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Konstantin Ciolkovskij: alle origini del pensiero spaziale moderno | Fantascienza.com


Su Delos273, un post dedicato a Konstantin Ciolkovskij, cosmista russo dalla importante visione cosmica. Un estratto chiarificatore:

Per i cosmisti, l’universo non è un insieme casuale di eventi, ma un sistema razionale e dinamico, attraversato da una legge evolutiva che conduce la materia verso forme sempre più complesse di vita, coscienza e intelligenza. In questo contesto si colloca l’incontro, decisivo sul piano intellettuale, tra Ciolkovskij e il pensiero di Nikolaj Fëdorov, il bibliotecario filosofo anche definito il Socrate Moscovita, considerato il fondatore del cosmismo. Pur non essendone stato allievo diretto, Ciolkovskij entrò in contatto con le sue idee negli anni a Mosca, facendo di questo incontro uno dei pilastri della propria visione del mondo: l’umanità ha una responsabilità attiva nei confronti del cosmo e il progresso scientifico deve essere orientato all’evoluzione della specie.
Tale visione, come mostrato da Silvano Tagliagambe in Dal caos al cosmo. Introduzione al cosmismo russo, a oggi uno degli ultimi studi in lingua italiana dedicato al movimento russo e uno dei riferimenti fondamentali per la stesura di questo articolo, si fonda sul concetto di samozaroždenie, ossia autogenerazione. La materia, governata da leggi razionali, tende spontaneamente a organizzarsi in forme sempre più complesse, fino a generare la vita e l’intelligenza. In questa prospettiva, la Terra rappresenta solo una tappa intermedia. L’universo, vastissimo e antico, avrebbe prodotto altrove forme di intelligenza molto più evolute dell’uomo. Inoltre, come evidenziato dallo studio pubblicato nel 1995 sul Quarterly Journal of the Royal Astronomical Society, Ciolkovskij affrontò nei primi anni del novecento una domanda che diventerà celebre solo nel dopoguerra: se esistono civiltà extraterrestri, perché non ne osserviamo tracce?
La sua risposta, sorprendentemente moderna, anticipa nella sostanza di decenni sia il Paradosso di Fermi sia una delle sue soluzioni proposte più note ossia l’Ipotesi dello Zoo [1] (nonché la prima direttiva di Star Trek [3]): le intelligenze superiori, per ragioni etiche ed evolutive, volutamente sceglierebbero di non interferire con civiltà ancora immature come la nostra.
Il silenzio del cosmo non è quindi una negazione, ma un’attesa. L’umanità, segnata da conflitti e violenza, non sarebbe ancora pronta a un contatto diretto. Solo quando il genere umano avrà superato la propria condizione terrestre, diventando una specie interplanetaria capace di adattarsi a nuove condizioni fisiche e ambientali, potrà colmare tale distanza evolutiva.

Lankenauta | Dal caos al cosmo, introduzione al cosmismo russo


Su Lankenauta la recensione a Dal caos al cosmo, introduzione al cosmismo russo, di Silvano Tagliagambe, con prefazione di Armando Torno. Vi lascio ad alcuni brani della valutazione:

Il riferimento a Dostoevskij non è certo casuale in un volume che parla di un fenomeno culturale e una corrente filosofica poco approfondita alle nostre latitudini e nata nella sterminata Russia a fine ‘800, con sviluppi di vario tipo nel secolo scorso, alla quale all’editore va il merito di aver dedicato altri testi all’interno della collana ove appare anche quello di Silvano Tagliagambe accompagnato dalla prefazione di Armando Torno, giornalista, saggista, autore di opere letterarie e saggi di carattere filosofico e teologico tradotti in più lingue. Nella collana Historos diretta da Luciano Canfora sono presenti altri testi sul cosmismo oltre a saggi filosofici, politici e storici anche sulla storia più recente con una particolare attenzione a un universo spesso misconosciuto come quello russo.

