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NeXT Hyper ObscureArchivio per Richard Wright
RICHARD WRIGHT: L’INTERVISTA PERDUTA | PINK FLOYD ITALIA
Vorrei che fossimo stati tutti grandi amici e avessimo continuato. Il vero problema di Roger è che pensa che i suoi album da solista siano i veri Pink Floyd, ma no, Roger, non lo sono. Ma non so cosa gli passi per la testa.
Questa è la chiosa di una bellissima intervista a Richard Wright, tastierista dei Floyd, rilasciata nel ’99; leggetela con attenzione, tutta, fino in fondo, e certi eventi vi illumineranno su cosa è stata effettivamente la band, anche nei passaggi meno conosciuti. Da PinkFloydItalia.
Wearing inside
L’ultima discesa impervia sui saliscendi dimensionali del tuo umore, quando ti connetti ai socket olografici e non hai nulla da indossare dentro.
PINK FLOYD: COMFORTABLY NUMB – LA GENESI DEL BRANO | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia un post che racconta nel dettaglio la genesi e lo sviluppo creativo del brano “ComfortablyNumb” dei Floyd, nato da un’idea di Gilmour e verbalizzato da Waters; ma non è stato soltanto quello:
“Comfortably Numb” è uno dei rari brani dell’album che non inizia né finisce con un effetto sonoro. David Gilmour spiega la genesi della canzone: “Ho effettivamente registrato una demo di ‘Comfortably Numb’ a Berre Les Alpes mentre stavo realizzando il mio primo album solista [David Gilmour, 1978], ma si trattava solo di un piccolo schema di accordi di base che in realtà non era molto altro“. Alla fine, il chitarrista non ebbe il tempo di inserirla nel suo album solista e la mise da parte. Solo molto più tardi, su insistenza di Bob Ezrin, che desiderava fortemente che Gilmour contribuisse alla stesura di The Wall, vi ritornò. James Guthrie ricorda: “Il giorno in cui si presentò con ‘Comfortably Numb’, cantando una melodia ‘la-la’ sopra questi accordi, fu fantastico“. Ezrin chiese a Waters di scrivere le parole. Waters lo fece, ma con poco entusiasmo, secondo Ezrin. Quando riapparve con il testo finito, il produttore era pieno di ammirazione e ha definito il testo della canzone “uno dei più grandi mai scritti“.
Sebbene la paternità delle parole non sia stata contestata, lo stesso non si può dire della musica. Gilmour ha poi sostenuto in molte interviste che la sua collaborazione con Waters su questo brano è stata “la mia musica, le sue parole“, affermando che Waters gli aveva chiesto di adattare la sua musica alla lunghezza delle sue battute, costringendolo così a cambiare la struttura del pezzo. Tuttavia, Roger Waters contesta questa versione dei fatti, che a suo parere è troppo in bianco e nero: “È successo che Dave mi ha dato una sequenza di accordi, quindi se si volesse litigare potrei dire che ho scritto la melodia e il testo, ovviamente. Credo che nei ritornelli abbia canticchiato un po’ della melodia, ma nelle strofe no di certo“. Ascoltando il demo di Gilmour, sembra che la memoria di Waters gli abbia giocato un brutto scherzo, perché il ritornello e la sua melodia erano completamente formati e solo i versi rimanevano vaghi. Ma, come direbbe lui stesso, “discutere su chi ha fatto cosa a questo punto è piuttosto inutile“.
Sfortunatamente, le divergenze tra i due non si limitarono alla scrittura delle canzoni. Altri importanti punti di scontro erano gli arrangiamenti e il missaggio. Gilmour e Waters non si trovarono d’accordo su due punti principali. In primo luogo, gli archi che Bob Ezrin fece arrangiare e registrare a Michael Kamen a New York furono giudicati da David Gilmour eccessivamente ‘sdolcinati’. Voleva un suono rock più essenziale. Tuttavia, il produttore si oppose e Roger Waters lo sostenne: “Suonavano in modo fantastico, quasi la cosa migliore che Michael abbia mai fatto, secondo me. L’ho adorato“.
