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NeXT Hyper ObscureArchivio per Georges Simenon
Carmilla on line | I fantasmi della guerra, della gelosia, dell’amore e della felicità
Su CarmillaOnLine la grandezza di un autore diviene manifesta arte letteraria: Sandro Moiso recensisce Georges Simenon, La porta, Adelphi:
Il romanzo di Georges Simenon appena pubblicato da Adelphi e apparso per la prima volta in Francia nel 1962, può essere considerato come una delle storie più disgraziate scritte da un autore che dello scontento, dell’insoddisfazione esistenziale e della delusione aveva fatto il suo vero e proprio marchio di fabbrica.
Nella storia amara e desolata del quarantaduenne Bernard Foy e della moglie Nelly tutti questi elementi si intrecciano all’interno di una vita miserabile, ben lontana da quegli ambienti borghesi e altolocati cui altri romanzi dello stesso autore hanno abituato i lettori. Un ambiente piccolo borghese, una storia tra un grande invalido di guerra e la giovane moglie che, pur provenendo da una famiglia sottoproletaria e infame, è riuscita a trovare un posto di lavoro sicuro presso una ditta parigina di passamanerie.“« Quando saremo ricchi… ».
Per loro, come in genere per la gente di condizione modesta, la parola « ricco » non aveva lo stesso senso che ha nel dizionario. Voleva dire quando gli sarebbero rimasti un po’ di soldi dopo aver pagato l’affitto, il cibo, l’abbigliamento indispensabile, la bolletta del gas e della corrente elettrica.
« Quando saremo ricchi… »“1.Perché La porta è la storia di un uomo privo delle mani, sostituite da uncini meccanici dopo che le prime erano state amputate dall’esplosione di una mina durante il secondo conflitto mondiale, più vecchio di quattro anni di una donna ancora avvenente, giovanile e sensuale. Ed è anche la storia di una donna giovane che, nonostante la grave menomazione del marito, ha deciso di restargli accanto. Fingendo nei fatti una normalità e una soddisfazione impossibili. Ma in sé racchiude pure la storia dei mutilati di guerra e del lavoro, due temi mai così presenti come in questo caso nell’opera dello scrittore belga, che fa da sfondo all’infelicità della coppia, costituendone il vero e amarissimo background sociale. Una storia in cui, da un lato, Bernard confessa:
“«Volevo solo spiegarti qualcosa che cerco di spiegare a me stesso… Ci penso spesso… ».
« Alla tua gelosia? ».
« A te… A me… Ti amo e sono geloso… Non interrompermi… Quello che dico è la verità e non è bella come vorrei… Anche se non ti amassi, ma tu fossi mia moglie, sarei geloso e soffrirei… Lo capisci questo? ».
« Forse. Hai sofferto molto con me? ».
« Di tanto in tanto… Come viene, poi passa, e allora sono perfettamente felice… Vorrei dire follemente felice, perché ci sono giorni, quando ti vedo scendere dall’autobus, in cui mi metterei a urlare di gioia… Fin da quando avevo quattordici anni sognavo il matrimonio, una donna tutta mia, un piccolo mondo di cui sarei stato… ».
Esitò.
«Vedi che non è bello!… Un mondo di cui sarei stato il centro, di cui sarei stato il padrone… Non tanto per comandare… Per sentirmi il più forte… Pensavo a una donna che avrebbe avuto bisogno di me, che non avrebbe avuto nient’altro al mondo, che avrei dovuto proteggere e rendere felice…»”2.
In una delle più drammatiche e sintetiche riflessioni sul tema della gelosia maschile uscite dalla penna di uno scrittore e delle false premesse che l’accompagnano. Mentre dall’altro il tema della colpa e della menomazione fisica aggravano ancora di più lo stato di depressione e di morbosa gelosia in cui l’uomo si dibatte, senza alcuna speranza di poterne uscire.“Preferiva che lei non si prendesse un amante, ma solo degli uomini il più possibile anonimi, e non le avrebbe lasciato vedere che soffriva. Non era meglio che esser morto, o averla persa del tutto?
