerto di apertura dei Pink Floyd a Wembley e Roger Waters sembrava essere finalmente arrivato. L’intera giornata era stata tormentata da problemi tecnici e ora i rappresentanti del consiglio Londinese chiedevano di accendere tutte le luci della sala nel bel mezzo di una prova dei fari per assicurarsi che il maiale gonfiabile volante fosse assicurato da una corda di sicurezza come avevano ordinato.
“Alt, maiale!” Waters ordinò con la migliore voce del modulo di comando di Star Trek, mentre i ragazzi del consiglio guardavano in alto, rigidi e a disagio nei loro abiti, in questo raduno dove jeans sbiaditi, costose giacche di pelle e scarpe da ginnastica French Kicker sembravano essere abiti standard. “Ruota maiale! [la sua voce assume un tono sempre più maniacale]. Aprire lo sfiato posteriore. Thphthphthphthphthphthph…!” Imperturbabili, quelli del consiglio consultarono i loro appunti e fecero finta di non accorgersene. “Maledetti segaioli!” Waters mormorò tra sé in modo esplosivo e si allontanò a grandi passi.Tutti i concerti dei Pink Floyd sono miracoli logistici, forse più di quelli di qualsiasi altra band. Il loro perfezionismo musicale significa che hanno già capito quel lato dello spettacolo prima ancora di pensare di andare in tour, quindi ogni membro della band dedica tutte le sue energie per assicurarsi che l’intera produzione si svolga in modo immacolato. Nel migliore dei casi c’è una certa tensione, ma a metà dello scorso martedì pomeriggio era decisamente esplosiva.
“Dopo tutto“, ha spiegato il manager Steve O’Rourke più tardi quella settimana, con tre concerti in programma e altri due da fare, “gli altri concerti sono solo concerti, ma questa è la loro casa. Quando suonano a Londra, deve essere perfetto. Non sono accettabili mezze misure.“La pianificazione è iniziata lo scorso giugno, quando è diventato chiaro che né l’Olympia né l’Earls Court, le sedi preferite, sarebbero state disponibili. Una band che può vendere 40.000 posti e avere comunque gente in coda fuori tutta la notte sotto la pioggia finché non viene allontanata dal sempre efficiente personale di sicurezza di Wembley, ovviamente ha un numero limitato di posti in cui può suonare.
Doveva essere in questo periodo dell’anno, prima del prossimo tour negli Stati Uniti, quindi i locali all’aperto erano fuori uso. Arcobaleni e teatri di dimensioni simili erano troppo piccoli, quindi doveva essere l’Empire Pool di Wembley, dove la band aveva giurato che non avrebbero mai più suonato dopo l’ultima volta. Ma mentre non potevano fare nulla per la notevole mancanza d’atmosfera della sala, potrebbero pianificare le cose con largo anticipo per far funzionare il tutto senza intoppi.
A novembre gli incontri erano a buon punto. Sono stati fissati i requisiti per l’energia, è stato consultato il Cosiglio Londonese. Si stava installando un nuovo impianto elettrico, questo dovrebbe essere un vantaggio, anche se il mese scorso non erano ancora disponibili i dettagli esatti.
I Pink Floyd usano davvero moltissima potenza. Il loro PA emette circa 30.000 watt e affinché funzioni senza intoppi devono esserci molti margini di sicurezza in modo che nulla venga sovraccaricato.“Abbiamo detto loro che volevamo 200 ampere“, ha detto Mick Kluczynski, che, nonostante il suo nome, ha il leggero accento del luogo dove si dice che parlino il miglior inglese delle isole britanniche, “ma non ci hanno risposto. Penseresti che ormai si renderebbero conto che sappiamo di cosa stiamo parlando, ma pensano sempre di saperne di più. Ho fatto un controllo casuale l’altra sera e allora stavamo assorbendo più di 100 ampere. Quando siamo arrivati qui, abbiamo scoperto che invece di avere un circuito separato per luci e audio, tutto arrivava tramite lo stesso cavo, quindi sentivamo dei ronzii terribili, specialmente quando suonava Dave Gilmour. Abbiamo portato un generatore a 400 kVa in modo da avere forniture separate, ma questo non ha eliminato il rumore la prima notte. Quindi ciò significava che la fonte di alimentazione non era la vera spiegazione. Dopo lo spettacolo di martedì sera abbiamo esaminato l’intero circuito per scoprire cosa stava andando storto. C’erano circa 20.000 giunti saldati nel nostro intero sistema, quindi puoi immaginare che non sia stato facile. Una spina su una lampada sul nostro schermo di proiezione può ostacolarti se non è cablata esattamente nel modo giusto. Sai cosa abbiamo scoperto? Avevamo gente che lavorava tutta la notte dopo il primo spettacolo di martedì e alla fine abbiamo scoperto che, senza dircelo, quelli del consiglio avevano controllato il tutto lunedì sera, mettendo questi piccoli fili di terra su ogni cosa. Hanno detto in seguito che l’avevano fatto per ragioni di sicurezza, e quando abbiamo fatto notare che avevano rovinato un intero concerto, hanno detto che non gliene poteva fregare di meno. Tutto quello che gli importava era la sicurezza“.
