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NeXT Hyper ObscureArchivio per Jean Michael Besnier
Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera
13 dicembre 2014 alle 19:17 · Archiviato in Cyberpunk, Experimental, Filosofia, Interviste, News, Postumanismo, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Application Programming Interface, Interrogazioni sul reale, Jean Michael Besnier, Mind Uploading, Transumanesimo
Sul Corriere.it una splendida intervista a Jean Michael Besnier, filosofo vicino alle posizioni dei transumanisti e, quindi, del postumanismo. Ciò implica gli impatti con la società attuale e diversi modi di approcciare col futuro. Un estratto:
Lei, professor Besnier, fa parte del movimento transumanista? Confida nell’avvento di un uomo migliorato dalla tecnologia?
«No, sono piuttosto un osservatore interessato, ma critico. Nel 2009 ho scritto il libro Demain les posthumains, che mi ha attirato l’attenzione dei transumanisti, perché ero tra i primi a parlare, con conoscenza di causa, della trasformazione in atto. Sostenevo che l’umanità è destinata ad allargarsi ad altre entità rispetto agli essere umani tradizionalmente intesi, a comprendere quindi cloni e cyborg, che uniscono organismo biologico ed elementi artificiali (un uomo dotato di pacemaker può essere considerato un primo stadio di cyborg, ndr). Scrivevo quindi che sarebbe ragionevole cominciare a studiare un sistema di valori, un’etica che permetta a questa umanità allargata di vivere bene».Se n’è parlato nella conferenza?
«Sì, e mi pare che l’approccio dei transumanisti europei sia più problematico rispetto a quello degli americani. In ogni caso, l’introduzione è stata affidata a Laurent Alexandre, un medico che ha fondato in Belgio la società DnaVision (sequenziamento del Dna) e che ha diviso il mondo in due categorie: i transumanisti e i bioconservatori. Io allora mi sono detto bioconservatore».In che cosa consiste la differenza di atteggiamento che si sta delineando tra transumanisti americani ed europei?
«Gli americani, in linea di massima, sono favorevoli a una reale rottura, a una trasgressione radicale dell’idea di uomo. Non si pongono nell’ambito del progresso, per come lo intendiamo dal XVIII secolo in poi. L’aumento, il miglioramento dell’uomo avverrà, secondo loro, con l’affermazione di una nuova specie postumana dotata di proprietà diverse dalle nostre. Quando Ray Kurzweil, dal 2012 nell’équipe di Google, parla del prossimo avvento della “singolarità”, evoca un prima e un dopo, nel quale l’uomo non si ammalerà, non invecchierà, non morirà più. A me sembra che questa impostazione non sia progressista, all’europea, ma metafisica».Contiene cioè un’ispirazione religiosa?
«A me sembra molto forte. L’ispirazione prima è la filosofia ermetica dell’Alto Egitto, Ermete Trismegisto, Thot, il dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. E poi lo gnosticismo cristiano, l’idea che Dio non abbia condotto a termine la creazione perché assalito da potenze malefiche. I transumanisti dicono spesso che l’uomo ha oggi i mezzi tecnici per completare la creazione interrotta da Dio. C’è una componente quasi mistica in questa idea di fondersi con la macchina. Oppure ci si richiama al teologo gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin, che invocava il momento in cui saremo capaci di sbarazzarci del nostro corpo per lasciare trionfare la coscienza. Di questo stiamo parlando quando i transumanisti ipotizzano il mind uploading, ossia il trasferimento della mente su supporti non biologici, infinitamente replicabili».
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