Era lui, non lei, che era stato reclutato ed era saltato su una mina giocando a fare il boy-scout nella neve. Era lui che aveva ricevuto una medaglia, quando neppure sapeva che cosa fosse successo di preciso. Non c’era alcuna ragione perché lei ne patisse le conseguenze!
Per la verità, tutte queste cose non gliele aveva mai dette. Come adesso, erano pensieri che gli venivano a certe ore, in certi giorni, e che lui si affrettava ad allontanare.
Sempre a quell’epoca, gli era capitato di chiedersi se lei avesse aspettato il suo consenso per andare con dei soldati americani, o con chiunque altro“3.
Carmilla on line | Esperienze estranee alla norma
Su CarmillaOnLine la recensione di Sandro Moiso a Attraverso la notte, di William Sloane, con introduzione di Stephen King ed edito da Adelphi; un estratto:
William Sloane potrebbe costituire una “scoperta” tardiva per gli appassionati di letteratura fantastica italiani e per questo non stupisce il fatto che, come già in altre occasioni passate, siano proprio le edizioni Adelphi a proporre uno dei suoi unici due romanzi nella collana Fabula con il numero 403. Una casa editrice certo non dedita in maniera specialistica alla letteratura fantastica, fantascientifica o horror che spesso, però, ha contribuito a diffondere in cerchie di lettori non esclusivamente appassionati alla letteratura di genere.
Questa non esclusività delle scelte editoriali ha fatto sì che sulle pagine dei suoi volumi siano stati riscoperti e rivalutati autori come Theodore Sturgeon, Georges Simenon con i suoi romanzi basati sulla figura dell’ispettore Maigret oppure Mervyn Peake e Shirley Jackson, soltanto per citarne alcuni. Contribuendo, senza grandi formulazioni teoriche o di principio, ad un recupero degli stessi e della migliore letteratura di genere in un ambito letterario che, nell’Italia degli abominevoli e mortiferi “studi classici”, troppo spesso aveva bellamente ignorato la loro importanza.I due romanzi To Walk the Night e The Edge of Running Water dopo essere stati stati ripubblicati insieme come The Rim of Morning nel 1964, sono stati ristampati nel 2015 con un’introduzione di Stephen King, che è anche quella che accompagna e introduce l’attuale edizione italiana. In cui il maestro dell’orrore ci informa che «nel 1937, in occasione di un pranzo di gala, Sloane conobbe Carl Gustav Jung e scoprì con una certa sorpresa che il grande psicoanalista aveva letto Attraverso la notte (nella sua forma teatrale originaria) e riteneva che l’idea centrale del libro, quella di una « mente itinerante », rispecchiasse con esattezza la sua idea di anima quale archetipo astratto e quasi soprannaturale dell’inconscio.»1.
La prigione | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la recensione a “La prigione”, romanzo – uno dei tantissimi – di Georges Simenon edito da Adelphi. Ecco cosa contiene il libro, un compendio d’empatie che indosso come un cappotto d’inverno (nel momento in cui comprendi la tua natura, senti il bisogno di travalicarla):
Il direttore di un popolare settimanale di costume nella Parigi degli anni Sessanta, Alain Poitaud, trova ad attenderlo sulla porta della sua lussuosa abitazione un agente di polizia che gli pone una serie di domande sulla moglie non ancora rientrata a casa.
Il vicecommissario al quai des Orfévres lo informa che la moglie ha ucciso la sorella quello stesso pomeriggio. Dietro il perbenismo borghese e l’affermazione sociale si nascondono passioni segrete, tradimenti, indifferenza. Il protagonista è un anaffettivo, amorale, centrato solo su sé stesso e i suoi bisogni da soddisfare a qualsiasi costo, calpestando le vite degli altri. La moglie non comparirà mai nel romanzo ma sarà sempre presente nei pensieri di Alain che ne scandaglierà il comportamento risalendo all’origine della loro storia quasi decennale.