Il più autorevole teorico del cosmismo è Nikolaj Fëdorov che con la sua opera filosofica Opera comune segnerà la nascita del movimento che influenzerà in vario modo anche giganti della letteratura russa quali Tolstoj e Dostoevskij, senza mancar di notare che la biblioteca di Lenin vanterà titoli di quello che può essere considerato il padre fondatore del cosmismo. Il saggio di Tagliagambe, al di là dello specifico interesse che può suscitare una disciplina filosofica che sconfina nella teologia e nell’esoterismo mandando suoi echi nel mondo delle arti e delle scienze è importante anche per capire, o provare a farlo, qualcosa circa l’assoluta particolarità della cultura russa. Alcuni versi di una poesia di Fëdor Tjutčev (tradotti da Tommaso Landolfi) lo testimoniano:

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Il futurismo esoterico dei Cosmisti russi – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un’analisi dettagliata sul Futurismo esoterico russo dei Cosmisti – argomento già trattato qui, qui e qui – e che ha implicazioni riconducibili al Realismo magico intessuto di mistica orientale, Un bellissimo guazzabuglio, che fa bene a noi Occidentali positivisti. Un estratto:

«Dio divenne uomo affinché l’uomo potesse diventare Dio» recita un antico adagio: è forse la quintessenza della prospettiva cosmista. Superomismo allo stato puro, ma anzitutto superomismo magico. È l’idea che la materia non possa prescindere dallo spirito e viceversa: se il progresso prescinde dallo sviluppo spirituale conduce a disastri, laddove la sola spiritualità svincolata da elementi pratici genera un’alienazione senza pari. Realismo e magia, tecnica ed esoterismo, insomma: il cosmismo fu il tentativo archeofuturista di riunire gli opposti, in vista dell’ampliamento dei confini dell’essere umano, fino alle stelle.

Un tentativo all’insegna della pratica. Se la modernità ha coltivato un divario incolmabile tra teoria e pratica, scienze dello spirito e scienze della materia, nel pensiero cosmista la portata di ogni scoperta è misurata dalla trasformazione – non solo materiale, ovviamente – che è in grado di propiziare. Ogni -logia deve diventare -urgia, ogni disciplina astratta una via di liberazione, secondo un’ottica totale che prescrive la mobilitazione di tutte le discipline, dalla tecnica all’arte, per realizzare la trasmutazione del Sé un tempo tentata dall’esoterismo operativo. Basilare (come ovunque nell’esoterismo occidentale, secondo la celebre tesi di Antoine Faivre) è la connessione analogica tra alto e basso, microcosmo e macrocosmo. Conoscendo i legami simpatetici che legano ogni ente al tutto è possibile manipolare la natura (vincolarla, come scrisse Giordano Bruno nel De vinculis in genere), trasformando l’operatore in più-che-uomo.

Solo così ha luogo l’espansione integrale cui è chiamata l’umanità. Un’espansione materiale, nelle profondità del cosmo, e spirituale, vale a dire la costruzione ermetica della propria personalità. A differenza dell’individuo moderno, chiuso in sé stesso, l’uomo cosmista si trascende: individualmente, riunendo tutte le proprie antinomie interiori; socialmente, coltivando quelle relazioni, verticali e orizzontali, che vanno a costituire il tessuto sociale, smembrato dall’individualismo e dall’utilitarismo capitalista; cosmicamente, infine, ricongiungendosi con l’universo, operando una profonda rivoluzione copernicana nelle coscienze (ragion per cui la cosmonautica sarà naturale sviluppo del pensiero cosmista). Se la nostra, come diceva J. R. R. Tolkien, è «un’era di mezzi migliori per fini peggiori», allora occorre solamente mutare mentalità, ricalibrare il tiro, restituendoci al cosmo e realizzando così la nostra più intima essenza.

