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La giovane donna che amava ridere pianse – Carmilla on line
Su CarmillaOnLine la disamina di Franco Pezzini su I canti di Inanna regina del cielo e della terra. Miti e poesie della dea sumera, a cura di Diane Wolkstein e Samuel Noah Kramer, edito da Mimesis. Ecco le note introduttive, assai amorevoli e illuminanti, di Franco che illustra gli archetipi che Inanna scatena, cui tutti noi continuiamo ad aderire anche ai giorni nostri e, suppongo, si perpetreranno anche nel futuro.
Sono parecchi i motivi per leggere questo splendido volume, anche a prescindere da un amore specifico per le culture antiche interpellate, essenzialmente quella della primissima Mesopotamia. Anzitutto, nella loro intensità sapienziale che sa parlare straordinariamente alla nostra psicologia ancora dopo quattromila anni, I canti di Inanna recuperati su tavolette d’argilla e tradotti dal cuneiforme vedono agire e celebrare non un grande eroe guerriero e magari ammazzamostri, ma una dea – o meglio una figura femminile che pur muovendosi in un orizzonte divino conosce tutte le tappe di vita di una donna prima giovanissima e poi adulta: una donna appassionata nell’amore (“chi verrà a letto con me? chi arerà la mia vulva?”) e coraggiosa, capace in ultimo di scendere agli inferi (prima di Gilgamesh, Eracle, Odisseo, Enea e Dante) e affrontarvi una serie di terribili prove, sullo scorcio del passaggio epocale da culti agrari a pastorizia, dall’impero delle madri al patriarcato.
Impossibile non amare questa Inanna tenera e passionale, fragile e temeraria, a monte poi di infinite altre proiezioni teologiche, da Ishtar/Astarte a Ecate e Afrodite/Venere, ma in fondo a tutte le altre grandi dee femminili del vicino Oriente e d’Occidente, e in rapporto con quelle di più remoti orizzonti culturali – pensiamo solo all’Estremo Oriente – attraverso itinerari per noi spesso inimmaginati: impossibile non amarla nei suoi tratti umani, troppo umani che si aureolano di ciò che di meglio la nostra specie abbia saputo concepire (e concupire). Impossibile non amarla, tanto più che si è data apposta da fare, visto che il belletto con cui ha truccato gli occhi si chiama “Fa’ ch’egli venga, Fa’ ch’egli venga”, e la piastra che le cinge il petto si chiama “Su, uomo, su!”. Come dire “Datti da fare…”. Aggiungiamo la delicatezza e la visceralità erotica di questi antichi testi, la loro forza visionaria – venata a volte di vaga ironia – e la potenza letteraria che essi svelano.
Ancora, il volume è il primo della nuova collana Selene, votata alla ricerca del “cambiamento attraverso una continua rivoluzione delle coscienze, riappropriandosi degli archetipi e dei miti in chiave sociale e politica” (così dal sito dell’editore): una collana diretta dal Gruppo Ippolita, “che si occupa di critica della tecnologia in chiave transfemminista e hacker. Per Meltemi editore Ippolita cura la collana Culture Radicali, che ha pubblicato bell hooks, Audre Lorde e Gloria Anzaldua” . E a fornire al volume la vivida prefazione italiana è Maria Edgarda Eddi Marcucci, coraggiosa autrice e traduttrice che per essersi unita alle YPJ (2017-2018) al ritorno si è vista saettare contro un decreto di sorveglianza speciale (2020) per la durata di due anni in quanto “socialmente pericolosa” (da cui il suo libro Rabbia proteggimi. Dalla Val di Susa al Kurdistan. Storia di una condanna inspiegabile, Rizzoli Lizard 2022: “inspiegabile” non in questa Italia).
Tutto inizia con una storia dai connotati fiabeschi sul tema della crescita e delle origini, L’albero di huluppu, dove le vicissitudini relative a un albero primordiale frutto dell’incontro tra dio della Saggezza e regina dell’Oltretomba – dunque incarnazione delle duplici forze dell’universo – trapiantato in un giardino sacro a Uruk da una giovane donna timorata della parola degli dei del Cielo e dell’Aria – appunto Inanna, la nostra eroina adolescente – la vedono desolarsi e poi reagire. Lei dall’albero si attenderebbe il trono/dominio e il letto/maturità sessuale, mentre quello diventa “l’habitat delle sue paure e dei suoi desideri inespressi e inconfessati”. A minacciare l’albero sono infatti “un serpente restio agli incantamenti” (a evocare concetti di rinascita e sessualità, impossibile ammansirlo), poi l’uccello Anzu (con muso di leone e ali d’aquila, “brama potere e conoscenza”) e in ultimo “l’oscura fanciulla, Lilith” (madre di demoni e assassina di bimbi, senza legge e dominata dal sesso): Inanna cerca un campione che liberi la preziosa pianta da tali parassiti che esteriorizzano le sue paure, qualcuno declina, finché non arriva il giovane Gilgamesh e fa piazza pulita. Nel senso più radicale, perché l’albero finisce abbattuto: dal suo legno l’eroe trae un trono e un letto per Inanna, lei un pukku e un mikku (forse simboli di regalità) per lui, più doni per tutta Sumer. In una seconda parte del testo qui non raccolta, l’eroe non ancora sufficientemente consapevole per servirsi di pukku e mikku con saggezza, li perderà.
