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Midori Hirano & CoH – Sudden Fruit | Neural
[Letto su Neural]
Sudden Fruit è un progetto collaborativo nel quale la pianista e compositrice giapponese Midori Hirano e l’architetto sonoro Ivan Pavlov danno vita con precisione chirurgica a un’opera immersiva e fantasmatica, sospesa tra acustico e digitale, permeata da una sensibilità minimalista e gentile, sfumata in un ambient introspettivo, venato da glitch e coloriture idm. Sono nove le tracce presentate, ognuna delle quali costituisce un frammento di un mosaico sonoro più ampio, dove le note cristalline del pianoforte di Hirano sono intrecciate alle manipolazioni elettroniche sottili e sofisticate di Pavlov. L’album si apre con delicati tocchi pianistici che sembrano emergere dal silenzio, subito accompagnati da texture elettroniche che non invadono mai lo spazio sonoro ma lo arricchiscono con discrezione. La collaborazione tra i due artisti raggiunge momenti di rara bellezza quando le melodie organiche si fondono con i processi digitali, creando un equilibrio perfetto tra calore umano e precisione tecnologica. Il lavoro di sound design di CoH si rivela particolarmente raffinato nell’uso di micro-suoni e interferenze controllate che aggiungono profondità e mistero alle composizioni, mentre Hirano dimostra una sensibilità fuori dal comune nel dosare spazi e silenzi, lasciando che ogni nota respiri e trovi il proprio posto nell’architettura complessiva del brano. Sudden Fruit è configurato anche come un viaggio contemplativo attraverso paesaggi sonori che evocano tanto la fragilità della natura quanto la complessità della percezione moderna. Insomma, un disco che richiede un ascolto attento e che ricompensa l’ascoltatore con sfumature sempre nuove a ogni riascolto, confermando la maturità artistica di entrambi i protagonisti e la loro capacità di creare bellezza attraverso la sottrazione piuttosto che l’eccesso. Particolarmente degne di nota sono le tracce centrali dell’album, dove emerge con chiarezza la complementarità tra l’approccio melodico di Hirano e quello processuale di Pavlov. Qui le frequenze acute del pianoforte vengono modellate e rifratte attraverso algoritmi che ne preservano l’essenza emotiva trasformandone la percezione spaziale. L’utilizzo parsimonioso d’effetti e la stratificazione di field recording quasi impercettibili contribuiscono a creare un’atmosfera di sospensione temporale che invita all’immersione totale. La produzione, curata nei minimi dettagli, restituisce una dinamica che valorizza tanto i momenti di maggiore densità sonora quanto quelli di rarefazione estrema, dimostrando come il silenzio possa essere eloquente quanto il suono stesso. L’esperienza d’ascolto si rivela così un percorso di scoperta progressiva, dove ogni elemento trova la propria collocazione in un disegno compositivo di rara coerenza estetica.
Qualcosa di errato
Disturbi lineari di consistenze potenti, mentre la luce solare impiega troppo tempo a realizzare se stessa.
Esce il CD Audio “NONIO MAIA”, di Krell | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Ottavo capitolo discografico di Krell, Il CD Nonio Maia nasce con il supporto dell’IA ma resta fedele alle sue radici: ambient elettronico sperimentale e noise che si aprono a scenari cupi, esoterici e rituali. L’uso più intenso della voce singola e dei cori, antichi ed evocativi, plasma un landscape suggestivo, attraversato da glitch, sporcature e presenze oscure. 17 brani come un percorso iniziatico, che culmina tra techno minimal, techno etnica e noise, dove l’ombra diventa ritmo e il rito diventa macchina.
Il suo perché
Seriale, come un nastro di glitch evanescenti, l’errore sul reale, l’incomprensione sul filo dell’ideologico: il risultato è una menomazione geniale degli eventi, qualcosa di costruttivo, ha il suo perché.
Esuberanze visive
Gli asfittici movimenti s’alternano alle prominenti volontà estese, mentre ascolti sulla via del risanamento i glitch sonori, le svisate in flash, i ricordi che fioriscono sul tuo viso.
IN A MOTEL WE FOUND OP D.I.S.T.A.N.C.E. | Komplex
Nelle piscine di periferie industriali, il processo di mutazione va oltre l’ibridazione. Via AI, con Mariano Equizzi.
Glitch in prostrazione
Domina la percezione di un profondo stato di prostrazione, gli oggetti sono sfrangiati da glitch di frattali caotici.
