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Archivio per Robert Smith

Siouxsie and the Bansheees – Swimming horses Live


Mentre i cavalli raccontano di epiche nuotate…

I 10 migliori dischi goth degli anni ’80 | Rolling Stone Italia


Su RollingStoneItalia un articolo di Fabio Zuffanti che elenca i migliori dieci dischi dark (o gothic) della storia, condivisibile in larga parte, mancano ovviamente tanti album, ma come si fa a essere esaustivi su tutto? L’incipit:

Malinconia, spleen, nichilismo, la bellezza decadente di cimiteri e ville in rovina, di statue consumate dal tempo, di giardini sfioriti. Nero come colore dell’anima, neri i cappotti, neri i capelli, con acconciature stravaganti che non temono la forza di attrazione terrestre. L’amore per intellettuali come Albert Camus e Jean-Paul Sartre, poeti come Charles Baudelaire o dandy come Oscar Wilde. Ritmiche squadrate, chitarre lancinanti, voci disperate, come dal fondo di un abisso. Altre volte invece tappeti funerei di tastiere, un canto da altre dimensioni, archi e fiati che richiamano un classicismo dolente, da medioevo oscuro o da salotti ottocenteschi tarlati e ammuffiti.
In Inghilterra si chiama gothic rock (in alternativa goth rock o goth), in Italia semplicemente dark. La terra d’Albione non è nuova a questo tipo di proposta: già tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 tutta una serie di formazioni indugiò in tematiche oscure e destabilizzanti; da cult band come Atomic Rooster, Still Life, Dr. Z, Quatermass e High Tide ai famosissimi Black Sabbath, che daranno vita a un persistente movimento dark-metal. In questi casi però il dark sound racconta storie più o meno inquietanti, traspone in musica gli orrori letterari di Poe o Lovecraft, insiste su streghe, castelli maledetti e tutto un apparato fumettistico/fantastico. C’è almeno un caso però, quello dei Van Der Graaf Generator, nel quale l’orrore in musica non è più solo quello dei manieri stregati, ma è il male di vivere, le paure dell’uomo moderno, il non sentirsi adeguati al mondo. Questi argomenti verranno sviluppati da un manipolo di band a partire dalla rivoluzione punk e poi da quella post punk (o new wave). Dal 1978 il punk muta infatti in qualcosa d’altro, si contamina con svariati stili mantenendo intatta la sua tendenza all’essenziale, il suo fare a meno di assoli e lungaggini assortite. Dalla new wave prende le mosse il gothic rock, con l’approfondimento dei temi esistenziali già caratterizzanti la band di Peter Hammill, che prendono definitivamente campo in un gran numero di formazioni dal sound teso e malato.

I seguaci del goth sono figure ancora più pessimiste dei Sex Pistols e del loro “no future”. Non è solo la società il nemico, è la propria anima, persa in un mondo che non riconosce più la bellezza, un’esistenza frettolosa e avida che non accetta la sensibilità e l’introspezione. Gruppi e ascoltatori sono uniti da uno stato di nichilismo assoluto, diventando fautori di una filosofia nella quale non è peccato affogare nelle proprie malinconie e nel proprio disagio esistenziale. Tra la fine dei ’70 e quella degli ’80 si assiste così a una vera esplosione di formazioni dedite ai suoni oscuri del gothic rock. Alcune caratterizzate da suoni metallici e ossessivi, retaggio del punk, altre maggiormente elettroniche, altre ancora dedite a composizioni ammantate di orchestre, cupe tastiere e voci d’oltretomba. Con diversi personaggi che diventeranno vere e proprie icone (due per tutti: Robert Smith dei Cure e Siouxsie Sioux dei Siouxsie And The Banshees). In Inghilterra, come in Italia e in svariati angoli del globo, il dark diventa una moda, con giovani esistenzialisti nerovestiti – capelli sparati, catene, anfibi e trucco – che si aggirano per le città con in mano l’immancabile copia de I fiori del male o de La nausea. In quei giorni ci si può permettere di rifuggire il divertimento a tutti i costi per sentirsi realmente diversi, crogiolarsi nei propri malesseri, girare torvi con le cuffie in testa e l’anima inquieta che si riflette nella decadenza di cimiteri e parchi abbandonati. Il dark funge da colonna sonora di vite alla costante ricerca di sé. L’âge d’or del dark viene qui riassunta in 10 dischi più che essenziali.