I cosmisti russi | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione su I cosmisti russi, saggio di George M. Young, che ho già menzionato qui e qui. Un estratto:

Come scoprirete nella lettura del saggio, l’anelito al cosmo, lo sguardo verso lo spazio, è forse l’aspetto più “spettacolare” di un pensiero che non mette in contrapposizione esoterismo e fiducia nel progresso tecnologico, religione e misticismo con pragmatismo e materialismo. Uno sguardo d’insieme affascinante, anche se non privo di lati oscuri, come il dubbio posto sull’idea di “totalitarismo buono”, contrapposta a un “totalitarismo cattivo”, che lascia perplessi.

Il saggio è sia biografia di Fëdorov, sia narrazione dei contesti sociali, culturali, filosofici e spirituali nei quali è nato il suo pensiero. Parallelamente all’aspetto biografico c’è la comparazione con l’evoluzione e la costruzione del pensiero, esposto in sintesi e con continui rimandi bibliografici. Non manca ovviamente uno sguardo oltre il suo fondatore, con distinzione tra cosmisti religiosi e scientifici, seguaci e travisatori, fino a vedere dove si sia ancora presente nella contemporaneità.

Difficile non assimilare i cosmisti ai costruttori di mondi immaginari, come quelli della fantascienza. Sognare l’immortalità, il superamento dell’umano nei confronti del transumano, l’idea che la stessa Terra possa diventare una immensa astronave che porti l’Umanità in ogni angolo del Cosmo, sono temi che anche la fantascienza del ‘900 ha affrontato.

La scienza ha portato l’uomo nello spazio e, scoprendone l’inospitalità, ha rallentato la corsa. I cosmisti di contro, armati di un ottimismo non comune nella cultura occidentale degli inizi dello scorso secolo, non hanno mai smesso di sognare. Se adesso sembra che si guardi di nuovo allo spazio, è forse perché il filone carsico di questo pensiero sta riaffiorando?

Il progetto più estremo: il Cosmismo russo | L’indiscreto


Tornando sul concetto di Cosmismo, su L’indiscreto è disponibile un articolo molto esteso che tratta in modo anche filosofico e teologico l’argomento.

La strana storia di Nikolaj Fëdorov, il cosmista russo che voleva abbattere la morte, acquisire il potere assoluto sulla Natura, far risorgere tutti gli antenati e colonizzare l’Universo.

«Ecco un sant’uomo», disse Lev Nikolaevič. «Non possiede nulla. Cede subito alla biblioteca tutti i libri che compra o che gli sono donati. A casa dorme sopra un baule coperto di giornali in una cameretta affittatagli da una donna anziana. Naturalmente è vegetariano, anche se, timido e modesto qual è, non gli piace parlarne. Sappiate, però, che ha una sua teoria!»
E Tolstoj iniziò a raccontarci qualcosa di strano: Fëdorov non riesce in alcun modo ad accettare che gli uomini muoiano e che coloro i quali ora ci sono molto cari un giorno scompariranno senza lasciare traccia, perciò ha sviluppato una teoria secondo cui la scienza, con un gigantesco balzo in avanti, scoprirà un metodo per estrarre dalla terra i resti, le particelle dei nostri antenati, per poi riportarli in vita.

Come nella famosa dicotomia (suggerita a Sir Isaiah Berlin da un frammento attribuito all’antico poeta greco Archiloco) fra la volpe, che sa molte cose, e il riccio, che ne sa una grande, Nikolaj Fëdorov era un pensatore che aveva un’unica grande idea. Credeva che tutti i problemi conosciuti avessero un’unica radice nel problema della morte, e che nessuna soluzione ad alcun problema sociale, economico, politico o filosofico si sarebbe dimostrata adeguata finché non fosse stato risolto il problema della morte. Una volta trovata la soluzione a tale problema, si sarebbero trovate di conseguenza anche quelle che avrebbero permesso di risolvere tutti gli altri.
Tutti i suoi scritti, raccolti sotto il titolo Filosofiia obshago dela, (La filosofia dell’Opera Comune) sono dedicati a una soluzione del problema della morte. Egli credeva che qualsivoglia questione, quantunque triviale in apparenza, fosse in sostanza e letteralmente una questione di vita o di morte. Qualsiasi considerazione, quale che sia l’argomento a cui si riferisce, come lo sviluppo della calligrafia, o l’abbigliamento femminile, o la storia completa della specie umana, conduce all’unica medesima conclusione: la decomposizione è la regola universale è la ricomposizione è il compito umano. Ovunque guardi, Fëdorov vede manifestazioni del principio naturale di decomposizione, eppure, con inesauribile ottimismo, considera ogni esempio di decomposizione come una nuova occasione per iniziare il compito umano della ricomposizione.

