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Dea Ninmah: le origini nell’antica Mesopotamia | Iridediluce
Gli antichissimi miti delle divinità hanno caratteristiche che riflettono più che altro le loro capacità demiurgiche, piuttosto che divine; ce ne parla IrideDiLuce riferendosi, per esempio, alla dea Ninmah:
La dea Ninmah, nota anche come Ninhursag , era un’antica dea madre venerata in Mesopotamia. Aveva un ruolo significativo nella creazione e nella nascita, nonché nella guarigione e nella conoscenza delle erbe. Rappresentata attraverso vari simboli e immagini, la discendenza divina di Ninmah è raffigurata con corde intrecciate che simboleggiano il DNA e motivi a forma di cordone ombelicale che simboleggiano il suo ruolo nel parto. La sua influenza trascende culture ed epoche, con tracce riscontrabili nell’antico Egitto, in Grecia, a Roma e persino in Colombia. Questo articolo esplora le origini, i nomi, il significato mitologico e la presenza globale della dea Ninmah.
La mitologia che circonda la Dea Ninmah è ricca di simbolismo e racconti sui suoi poteri divini. È comunemente associata alla creazione dell’umanità ed è considerata la madre di tutta l’umanità. Secondo antichi testi, Ninmah ebbe un ruolo cruciale, insieme ad altre divinità, nella formazione e nella plasmazione degli esseri umani.
- Ninmah veniva spesso raffigurata con simboli che rappresentavano la nascita e la creazione, come il cordone ombelicale.
- Il suo potere divino si estendeva all’atto del dare alla luce e del nutrire una nuova vita, sottolineando il suo ruolo di figura materna per eccellenza.
- Il simbolismo del cordone ombelicale rappresenta anche l’intimo legame tra la Dea Ninmah e la creazione dell’umanità.
Slave to the life
Quel sottile filo che esplode l’inquietudine, che costituisce la linea dell’insoddisfazione e che costruisce l’intera sequenza emotiva dell’umano, ne rappresenta i limiti e condanna ogni essenza a costrizioni innaturali: slave to the life…
Nulla e nessuno
Nessuna spina adesiva può infilarsi nel carapace modificato da genie sconosciute e sinestetiche; nessuno è in grado di renderti davvero immortale, ma solo esteso.
Bricolage, what if a cell were to escape, like a tiger from the zoo? | Neural
[Letto su Neural]
Bricolage è un’installazione che cresce nell’incubatrice che la custodisce. In questo ambiente protetto creato ad hoc crescono dei “bio-bot”, strutture cellulari autonome, specificamente bioingegnerizzate da Nathan Thompson, Guy Ben-Ary e Sebastian Diecke. I bio-bot sono fatti di cellule di sangue, muscolo cardiaco e seta e crescono assembrandosi autonomamente in forme sempre diverse: si contraggono, si dimenano e si aggregano, diventando man mano visibili a occhio nudo. Il loro aspetto è simile a una medusa senza tentacoli, nei minimi movimenti si percepisce un ritmo che ricorda il (nostro) battito cardiaco. La mancanza di intermediazione di strumenti tecnici specifici (come per esempio il microscopio) rende l’interazione con queste entità immediata e diretta, quasi familiare. Nell’allestimento, l’installazione è accompagnata da un testo visivo della scrittrice Josephine Wilson, che esplora il concetto di “bricolage” come processo creativo che mette in relazione caotica l’arte e la scienza. “What if a cell were to escape, like a tiger from the zoo?”, “Can you feel sorry for a cell, or does it depend where they come from?”, si legge nei suoi scritti. È difficile prevedere quali forme emergeranno dal processo di autoassemblaggio, ed è in questa incertezza che lo spettatore è invitato ad entrare e osservare.
Il prigioniero idiota
Hai pasticciato con i codici eppure non hai ancora imparato che a ogni azione segue una reazione, e pensando di non aver fatto nulla di grave sei penetrato ancor di più nel tessuto che non è tuo dominio, e ora sei invischiato come un insetto terrorizzato nella tela di Shelob.
Demiurgo superiore
Soppesò gli abissi, e ne determinò il fondo del sistema dimensionale. Poi costruì l’illusione sensoria massima, nessun demiurgo aveva osato tanto.





