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Archivio per Mind Uploading

Delos Digital presenta “Furto di identità” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di “Furto di identità”, romanzo di Robert J. Sawyer edito da DelosDigital; la quarta:

Sotto la cupola della colonia marziana di New Klondike, l’investigatore Alexander Lomax lotta per rimanere a galla in un mondo dove la morte ha perso significato. Quando la misteriosa e affascinante Cassandra Wilkins entra nel suo ufficio, la sua richiesta sembra semplice: ritrovare il marito scomparso. Ma nulla su Marte è come appare, e Lomax presto scopre che dietro la facciata perfetta dei “trasferiti”, esseri umani che hanno abbandonato i corpi biologici per nuove identità artificiali, si nascondono oscuri segreti. L’indagine lo porta a confrontarsi con una città disperata, dove cacciatori di fossili alieni e tecnologia avanzata convivono in un fragile equilibrio. Ma quando le prove iniziano a indicare che qualcuno sta manipolando le menti trasferite, Lomax dovrà chiedersi se sia davvero possibile uccidere qualcuno che ha già rinunciato alla vita.

Un noir fantascientifico avvincente, che esplora il confine tra identità e coscienza, portando il lettore a chiedersi fino a che punto siamo davvero padroni della nostra mente… e del nostro destino.

Anticipazioni mondadoriane di febbraio 2021 | Gli Archivi di Uruk


LuciusEtruscus in un suo post menziona tre uscite Urania di Febbraio che, sinceramente, non so quale scegliere per prima, trattandosi di romanzi che fanno della senzienza e del mind uploading la cifra stilistica. Vi lascio alle sue osservazioni.

 

Urania n. 1687: The Corporation Wars – Dissidenza di Ken MacLeod
Sono morte in missione più volte di quante possano ricordare. Ora devono lottare per vivere per se stesse. Le macchine senzienti lavorano, combattono e muoiono nell’esplorazione interstellare e nei conflitti scatenati dai loro proprietari, le società minerarie della Terra. Ma, inviati a centinaia di anni luce di distanza, gli ordini arrivano in ritardo e spesso sono difficili da attuare. Le macchine devono perciò prendere decisioni per poi cercare di farle aderire il più possibile alle indicazioni che arrivano. Ma la ritrovata autonomia fa sorgere in loro nuove domande. E i robot vogliono risposte. Mentre le aziende preferirebbero vederli morti.

Urania Collezione n. 217: Metropolitan di Walter Jon Williams
Un mondo senza nome, in un lontano passato.
L’universo racchiuso in una città. In una città perfetta, fondata su un’oscura energia, il plasma. Ma Aiah ha imparato che il plasma è più di una fonte di energia.
Agendo sulla mente dell’uomo, ha il potere di guarire e uccidere. E quando, per caso, ne trova un enorme quantitativo al di fuori del controllo dell’Agenzia, si rivolge a Constantine, un misterioso ribelle. Perché insieme potrebbero usare il plasma per cambiare il mondo.

Urania Jumbo n. 16 (60): Ancillary Sword di Ann Leckie
Breq è un soldato che un tempo è stato una nave da guerra. In passato arma di conquista in grado di controllare migliaia di menti, ora ha un solo corpo e serve l’imperatore. Al comando di una nuova nave e di un equipaggio problematico, a Breq viene ordinato di raggiungere la stazione di Athoek per proteggere la famiglia di un luogotenente che una volta conosceva. Una volta, perché lo ha ucciso a sangue freddo…

Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera


Sul Corriere.it una splendida intervista a Jean Michael Besnier, filosofo vicino alle posizioni dei transumanisti e, quindi, del postumanismo. Ciò implica gli impatti con la società attuale e diversi modi di approcciare col futuro. Un estratto:

Lei, professor Besnier, fa parte del movimento transumanista? Confida nell’avvento di un uomo migliorato dalla tecnologia?
«No, sono piuttosto un osservatore interessato, ma critico. Nel 2009 ho scritto il libro Demain les posthumains, che mi ha attirato l’attenzione dei transumanisti, perché ero tra i primi a parlare, con conoscenza di causa, della trasformazione in atto. Sostenevo che l’umanità è destinata ad allargarsi ad altre entità rispetto agli essere umani tradizionalmente intesi, a comprendere quindi cloni e cyborg, che uniscono organismo biologico ed elementi artificiali (un uomo dotato di pacemaker può essere considerato un primo stadio di cyborg, ndr). Scrivevo quindi che sarebbe ragionevole cominciare a studiare un sistema di valori, un’etica che permetta a questa umanità allargata di vivere bene».

Se n’è parlato nella conferenza?
«Sì, e mi pare che l’approccio dei transumanisti europei sia più problematico rispetto a quello degli americani. In ogni caso, l’introduzione è stata affidata a Laurent Alexandre, un medico che ha fondato in Belgio la società DnaVision (sequenziamento del Dna) e che ha diviso il mondo in due categorie: i transumanisti e i bioconservatori. Io allora mi sono detto bioconservatore».

In che cosa consiste la differenza di atteggiamento che si sta delineando tra transumanisti americani ed europei?
«Gli americani, in linea di massima, sono favorevoli a una reale rottura, a una trasgressione radicale dell’idea di uomo. Non si pongono nell’ambito del progresso, per come lo intendiamo dal XVIII secolo in poi. L’aumento, il miglioramento dell’uomo avverrà, secondo loro, con l’affermazione di una nuova specie postumana dotata di proprietà diverse dalle nostre. Quando Ray Kurzweil, dal 2012 nell’équipe di Google, parla del prossimo avvento della “singolarità”, evoca un prima e un dopo, nel quale l’uomo non si ammalerà, non invecchierà, non morirà più. A me sembra che questa impostazione non sia progressista, all’europea, ma metafisica».

