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Ottenuto il più grande remix del genoma umano – Biotech – Ansa.it


Dall’ANSA recupero questo notizia, che è formidabile per le implicazioni strutturali che evidenzia; e alla fine, viene proprio da domandarsi chi fossero quei programmatori che lo hanno realizzato (qui sotto un corposo estratto dell’articolo, che rende bene l’idea):

Il Dna è più resiliente ai cambiamenti strutturali di quanto pensassimo: tollera persino la perdita (delezione) di sequenze anche lunghe, purché vengano lasciati intatti i geni essenziali per la sopravvivenza della cellula. Lo dimostra il più grande ‘remix’ di genomi umani ottenuto finora, frutto della più complessa operazione di ingegneria genetica mai realizzata sulle linee di cellule umane coltivate in laboratorio. Il risultato, che aiuterà a capire il ruolo di queste alterazioni nell’insorgenza di tumori e malattie dello sviluppo, è pubblicato sulla rivista Science dal Wellcome Sanger Institute insieme all’Imperial College di Londra e all’Università di Harvard.
I ricercatori hanno remixato i genomi delle cellule umane in un unico grande esperimento utilizzando il prime editing, una recente tecnica di ingegneria genetica (basata sugli strumenti molecolari della Crispr) che permette di intervenire con precisione sul Dna, attuando una sorta di comando ‘trova e sostituisci’ nel libro della vita. Applicando il prime editing a varie linee cellulari utilizzate in laboratorio, hanno introdotto in ciascuna cellula oltre un centinaio di alterazioni casuali della struttura del genoma, ovvero delezioni, duplicazioni e inversioni di sequenze genetiche anche lunghe, ottenendo così migliaia di varianti strutturali dei genomi. Usando poi le tecniche di sequenziamento, sono riusciti a esaminare gli effetti di queste alterazioni, valutandone l’impatto sulla sopravvivenza delle cellule. In questo modo hanno scoperto che risultano letali solo quei cambiamenti strutturali che comportano la perdita di geni essenziali.

Come è cambiata la genetica dell’Antica Roma in 1000 anni? Lo rivela uno studio | TechEye


Su TechEye lo studio sul DNA delle popolazioni romane, in un arco di tempo che va dal 10.000 a.C., dal Mesolitico, fino alle invasioni barbariche del tardo impero, verso il 500 d.C.
Un estratto:

Nel VIII secolo a.C., Roma era solo una delle tante città-stato della Penisola Italiana, ma nel giro di meno di 1000 anni divenne la più grande metropoli del mondo antico, dominando il Mediterraneo. Tuttavia, se la storia politica e militare di Roma è ben documentata, meno si conosce della composizione genetica dei suoi abitanti. Uno studio del 2020 ha cercato di far luce su questo aspetto, analizzando i genomi di 127 individui vissuti in varie epoche, coprendo più di 10.000 anni di storia.
I dati raccolti hanno rivelato tre grandi fasi genetiche: i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, gli agricoltori del Neolitico e un gruppo che comprende individui dall’Età del Ferro fino all’Impero Romano. Nel Mesolitico, circa 10.000 anni fa, i primi abitanti dell’Italia centrale erano cacciatori-raccoglitori, geneticamente simili ad altri gruppi presenti in Europa, come quelli trovati nella grotta Villabruna nel nord Italia. Questi individui vivevano in gruppi isolati e il loro DNA mostra oggi una bassa eterogeneità genetica, cioè una limitata mescolanza con altre popolazioni.
Intorno al 7000 a.C., con l’avvento dell’agricoltura, si osserva un importante cambiamento. Nuovi gruppi migratori portarono in Italia pratiche agricole e animali domestici come pecore e bovini. Questi agricoltori provenivano dall’Anatolia, l’attuale Turchia, e avevano un profilo genetico diverso dai cacciatori-raccoglitori locali. Tuttavia, la loro composizione genetica non era omogenea: oltre al DNA degli agricoltori anatolici, questi individui mostravano anche tracce di antenati originari dell’Iran e della regione del Caucaso. Questo indica che l’agricoltura non si diffuse solo attraverso la migrazione di un singolo gruppo, ma grazie a una rete complessa di popolazioni che si mescolavano lungo il percorso dall’Anatolia all’Italia.