Ishtar, promo video del prototipo | KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Seconda release video a supporto dei Prototipi di Mauro D’Angelo, usciti già con due GIF animate nella collana Exoth di KippleOfficinaLibraria: Ishtar e le sue suggestioni; anche qui, un grande ringraziamento a Mariano Equizzi.
Ishtar è la dea dell’amore e della guerra, del sesso come della morte; ella è duplice e trina nella sua unità.
La sua manifestazione è sempre un’esperienza che modifica e amplifica a dismisura la percezione intuitiva di chi ne comprende la vera natura. Isthar propaga e estende il suo potere sia sui quattro angoli elementali che sui vertici dell’asse bipolare, configurando campi di forza praticamente universali.
Le sue origini provengono dalla mitologia babilonese, e diverse fonti la riconducono all’omologa dea sumera Inanna. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia.
Prototipi – 1. Ishtar | di Mauro D’Angelo – KippleBlog
[Letto su KippleBlog]
Esce oggi, per la collana “eXoth” di Kipple Officina Libraria, il nuovo numero dei Prototipi, quello dedicato a Ishtar; i Prototipi rappresentano alcune tra le più antiche divinità, GIF animate attraverso le quali Mauro D’Angelo veicola la loro presenza tra chi vorrà esserne in possesso.
Il Prototipo è disponibile sul sito www.kipple.it e su Amazon.
SINOSSI
Primo
Un Dio esiste ovunque e i luoghi ne serbano atavica memoria.
Da un Dio ci si aspetta protezione, guida, aiuto, giustizia, severità e fermezza.
Un Dio ascolta e determina la propria scelta quando i fedeli ne implorano l’intervento, quale che sia il motivo.
Un Dio è un Dio. Non un possente demone, né un maestoso messaggero.
Un Dio abita i cuori e i ricordi degli uomini, nei quali ha impresso il suo antico retaggio.
Un Dio scorre come acqua trasparente attraverso il tempo, che per lui non ha alcun valore, manifestandosi a piacimento tra le ère e influenzando le scelte di coloro che sono capaci di comprenderne il linguaggio.
Un Dio può perdere delle battaglie, ma lascia sempre e immancabilmente il segno del suo passaggio.
Un Dio pensa e si comporta da Dio e alle volte, consapevolmente, lascia che gli uomini non credano che lui possa farlo come e molto meglio.
Un Dio permea di sé le dimore che ne ospitano la presenza.
Un Dio dispone che la Propria immagine possa contenere, per chi sappia scaldarla con devozione pura e subliminale, la natura stessa dell’oggetto che lo rappresenta.
Un Dio è “un Dio” e non DIO.
I Suoi fedeli lo pregano come “Oh Mio Signore”, dichiarando implicitamente che la loro fervente invocazione è rivolta a colui che qualificano tale… Così è, d’altronde!
Secondo
Improvviso e accecante, un crepitio di folgore lacerò il quieto crogiolo del velo onirico.
“Prototipi è la risposta alla tua insistente domanda, figlio di Dio”, tuonò possente la voce del Padre Universale, il Totalmente Altro.
“Incastona i nostri volti nell’Arte e fa che siano veicolati tra quanti cercano”.
Terzo
Quello che hai di fronte è un “Prototipo”.
Ciò rispecchia, letteralmente, quanto essi desiderano che il genere umano consideri la loro essenza, e cioè:
“Un essere unico, che influenzi con le proprie caratteristiche la sua stirpe “.
La forma, attraverso la quale io Mauro D’Angelo ho deciso di veicolarne la presenza, è quella impressa nell’immagine attiva che hai deciso di portare nella tua dimora. In essa trovi:
L’ambiente nel quale il Dio si manifesta.
Il volto del Dio.
La rete pulsante che irraggia nel fenomenico virtuale le caratteristiche del Dio in questione.
