HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Babel-17
Espressività
Non resistono agli approcci ideali, rimangono quindi solo le parole lasciate cadere a mezza bocca per completare l’espressività latente e insufficiente.
Difficoltà dialettiche
Quando scivolano le parole sui sensi, perché le prime inette e inutili a illustrare le complessità architetturali delle dimensioni…
Fault postumani
Oscenità esadecimali da convertire in impulsi nervosi, letture attraverso le retine riconvertite – altri fault cognitivi stratificati su quelli nativi.
Oh my ( ), the Twitter of Babel | Neural
[Letto su Neural]
Una delle storie più potenti riguardo all’incomunicabilità è innegabilmente quella della Torre di Babele. Usata come metafora, per come è stata concepita, un’infinità di volte, è diventata sinonimo del diventare estranei linguisticamente parlando l’uno con l’altro. Anche se questa è l’interpretazione corretta c’è una situazione drammatica nella storia che per lo più è sfuggita, quando tutti cominciano a capire la propria mancanza di capacità linguistica e in che modo questa è la conseguenza della punizione di Dio. Proprio quel momento è interpretato da Noriyuki Suzuki nell’installazione “Oh my ( )” che lo traspone nel nostro ambiente online infinito . È composto da altoparlanti che suonano “oh my [god]” dove god è tradotto in quarantotto lingue, nel momento in cui su Twitter compare un testo che contiene la parola “god” nelle varie lingue. Con le parole costanti e la frequenza variabile delle stesse/diverse parole pronunciate, l’installazione mette in scena una perfetta ricostruzione/adattamento, risultando una metafora universale con la semplicità del presente.
Dialoghi alieni
Lo sguardo cade sulle dinamiche inesatte del tuo parlare, mentre non ti accorgi che stai usando soltanto uno dei modi possibili di dialogare.
Embassytown | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la recensione a Embassytown, di China Miéville. Un delirio di razze aliene che modifica radicalmente il concept del nostro continuum espressivo attraverso ridefinizioni geniali degli stilemi comunicativi, ovvero:
Pianeta Areka. Un altro tempo, in un lontano futuro. Embassytown è una città popolata da diverse razze aliene, con il grave problema della comunicazione. Non è solo un problema di linguaggi, ma di paradigmi, di semantiche. Per comunicare con gli arekei esistono gli ambasciatori, complesse creature simbiotiche, doppi e unici allo stesso tempo, con nomi che ne estrinsecano la dualità come EdGar, CalVin o EzRa. Quest’ultimo sarà il fulcro di una serie di eventi narrati dal punto di vista di Avice Benner Cho, un’umana che, cresciuta a Embassytown da bambina, vi ha fatto di recente ritorno.
Immersa in un complesso gioco politico, con un rapporto con il marito Scile in crisi e sotto esame, la donna assiste prima passivamente, poi sempre più coinvolta a eventi cataclismatici che sconvolgeranno gli equilibri di Embassytown. Ma la morte del bruco è la nascita di una farfalla. Svelando i misteri dietro le apparenze Avice e i lettori verranno sempre più avvolti nella complessità del mondo narrativo costruito da China Miéville, nelle sue apparenti contraddizioni.
Con un lento incedere narrativo lo scrittore costruisce soprattutto un mondo articolato, con una vicenda quasi pretestuosa, perché tutto accade per conseguenza della costruzione narrativa, non per vera azione della protagonista. Definire Avice Benner Cho una protagonista in effetti non rende l’idea. È la voce narrante. Ma Embassytown non ha in realtà un vero protagonista. Tanti saranno i personaggi sui quali l’azione si focalizzerà. Se dobbiamo identificare un “protagonista”, è il pianeta Areka, insieme alla città, e alla sue complesse reti di rapporti tra le culture che ci vivono.
Parole aliene
Risalgono le profonde modifiche del suono gorgogliante, e rimangono strali della semplice estensione della notte siderale; ascolto i ricordi farsi olografici e nuoto attraverso le parole aliene.
Magnifiche parole
Nel contrasto di un luogo incastonato nel castello magmatico furente, i ricordi divengono ologrammi da asporto e le derive si rivestono di magnifiche parole.