Contiene cioè un’ispirazione religiosa?
«A me sembra molto forte. L’ispirazione prima è la filosofia ermetica dell’Alto Egitto, Ermete Trismegisto, Thot, il dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. E poi lo gnosticismo cristiano, l’idea che Dio non abbia condotto a termine la creazione perché assalito da potenze malefiche. I transumanisti dicono spesso che l’uomo ha oggi i mezzi tecnici per completare la creazione interrotta da Dio. C’è una componente quasi mistica in questa idea di fondersi con la macchina. Oppure ci si richiama al teologo gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin, che invocava il momento in cui saremo capaci di sbarazzarci del nostro corpo per lasciare trionfare la coscienza. Di questo stiamo parlando quando i transumanisti ipotizzano il mind uploading, ossia il trasferimento della mente su supporti non biologici, infinitamente replicabili».

A proposito del Mind Uploading…


Michele “Dottore in Niente” Nigro ha pubblicato, ieri, un post davvero interessante: sul Mind Uploading.

La trattazione che Michele fa è molto complessa e completa, nulla di particolarmente nuovo (almeno, per noi connettivisti tansumanisti) ma il piglio che sa dare al discorso è completo e approfondito. Vi lascio qui sotto soltanto un passo, tanto da farvi incuriosire (spero) e andare a farvi leggere il resto.

Che cos’è il Mind Uploading? In poche parole è il trasferimento della mente di un individuo dal cervello a un supporto non biologico. Direte voi: “ma è fantascienza!” In parte è così – per ora – ma la ‘discussione’ intorno alla realizzazione del M. U., almeno dal punto di vista filosofico e teorico, è più vecchia di quanto si possa immaginare. Siamo giunti a un punto, però, in cui il progresso tecnologico e le conoscenze riguardanti la struttura anatomica e la fisiologia del cervello, avvicinano gradualmente il sogno fantascientifico alla realtà. Che significa ‘trasferire’ una mente? Per cogliere il significato del trasferimento mentale bisogna partire dal presupposto che il pensiero è un prodotto meccanicistico: un meraviglioso e stupefacente prodotto, ma pur sempre il risultato di un’evoluzione anatomica ed elettrochimica… Certo, è stato più facile ricostruire la fisiologia dello stomaco che quella del cervello, ma il fatto che ci sia ancora tanto da fare sul versante della conoscenza del funzionamento del sistema nervoso, non significa che non si farà.

Il tema del doppio

Realizzare il Mind Uploading significa sostanzialmente creare una copia (o più copie) della nostra mente. Maggiore sarà la precisione con cui avverrà la scansione (“scanning”) e la conseguente mappatura sinaptica del cervello, maggiore sarà il grado di emulazione raggiunto. Anche se la mappatura da sola, senza l’introduzione di variabili fisiologiche (ormoni, influenze chimiche interne…), servirà a ben poco: il cervello è un organo estremamente complesso. L’intima conoscenza della neurofisiologia unita al progresso esponenziale raggiunto in campo informatico renderanno possibile l’abbattimento delle ultime barriere tra l’originale e la copia.

E ancora:

Per ora il M. U. è solo teoria (la ricerca ha compiuto finora piccoli passi su modelli non umani) ed è troppo presto per parlare di menti innestate su robot umanoidi che prendono coscienza della propria individualità e se ne vanno in giro a combinare guai a nome nostro e con i nostri ricordi! Quindi preoccupiamoci dei profili clonati sui social network o dei cosiddetti furti di identità, espedienti molto in voga attualmente per spillare soldi ai malcapitati, perché quando il tema del doppio derivante dal M. U. diverrà un tema caldo sarà molto difficile dimostrare anche da un punto di vista legale che a compiere il crimine è stata la nostra copia e non noi stessi. Sarà difficile perché in fin dei conti le copie saranno noi, come in una sorta di vita parallela: come dimostreremo che, nelle condizioni in cui si è venuto a trovare il nostro doppio, non avremmo fatto lo stesso? Il suo crimine sarà il nostro crimine a meno che il codice penale non distingua la copia dall’originale fornendo piena dignità e autonomia giuridica al nostro doppio. Ma rendere autonoma la nostra copia, e quindi affidarle responsabilità civili e penali, significherà non considerarla più come la nostra copia e questo, lo capite da soli, sarebbe una contraddizione in quanto il nostro doppio sarebbe effettivamente una copia identica del nostro io e non solo una sua reinterpretazione.

Una volta copiata e trasferita, quale sarebbe il destino della mente? Poiché il cervello da cui si trasferisce la mente è dotato di capacità cognitive, si presume che anche la sua copia avrà le stesse capacità che non si limiteranno alla sola consapevolezza o alla condivisione nella rete informatica dei propri pensieri. Quale sarà il grado di interazione tra il computer che ospiterà i risultati della scansione e la realtà esterna? Dal momento che la mente di una persona non è solo il risultato di pensieri generati in maniera solitaria ma soprattutto di informazioni sensoriali ricavate dall’esperienza relazionale e dal mondo esterno che ‘nutre’ la mente, il computer sarà corredato di sensori capaci di simulare i recettori che nel corpo fisico rappresentano le terminazioni nervose appartenenti ai cinque sensi?

Non riesco a non ciclare le mie sinapsi su questi argomenti; no. Splendide percezioni di ciò che sta per avvenire…

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