Archivio per Moda
25 Maggio 2024 alle 16:08 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Energia, Filosofia, InnerSpace, Sociale and tagged: Liberismo, Moda, Radical Chic, Ridefinizioni alternative
Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga a fondo alcune tematiche legate al mondo della Moda, mettendole in relazione con le dinamiche radicalchic e con le imposizioni del Mercato; un estratto:
La moda è «un generatore permanente di luccicanze e desideri imprevisti», un supplemento di vita ulteriore che non ci condanna all’esistenza immediatamente naturale. È il processo, sempre ambiguo, sempre metamorfico, con cui ribadiamo che ogni corpo e ogni identità è un parlamento di sé. Tornare a restituire dignità a un discorso di vesti significa, da una parte, riconoscere che la materia agisce, ci condiziona, smuove in noi una geografia di desideri e pulsioni. Dall’altra significa considerare che, per troppo a lungo, i filosofi si sono vestiti male, e che nel futuro saremo chiamati a considerare «una sfilata o un singolo capo come parte essenziale di quel patrimonio di conoscenze sublimi e fuoco di desideri che siamo abituati a chiamare, da secoli, filosofia».
«Ma forse quest’immaginario è nato proprio da noi, utenti, consumatore e veicolatore di specifiche culture, storie e movimenti di cui Gucci utilizza l’immagine, l’involucro, la copertina, mettendole in vetrina e facendole proprie. Come un nastro di Möbius – dove è impossibile definire inizio e fine, interno ed esterno – diventa difficile comprendere chi abbia creato, sfruttato, condiviso o ricreato quell’immaginario, e per molte persone non ha più importanza. Gucci ha privatizzato temi, soggettività e immaginari per costruire la sua brand identity: è un processo in atto ormai da anni e in tutta l’industria della moda».
26 aprile 2018 alle 08:42 · Archiviato in Cybergoth, Experimental, Reading, Surrealtà and tagged: DNA, Interrogazioni sul reale, Moda, Olosensorialità
Poche supposizioni estratte da un archivio corrotto, potevano essere ricordi biologici o psichici, estrazioni elettriche da un filamento genetico o semplici suggestioni momentanee, eppure riesco a percepire in esse un momento angolare di estetica, qualcosa che può apparire modaiolo o effimero.
8 giugno 2016 alle 21:49 · Archiviato in Creatività, Erox, Fantastico, Recensioni and tagged: Horror, Infection, Luce oscura, Moda, Movie, Ridefinizioni alternative
Su FantasyMagazine la recensione a un film stimolante: The Neon Demon. Parliamo del mondo della modo, in cui la perversione dell’immagine raggiunge picchi inarrivabili, dove la carne è idolatrata oltre ogni ragionevole limite.
Su una cosa siamo certi: The Neon Demon, il nuovo film di Nicolas Winding Refn, non può suscitare indifferenza. Se dobbiamo ridurre, o introdurre l’analisi del film alla storia raccontata, possiamo dire che è la vicenda di una giovane e bellissima donna, interpretata da Elle Fanning, troppo bella per non suscitare invidie, gelosie, desiderio. Una bellezza la cui essenza molti personaggi cercheranno di carpire a proprio modo. Fotografi che vogliono rinchiuderla nelle loro immagini, stilisti che ne vogliono fare il loro trofeo, un rozzo albergatori in cerca di sesso a buon mercato, modelle invidiose del suo successo, una truccatrice che, stanca di restituire parvenza di vita alla morte con l’artificio, ambisce a farla sua.
A quali estremi si può arrivare per un’aspirazione alla bellezza che diventa ossessione? Erotismo sublimato, corpi mutilati, sangue copioso, cannibalismo e necrofilia. Non manca nulla in un film che mescola linguaggi ed estetiche, attingendo a suggestioni da realismo magico, all’estetica della video art e del mondo della moda, alla crudezza del sesso e della violenza del pulp. Refn realizza quasi un film definitivo un’opera ricca di simbologie e metafore tutte visive, restituendo al cinema la sua piena valenza di narrazione per potenti immagini. Un film che potrebbe essere completamente muto per quanto scarni ed essenziali sono i dialoghi. Non tutti i pezzi combaciano, in una sceneggiatura che in alcuni momenti si scolla quasi senza vergogna.