La prigione | SherlockMagazine
Su SherlockMagazine la recensione del romanzo La prigione, di Georges Simenon, che mostra il perché quest’autore sia uno dei mostri sacri della Letteratura. Ecco il dettaglio:
“Alain ha trentadue anni ed è un uomo ricco e affermato. Dirige una rivista di successo. Vive a Parigi e conosce tutte le persone più importanti. Conduce una vita frenetica dividendo il tempo tra gli impegni di lavoro, quelli mondani, la moglie, che incontra quasi di sfuggita tra un impegno e l’altro, e le numerose amanti occasionali. Tra le altre scappatelle c’è stata anche la cognata, la sorella di sua moglie; questa storia però è finita da circa un anno.
Un giorno, mentre Alain torna a casa sotto un diluvio torrenziale, (è così che comincia il libro) c’è un agente di polizia che lo aspetta e lo prega di seguirlo nella sede della polizia giudiziaria perché è successo qualcosa di imprecisato a sua moglie. Gli chiede anche se ha una pistola e dov’è. Alain non trova la pistola ma questa è una sorpresa di poco conto al confronto di quella che gli comunica poco dopo il commissario. Sua moglie ha assassinato la sorella senza apparenti spiegazioni.”Bene, sappiamo tutto sin dall’inizio. Chi è la vittima e chi l’assassino. Questo potrebbe demotivare il lettore mentre, invece, lo incuriosisce, attira ancora di più la sua attenzione per conoscere che cosa avrà preparato in seguito il grande Simenon. Già, che cosa ci ha preparato?
Intanto un excursus esterno e interno di un personaggio complesso come questo di Alain Poitaud. Un riccone con dimora a Parigi e una abitazione in campagna nella foresta di Rosny, dove vive il piccolo figlio Patrick di cinque anni con la tata. Un riccone, conosciuto in tutta la città, che tradisce senza scrupoli, baldanzoso e spiritoso tanto da riferirsi spesso agli altri con “Cocco”, “bimba” o “bello mio” e alla moglie Jacqueline, giornalista free-lance sempre carina e accondiscendente, con “Micetta”.
Un uomo di successo borioso, cinico, superficiale e insopportabile che improvvisamente si trova davanti ad una svolta nella vita. A dover confrontarsi con il commissario Roumagne, con i fotografi, con l’avvocato Rabut, con il cognato Roland Blanchet, con il suocero e, naturalmente, con la sua Micetta che si scusa con lui. Perché?
Il dramma in cui è caduto scatena una serie di riflessioni su se stesso, scardina le sue certezze con qualche lieve apertura di umanità. Tutto preso da un frenetico movimento tra continue bevute di doppi scotch e whisky, invischiato in una serie di dubbi e domande sulla moglie, sull’amante, sui genitori di quando era piccolo. Non riesce a capire e trovare un equilibrio, si sente intrappolato come in una specie di prigione.
Ma la storia esterna? Come andrà a finire? Ci sarà qualcosa di nuovo? Qualcosa che complichi ancor più gli avvenimenti? Già l’aveva intuito suo cognato con una risposta particolare. E allora la sorpresa ci sarà, ci sarà…
Carmilla on line | C’era una volta l’America di Georges Simenon
Su CarmillaOnLine la recensione di Sandro Moiso del saggio L’America in automobile di Georges Simenon sui suoi soggiorni americani, che trasforma quella visione in una testimonianza della sua irrequietezza personale, che sfocia in modi alternativi e sempre inutili di scacciarla e renderla sterile, finendo per rendere sterile e cinico lo stesso Simenon. Un estratto:
«Ho passato la vita a viaggiare, a traslocare, a cambiare contesto, abitudini (tranne quelle che hanno a che fare con il mio lavoro). Eppure non esco volentieri dal mio guscio». Era così a Lakeville, a Carmel, a Tucson, in Florida. «Mi scavo una tana, mi ci sistemo con i miei e non ho nessuna voglia di uscirne fino al giorno in cui, senza sapere perché, non mi sento più a casa e riparto con tutta la mia famiglia per ricominciare altrove». Ma qual è la ragione di questa irrequietezza, di questo bisogno di cambiare aria?| «Il fatto che il reale non dura a lungo, per esempio? Intendo dire il tempo nel quale consideri come reali, importanti, personali, certe pareti, certi mobili, il colore delle tende, la strada che va in città… Sì, dev’essere qualcosa del genere, dal momento che ogni volta che trasloco mi libero del mobilio e della maggior parte degli oggetti per ripartire praticamente da zero. Ricominciare ogni volta la vita da zero!»7.
