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NeXT Hyper ObscureArchivio per Praga
Roger Waters – “Is This the Life We Really Want?” – from This Is Not A Drill: Live from Prague
Ne servirebbero ancora di concerti così…
Carmilla on line | La coscienza di Gustav (appunti meyrinkiani) 4
Una solida e profonda critica esoterica, a cura di Franco Pezzini, al Golem di Gustav Meyrink; su CarmillaOnLine (credo che manchi una puntata alla critica completa). Un piccolo estratto:
Tutto avviene a Praga – práh, etimologicamente “soglia” o “guado”, con tutta la nebulosa di simboli sull’idea di passaggio – nel cui vecchio ghetto il Nostro si ritrova: vediamo con la bottega di un rigattiere ebreo, il turpe Aaron Wassertrum, e la scala verso casa occupata dal voluttuoso ingombro della procace Rosina, imparentata col rigattiere. Un mezzo piano più in basso, in quel brulicare di locali tra scale e anditi vari, è appostato Loisa, che freme per il corpo di Rosina e teme solo che il narrante le apra la porta – lui e il gemello sordo Jaromir sono coetanei di lei ed entrambi vogliosi, ma Loisa ha la meglio rispetto al fratello cui riserva crudeli malignità. Chiaro che in questo ambiente depresso – una Praga nera contrapposta all’absburgica Praga d’oro – il narrante non riesca a trovare la concentrazione per il suo delicato lavoro di restauratore. Vero, giungono anche risa allegre: un giovane signore distinto (il dottor Savioli, scopriremo) ha preso in affitto un laboratorio dal vecchio burattinaio Zwakh… ma a un tratto una donna irrompe mezza nuda e scarmigliata nella stanza del narrante chiedendo che la nasconda (al cattivo Wassertrum, naturalmente). Così il narrante scopre di aver nome Athanasius Pernath: o meglio, quel nome è riportato nel cappello scambiato per errore, e che sembra aver innescato un curioso scambio d’identità. Identità, sogno, fissazioni patologiche, pulsioni sessuali: siamo, a tutti gli effetti, in un contesto modernista.
Ma è allora che il narrante riceve una misteriosa visita, un tipo che si comporta come a casa propria e apre davanti a Pernath un libro dalla copertina di metallo incastonato con colore e pietre. Poi addita un capitolo, Ibbur (più precisamente Jbbur), “la fecondazione dell’anima” e lo incarica di restaurarne la grande iniziale I (o J) in rosso e oro: Pernath inizia a guardare, poi a leggere e le parole gli volteggiano davanti “come schiave dalle vesti variopinte […]. Sperava ognuna per un attimo che avrei scelto lei” e a un certo punto gli trascinano davanti una figura vagamente felliniana (le ragioni del sogno, ancora).
ROGER WATERS: AL CINEMA IL CONCERTO DI PRAGA IN DIRETTA! | PinkFloydItalia
Su PinkFloydItalia la news della messa in onda live – in alcuni cinema – del concerto di Praga di Roger Waters. I dettagli:
Trafalgar Releasing, in collaborazione con Sony Music, collabora con Roger Waters per la terza volta, dopo le trasmissioni cinematografiche dei concerti “Us And Them” e “The Wall Live”.
Infatti Giovedì 25 maggio 2023, trasmetteranno lo spettacolo di Roger “This Is Not a Drill” in diretta dalla O2 Arena di Praga nei cinema di tutto il mondo. Questo evento cinematografico presenterà 20 canzoni classiche dei Pink Floyd e di Waters, oltre al nuovo brano “The Bar”. L’evento live sarà diretto da Sean Evans e trasmesso in oltre 1.500 cinema in più di 50 paesi. I biglietti saranno in vendita da martedì 25 aprile su www.thisisnotadrillfilm.com, dove dovrebbero essere disponibili anche i dettagli sui cinema aderenti.
Si informa che l’evento è stato spostato in alcuni mercati per adattarsi ai fusi orari locali, il che è una mossa sensata, per evitare di trovarsi nel bel mezzo della giornata lavorativa o nel cuore della notte.
Non è ancora dato sapere se e in quali sale italiane sarà possibile vedere lo show.Questo il comunicato stampa:
Per una sola notte, Roger Waters, la forza creativa degli anni d’oro dei Pink Floyd, presenta il suo primo tour d’addio, “This Is Not a Drill”, in diretta da Praga, nei cinema di tutto il mondo. Questa stravaganza cinematografica è uno straordinario atto d’accusa contro la distopia aziendale in cui tutti noi lottiamo per sopravvivere e includerà 20 canzoni classiche dei Pink Floyd e di Roger Waters, tra cui: “Us & Them”, “Another Brick In The Wall, Pt. 2”, “Wish You Were Here” e “Is This The Life We Really Want?”. Waters debutterà anche con la sua nuova canzone, “The Bar”.