Siouxsie & The Bashees – Swimming Horses


Attraverso i cavalli nuotanti vedi i risvolti di realtà che non possono esisterti.

Cascade – Siouxsie And The Banshees


Lasciato andare su onde di puro diamantino flangering.

Glove, quando Robert Smith e Steve Severin sono passati attraverso lo specchio | Rolling Stone Italia


Su Rolling Stone Italia un po’ di storia per quanto riguarda Robert Smith dei Cure e Steven Severin dei Banshess, quando entrambi suonavano sotto l’ala della splendida Siouxsie, nella prima metà degli ’80… Un larghissimo estratto:

C’erano una volta in Inghilterra due band, una che si stava polverizzando e una che stava perdendo i pezzi. Dopo Pornography i Cure si erano prosciugati e Robert Smith aveva bisogno di un momento di evasione da quel buco nero. Dall’altra parte, il grande chitarrista John McGeoch aveva avuto un esaurimento nervoso durante il tour di A Kiss in the Dreamhouse e aveva lasciato Siouxsie and the Banshees, che da questo episodio erano usciti notevolmente stressati, in particolare il bassista Steve Severin. Le storie di Robert e Steve non potevano che incrociarsi in un tentativo di recuperare la freschezza perduta.
La prima cosa che fanno è mischiare le carte. Nell’82 Severin diventa a tutti gli effetti un membro dei Cure. Smith lo invita a suonare il basso nella versione flexidisc di Lament, il primo brano che riesce a comporre dopo il trauma di Pornography, un pezzo che sarà poi riarrangiato in maniera razionale più avanti e pubblicato su Japanese Whispers, ma che qui è un caos primordiale che straborda, una specie di demo infinita fatta di ocarine fuori tonalità e una sorta di mood che si liquefà, stuporoso, che sembra prendere la strada della psichedelia dura e pura. Severin sarà il bassista dei Cure molto dopo in uno special televisivo in cui eseguiranno Siamese Twins per un balletto, ma nel frattempo ha chiesto prontamente a Smith di unirsi ai Banshees, orfani del loro guitar hero, anche in ragione di un precedente, quando nel ’79 ha sostituito McKay sul palco.
Smith accetta volentieri nell’ottica di levarsi di mezzo la pesante eredità dei Cure, ma la mente è anche e soprattutto altrove: alla ricerca di qualcosa che non somigli al già esistente, un progetto che sia puro piacere (e nel piacere sono incluse anche dosi di sadomasochismo) e che non sia legato alla pressione del music biz, anzi lo rifiuti a priori. Ed ecco che nasce Blue Sunshine dei Glove, di cui oggi cade l’anniversario.

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The Cure – The Top (1984) | Sull’amaca blog


Post molto bello perché rievoca eventi di quasi quarant’anni fa, è innegabile che i Cure siano stati per me un percorso alternative della mia esistenza; questo post mi ha ricordato certe cose, e come non postare allora il video dell’esibizione di Smith e compagni in divisa bellissima nerovestita dark, mentre performano un brano misconosciuto ma intrigante quante il surreale: Piggy in the mirror.

Psichedelici animati


Sono animati psichedelici sulla tua camicia e scorrono davanti a ogni occhio che li percepisce, in quest’inferno di luce oscura la beatitudine che assorbi è un piano siderale di bellezza inumana.

