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Carmilla on line | Isaac Asimov e la sua vita. Mille parole al giorno
Su CarmillaOnLine una recensione che va letta non solo perché affonda molto nella narrativa di Isaac Asimov, ma anche perché lo tratteggia per quello che era, rendendocelo ancora vivido a tanti anni dalla scomparsa.
“Isaac era autenticamente orgoglioso e felice dei suoi traguardi. Dopo la sua morte, trovai un pezzo di carta sul quale aveva scritto a inchiostro (forse dopo la prima volta che si era ammalato): ’Nel corso di quarant’anni, ho venduto un pezzo ogni dieci giorni in media. Nel corso dei successivi vent’anni, ho venduto un pezzo ogni sei giorni in media. Nel corso di quarant’anni, ho pubblicato una media di 1000 parole al giorno. Nel corso dei successivi vent’anni, ho pubblicato una media di 1700 parole al giorno.’ Scrivere ciò che voleva e stata una gioia per lui, che l’ha aiutato a rilassarsi e dimenticare i suoi guai.”
Queste parole sono state scritte dalla vedova di Isaac Asimov (1920-1992) nella terza autobiografia dello scrittore, Io, Asimov. Questa autobiografia – nella bella e accurata traduzione italiana di Chiara Beltrami per i tipi de il Saggiatore – fu compilata poco tempo prima della morte da un Asimov ancora in buona salute; delle due autobiografie precedenti solo la prima era stata pubblicata in Italia da Armenia. Il titolo del volume fa l’occhiolino alla celebre antologia Io, Robot dove si sviluppano le Tre Leggi della Robotica che ancora oggi influenzano la vera ricerca sull’intelligenza artificiale. Anche agli occhi dell’appassionato di fantascienza e di chi – come l’autore di queste note – ricorda con piacere le interminabili letture giovanili dei saggi e degli articoli di divulgazione scientifica di Asimov, il libro ha il pregio di illuminare un aspetto poco noto della personalità dello scrittore: la coerenza.
Maigret e il caso Simenon | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la segnalazione di Maigret e il caso Simenon, biografia sul grande romanziere Georges Simenon scritta da Maurizio Testa. La sinossi:
Una biografia simenoniana pubblicata in prima edizione nel 1994. Allora, ma ancora oggi, era ed è l’unica biografia scritta da un italiano. E da allora, a distanza di anni si susseguirono varie edizioni fino alla sesta, uscita una decina d’anni fa. In realtà ce ne furono quattro italiane, una francese (Francia e Belgio) e una tedesca (Germania, Austria e Svizzera), per tacere di quella digitale in ebook.
È un omaggio allo scrittore, in questo 2023, che è l’anniversario del 120° dalla sua nascita. È l’occasione di scoprire questo grande romanziere del ‘900. Ma ci sono altri motivi. Per esempio, il fatto che continui a essere l’unica biografia romanzata in circolazione, narrata tramite un’inchiesta del commissario Maigret. Un personaggio chiave, compagno letterario di tutta una vita dello scrittore, il più adatto ad entrare nei meandri della via di Simenon.
Insomma una biografia che, visto gli anni e il genere letterario, può dirsi un piccolo long-seller, che parla di uno scrittore che di romanzi long-seller ne ha scritti a centinaia. Basti pensare che, dopo cinquanta, sessant’anni e più anni, ritroviamo ogni tanto un suo titolo a fare su e giù per le classifiche dei libri più venduti.
Dalíland, al cinema | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione – e qui la recensione – di Dalíland, biopic dedicato agli ultimi anni del maestro Salvador Dalí.
Il film è il racconto del crepuscolo della vita dell’artista, che, tra luci e ombre, e indaga su alcuni degli aspetti meno noti della sua quotidianità.
Il giovane James, interpretato da Christopher Briney, viene ingaggiato dalla moglie di Dalí, Gala, interpretata da Barbara Sukowa, entrando nel suo entourage e scoprendone alcuni segreti.
Nel cast Ezra Miller nel ruolo del giovane Dalì e Andreja Pejić in quello di Amanda Lear, musa dell’artista per molti anni.
Providence Press presenta il terzo volume di “Io sono Providence” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione dell’uscita del terzo volume di Io sono Providence: La vita e i tempi di H.P. Lovecraft, a cura di S.T. Joshi, il più grande esperto mondiale dello scrittore di Providence. Sull’articolo sono presenti tutte e tre le quarte della serie, io vi propongo solo l’ultima; il libro è un uscita per i tipi di Providence Press.
Il terzo e ultimo volume illustra gli ultimi anni di vita di H.P. Lovecraft. Vedremo l’evoluzione del Maestro di Providence come scrittore, la maturazione del suo pensiero estetico e politico, che lo porterà ad assumere posizioni vicine al socialismo. E, soprattutto, assisteremo al progressivo peggioramento delle sue condizioni di vita che contribuiranno, forse, alla sua fine prematura. Ma, da quel momento in poi, il mondo si accorgerà di aver avuto a che fare con un gigante immortale della letteratura.