Leggi il seguito di questo post »

Il DNA dei romani. Le origini genetiche di Roma


Quali sono le origini dei Romani? E degli italiani? Quali sono stati i popoli che hanno colonizzato il suolo su cui viviamo? Le risposte possono essere sorprendenti per qualcuno, ma la realtà si nasconde dietro una battuta: i romani devono mantenere pura la loro genia, rimanere Troiani fino in fondo; e aggiungerei anche mediorientali, oppure dell’area caucasica, and so on

PS – Ciò apre inquietanti scenari sul nostro presente, ma magari qualcun altro ci aveva già pensato.

Dal Dna di Pompei una lezione sulla diffusione della tubercolosi | Il Foglio


Sul Foglio un articolo che narra e traccia considerazioni sulla recente scoperta di un pompeiano morto nel 79 d. C., che era affetto da tubercolosi. Un estratto:

L’accentuarsi dei contatti tra persone diverse dovuto all’espandersi della popolazione, all’incrementarsi dei viaggi e degli scambi su lunga distanza e ai flussi migratori fra paesi lontani è alla base del rischio epidemiologico. Abbiamo osservato più volte come sia il nostro stile di vita, la nostra numerosità e la nostra invadenza nell’ambiente circostante ad aver preparato le condizioni per la pandemia attuale, e abbiamo detto come questo rischio è aumentato recentemente a causa dell’incrementarsi rapido di queste condizioni; tuttavia, il fenomeno in sé non è nuovo, e la conferma dell’importanza di questi fattori ci giunge, sorprendentemente, da un lavoro di ricerca recente.
I batteri della tubercolosi sono suddivisi in sette gruppi originatisi, attorno al 3000 a.C., da un antenato comune in Africa occidentale. Tre di tali gruppi si trovano ancora oggi solo in Africa; gli altri sono gradualmente diventati cosmopoliti. Guardando ai dati ricavati dal genoma dei batteri, la principale ondata di espansione si verificò nel primo secolo dopo Cristo e interessò innanzitutto il bacino del Mediterraneo, proprio quando visse il povero pompeiano trovato nella casa del fabbro.
In questa epoca, anche gli studi del Dna umano degli antichi romani piazzano l’arrivo di un imponente flusso umano dal Medioriente, insieme con altri minori da altre parti del nascente impero romano: l’espansione demografica, dei viaggi e degli scambi provocò naturalmente l’arrivo sia di persone che di malattie, entrambi provenienti particolarmente dai più popolosi centri conquistati dai romani – che si trovavano in Nordafrica e nell’est del mediterraneo, non certo nell’Europa nordoccidentale. Allora come oggi, con la globalizzazione si diffusero le prime pandemie, compresa la tubercolosi che affliggeva il cittadino di Pompei appena esaminato, e che ha continuato a uccidere fino ad arrivare al mio bisnonno e alla sua giovane figlia negli anni ’30 del secolo scorso. Senza vaccini, farmaci e conoscenza scientifica, saremmo presto sopraffatti dai parassiti, perché oggi viviamo in un mondo epidemiologicamente peggiore del suo, e perché virus e batteri, come insegna la tubercolosi, non sono diventati più rispettosi della vita umana in 6000 anni.

Costruttori di realtà


Ogni istruzione è composta da volontà semplici, incise nel vibrare di quanti stratificati fino a raggiungere una solidità; generata l’istruzione, puoi aggregarne molte fino a formare un lessico genetico da riverberare molte e molte volte, per costruire archetipi e linguaggi, realizzare civiltà.

Cosa ci vedi?


Istanze di un demiurgo in fase compositiva?