Maigret e il caso Simenon | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la segnalazione di Maigret e il caso Simenon, biografia sul grande romanziere Georges Simenon scritta da Maurizio Testa. La sinossi:
Una biografia simenoniana pubblicata in prima edizione nel 1994. Allora, ma ancora oggi, era ed è l’unica biografia scritta da un italiano. E da allora, a distanza di anni si susseguirono varie edizioni fino alla sesta, uscita una decina d’anni fa. In realtà ce ne furono quattro italiane, una francese (Francia e Belgio) e una tedesca (Germania, Austria e Svizzera), per tacere di quella digitale in ebook.
È un omaggio allo scrittore, in questo 2023, che è l’anniversario del 120° dalla sua nascita. È l’occasione di scoprire questo grande romanziere del ‘900. Ma ci sono altri motivi. Per esempio, il fatto che continui a essere l’unica biografia romanzata in circolazione, narrata tramite un’inchiesta del commissario Maigret. Un personaggio chiave, compagno letterario di tutta una vita dello scrittore, il più adatto ad entrare nei meandri della via di Simenon.
Insomma una biografia che, visto gli anni e il genere letterario, può dirsi un piccolo long-seller, che parla di uno scrittore che di romanzi long-seller ne ha scritti a centinaia. Basti pensare che, dopo cinquanta, sessant’anni e più anni, ritroviamo ogni tanto un suo titolo a fare su e giù per le classifiche dei libri più venduti.
Simenon: la maschera e il vuoto – Carmilla on line
Su CarmillaOnLine la recensione a L’orsacchiotto, opera di Georges Simenon uscita per i tipi di Adelphi. Vi lascio alle parole del recensore, Sandro Moiso:
“Sarebbe stato un errore, però, sostenere che la sua segretaria avesse preso il posto di sua moglie. Non aveva preso il posto di nessuno. Aveva riempito un vuoto. Quanto alla causa di quel vuoto…” (L’orsachiotto, G. Simenon)
Prosegue, con l’uscita di questo romanzo, la pubblicazione da parte delle edizioni Adelphi dell’opera integrale di Georges Simenon (1903-1989). Autore sicuramente tra i più importanti del ‘900 di lingua francese che troppo spesso, grazie a una critica abituata a ragionare per generi e sottogeneri, è stato ricordato e/o celebrato soltanto per i 75 romanzi e i 28 racconti (scritti e pubblicati tra il 1931 e il 1972) che vedono come protagonista il celebre commissario Jules Maigret.
In realtà Simenon, autore tra i più prolifici, ha scritto, spesso utilizzando numerosi e svariati pseudonimi per poter pubblicare in contemporanea presso differenti editori, centinaia di romanzi e racconti che fuoriescono dal ciclo del commissario francese. Romanzi che spaziano tra storie d’ambiente piccolo borghese, se non proletario, e altre ambientate tra la ricca borghesia, sia della ville lumière che della provincia profonda della Francia del XX secolo. Con qualche deviazione spaziale verso il Belgio, in cui Simenon era nato, e altre parti del mondo.
Storie che, come vedremo anche a proposito del romanzo qui recensito, sono ascrivibili nella maggioranza dei casi al noir più classico, senza per forza con ciò voler definire un genere specifico di appartenenza. Piuttosto l’uso del termine serve, in questo caso, a delineare un ambiente psicologico e morale, prima ancora che sociale.Simenon ci guida a comprendere che il male del noir pur essendo, come del resto tutto, un prodotto sociale, può annidarsi ovunque. Come capita in questo romanzo, pubblicato originariamente nel 1960, che narra le vicende e l’inverno dello scontento di Jean Chabot: ginecologo di fama, comproprietario di una clinica per puerpere benestanti e responsabile della Maternità di Port-Royal, un appartamento di dodici stanze al Bois de Boulogne, una moglie, tre figli e una segretaria-amante, Viviane, che si è assunta il compito di «evitargli ogni minima seccatura».