Animals è il miglior album dei Pink Floyd e vi spieghiamo il perché | Ondamusicale
Su OndaMusicale un articolo che elegge il miglior albume dei Floyd; quale? Animals, of course…
Taluni amici sono riusciti a sparare la pallonata che Wish You Were Here sia invece il migliore, commettendo diversi reati di opinione in rapida sequenza. Aggiungo che, ovviamente, quando parlo di album dei Pink Floyd parlo di quelli veri, quelli con Syd Barrett al comando e poi quelli guidati da Roger Waters. Una volta uscito Roger dalla band, i Floyd valgono il dieci per cento del valore totale, in termini artistici compositivi. Hanno suonato a Venezia sulla bagnarola galleggiante? Sempre dieci per cento, forse anche meno. Se per ottemperare all’assenza di Waters devi mettere su una band con più del doppio dei musicisti e portarli a Venezia per distrarre il pubblico dal vero show… (Mi andava di dirlo questo, per aumentare l’astio e la strafottenza di questo articolo.)
Togliamo di mezzo Syd a cui vogliamo tutti bene, togliamo di mezzo The Piper at the Gates of Dawn e lo mettiamo tra i più grandi dischi di musica psichedelica — così nessuno si spazientisce. Poi togliamo (sono belli, eh!) Meddle, Atom Heart Mother, Ummagumma, Obscured by Clouds, A Saucerful of Secrets. E anche More. Rimangono i Fantastici Cinque: The Dark Side of the Moon (il più bell’album della storia della musica), Wish You Were Here (l’album più fortunato della storia della musica perché segue il più bell’album della storia della musica), Animals (il miglior album dei Pink Floyd, se conosci i Pink Floyd), The Wall (il muro, ma per gli amici il mattone, con affetto), e The Final Cut (un album di una bellezza sconcertante, quando chiunque altro sarebbe andato invece in vacanza alle Bahamas con la valigia piena di royalties).
Raving and drooling /pink floyd. live at wembley 1974
Da SlowForward questa bellissima chicca floydiana, più tardi nota come Sheep ma, nel ’74, suonata live come Raving and drooling. Vi lascio alla meraviglia (ascoltate il basso all’inizio…).
Pink Floyd – 7th May 1977 (Live at Anaheim) Super 8mm Film – Definitive Edition
Brandelli di un concerto del tour floydiano del ’77, forse l’ultimo momento di unità della band alle prese con spettacoli non ancora giganteschi come saranno quelli di “The Wall”; la qualità del video è quella che è, ma i brividi e la rabbia watersiana antisistema sono totali.
PINK FLOYD: IN STALLO LA VENDITA DEL CATALOGO (PER OLTRE 500 MILIONI DI DOLLARI)
Su PinkFloydItalia lo stato attuale della vendita del catalogo floydiano, per un paio di motivi almeno; vi lascio ad alcune note dell’articolo e, in fondo, al video ufficiale integrale sul remix di Animals, con interviste recenti a Waters, Gilmour, Mason e Powell.
Come sempre, tra i Pink Floyd, se c’è da prendere una decisione, è tutto molto complicato e difficile. Questa volta però non si parla di pubblicazioni della band, ma proprio del catalogo di tutta la loro musica registrata, master compresi. Negli ultimi mesi si era sparsa la notizia che alcuni acquirenti erano ovviamente interessati, poi, con il passare del tempo la notizia (era d’aspettarselo..) data da Financial Times (clicca qui per la news) è che per ora è tutto in stallo: il motivo? I contrasti dell’ex bassista della band con i vertici di Kiev e con la Nato, e i vecchi dissapori con David Gilmour non aiutano. A pesare, e non poco, ci sarebbero le affermazioni dell’ex bassista del gruppo Roger Waters, molto polemico con i vertici dell’Ucraina per la guerra in corso con la Russia, al punto di aver detto di essere sulla “lista delle uccisioni” di Kiev. Un offerente per il catalogo ha dichiarato che i rapporti tesi hanno “reso la cosa impossibile“. Un altro ha detto che forse non riusciranno mai a concludere un affare, anche se venisse scelto un acquirente, perché il gruppo “non ha mai bisogno di una scusa per essere in disaccordo“. La trattativa è stata “quanto di più difficile possa esistere“, ha dichiarato una persona che ha avuto familiarità con le trattative. Gli offerenti hanno iniziato a chiamare “mediatore” il consulente che si occupa della vendita.
