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NeXT Hyper ObscureArchivio per giugno 23, 2012
La giustizia di Iside recensita da AnnessiConnessi | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
E’ difficile definire in modo lineare questo romanzo di Clelia Farris, La giustizia di Iside.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’autrice, qualche anno fa, grazie al suo primo romanzo ambientato nelle Due Terre, La pesatura dell’anima (recensito qui), vincitore del premio Kipple, e siamo rimasti catturati dalla complessità della realtà ucronica che ha saputo disegnare.
Questo romanzo giunge come seguito del primo, ma non ne è la sua prosecuzione. Fin dalle prime pagine ci si accorge che le vicende dei protagonisti, oltre che i protagonisti stessi, sono i medesimi presenti nel primo libro. Immersi nuovamente nella realtà delle Due Terre, i protagonisti seguono un’indagine differente, ma gli equilibri che li legano si ripresentano, uguali eppure diversi, come una sorta di dejà vù.
Il giudizio che si evince alla fine dalla recensione è infine buono, molto buono. Le parole finali indicano che
ci sentiamo di consigliare la lettura a tutti gli appassionati del genere, anche a coloro che hanno già letto La pesatura dell’anima, e a fare i nostri migliori in bocca al lupo all’autrice.
Vi ricordiamo che il romanzo è in vendita sia in cartaceo che in digitale, quest’ultimo libero da DRM (in formato sia ePub che MOBI), al prezzo rispettivamente di 11€ e 2,5€. Buona lettura a tutti.
In quante volte?
Le sovrapposizioni visive sono istanze del non visto, esistenti in fronte ai paradossi estetici: suono le diffrazioni quantistiche, e ti osservo, e poi vibro insieme a te.
Polvere del caos
Le macerie sono proiezioni esponenziali delle polvere, architetture del disfacimento pregne della perfetta caoticità matematica: basta respirarle per avere scorci interiori del distopico.
Blocco di testa: Lo zinco
Riporto pari pari il post di Maurizio “Scarweld” Landini, che non saprei fare meglio per citare contemporaneamente evento e mood interiore intimisto:
Il 20 giugno scorso ho terminato una nuova raccolta in versi: è intitolata Lo zinco. Venti poesie. Si va avanti di venti in venti, si scopre la gravità del tempo di venti in venti.
Di zinco è fatto il contenitore che ricopre la bara di mio padre, a un anno dalla sua morte, durante il trasporto verso il cimitero di San Benedetto del Tronto dove si trova il forno per la cremazione. Un involucro di zinco obbligatorio per legge, che impedisce una possibile fuoriuscita di sostanze tossiche derivate dalla decomposizione. Lo zinco ci separa dal marcio, dal miasma ma non può nulla contro il dolore del lutto. Un lutto che si estende dalla sfera famigliare a quella nazionale, mondiale. Contamina presente, passato e futuro e diviene metafora dell’ineluttabilità della morte e della miseria della condizione umana di fronte alla sofferenza.
La leggerò oggi, 23 giugno, a Pesaro, in occasione di Letteratura Necessaria, azione n.19, presso il cortile del palazzo Ricci.
Ciao Maurizio, in bocca al lupo.
Renzo Giorgetti: Archetipi lovecraftiani: l’Eterno femminile | Ver Sacrum
Su VerSacrum.com una bella recensione all’opera di Renzo Giorgetti, Archetipi lovecraftiani, edito da EDS. È un’opera che ha destato la mia curiosità fin dall’uscita, ed è quindi con piacere che riporto qui sotto l’intera recensione.
Archetipi lovecraftiani: l’Eterno femminile di Renzo Giorgetti è un’interessante analisi mitico-simbolica che cerca di individuare le radici culturali dell’universo di H.P.Lovecraft. L’autore ha già pubblicato, per la mitica Dagon press di Pietro Guarriello(http://studilovecraftiani.blogspot.it/2009/05/archetipi-lovecraftiani-lindia-e-i-miti.html), il volume L’India e i miti di Cthulhu, uno studio dettagliato e affascinante che presenta il medesimo approccio e che compara le divinità indiane e le epopee della mitologia Vedica ai miti di Cthulhu. Quello simbolico è un metodo già utilizzato in passato, in modo indubbiamente competente, per quanto concerne il corpus delle opere “lovecraftiane”, da Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco.