Eppure, eppure…
Lo scontento e l’amarezza sono filtrati nella sua vita. Un goccio alla volta oppure per vaste crepe che sono andate aprendosi sempre più nel suo animo, soprattutto dopo l’aver appreso della morte per suicidio di una giovanissima inserviente della clinica, “l’orsacchiotto” del titolo, di cui lui aveva approfittato sessualmente diverse volte durante i lunghi turni di notte nella stessa, tra l’urgenza di un parto e quello successivo.
Ma non è un rimestamento morale legato al senso di colpa quello che accompagnerà il protagonista fino alle ultime, drammatiche pagine delle vicende narrate. No, sarebbe troppo semplice, soprattutto per un autore come Simenon, attento osservatore dei vizi privati e pubblici, altrui e propri.
Al massimo la scomparsa della giovane affogatasi nella Senna, dopo aver saputo di essere incinta e dopo esser stata cacciata dalla stessa clinica rimanendo senza lavoro, può costituire per Chabot una lieve riverniciatura di moralità e un blando senso di colpa destinati a mascherare il ben più profondo malessere che si annida nell’animo di un uomo che pur si è autenticamente fatto da sé.Funziona la scrittura di Simenon, sia sul piano narrativo, secca e spogliata di qualsiasi banalità o parola non necessaria, ma soprattutto come “guida” al noir, di cui rivela implacabilmente come il male, che può nascondersi in ognuno e in ogni vicenda umana, non ha bisogno di complicate trame e complotti per esplodere e manifestarsi. E neppure ha bisogno di esser compreso attraverso descrizioni minuziose di ambienti degradati che finiscono col giustificarne le azioni e le esplosioni. No, per Simenon basta la vita di ogni giorno.
E questa è la sua lezione più importante, dai romanzi di Maigret a tutti gli altri.
Compreso, naturalmente, quest’ultimo.
Gérard Depardieu è Maigret | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di Maigret, film ispirato al celebre personaggio di Geroge Simenon, interpretato da Gérard Depardieu; in fondo potete vedere il trailer.
Maigret indaga sulla morte di una giovane ragazza. Non c’è niente che la identifichi, nessuno sembra conoscerla o ricordarla.
Durante le indagini Maigret incontra una delinquente, che somiglia stranamente alla vittima, e risveglia in lui il ricordo di un’altra scomparsa, più antica e più intima.
La morte di Belle | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la recensione a La morte di Belle, romanzo superlativo (e come non potrebbe esserlo) di Georges Simenon. Un estratto:
“Il corpo era steso al centro della camera sul tappeto verde, con gli occhi aperti e la bocca spalancata, e sotto l’abito di lana azzurra, sollevato fino a metà del ventre, si potevano vedere il bustino e le giarrettiere nere con le calze ancora agganciate. Più in là, per terra, appallottolate come un fazzoletto, le mutandine color rosa pallido.”
Trattasi di Belle Sherman ospite nella casa di Spencer Ashby, professore di storia alla Creswiew, sposato con Christine membro della comunità dei puritani del Connecticut. Due personalità in netto contrasto essendo il primo un pantofolaio piuttosto chiuso in se stesso, mentre la moglie è aperta alla vita sociale e a mantenere buoni rapporti con tutti. Ed è stato proprio Spencer, impegnato a lavorare con il tornio, l’ultimo a vedere Belle viva. Ecco, allora, che arrivano i guai… Anche perché Belle è una ragazza coi fiocchi dalla vita sentimentale piuttosto movimentata. Possibile che il nostro professore non abbia sentito nulla? Possibile che non si sia accorto di niente? Possibile che non abbia avuto qualche mira sulla ragazza? Domande, dubbi, tormenti che scavano nella sua psiche e che riportano a galla un passato doloroso: un matrimonio non proprio convincente “Nessuno dei due avrebbe potuto dire che cosa li avesse convinti al grande passo”; il ricordo di un lontano “osceno turbamento” ma, soprattutto, il tremendo suicidio del padre donnaiolo.