La seconda area di controversia riguardava la parte di batteria registrata da Nick Mason, che il chitarrista considerava approssimativa. “Abbiamo fatto un’altra prova e ho pensato che la seconda ripresa fosse migliore“. Gilmour rielaborò quindi la canzone e si fece carico di presentare una nuova versione che considerava ormai perfetta, ma a Waters non piacque affatto e “quella fu la grande discussione“. Ognuno dei due giustificò con forza la propria visione del brano, senza concedere nulla, mentre Gilmour, da parte sua, voleva difendere a tutti i costi uno dei pochissimi titoli che aveva scritto per l’album. I due descriveranno questo scontro come una vera e propria battaglia. Alla fine, alla luce della loro rispettiva ostinazione, raggiunsero un accordo: “Così la canzone finì con 4 battute sue e 4 mie… l’intero brano è così. È stata una strana specie di contrattazione tra me e lui“. La cosa più deprimente di tutto questo episodio è che sia Gilmour che Waters hanno poi ammesso di non essere in grado di sentire la differenza tra le versioni rifiutate e quella utilizzata alla fine. “È stata più una questione di ego che altro“, ammetteva Gilmour nel 1993…
David Gilmour – Luck and Strange
Nel nuovo disco di David Gilmour, spicca il singolo che si avvale di una vecchia jam session con Richard Wright; non dico metà dei Floyd, forse più forse meno, non so, ma è notevole l’intesa empatica tra i due, e tra noi…
RICHARD WRIGHT: GLI ALTI E BASSI DELLA CARRIERA SOLISTA DEL “SILENZIOSO” DEI PINK FLOYD | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia un post che indaga i momenti meno clamorosi, se mail il clamore abbia mai visitato la sua vita, di Richard Wright, tastierista dei Floyd. Vi lascio ad alcune note scritte dalla figlia Gala e dal genero Guy Pratt:
Con la recente ristampa e Remix del primo album solista di Richard Wright, Wet Dream, si è venuto a ricreare un certo interesse per il tastierista dei Pink Floyd e della sua breve carriera solista, quindi in questo articolo (tratto da loudersound.com) ripercorriamo la carriera di uno dei più silenziosi musicisti della musica, cha ha pubblicato solo due album da solista e una collaborazione, preferendo invece andare in barca a vela.. Con interessanti interventi di Gala Wright e Guy Pratt.
Richard Wright, cofondatore dei Pink Floyd, ha ridefinito l’idea di “silenzioso” nel rock. Discreto fino all’invisibilità, Wright ha fatto sembrare altri leggendari membri taciturni del gruppo, come John Entwistle o George Harrison, decisamente sgarbati al confronto. Eppure, ciò che portò ai Floyd fu una brillantezza inconfondibile; il suo lavoro era semplicemente lì, scintillante e mutevole, molto meno definibile delle altre parti della somma. Dagli eterei “bip e bip” dei giorni di Syd Barrett al suo materiale più magistrale del periodo intermedio, fino a quella bellissima improvvisazione bluesy intorno a Old McDonald Had A Farm all’inizio di Sheep su Animals, Wright ha aggiunto una notevole magia. In modo silenzioso. In modo testuale. Così silenziosamente che pochi nel mondo si sono accorti che aveva lasciato il gruppo fino a quando il suo nome non è stato inserito nell’album The Final Cut del 1983.
Più felice sulla sua barca che in uno studio di registrazione, fu licenziato dai Pink Floyd da Roger Waters nel 1979, ma poi tornò notoriamente al tour di The Wall con un salario, essendo l’unico membro della band a essere pagato.
Wright rientrò nel gruppo come musicista session man nel 1987 prima di tornare a far parte a pieno titolo di The Division Bell nel 1994 e, dopo la sua triste scomparsa nel 2008, divenne – come Syd Barrett in Wish You Were Here – la principale ispirazione per un album dei Floyd, The Endless River nel 2014.
Richard Wright – Waves
Un vecchio brano uscito nel primo album solista di Richard Wright, ormai più di quarantacinque anni fa. Gli echi floydiani ci sono, certo, ma non solo quelli.





