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Archivio per Stampanti 3D

Maraboutage 3D, printing moral voodoo dolls | Neural


[Letto su Neural]

Il valore simbolico di una stampante 3D si è abbassato da quello di una macchina che avrebbe “fissato” la nostra realtà quotidiana su molteplici livelli, a uno dei tanti strumenti per produrre qualcosa legato al profitto. Questa tecnologia ha sofferto la stessa crisi evolutiva di molti altri (come ad esempio la stampa su richiesta), non tenendo il passo con l’aspettativa e la promessa industriale. Quentin Destieu del collettivo Dardex, incarna un’importante storia correlata nella sua installazione “Maraboutage 3D”. Egli produce delle bambole Voodoo a grandezza umana rappresentando Bre Pettis, uno degli inventori americani della stampante 3D, che ha beneficiato molto dalla comunità open source, ma che ha protetto con brevetto un codice fondamentale, quando ha immaginato la possibile quantità di profitti. Le bambole hanno busti distorti, ed errori nei rendering dei volti, come se la macchina si fosse ribellata al suo proprietario. Ma sembrano comunque rappresentare il rigetto delle aspettative, che Pettis rappresenta, e la libertà che ci viene concessa una volta che usiamo le nostre stesse opinioni.

Demagógiaprotektor™, mechanically induced reaction | Neural


[Letto su Neural]

La passività indotta dalla retorica dei politici è stata gloriosamente celebrata dalla biologia all’arte e alla teoria dei mass media, ma non è mai stata accreditata così tanto come dopo le ondate populiste che si sono verificate nel 2016. La diffusa disillusione del grande pubblico ha profondamente risuonato in tutti i tipi di media partecipativi, perpetuati in maniera diversa, più e più volte. Demagógiaprotektor™ di Dániel Cseh prende come riferimento questi sentimenti e atteggiamenti diffusi, utilizzando una strategia strutturata dei makers. Si tratta di un esoscheletro per dito medio stampato in 3D regolabile al portatore e alimentato da un servomotore usando il riconoscimento vocale di Google. Quando viene riconosciuto un set di frasi predefinite ed aggiornabili, solleva il dito per un po’ di tempo. Quello a cui letteralmente si assiste è una minima reazione forzata, che certifica allo stesso tempo la passività di chi guarda, ma riesce sicuramente a risvegliare la sua capacità di reagire come se fosse un tentativo disperato di rivitalizzare un malato gravemente compromesso.

Useless Weapons Series, corrupting abstract violence | Neural


[Letto su Neural]

La digitalizzazione e la conseguente duplicazione fisica hanno raggiunto in questo momento il punto in cui è possibile tecnicamente fruirli al di fuori dei laboratori dove solitamente so sono sviluppati. Guardare un file 3D che rappresenta un oggetto materiale e pensare all’infinito potenziale della duplicazione fisica è un collegamento logico che si è diffuso solo recentemente, consentito dalla notevole diffusione della stampa 3D. Alexandra Ehrlich Speiser si è concentrata sui file 3D delle armi che sono ampiamente disponibili nel dark web. Nelle sue ‘Useless Weapons Series’ li ha difettati grazie a diverse strategie come l’inserimento nel codice di un testo pacifista o una sua leggera modifica, causando una interconnessione diversa nella struttura che va a danneggiare la funzionalità dei file. Alcuni esempi di stampa 3D, come una ‘non letale’ Smith&Wesson e AK47, oppure una Granata della seconda Guerra Mondiale sono state esibite all’EMAF 2017. In questo modo ha materializzato i suoi sabotaggi astratti e la loro capacità di influenzare la stessa natura eterea del file, e di conseguenza la pericolosità e la minaccia originale.

Little Planet Factory: tutti i pianeti del sistema solare sulla propria scrivania | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Little Planet Factory nasce dall’idea di George Ioannidis, un artista che un giorno, non riuscendo a travare il modellino del pianeta Marte, ha deciso di crearselo da solo. Grazie alla tecnologia delle stampanti 3D, Little Planet Factory ha creato un’intera serie di pianeti e satelliti di tante grandezze diverse – e tutti da un punto di vista scientifico rigorosamente accurati – che può abbellire la scrivania di chiunque. Per visitare il sito basta cliccare qui.