Waters sarà affiancato sul palco da Jonathan Wilson, Dave Kilminster, Jon Carin, Gus Seyffert, Robert Walter, Joey Waronker, Shanay Johnson, Amanda Belair e Seamus Blake per offrire uno spettacolo indimenticabile con un appello all’azione per amare, proteggere e condividere il nostro prezioso pianeta natale.
Si prega di notare che questo evento è stato spostato in alcuni mercati per adattarsi ai fusi orari locali.
Gustav Meyrink: Il Golem – Ver Sacrum
Su VerSacrum una attenta recensione di Cesare Buttaboni a Il golem, capolavoro di Gustav Meyrink. Vi lascio alle sue parole:
Il Golem sfrutta abilmente la leggenda ebraica del Golem (un colosso d’argilla plasmato artificialmente dall’uomo tramite la magia) ed è imbevuto dalla cultura della dottrina della Kabbalah. Meyrink evoca un’atmosfera incubica in cui viene magistralmente descritta Praga con il suo retaggio di cultura magica e con il suo ghetto malsano pieno di sordide figure. La città di Praga è considerata da Meyrink come una sorta di “soglia”, crepa che si apre tra il mondo reale e l’aldilà. Gli stessi abitanti di Praga sono visti come delle marionette, degli automi assoggettati ad una forza sovraindividuale che determina tutte le loro azioni. Lo stile narrativo procede per “immagini” e riesce a trasportare il lettore in un vortice delirante di sogni. L’alternanza di onirismo e veglia conferisce alla storia un’atmosfera irreale e da incubo: si narra la vicenda di un uomo (di cui non viene mai fatto il nome) che scambia il cappello con l’intagliatore di pietre preziose Athanasius Pernath di cui rivivrà la vita come in un sogno. Si risveglia in un appartamento nel ghetto ebraico. Uno sconosciuto gli commissiona il restauro di un libro che gli farà prendere coscienza della realtà circostante. Facciamo la conoscenza di personaggi come il rigattiere Aaron Wassertrum, sorta di simbolo negativo, e di Hillel, un impiegato del municipio ebraico, fonte di energie positive. Su tutto aleggia la leggenda del Golem che, rispetto alle tradizioni ebraiche, viene usata in maniera eterodossa. Così il marionettista Zwahk descrive il manifestarsi del Golem: “Ogni 33 anni all’incirca si ripete nelle nostre viuzze un avvenimento, che in se stesso non ha proprio niente di particolarmente allarmante e tuttavia riesce a propagare uno spavento per il quale non si possono trovare né spiegazioni né giustificazioni. Succede cioè ogni volta che un uomo assolutamente sconosciuto, privo della barba, dalla faccia gialla e tratti mongolici, provenendo dalla via della Vecchia Scuola, vestito di stinti abiti fuori moda, con un’andatura inciampicante in modo specialismo e uniforme come se ad ogni attimo dovesse cadere in avanti attraversa il quartiere ebraico e d’un tratto si rende invisibile. Di solito svolta in un vicolo, e scompare. Una sola volta si dice che abbia descritto con il suo cammino un cerchio, ritornando al punto da cui era partito: una vecchissima casa nei pressi della sinagoga. Particolarmente profonda dev’essere stata l’impressione da lui suscitata 66 anni fa, poiché mi ricordo che la gente rovistò quella casa di via della Vecchia Scuola da cima a fondo. Si appurò anche che in quella casa c’è davvero una stanza con una finestra munita d’inferriata e priva di qualsiasi accesso”. Proprio in questa famigerata stanza (dove dovrebbe trovarsi il Golem e a cui si accede tramite un passaggio sotterraneo) Athanasius Pernath affronterà i suoi demoni personali. Lì troverà dei vecchi stracci e un mazzo dei tarocchi e avrà delle “visioni”. Infine “riesce” trovandosi nei pressi della Vecchia Scuola. Il dettaglio inquietante è rappresentato dal fatto che gli stracci indossati sono gli stessi dell’enigmatica figura descritta come il Golem. Alla fine il Golem rappresenta il doppio e il lato oscuro della personalità del protagonista.