L’autore: Autore di svariati saggi sul weird e l’horror, S.T. Joshi è il più grande esperto mondiale della vita e delle opere di H.P. Lovecraft. Ha preparato le edizioni corrette e annotate delle opere del Maestro di Providence per la Arkham House e la Penguin Classics. Ha inoltre curato le raccolte di tutta la poesia e la saggistica di Lovecraft. La sua biografia H.P. Lovecraft: A Life (1996), è stata espansa fino a diventare Io Sono Providence: La vita e i tempi di H.P. Lovecraft (2010). È anche il curatore di riviste dedicate alla letteratura horror.
Recensione: “Teodora”, di Giorgio Ravegnani – TRIBUNUS
Su Tribunus la recensione a una monografia di Giorgio Ravegnani sulla figura di Teodora, l’augusta moglie di Giustiniano I, imperatore a Costantinopoli e ultimo e più splendente esempio di imperatore romano. Un estratto:
Il prof. Ravegnani non nasconde, in verità, quanto si difficile affrontare il tema. Capire esattamente quanto ci sia di vero e quanto sia stato inventato nelle fonti antiche è infatti un’impresa, specie per quanto riguarda la celebre “Storia Segreta” di Procopio di Cesarea (una delle fonti principali), che tende a dipingere l’imperatrice come una donna fredda e calcolatrice, vittima dei vizi e della lussuria, oltremodo crudele.
Lo stesso Ravegnani nella premessa al libro scrive:
“Se però è difficile giudicare Giustiniano, ancor più lo è con la moglie Teodora e ciò per due buoni motivi. Il primo è che Teodora imperatrice è assai diversa dalla giovane attrice che aveva condotto una vita sregolata a Costantinopoli, quasi come si trattasse di due persone diverse, anche se la storia annovera altri casi del genere. Il secondo, di ordine tecnico, consiste nel fatto che l’informazione sulla sua attività è piuttosto carente e fortemente contraddittoria. Quella poi che dovrebbe esser la fonte principale, la Storia Segreta di Procopio di Cesarea, sembra per molti storici presentare un quadro distorto della realtà dovuto all’odio viscerale che aveva l’autore per lei. Teodora è in Procopio una donna svergognata in gioventù e quasi demoniaca quando sale al trono, per cui non le viene fatto alcuno sconto sul piano morale e materiale”.
Oltre a Procopio, Ravegnani cerca di ricostruire chi fosse davvero Teodora riportando anche le parole di altri autori contemporanei alla sovrana, e storie sulla sua infanzia narrate dopo la sua morte da scrittori monofisiti, che tentano anche di rivalutarne l’immagine.Ho trovato questo libro estremamente affascinante e completo, ed era davvero da molto tempo che ero alla ricerca di un’opera monografica riguardo la vita di Teodora. Non poteva capitarmi tra le mani libro migliore. Ovviamente, nella narrazione non mancano aneddoti, vicende, curiosità sulla politica costantinopolitana e la sua corte: l’incontro con Giustiniano, la rivolta di Nika, gli screzi con Giovanni di Cappadocia, e l’intimo rapporto con l’amica Antonina, e molto altro.
Incubi al femminile: la Strange Fiction di Lisa Tuttle – Carmilla on line
Su CarmillaOnLine un importante approfondimento e recensione di Walter Catalano sulla figura di Lisa Tuttle, autrice recentemente pubblicata in Italia da Edizioni Hypnos. Un estratto:
Texana trapiantata da decenni in Scozia, Lisa Tuttle si può considerare una delle principali eredi dirette contemporanee della grande tradizione femminile anglosassone della weird fiction, quella lunga e gloriosa traiettoria che dai Gothic novel di Anne Radcliffe, attraverso il Frankenstein di Mary Shelley, il romanticismo oscuro delle sorelle Bronte, le inquietudini vittoriane di Charlotte Riddell o Edith Nesbit, e quelle primo novecentesche di Edith Warthon, Elizabeth Bowen o Vernon Lee, giunge tortuosa e troppo spesso ingiustamente sottovalutata, fino al magistero di Shirley Jackson e Flannery O’Connor. Una prospettiva sul disagio femminile e una testimonianza di emancipazione letteraria, filosofica e sociale dal dominio patriarcale che, procedendo dai territori impervi e trasgressivi del gothic, dell’horror e del weird a quelli altrettanto ribelli della fantascienza e del fantasy, arriverà a includere, con la Tuttle stessa, anche Ursula K. Le Guin, Margaret Atwood, Octavia E. Butler, Alice Sheldon, Joanna Russ, Joyce Carol Oates, e decine di altre. Nel campo del fantastico, come in molti altri, è evidente quanto le autrici siano state, oltre che più presenti, anche decisamente più rilevanti degli autori.