Caress Of The Gaze, like technological animals | Neural


[Letto su Neural.it]

Per cause e in un periodo ancora da definire che si aggira tra i sei e i due milioni di anni fa, il genere umano ha lentamente perso il pelo spesso, lungo e denso che ricopriva il suo corpo. Per proteggerci dalla nudità, dal freddo e dagli sguardi altrui, nel corso dei secoli abbiamo utilizzato una vasta serie di materiali: dalle pelli animali alle stoffe, dando vita, inconsapevolmente prima e maniacalmente poi, ad un impero economico ed artistico che nei secoli recenti abbiamo chiamato “moda”. Mentre nei primi ominidi l’abbigliamento era strettamente legato alla sopravvivenza, da un certo punto in poi della storia umana fino al raggiungimento dei nostri tempi, esso ha assunto una ricchissima importanza sociale, entrando a far parte, a pieno titolo, della cultura di un popolo o di un’epoca storica. Caress of the Gaze, opera nata dalla preziosa ricerca dell’architetto e designer Behnaz Farahi, raggiunge un livello altissimo nel dibattito già aperto della stampa 3D, delle interfacce e della tecnologia indossabile. Grazie allo studio e all’applicazione di attuatori in lega a memoria di forma (SMA) e a un esperto uso della stampa 3D, l’iraniana Farahi “riveste” la sua modella di penne artificiali, forse di aculei o squame, di una seconda pelle senziente che, imitando la reazione umana della pelle d’oca, reagisce allo sguardo altrui con un movimento tanto realistico quanto affascinante. Come un nuovo rito di accoppiamento, Caress of the Gaze respira, intercetta, si muove e vede anche cose che chi la indossa non vede. Un terzo occhio, dunque, oltre che una seconda pelle. È questo il compito della pelliccia dell’animale del futuro?

Come costruire una base lunare con le stampanti 3D | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Nonostante l’ottimismo di molti autori di fantascienza del secolo passato, edificare una base lunare sul nostro satellite sembra essere ancora solo un miraggio. Eppure, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, qualcosa potrebbe presto cambiare. Nel video che segue, prodotto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con Foster + Partners, si esplora la possibilità di adoperare la tecnologia delle stampanti 3D per creare una base lunare abitabile, con l’utilizzo dei materiali disponibili sul suolo del nostro satellite. Secondo questo modello, le strutture verrebbero create da robot ideati apposta per lo scopo. Buona visione!

I tessuti umani stampati in laboratorio renderanno inutili molti test sugli animali entro 5 anni – FuturoProssimo.it


Il titolo del post è autoesplicativo. Da FuturoProssimo copioincollo un post che potrebbe risollevare le sorti di milioni di animali da test, o perlomeno cominciare a risolverle: stampanti 3D per realizzare tessuti umani, da testare. La tecnologia aiuta il rispetto e la vita animale.

Più di trecento milioni di animali vengono uccisi ogni anno nei laboratori scientifici e nei centri ricerche di tutto il mondo: si tratta per lo più di topi, ratti e conigli che servono a studiare vaccini e farmaci da sperimentare in fasi successive sugli esseri umani: è una triste (e talvolta necessaria) realtà che presto potrebbe essere evitata.

Alla Heriot Watt University di Edinburgo hano già adattato normali stampanti 3D all’utilizzo di speciali “bio-inchiostri” fatti di cellule, e nel prossimo futuro saranno in grado di realizzare organi di ricambio, ossa e tessuti. Nella fattispecie, la produzione di tessuti umani in laboratorio potrà fornire sperimentazioni dai risultati più attendibili di quelli che oggi otteniamo attraverso la sperimentazione sulle cavie, e rendere molto rapido anche l’accesso a fasi successive dei test. “Una prima classe di ‘micro tessuti’ potrebbe essere stampata entro i prossimi 5 anni, ai ritmi della ricerca attuale,” dice il ricercatore in bioingegneria Alan Faulkner-Jones. “Sarà possibile adoperare cellule di un individuo e produrre in laboratorio suoi campioni di tessuto per testare e realizzare medicinali specifici e personalizzati, anziché fare test generici di risposta ad un farmaco”.

Le reazioni a un vaccino, a un farmaco (e anche a un cosmetico) saranno accertate in breve tempo e senza la necessità di sacrificare piccole vite.

Stampanti 3D e open source il nuovo volto dell’hardware – Repubblica.it


Su Repubblica.it un interessante articolo sulle stampanti 3D che stanno, ora, diventando sempre più popolari ed economiche, dotate di software opensource che permettono di stampare con la plastica praticamente qualsiasi oggetto tridimensionale, aggirando i divieti e le pretese delle multinazionali, titolari di ogni tipo di brevetto. Ancora una volta, un grosso impulso alla creatività e al benessere viene dal mondo aperto, non da quello inaccessibile nei meccanismi dei detentori di tecnologia chiusa.

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