Pornography: The Cure’s darkest hour


Un articolo focalizzato sull’album Pornography dei Cure, che l’anno prossimo festeggerà i 40 anni dall’uscita. Un estratto significativo (e tradotto):

Nel 1982, i Cure pubblicarono Pornography, il quarto album del gruppo e, per quanto riguarda Smith all’epoca, sarebbe stato il loro ultimo LP. Durante tutto il periodo di registrazione di Pornography, il gruppo era stato in subbuglio. Smith e Gallup avevano fatto scintille come fili incrociati in studio, dissentendo a ogni occasione sulla direzione artistica dell’album. Questa lotta per il potere mischiata alla depressione di Smith che peggiorava e all’indulgenza nell’abuso di droghe e alcol era radicata nel tono dell’album. L’effetto dell’LSD sulla musica degli anni ’60 è generalmente associato alle immagini degli hippy gioiosi e colorati dell’epoca della British invasion. La pornografia, se vista come un esperimento scientifico, è il risultato della somministrazione di droghe psichedeliche ai goths invece che agli hippies. Il risultato è ugualmente bello nel merito artistico, ma qualcosa di molto più scuro, più introspettivo e, beh, un po’ deprimente.
L’intento era quello di usare il primo album dei The Psychedelic Furs come punto focale per le strumentali dell’album con un tocco di art-of-darkness per rivaleggiare con artisti come Bauhaus e Siouxsie and the Banshees. Smith ricorda che, per entrare nello spazio mentale di depravazione e cupezza, il gruppo aveva persino preso a registrare alcune delle tracce nei bagni invece che in studio per un po’, un periodo che ha descritto come “tragico”.

L’album fu pubblicato nel maggio 1982 e fu accolto da critiche per le canzoni inesorabilmente autoironiche che coprivano temi di dipendenza e dolore. Nonostante questo, l’album rimase in classifica per nove settimane ed ebbe più successo commerciale del previsto, con l’unica canzone considerata passabile come singolo, “The Hanging Garden” con il suo ritmo veloce e orecchiabile. L’album è stato da allora etichettato come uno dei migliori della band ed è un perfetto esempio di un gruppo che spreme emozioni nude e fragili in un pezzo di plastica da 12 pollici – un’impresa coraggiosa ma artisticamente rispettabile.
Nonostante siano riusciti a finire l’album, i Cure erano sull’orlo del collasso. Il gruppo era in tour in Europa nel giugno 1982 quando la continua faida tra Smith e Gallup arrivò al culmine, con le parole che cedettero il passo ai pugni, con il risultato che entrambi lasciarono Strasburgo per tornare nel Regno Unito, interrompendo il tour. Gallup aveva lasciato la band e Smith era sul punto di farla finita, mentre si dirigeva verso la casa dei suoi genitori nel Sussex per districare la sua mente tormentata e depressa.
Al suo ritorno a casa, Smith fu affrontato da suo padre, che gli disse che era suo dovere intrattenere gli europei che avevano comprato i biglietti. Smith e Gallup tornarono con riluttanza al loro tour, ma non passò molto tempo prima che avessero ancora una volta uno scontro di opinioni che portò ad una performance scombussolata a Bruxelles con tutti e tre i membri che suonavano gli strumenti l’uno dell’altro; Smith alla batteria, Gallup alla chitarra e Tolhurst al basso. Durante il concerto, un amico di Gallup corse sul palco urlando insulti a Smith attraverso il microfono. Smith rispose lanciando le sue bacchette a Gallup, concludendo una brutta notte e un capitolo ancora più brutto nella storia della band.

 

Siouxsie & The Banshees w/Robert Smith | Melt!


Fantastiche ambizioni unite in un suono che attraverso le epoche…

The Cure – Let’s Go To Bed


Un Robert Smith in splendida forma, in uno dei periodi più strani dei Cure in cui credo fosse rimasto col solo fido Tolhurst (il cognato, in sostanza). Non so, stamani mi sono alzato con questo refrain in mente, e la voce di Bob che mi tempestava nel suo silly joke.

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