L’idea di glitch è tutt’altro che nuova ma tutt’altro che secondaria. di base c’è l’errore (o alterazione) non – o non solo – visto come “improvement” di immagini o testi (che sarebbe cosa un po’ meccanica) ma come scarto o sbaglio fondante, possibly.
Non in senso assoluto. anzi: il bello della faccenda sta proprio nel fatto che lo sbaglio sbaglia anche a inserirsi nel giunto cardanico della possibilità di senso delle cose. non ci riesce sempre, non va sempre così. non è sempre così.
Dunque funziona esattamente come un vivente, venendo da (o essendo cresciuto in) una macchina.
Ecco, quest’incipit mi ha folgorato. Lo trovate su SlowForward e dà il via a cerebralità molto interessanti (in realtà è un discorso non del tutto inedito, a suo tempo Antares666 e Nodens avevano studiato questi fenomeni nell’ambito dei film pornografici, trovandoci interessanti spunti di invasione dai continuum paralleli, del Nulla senziente che destruttura l’inganno del reale).
Cosa è davvero inanimato? Cosa è invece dotato di un minimo spunto senziente, lì dove non si pensava ci fosse altro che l’inanimato? Ogni cosa è viva, basta capirne il suo linguaggio? O siamo noi, soltanto noi, che crediamo di attribuire il codice dell’intelligenza a tutto ciò che abbiamo intorno, solo perché soddisfa alcuni requisiti? Siamo vivi, allora?
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