15 aprile 2016 alle 15:26 · Archiviato in Creatività, Digitalizzazioni, Experimental, News, Postumanismo, Tecnologia, Virtual Reality and tagged: Application Programming Interface, Behnaz Farahi, Interrogazioni sul reale, Moda, Ridefinizioni alternative, Scansioni 3D, Stampanti 3D
[Letto su Neural.it]
Per cause e in un periodo ancora da definire che si aggira tra i sei e i due milioni di anni fa, il genere umano ha lentamente perso il pelo spesso, lungo e denso che ricopriva il suo corpo. Per proteggerci dalla nudità, dal freddo e dagli sguardi altrui, nel corso dei
secoli abbiamo utilizzato una vasta serie di materiali: dalle pelli animali alle stoffe, dando vita, inconsapevolmente prima e maniacalmente poi, ad un impero economico ed artistico che nei secoli recenti abbiamo chiamato “moda”. Mentre nei primi ominidi l’abbigliamento era strettamente legato alla sopravvivenza, da un certo punto in poi della storia umana fino al raggiungimento dei nostri tempi, esso ha assunto una ricchissima importanza sociale, entrando a far parte, a pieno titolo, della cultura di un popolo o di un’epoca storica. Caress of the Gaze, opera nata dalla preziosa ricerca dell’architetto e designer Behnaz Farahi, raggiunge un livello altissimo nel dibattito già aperto della stampa 3D, delle interfacce e della tecnologia indossabile. Grazie allo studio e all’applicazione di attuatori in lega a memoria di forma (SMA) e a un esperto uso della stampa 3D, l’iraniana Farahi “riveste” la sua modella di penne artificiali, forse di aculei o squame, di una seconda pelle senziente che, imitando la reazione umana della pelle d’oca, reagisce allo sguardo altrui con un movimento tanto realistico quanto affascinante. Come un nuovo rito di accoppiamento, Caress of the Gaze respira, intercetta, si muove e vede anche cose che chi la indossa non vede. Un terzo occhio, dunque, oltre che una seconda pelle. È questo il compito della pelliccia dell’animale del futuro?
24 settembre 2013 alle 15:19 · Archiviato in Creatività, Experimental, News, Sociale, Tecnologia and tagged: Adam Harvey, Controllo sociale, Johanna Bloomfield, Moda, Proteste, Ridefinizioni alternative, Video
[Letto su Neural.it]

Nonostante la moda sia spesso considerata superficiale, limitata a vetrine e riviste patinate, si deve anche riconoscere che da sempre ha precorso ed è stata portavoce di certe tendenze culturali e di molte evoluzioni nella storia della società umana a cavallo di più generazioni. Potremmo dire che la moda riflette la civiltà nella quale è immersa – o ancor meglio – dalla quale emerge. Sul tema caldo dell’invasione della privacy, lo stilista americano Adam Harvey ha presentato la prima collezione anti-spy a Londra, intitolandola Stealth Wear. I vestiti, realizzati in collaborazione con la sua collega Johanna Bloomfield, sono leggeri, traspiranti e grazie a delle fibre altamente metalliche che li compongono, funzionano come uno scudo contro i sensori termici di droni, piccoli velivoli senza pilota e altri agenti di alta tecnologia nell’area di massima sorveglianza. L’idea potrebbe anche essere divertente se non fosse per le polemiche che ha suscitato in molti paesi circa l’uso sempre più diffuso di domestici droni disarmati per scopi di sorveglianza. Sebbene i droni si sono rivelati utili nel tracciamento degli esplosivi, risolvendo rapimenti, organizzando soccorsi a seguito di calamità naturali o disgrazie, l’ondata di incidenti in missioni anti-terrorismo straniere – che a volte hanno comportato la perdita di vite innocenti – ha provocato una condanna forte da parte dei sostenitori della privacy e ha diviso l’opinione pubblica in due. Adam Harvey che anche in precedenza ha affrontato – in altre opere come CV Dazzle – questioni di privacy, adesso è tornato con questa mini-raccolta, parzialmente ispirata agli abiti musulmani. Sotto i riflettori ci sono un burqa anti-drone, una sciarpa e una felpa, una t-shirt che blocca i raggi x e Off Pocket, un case per cellulari che assorbe il segnale rendendo però impossibile individuare la locazione. Sebbene l’intenzione dell’artista sia quella di dimostrare la fallibilità della fede cieca per la tecnologia, ci possono essere alcuni che credono che questi vestiti, se usati impropriamente, potrebbero aiutare a facilitare determinate forme di illegalità.
1 febbraio 2012 alle 12:12 · Archiviato in Creatività, Cyberpunk, Digitalizzazioni, Disumano, Experimental, HyperNext, News, Notizie, Postumanismo, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Application Programming Interface, Cronache basso futuro, Moda, Ridefinizioni alternative
Continuano le pubblicazioni sul nuovo blog connettivista HyperNext. Due giorni fa è stata la volta di un articolo assai profondo e colto di Oedipa_Drake, Apocalisse tra utopia e disincanto, significativa riflessione sul ruolo dell’apocalisse che s’insinua continuamente nei ragionamenti e pensieri che coinvolgono, in questi giorni ipertecnologizzati (che non fa altro che aumentare la vertigine dell’apocalisse stessa), la nostra psiche. Oggi, invece, un mio post richiama la vostra attenzione sulle modelle virtuali, che standardizzano il gusto estetico occidentale: La perfezione virtuale crea nuove regole nella moda.