Ognuno di questi prototipi possiede essenzialmente delle specificità, delle quali probabilmente tu sei già a conoscenza ma che ti invito ad approfondire ulteriormente: non è un gioco!
Ciò potrà avvenire attraverso i mezzi che certamente il Dio che hai/ti ha scelto verrà a fornirti nel tempo.
Gli “utilizzi” che potrai fare dell’immagine vivente del Dio sono “multiformi”.
La cosa importante e insindacabile che devi assolutamente e sempre considerare (e tenere a mente) risiede nel fatto che un Dio non è né un demone e né un messaggero, per cui il rapporto da stabilire DEVE e DOVRÀ assolutamente risiedere nell’amore e nella devozione.
Il fuoco di essi deve ardere perennemente nel tuo cuore, pena l’oblio nei tuoi confronti.
Quando vorrai relazionarti con il Dio che ospiti non dovrai fare altro che aprire la sua immagine vivente e rivolgerti a lui/lei, in modo confidenziale.
Potrai farlo anche semplicemente pensando a quanto vorrai dire e non necessariamente utilizzando la tua voce.
La struttura che ho creato (comprendente l’ambiente, il volto e il reticolato virtuale) è perfettamente operativa e funzionale agli scopi insiti nelle caratteristiche del Dio; il resto, dovrai farlo tu attraverso l’amore e la devozione che riuscirai a accendere nel tuo cuore.
Buon viaggio.
Mauro D’Angelo
ABSTRACT – Ishtar
“Quando la Grande Ishtar desidera emanare il suo immenso
Potere tra gli uomini, plasma due oscure immagini: l’una si
manifesta come donna alata, le cui splendide forme sono
avvolte da fitta nebulosità; l’altra materializza un terribile
essere alitante venefici turbinii ventosi, pari a immani sciami di locuste”.
LA QUARTA
Ishtar è la dea dell’amore e della guerra, del sesso come della morte; ella è duplice e trina nella sua unità.
La sua manifestazione è sempre un’esperienza che modifica e amplifica a dismisura la percezione intuitiva di chi ne comprende la vera natura. Isthar propaga e estende il suo potere sia sui quattro angoli elementali che sui vertici dell’asse bipolare, configurando campi di forza praticamente universali.
Le sue origini provengono dalla mitologia babilonese, e diverse fonti la riconducono all’omologa dea sumera Inanna. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia.
L’AUTORE
Mauro D’Angelo nasce a Torino mercoledì 20/09/1961 e cresce, vivendo, nella sua città fino alla fine degli anni ’70, frequentando ambienti legati alle arti e all’insolito.
Nel decennio successivo fa delle sue passioni la propria professione e inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica e della letteratura, spostando la sua vita in base a quelle che sono le sue esigenze.
L’incessante ricerca delle origini e delle realtà legate ai Miti diventano, nel corso degli anni, la sua principale ragione di vita; ciò si ripercuote anche nel lavoro e così la sua attività artistico/letteraria sarà sempre legata indissolubilmente a quei temi. Tuttora la sua opera risuona ancora di quegl’impellenti bisogni cognitivi sottili e superiori.
Negli ultimi anni decide di legarsi alla casa editrice Kipple Officina Libraria, nella quale stabilisce la propria definitiva “dimora” espressiva.
LA COLLANA
eXoth è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata agli studi del mondo esoterico e dell’occulto. Un contenitore di eccellenze filosofiche e medianiche, di esperimenti e astrazioni che spostano continuamente il confine del reale e del possibile. È l’altro lato delle nuove scienze fisiche applicate alle antichissime scuole mistiche, in cui ogni aspetto della vita assume sembianze trascendenti e inumane.
Mauro D’Angelo, Prototipi – Ishtar
Kipple Officina Libraria – Collana eXoth
Formato Digitale + HTML – 10,00€
Link:
- su Kipple Officina Libraria: https://shorturl.at/foUW1
- su Amazon: https://shorturl.at/ejvz2
Principessa, poetessa, sacerdotessa: Enheduanna, la prima autrice conosciuta al mondo | Iridediluce
Sul blog IrideDiLuce la storia di Enheduanna, la prima autrice (e autore) di cui si abbia notizia; ovviamente parliamo di epoche sumere…
Il primo autore conosciuto al mondo è ampiamente considerato Enheduanna, una donna vissuta nel 23° secolo a.C. nell’antica Mesopotamia (circa 2285-2250 a.C.). Enheduanna è una figura notevole: un’antica “triplice minaccia”, era una principessa e una sacerdotessa oltre che scrittrice e poetessa.