L’incastro genetico


Nel controllo inespresso dal continuum, i rivoli della sapienza si congelano in comode stringhe da assimilare in un colpo solo, come se s’incastrassero perfettamente con i gangli propri di ogni mitocondrio.

Basics


Rotoli di materia senziente, diventata tale attraverso processi misconosciuti e trascendentali.

Come cambieranno i computer… | ilcantooscuro


Dal blog di Alessio Brugnoli considerazioni sul futuro della computazione digitale, sul DNA e sulla tecnologia quantica. Un estratto:

Per quanto i transistor di oggi siano microscopici, occupano ancora spazio fisico. C’è un limite a quanto piccolo sia possibile produrre qualsiasi cosa che occupi spazio fisico.
Ora ci stiamo avvicinando a questo limite con i transistor. Quindi i progressi previsti dalla legge di Moore devono rallentare. In effetti, la legge di Moore sta già rallentando: molti esperti prevedono che essa si degraderà del tutto tra il 2022 e il 2025.
Ciò significa che il progresso si fermerà? Neanche per sogno. Le nuove tecnologie riprenderanno dove la legge di Moore si allontana. Ci sono tre entusiasmanti tecnologie informatiche in fase di sviluppo che dovresti conoscere.

1. Il calcolo 3D raggiunge il mercato entro la fine dell’anno

Cosa fa una città quando è a corto di terra? Costruisce grattacieli. Costruendo “in alto” puoi creare un immobile con l’impronta di un edificio a un piano, ma che contiene 100 volte più persone. Qualcosa di simile sta appena iniziando con il computing.
I chip impilati in 3D sono di gran lunga superiori a quelli affiancati. Non solo puoi montare multipli di transistor nello stesso ingombro. Puoi anche integrare meglio tutte le funzioni del chip.Questo riduce la distanza delle informazioni che devono viaggiare. E crea molti più percorsi di flusso delle informazioni. Il risultato sarà qualcosa di molto più veloce e potente in un piccolo spazio. Alla fine, i chip 3D potrebbero essere 1.000 volte più veloci di quelli esistenti.

2. Il DNA computing è un po’ più lontano, ma il suo potenziale è sbalorditivo

Il DNA porta le istruzioni che consentono la vita. Una libbra di DNA ha la capacità di memorizzare più informazioni di tutti i computer mai costruiti. Per quanto incredibile possa sembrare, il DNA può essere usato per il calcolo. Un computer di DNA di dimensioni miniaturizzate potrebbe teoricamente essere più potente dei supercomputer attuali. (Nota mia: per saperne di più, è interessante leggere questo articolo)

3. L’ informatica quantistica potrebbe essere l’ultima innovazione “disruptive”

L’unità di base del calcolo convenzionale è il bit. Più bit ha un computer, più calcoli è possibile eseguire contemporaneamente e dunque più potente è. Con il calcolo quantico, l’unità di base del calcolo è chiamata bit quantico – o qubit. Un computer quantistico a 100-qubit potrebbe eseguire calcoli simultanei su oltre 1.000 miliardi di miliardi di miliardi. Questi numeri sono troppo grandi per essere compresi da esseri umani. In teoria, un piccolo computer quantistico potrebbe superare la potenza di un normale computer delle dimensioni della galassia quale la Via Lattea.

Con abbastanza potenza di calcolo, un computer quantistico potrebbe risolvere qualsiasi problema. Se riusciremo mai a raggiungere mete lontane come controllare il tempo, colonizzare Marte o invertire l’invecchiamento umano, il calcolo quantico sarà probabilmente la forza trainante.

Probabilmente, conclude Alessio, il futuro vedrà una commistione di queste tecnologie, e chissà che non si aprano scenari davvero interessanti per le prossime speculazioni SF.

Effimero o modaiolo


Poche supposizioni estratte da un archivio corrotto, potevano essere ricordi biologici o psichici, estrazioni elettriche da un filamento genetico o semplici suggestioni momentanee, eppure riesco a percepire in esse un momento angolare di estetica, qualcosa che può apparire modaiolo o effimero.

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