La fattoria del Coup de Vague | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la recensione a un romanzo di Georges Simenon – non è la prima volta che segnalo una rece a quest’autore così vivo, guardate il TAG omonimo. Parlo di La fattoria del Coup de Vague, che ha uno sviluppo così viscerale da scavare tra le pieghe intime dei personaggi che lo scrittore ha delineato – magistralmente. Un estratto significativo:
L’azione si svolge in un paesetto sull’oceano, vicino a La Rochelle. È un piccolo mondo chiuso, di gente che si conosce da sempre e conosce ogni segreto di tutti. Un mare con la superficie appena increspata dal vento ma sotto alla quale si agitano correnti tumultuose come invidie, gelosie, rancori profondi che possono affiorare appena se ne presenta l’occasione. Basta un bicchiere in più o un evento nuovo che tutto torna a galla. Ogni giorno all’alba, quando la marea si ritira, molti paesani dediti alla coltura di ostriche e cozze, un commercio di tradizione familiare nella fattoria del Coup de vague. Nella fattoria vivono e lavorano soltanto tre persone: due sorelle nubili, Hortense e Emilie e un nipote, Jean. Il ragazzo è giovane e spensierato. Quando non lavora passa il tempo a scorrazzare con la moto con le ragazze o nei cafè dei paesi vicini. La zia Hortense manda avanti il commercio dei mitili mentre la sorella Emilie si occupa della casa e delle coltivazioni nella fattoria. La vita scorre sempre uguale fino a quando il padre di una ragazza del paese, ex sindaco, ubriacone e personaggio molto chiacchierato, va a dire a Hortense che Jean ha messo incinta la figlia. Insieme stringono un patto che il lettore ignora. MentreJean, eterno bambinone viziato dalle zie, è incapace di fronteggiare la situazione che ha contribuito a creare, Hortense non si perde d’animo e convince la ragazza ed abortire di nascosto. Qualcosa va storto perché la ragazza inizia a stare male.
Segue un matrimonio a cui partecipa tutto il paese fra imbarazzi, rancori che emergono in allusioni pesanti e parole offensive pronunciate dal padre della sposa davanti a tutti. Le zie dello sposo tornano a casa offese. Fin da subito è evidente che Jean non ama sua moglie, un’estranea che non l’attira neanche fisicamente.Il mondo chiuso della fattoria, la ripetizione degli stessi gesti, del capirsi l’un l’altro senza troppe parole, l’oliata quotidianità, subisce un’apparente scossa a seguito del matrimonio infelice di Jean. Sono le zie che pensano a tutto, senza interpellarlo prima, anzi mettendolo davanti al fatto compiuto “per il suo bene”. Jean si adegua, per pigrizia o per comoda abitudine a non pensare.
Quando le zie gli dicono di andare ad Algeri da un loro cliente per curare certi affari, Jean parte senza chiedere spiegazioni. Si gode il soggiorno, il sole, le passeggiate, la compagnia di qualche donna di piacere. La vacanza sempre non destinata a finire tanto presto quando si riscuote dal suo torpore e decide improvvisamente di tornare a casa. Quello che aveva intuito è accaduto, la cellula ha espulso il corpo estraneo e dopo un momento di piena consapevolezza, tutto torna come prima. Come buttare un sasso nell’acqua e aspettare che cessi l’increspatura dalla superficie.In questo romanzo lo stile di Simenon è molto sincopato; i dialoghi sono spesso interrotti per suggerire al lettore allusioni, ipotesi, intuizioni dei personaggi. Con pochissimi elementi di elementare semplicità, Simenon riesce a rappresentare da maestro il lato oscuro e malefico della natura umana.