Pink Floyd – Animals 2018 Remix Documentary (Live At Knebworth)
…e come qualcuno già diceva da tempo, esistono un bel po’ di filmati dei concerti di Animals, e la band finalmente si è decisa a tirar fuori qualcosina…
Pink Floyd – Animals 2018 Remix :: Le Recensioni di OndaRock
Su OndaRock la recensione al remix (quasi strutturale, oserei dire, quindi una rece “tecnica”) di Animals, l’album seminale dei Floyd targato anno 1977, l’anno del punk. Un estratto, che la dice lunga:
La rivalutazione continua di “Animals” dei Pink Floyd, iniziata da Roger Waters nei suoi recenti e imperdibili live – dove “Dogs” e Pigs” erano episodi cruciali per comunicare col pubblico (l’emblematico “Trump Is A Pig”) – sembra non conoscere limiti. Questa riscoperta ha dei motivi ben precisi e il principale tra questi è che “Animals” è uno di quegli album che contiene un messaggio universale, che resta e resterà valido in ogni epoca. Comunque la si pensi e qualunque siano le opinioni politiche di ognuno, le società di ogni tempo e di ogni regione geografica sono sempre state divise in maiali, cani e pecore e i tentativi sinceri o ingenui di ribaltare questa oscena suddivisione sembrano sempre destinati a tragici fallimenti.
I testi di “Animals” restano quindi attualissimi, anzi probabilmente lo sono ancora più oggi – epoca in cui i “maiali” possono vincere le elezioni in prima persona senza intermediari – rispetto al 1977. “Animals” è quindi un disco ascoltato da un numero enorme di persone, ma probabilmente mai davvero letto a dovere per poter dire che sia stato compreso sino in fondo. Una denuncia esplicita della società costruita dagli uomini, ma anche una visione pessimistica e disincantata che trova infine una via d’uscita in una triste ma inevitabile fuga da un destino immodificabile per trovare rifugio nel mutuo soccorso tra persone affini.Questo nuovo remix ha quindi il merito di riproporre alle giovani generazioni un lavoro sempre attuale, ma soprattutto di renderne l’ascolto (non su pc o smartphone, ovviamente) davvero appagante. Tutti gli strumenti hanno un suono più limpido e pulito rispetto alla versione del 1977 di Brian Humphries, che però era figlia della sua epoca, cioè dell’anno della rivoluzione del rock. Il risultato è quindi un remix che porta i suoni più vicini a quelli di “The Dark Side Of The Moon” o “Wish You Were Here”, e in generale l’ascolto potrebbe definirsi superlativo se effettuato su un buon impianto hi-fi, con la tastiera di Rick Wright splendidamente rinata (forse troppo maltrattata nell’originale, visti i cattivi rapporti con Waters), un basso con un suono decisamente più corposo e una chitarra di cui si può ascoltare ogni singolo accordo con assoluta nitidezza.
NICK MASON: NUOVA INTERVISTA – I RICORDI DI “ANIMALS”, GLI ALBUM DEI PINK FLOYD CHE SUONANO MEGLIO IN MONO SU VINILE E TANTO ALTRO! | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia una bella e lunga intervista a Nick Mason, sui suoi trascorsi nei Floyd e su cosa voglia dire ancora adesso essere identificato come il batterista della band, e altri argomenti ancora; un estratto:
Siete tornati indietro e avete fatto il Remix con il disco originale di Animals e avete trovato differenze o cose che avete sentito e che avreste voluto far risaltare di più quando [il produttore/remixer in capo] James Guthrie ci stava lavorando?
Ad essere sincero, aspettavo che James si limitasse a fare quello che aveva fatto. James raramente delude. Ma di tutti i nostri album, Animals è quello che più meritava di essere ripensato e riascoltato, perché ci sono molte cose che non si conoscono nell’originale.
Per me, un esempio è il lavoro di piatti che fai alla fine di “Dogs” [traccia 2 del lato 1]. È una cosa sottile, ma spicca di più sull’LP 2018 Remix.
Sì. Direi che la batteria su “Dogs” è certamente più evidente, forse più di qualsiasi altra cosa. Il che è davvero bello, perché spesso ci si accorge che le cose si perdono nel mix. Anche con cose fatte molto più di recente, è incredibile come, ascoltando in studio, si ottenga un suono e poi il mix finale sia un altro.
Una delle cose che mi hai accennato prima a proposito di Animals è che il processo di registrazione è stato diverso, perché si trovava a Britannia Row, lo studio creato dai Pink Floyd, un’esperienza di registrazione molto diversa rispetto a quella di EMI/Abbey Road, dove erano stati realizzati molti dei precedenti album dei Pink Floyd. Può parlarmi di questa differenza per lei, come artista che registra, passando da Abbey Road a un luogo che voi avete essenzialmente costruito da zero?