Questa interpretazione è stata criticata da Gershom Scholem in quanto la figura utilizzata da Meyrink è più uno spettro (ricalcato sulla figura dell’Ebreo Errante) che un essere plasmato dall’argilla. In realtà lo stesso Scholem apprezzava Il Golem infatti scrisse “Ma, con tutto il suo disordine impuro e arruffato, Il Golem di Meyrink è avvolto da un’atmosfera inimitabile, dove elementi di incontrollabile profondità, e anzi di grandezza, si uniscono a un raro senso della ciarlateneria mistica e ad una singolare capacità di épateur le borgeois”. In retrospettiva il romanzo quindi funziona ed è, ancora oggi, moderno: come dice Manfred Lube “Utilizzando la figura del Golem come sosia dell’eroe del suo romanzo, Meyrink ha creato, senza alcun dubbio, un simbolo corrispondente ai problemi ed ai centri d’interesse della sua epoca, così nettamente orientata verso la psicologia…”.
L’ultimo incubo di Kafka | ThrillerMagazine
Su ThrillerMagazine la segnalazione del romanzo L’ultimo incubo di Kafka, di Paolo Cortesi.
Thriller a sfondo storico, prende le mosse da un Kafka analitico che non so quanto possa corrispondere a verità, una sorta di Sherlock Holmes praghese insomma, però il risultato sembra interessante. La quarta:
Praga, 1914. Il giovane Jozef Drohac, membro del Klub Mladych, un’associazione di ispirazione anarchica e pacifista, viene trovato impiccato. Suicidio, conclude la polizia. Una spiegazione che sembra convincere tutti, inclusi gli altri membri del Klub. Tutti, tranne Franz Kafka. Lo scrittore non riesce a capacitarsi. Jozef non aveva alcun motivo di togliersi la vita, e nella dinamica del suo supposto suicidio ci sono diversi particolari che non tornano. Ma Franz sembra essere il solo a notare queste stranezze: che siano solo il frutto della sua mente troppo immaginifica? Quando altri due membri di spicco del Klub muoiono in circostanze poco chiare, Kafka capisce che qualcosa di oscuro è all’opera, una macchinazione che sembra voler colpire tutti i principali oppositori del governo militarista imperiale. E mentre le notti praghesi si ammantano di sospetti e di paranoie, Franz si rende conto che anche lui potrebbe essere in pericolo…
Epifanie | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di una nuova uscita per la collana InnsMouth di Delos Digital, diretta da Luigi Pachì e dedicata al weird: Epifanie, di Ian Delacroix. La quarta:
Epifanie è una storia ambientata (e scritta) a Praga e ricrea le atmosfere di Kafka e Gustav Meyrink, strizzando l’occhio anche ai poeti francesi. È divisa in cinque capitoli, con storie che si intrecciano (un uomo sconfitto dalla vita apre una porta del proprio palazzo che non deve aprire e si trova catapultato suo malgrado a Praga; un collezionista di oggetti strani mette le mani sulla Collana di Unghie citata in un racconto antico; una donna – morta ma sognante – si vendica dell’uomo che l’ha lasciata per scegliere gli abiti talari; un pittore porta la sua ispirazione e l’amata perduta dentro un quadro…) sino all’epilogo finale tutto da scoprire.
∂| ThrillerMagazine | La congiura di Praga
Su ThrillerMagazine la recensione di La congiura di Praga, di Massimo Pietroselli, autore che nel passato si è cimentato molto con la SF e che comunque anche ora è nell’alveo del Fantastico.
Si ritrovano qui due bei personaggi già conosciuti in La profezia infernale: Leonia, cacciatrice di rarità per Rodolfo, imperatore del sacro romano impero, e Grifo, che ha il dono di “disegnare in ogni minimo dettaglio” qualunque cosa abbia visto anche per una sola volta. Ora (siamo nel 1604 in Boemia) entrambi sono sulle tracce, senza sapere l’uno dell’altro (ma vedrai che si incontreranno), del dottor Fasstolf che sembra abbia il potere di dare vita a creature mostruose.
Folletti
Incantato e reso disponibile alla condizione estatica, cerco simboli e scruto frequenze visive da stop motion, trovandole radiose nell’acqua torbida.
Riemergono, loro
I simboli si accalcano continuamente mentre le immagini sgorgano spontanee, continue, racchiuse in un lembo di territorio che raccontano orrende figure magiche.
Disquisire
Sembra di disquisire il nulla, la continua accezione dei termini incartati in forme verbali limitate e limitanti, più del consueto. Alla fine, penetrare questi involucri per liberare le essenze, come per gli umani e i postumani.