Lisa Tuttle ha brillantemente praticato tutte le declinazioni e i sottogeneri della narrativa fantastica, ha pubblicato una Encyclopedia of feminism, ha curato come editor varie antologie miscellanee tra cui Skin of the Soul: New Horror Stories by Women (1990), raccolta horror di sole scrittrici, e Crossing the Border: Tales of Erotic Ambiguity (1998), stessa formula ma applicata a testi erotici. La sua lunga carriera letteraria inizia nel 1981, a fianco di George R.R. Martin – di cui è stata per qualche tempo compagna – con cui ha scritto il romanzo Windhaven (da noi Il pianeta dei venti); a questo sono seguiti una decina di altri romanzi, altrettante raccolte di racconti e vari testi per l’infanzia, oltre alla saggistica femminista di cui abbiamo detto. La scrittrice ha lasciato l’America fin dagli anni ’80 per trasferirsi prima a Londra, dove è stata sposata per qualche anno con il noto autore britannico Cristopher Priest, poi in Scozia dove risiede tutt’ora.
L’efficacia di questo procedimento è testimoniata nell’antologia appena pubblicata dall’infaticabile Hypnos Editore, Il profumo dell’incubo: tredici storie selezionate dalla scrittrice stessa appositamente per il pubblico italiano e che ripercorrono la sua intera carriera, da “La casa degli insetti” del 1980, a “L’ultima sfida” del 2017, passando per “Sostituti” del 1992, uno dei suoi testi più apprezzati. I racconti sono tutti, senza eccezione, di straordinaria qualità: si parte sempre da una situazione apparentemente ordinaria, da problemi e conflitti di ordine naturale che, quasi inavvertitamente scivolano lentamente verso un bizzarro e un abnorme che raramente si manifestano in sovrannaturale esplicito ma restano sempre elusivi ed enigmatici. Non si può parlare a questo proposito esattamente di ghost stories, proprio come avveniva nel caso di Robert Aickman, che definiva infatti i suoi racconti strange tales. Anche la Tuttle parla di strange fiction più che di horror per dare un’idea della sua narrativa. Come ci spiega l’autrice nell’introduzione al volume, autobiografia e deriva fantastica non sono incompatibili ma complementari: così in “Il volo per Byzantium”, la partecipazione a una improvvisata convention fantascientifica in Texas diventa la porta d’ingresso nell’incubo; in “Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano”, un appuntamento con l’ex-marito vent’anni dopo la separazione per cercare una casa fantasma nel Devon con l’aiuto di Google Earth e GPS, produrrà risultati imprevedibili quanto sgraditi; la cameretta della prima infanzia o dell’adolescenza diventerà la trappola di “Sogni nell’armadio” o “L’uomo di cibo”; l’angoscia della gravidanza partorirà il delirio di “La mia malattia” o “A cavallo dell’incubo”. Non mancano gli omaggi espliciti: a Walter de la Mare in “L’ultima sfida” e soprattutto a Robert Aickman in “Il libro che ti trova”, una delle storie forse più terribili e commoventi della raccolta, in cui ispirandosi all’incontro mancato a Londra fra la Tuttle e lo scrittore ormai morente per un male incurabile, si evoca il fantasma tragico dell’amore tormentato e infelice fra Aickman e la scrittrice Elizabeth Jane Howard, spettro di tutti gli amanti respinti.
Odoya Editore presenta “La vera storia di Edgar Allan Poe” | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la segnalazione di La vera storia di Edgar Allan Poe, prima biografia italiana scritta da Teresa Campi, che ci racconta la vita travagliata di Poe, i suoi sogni e le sue speranze, i suoi amici e i suoi amori e il continuo desiderio di lavorare in proprio.
La chiave per decifrare il mistero Edgar Allan Poe è introvabile. La teneva in tasca lui stesso quando fu trovato riverso su un marciapiede di Baltimora: fu malmenato, derubato o assassinato? Sarebbe morto comunque perché malato? Alcolismo, depressione, perversione, mania di persecuzione: che nome dare alla sua malattia? Di sicuro ne aveva una: la Letteratura, alla quale sacrificò denaro, amore, prestigio.
Il termometro della febbre si chiamava Poesia e lo scopo della guarigione Bellezza, intesa come verità, aspirazione eterna, fine ultimo dell’uomo, da ricercarsi ovunque, persino nella deformità, nel grottesco, nell’intelligenza analitica e negli abissi del cuore umano. Edgar Allan Poe fu soprattutto un veggente: anticipò la critica moderna e generi letterari come la detective story e il gotico moderno, in una società – quella americana degli inizi dell’Ottocento – priva di una cultura nazionale, che sarebbe sprofondata, da lì a poco, nella tragedia della Guerra Civile.