Diego Behncke – Machine Anamnesis | Neural
[Letto su Neural]
Diego Behncke attiva un complesso reticolo di settaggi, scelte e azioni musicali utilizzando i testi di Foirades/Fizzles, una collaborazione tra Samuel Beckett e Diego Behncke sfociata in quello che è considerato uno dei libri di artisti più importanti della seconda metà del XX secolo, aggiungendo anche elementi discorsivi estratti da Pour en finir avec le jugement de Dieu, una creazione radiofonica di Antonin Artaud risalente al 1947 e infine con frammenti che si devono a J.L. Borges, estrapolati da Del rigor en la ciencia e La biblioteca de Babel. Il procedimento messo in atto dallo sperimentatore cileno adesso di base a Berlino prevede la scomposizione e la ricomposizione di questi materiali testuali, utilizzando una logica ricorsiva, ovvero tramite l’esecuzione d’algoritmi che comportano una semplificazione e suddivisione dell’insieme di dati, che poi sono a loro volta ulteriormente sottoposti a similari trattamenti sempre facendo leva sullo stesso algoritmo. Il risultato è altamente suggestivo e prende le forme di un elettroacustica di taglio elettronico, ricca di sequenze molto disturbate, robotiche e proliferanti, solcata da iperboli digitali, glitch, vortici e dissonanze d’ogni tipo. Oltre a un uso ricorsivo della sintesi per convoluzione e ai sintetizzatori modulari controllati da computer per la sintesi FM, molteplici sono stati i software che sono serviti a Behncke per ottenere una distintiva resa sonora: per esempio Orchidea per l’orchestrazione delle parti, ACToolkit per vari strumenti di sintesi digitale, CatOracle/CataRT per la sintesi concatenata basata su corpus, un Yamaha Vocaloid e WaveNet per la sintesi vocale. Sono proprio le voci che sintetizzate funzionano da meccanismi di richiamo e la sommatoria degli effetti rende incerto stabilire nella creazione artistica quanto ci sia di macchinico e quanto sia invece frutto di precisi interventi umani, dicotomia che diventa però irrilevante se si supera una evidente alterità autoriale e ci si pone in un ottica pienamente post-human, che non è il futuro – del quale abbiamo perso ricognizione – ma il qui e ora che è assolutamente segnato da nuove e nuovissime modalità di produzione. S’allude esplicitamente alle tecnologie di intelligenza artificiale anche se in questo lavoro il processo creativo è solo messo in moto a partire da un testo sorgente che si traduce in output attraverso tutta una serie di trasduzioni, seguendo percorsi piuttosto misteriosi e affastellati in strutture di relazioni non sempre lineari, volutamente offuscate e residuali, risultato di un sottoinsieme ambiguo di apparati concettuali e tecnici.
Holy Similaun – Radicor al flort, espert on’ill il erb, aor Raetia | Neural
[Letto su Neural]
Con un brano sul lato A di poco meno che undici minuti (“Radicor al flort, espert” ) e un altro sul lato B di otto minuti e mezzo (“on’ill il erb, aor Raetia”) la definizione di long playing forse non è totalmente calzante, soprattutto se poi il numero di giri al minuto è di 45 e non di 33. Eppure – a certe latitudini stilistiche – è il meno che possa capitare: la natura dei progetti e l’ispirazione combinatoria permette questa e ben altre libertà. Holy Similaun, che in realtà è un artista italiano, lo sa bene e dopo tre album all’attivo dal 2018 ad oggi continua sempre con strategici ma obliqui spostamenti stilistici, che includono industrial ed experimental, glitch e dark ambient, noise ed abstract, arrivando adesso a melodie eccentriche, fitte distorsioni e ancora muri di rumore. Ad accompagnarlo c’è di nuovo – dopo la partecipazione al precedente Arcaskathel – Micol Belletti, aka Archipel, alle voci, oltre ad aver anche scritto i testi, coadiuvati da rouge-ah all’arpa, con interventi sempre misurati ma allo stesso tempo lirici. Il linguaggio utilizzato non è esplicabile e nemmeno riconducibile ad una lingua precisa: è pura necessità, un costrutto sensoriale apparentabile alla scrittura senza uno specifico contenuto semantico. Del versante dark ambient rimangono le atmosfere oniriche, cupe e distaccate, una certa sospensione che collega episodi differenti e le dolci litanie di Archipel, anche se adesso le dissonanze sono più urgenti e anche il montaggio si è fatto più astratto e decostruito, potendosi avvalere anche del gran lavoro fatto da Giovanni Lami nell’amalgamare le parti vocali, decisive in entrambe le due composizioni, nelle quali comunque serpeggia un certo senso di nostalgia, che sembra diventato il sentimento dal quale la musica della post-contemporaneità non può più svincolarsi, marcando i territori d’una ibridazione sempre problematica fra corpi e tecnologie. Le due composizioni sono allucinate e appassionanti, masterizzate allo stato dell’arte da Giuseppe Ielasi, uno specialista di altissimo livello nella post-produzione audio, musicista d’area sperimentale e compositore a sua volta, anch’egli avvezzo da tempo a progetti collaborativi e scambi d’energie concettuali che qui evidentemente si sono combinate in maniera eccentrica e feconda, dando la giusta densità e coerenza al tutto.