Il terzo millennio a.C fu un periodo di sconvolgimenti in Mesopotamia. La conquista di Sargon il Grande ha visto lo sviluppo del primo grande impero del mondo. La città di Akkad divenne una delle più grandi del mondo e la Mesopotamia settentrionale e meridionale furono unite per la prima volta nella storia. In questa straordinaria cornice storica troviamo l’affascinante personaggio di Enheduanna, figlia di Sargon. Ha lavorato come alta sacerdotessa della divinità della luna Inanna-Suen nel suo tempio a Ur (nell’odierno Iraq meridionale). La natura celeste della sua occupazione si riflette nel suo nome, che significa “ornamento del cielo”.
Enheduanna compose diverse opere letterarie, tra cui due inni alla dea dell’amore mesopotamica Inanna (semitica Ishtar). Ha scritto il mito di Inanna ed Ebih e una raccolta di quarantadue inni del tempio. Le tradizioni degli scribi nel mondo antico sono spesso considerate un’area di autorità maschile, ma le opere di Enheduanna costituiscono una parte importante della ricca storia letteraria della Mesopotamia.
Dark Awake – Mourn The Loss Of Ishtar
Nel gelo di un giorno infinito, da sciogliersi in lacrime infinite.
Ishtar di Ninive | La misura delle cose
Sul blog LaMisuraDelleCose un post fluente per raccontare di Ishtar, dea mesopotamica dei primordi sociali dell’uomo (ma ancora attualissima). Un estratto:
Il sito della città di Ninive fu sede di insediamenti fin dal 5000 aev, ma risalgono al III millennio le testimonianze della presenza di un centro politico, religioso e culturale dall’organizzazione più strutturata e di primaria importanza in tutto il Vicino Oriente Antico – attorno al 2000 è attestata la presenza di mercanti da Ninive nelle colonie assirie di Cappadocia. Re Manishtusu (ca. 2360-2180), successore di Sargon I della dinastia semitica di Akkad, fece presumibilmente erigere un primo tempio di Ishtar, e i numerosi restauri nel corso dei successivi 200 anni dimostrano non solo l’importanza del culto di una delle principali divinità cittadine, ma anche che questo potrebbe essere stato uno dei più antichi edifici costruiti a Kuyunjik. Nel primo periodo assiro, re Shamshi-Adad I (1748-1716) ricostruisce il tempio di Ishtar e conquista la città rivale Mari, ma dopo la sua morte Hammurabi assoggetta l’Assiria facendone uno stato vassallo babilonese, come è testimoniato dal prologo del suo celebre codice di leggi. Durante il Medio regno assiro (XIV-XII sec.) Ninive fu dimora reale e i sovrani fecero restaurare l’antico tempio di Ishtar, ma è con Sennacherib (705-681) che la città acquista splendore e prestigio divenendo capitale del regno e una delle “meraviglie” nel mondo antico; il re fece costruire un nuovo palazzo, che senza esagerazioni egli stesso definì “senza rivali”, e ampliò e abbellì la città con nuovi templi, strade, giardini pubblici; e inoltre mura, fortificazioni e un acquedotto, unico per dimensione e fattura, che portava in città acqua fresca dalle montagne dell’est.
I testi contenuti nell’Archivio reale sono di primaria importanza per gli studi filologici e storico-religiosi del Vicino Oriente Antico e per l’esegesi biblica: qui sono stati trovati i primi documenti relativi alla storia del Diluvio e alla creazione, da far ritenere che gli ebrei abbiano attinto e adattato questi motivi insieme ai modelli di inni, lamentazioni, preghiere che in quantità numerosa sono state trovate nell’Archivio. In particolare questi documenti sono importanti per comprendere e ricostruire il modo in cui assiri e babilonesi riadattarono temi e divinità dell’antica Sumer nel proprio sistema teologico, cambiando a volte il nome egli dèi: Enlil per esempio, padre egli dèi e creatore del mondo, in una nuova prospettiva di legittimazione anche politica delle nuove dinastie semitiche diviene Marduk in Babilonia e Asshur in Assiria.
Oltre a trattati di botanica, geologia, chimica, matematica, astronomia e medicina, gli Archivi reali contengono molti testi religiosi i più importanti dei quali sono sette tavole sulla Creazione, 12 tavole sulla Saga di Gilgamesh, che include la versione babilonese del Diluvio, la leggenda di Etana, che volò in cielo su un’aquila, la storia di Adapa, che perse l’occasione di ottenere l’immortalità, il mito di Zu, il dio uccello che rubò le Tavole del destino, la leggenda della nascita di re Sargon, che come Mosè fu salvato quando era bambino, posto in un cesto, affidato alle acque dell’Eufrate e quindi trovato da Akki, e una versione della Discesa di Ishtar agli inferi.