Lankenauta | I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci


Interessante recensione al saggio I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci, scritto da George M. Young e segnalato da Lankenauta. Di cosa parliamo? Qui sotto provo a spiegare tramite la recensione stessa.

Da quello che abbiamo potuto capire, anche leggendo attentamente l’ampia bibliografia presente del libro edito da Tre Editori, l’opera di George M. Young sui cosiddetti cosmisti rappresenta il contributo più completo e più organico che fino ad ora sia stato pubblicato nei paesi occidentali. In poco meno di trecento pagine Young è riuscito infatti a delineare, con grande chiarezza e con uno stile accessibile anche ai non esperti, le origini remote e lo sviluppo diversificato di un movimento che non è possibile comprendere davvero se non immergendosi in quella che viene definita la “geografia spirituale” della Russia. Salvo aver sempre presente un contesto religioso, spirituale, esoterico che ha origini remote, il fondatore del cosmismo è possibile individuarlo in un personaggio assolutamente sui generis, un oscuro bibliotecario e filosofo, Nikolaj Fëdorov (1829-1903), votato all’idea di superare la morte attraverso la resurrezione degli antenati. Un pensiero che ha partorito generazioni di “futuristi esoterici”: di fatto gli ispiratori del programma spaziale sovietico, considerati una vera e propria forza occulta che ha contribuito allo sviluppo del pensiero russo dalla fine dell’Ottocento a oggi. Non che le idee Fëdorov si siano tramandate tali e quali: i cosiddetti cosmisti, come ci racconta George M. Young, hanno spesso sviluppato posizioni divergenti, talvolta opposte rispetto il precursore di questo pensiero scientifico ed esoterico; ma la “forza occulta” rimase comunque inalterata: “la conoscenza, spirituale o scientifica, deve essere attiva”. Inoltre tutti “hanno accettato il concetto di totalità: la visione secondo cui l’uomo e il cosmo sono correlati; l’individuo e la comunità si completano reciprocamente: la vita è in un modo o nell’altro presente in tutto il cosmo: una fonte suprema, sostegno di vita e di energia, chiamata Dio o etere o con altri nomi, è presente in tutto il cosmo: e noi e il nostro pianeta non siamo soli. Tutti condividono la sensazione che in tutto il cosmo vi sia più di sconosciuto che di conosciuto; che le attuali conoscenze siano inadeguate; e che cercando nel passato saperi applicabili al futuro, si possa scoprire che le scienze attualmente disprezzate o inimmaginate, cioè le scienze alternative, le “parascienze” o le “pseudoscienze”, possono contribuire alla scoperta di ciò che ci occorre sapere. Dunque nulla dovrebbe essere scartato semplicemente perché è stato ignorato o respinto dal sapere riconosciuto del nostro tempo” […] Inoltre “tutti hanno tratto almeno in parte idee o ispirazione dalle fonti solitamente etichettate come esoteriche o occultiste [..] ed erano profondamente consapevoli della specificità e dell’essenza russe delle loro idee e attività” (pp.281).

Insomma, un esoterismo futurista in odor di olistica, sparato nello spazio siderale dove tutto ha inizio. Niente male, niente male…

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