Come autore fu disprezzato dai più; costretto ai margini come giornalista, non pubblicò mai per intero una raccolta né di racconti, né di poesie. Solo nel suo ultimo anno di vita conobbe una certa fama grazie alla poesia Il Corvo, composta come estremo “graffio” al mondo che lo ignorava. Abbandonato a più riprese dagli affetti più cari, assaporò l’amore solo per essere costretto a separarsene. In vita sua guadagnò poco più di 300 dollari e scrisse i suoi migliori racconti sotto l’urgenza della fame e del freddo: tanto gli costò il suo posto nella letteratura mondiale.
Tolkien | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la recensione al film Tolkien, che vi ho segnalato pochi giorni fa. Uno stralcio:
Diverse narrazioni s’intrecciano nel film: l’esperienza sul fronte; la formazione etica, morale, universitaria e sentimentale; il devastante impatto della Grande Guerra per la generazione di Tolkien. Sia pure retto da una ricostruzione d’ambiente e da un cast convincenti, il film appare però incerto nel risultato finale.
Uno degli scopi della storia sembra quello voler raccontare quanto Tolkien fosse “predestinato” e quanto della sua vita sia entrato nell’opera. Uno scopo che verso coloro che poco o nulla sanno della vita di Tolkien.
Il biopic su Tolkien arriva al cinema | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione dell’uscita nelle sale cinematografiche di Tolkien, il film che racconta la vita di J.R.R. Tolkien. Un film epocale, il punto di vista del creatore delle saghe più famose e belle mai scritte.
Tolkien esplora gli anni formativi della vita del famoso autore mentre trova amicizia, coraggio e ispirazione in un gruppo di scrittori e artisti negli anni degli studi. La loro fratellanza si rafforza mentre crescono e affrontano sia l’amore che la perdita, incluso il tumultuoso corteggiamento di Tolkien della sua amata Edith Bratt, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale che minaccia di distruggere la loro fratellanza. Tutte queste esperienze in seguito avrebbero ispirato Tolkien a scrivere i suoi famosi romanzi della Terra di Mezzo.
Shirley Jackson: abbandonarsi alla stranezza | Pulp libri
Su PulpLibri una lunga biografia, a cura di Walter Catalano, di Shirley Jackson, in parte già sviscerata su CarmillaOnLine. L’importanza della scrittrice statunitense è paradigmatica, in grado di definire attentamente i sensi sfuggenti di un mondo che apparentemente non esiste ma che, invece, devasta il nostro reale proprio con ciò che dovrebbe essere inesistente. Dobbiamo soltanto, quindi, metterci d’accordo su cosa è reale, su cosa è interiore e cosa esteriore. L’incipit della bio:
L’8 Agosto del 1965, quando inaspettatamente, a soli 48 anni, Shirley Jackson scomparve per un arresto cardiaco nel sonno, la diagnosi medica ufficiale parlò di occlusione coronarica dovuta ad arteriosclerosi e ipertensione cardiovascolare. Oltre che di certe incontinenze alcoliche e alimentari che la portarono a pesare più di un quintale già in giovane età però, la scrittrice fu probabilmente vittima soprattutto di quel Mother’s Little Helper – micidiale mistura di anfetamine, antidepressivi e barbiturici – che proprio l’anno successivo i Rolling Stones stigmatizzeranno nell’omonimo pezzo del loro album Aftermath. La droga delle casalinghe.
Con quattro figli di età diverse e un marito scrittore – il critico letterario, recensore su The New Yorker, e docente universitario Stanley Hyman – assolutamente deficitario in qualsiasi questione pratica e domestica (ma decisamente sveglio quanto a infedeltà coniugali con ex studentesse), Shirley fu per tre quarti della sua giornata ordinaria, a tutti gli effetti, un’indaffarata casalinga, costretta a ritagliarsi faticosamente i momenti liberi da poter dedicare alla creazione letteraria. Quando finalmente cominciò a guadagnare ben più del marito con il successo della sua narrativa – a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta – questi (autore di due monumentali lavori di saggistica, The Armed Vision: A Study in the Methods of Modern Literary Criticism, del 1947 e The Tangled Bank: Darwin, Marx, Frazer and Freud as Imaginative Writers, del 1962: testi critici di tutto rispetto ma non certo dei best seller) cominciò a rinfacciarle il tempo sprecato a scrivere lettere o qualsiasi altra cosa non fosse fiction vendibile. Mamma, moglie, casalinga (e quindi cuoca, colf, donna delle pulizie, autista, amministratrice domestica, ecc.) e insieme fonte principale di reddito familiare, non stupisce che le responsabilità, l’ansia e la frustrazione (il suo precoce decadimento fisico e le frequenti scappatelle del coniuge) abbiano minato profondamente e irreparabilmente la sua salute.