Sì, beh, è stato molto diverso. Ma credo che sia stato un bene, anche se il risultato, dal punto di vista sonoro, non è stato inevitabilmente altrettanto buono, semplicemente. (ridacchia) Ma si trattava di una cosa: avevamo fatto tutto ad Abbey Road – ed era fantastico – ma volevamo costruire il nostro studio con l’idea di costruirne uno che fosse molto semplice da usare. L’idea era che, soprattutto se volevamo fare qualcosa di individuale, non avremmo avuto bisogno di molto personale e forse avremmo anche potuto ingegnerizzarlo da soli. Era un’operazione molto più intima e rilassata, molto diversa da quella che avevamo fatto in passato. E devo dire che è stato molto piacevole. Era una sorta di “casa”, in un certo senso. Avevamo scelto questo edificio [un palazzo di tre piani, situato al 35 di Britannia Row a Islington, Londra N1] e vi avevamo costruito uno studio partendo dal presupposto che Roger fosse raggiungibile a piedi [da casa sua, all’epoca]. Io ero un po’ più lontano (leggera pausa) – no, non l’avrei fatto a piedi. Sicuramente è stato scelto perché era nel posto giusto.
I Pink Floyd come non li avete mai ascoltati prima – Rockol
Su RockOl un bell’articolo che ripercorre le vicissitudini del remix di Animals, dei Floyd, uscito ieri, articolo arricchito di aneddoti che non conoscevo e che mi gasano davvero, è come se fosse nato un loro nuovo disco, tornando ai tempi in cui erano davvero tosti.
Grazie a James Guthrie, produttore e ingegnere del suono londinese, vero e proprio mago del suono alla corte dei Pink Floyd sin dai tempi di “The Wall”, l’upgrade sonoro completato nel 2018 si è ramificato all’interno di tutto l’album, evidenziando in particolare la limpidezza dei suoni e in particolare delle timbriche della batteria di Nick Mason. È proprio lo storico batterista dei Floyd il primo a dichiararsi soddisfatto del 2018 remix: “Sono contento che l’abbiamo remixato invece di lasciarlo così com’era. Penso che di tutti gli album sia forse quello registrato meno bene. Ha meritato un miglioramento”. Anche Aubrey Powell, che ha curato le grafiche della nuova copertina, esterna la sua approvazione: “So che la band non è mai stata del tutto soddisfatta di “Animals”. Lo realizzarono nel loro studio per la prima volta e hanno avuto un sacco di problemi iniziali. Ora ha preso vita e la grinta è proprio quella immaginata da Roger. È incredibile”.
Bisogna ammettere che “Animals” è un disco di rottura nella discografia dei Floyd, vera e propria linea di demarcazione che separa la musica sognante e onirica di “The Dark Side Of The Moon” e “Wish You Were Here”, i loro due dischi precedenti, dal successivo “The Wall”, vero e proprio tsunami lirico e sonoro. Con “Animals” la band rompe musicalmente col passato: niente musica d’atmosfera, da ascoltare a occhi chiusi: il suono di “Animals” ti tiene sveglio, non te lo godi rilassato sulla sedia a sdraio, non puoi suonarlo con la chitarra davanti a un falò con gli amici, non potrai utilizzarlo all’interno di un documentario sul surf o come colonna sonora per l’acqua minerale, come gran parte delle canzoni dei Pink Floyd. Nulla di tutto questo. “Animals” ti fa riflettere, ti colpisce dritto nello stomaco e ti costringe a reagire, ribellarti, prendere posizione. Non è accomodante, è scomodo. Ed è pericolosamente visionario e attuale. Non è un caso che quarant’anni dopo Roger Waters ne abbia ripescato suoni e iconografia per i suoi concerti dell’”Us+Them” tour del 2018, adattandoli perfettamente alla situazione politica e sociale di quel periodo. Per questo i testi e le musiche di “Animals” suonano ancora più pregnanti oggi, fungendo da perfetta colonna sonora dei tristissimi tempi che stiamo vivendo.
A parte l’impegno in fase d’incisione, c’è da rimarcare il diverso coinvolgimento dei quattro musicisti all’interno dei Britannia Row Studios. Sin dalle prime settimane Nick Mason si è particolarmente attivato producendo ai Britannia Row alcuni musicisti e prendendo confidenza con le attrezzature, prima dell’inizio delle incisioni di “Animals”. Richard Wright, preso da problematiche personali, si pone ai margini delle lavorazioni del disco, vivendo con disagio lo strapotere decisionale del quale si era investito Roger Waters anche grazie alle distrazioni degli altri componenti della band. Infine Gilmour e Waters vivono quelle settimane totalmente presi dalla loro vita privata: freschi sposi, diventano per la prima volta genitori proprio nel 1976, Gilmour ad aprile, Waters a novembre.


