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Remoria, capitale del Cyberpunk – Carlo Valeri – Medium
27 Maggio 2020 alle 12:02 · Archiviato in Creatività, Experimental, Fantastico, Futuro, InnerSpace, Letteratura, Oscurità, OuterSpace, Passato, Recensioni, Sociale, Surrealtà and tagged: Borgate, Dark, Infection, Interrogazioni sul reale, Luce oscura, Olosensorialità, Pier Paolo Pasolini, Punk, Remo, Ridefinizioni alternative, Roma, Techno, Valerio Mattioli
Su Medium.com una breve recensione a Remoria, di Valerio Mattioli, metasaggioromanzo che mi ha davvero aperto universi insperati.
Che cos’è Remoria? È il negativo occulto di Roma, la sua anti-storia, il rimosso che emerge come un rigurgito e preme verso la superficie della città fondata da Romolo. L’autore Valerio Mattioli, classe 1978, ha scritto per Blow Up, Vice, Prismo, Il Tascabile. Già autore di Superonda. Storia segreta della musica italiana (Baldini & Castoldi 2016), ha firmato saggi sul Manifesto accelerazionista di Alex Williams e Nick Srnicek, ma soprattutto a lui si deve la prima pubblicazione in Italia di Realismo capitalista di Mark Fisher, per la casa editrice Nero di cui lo stesso Mattioli è editor.
Il GRA come ouroboros: l’anello dell’occulto, tempo ciclico (e parallelo), senza inizio né fine che contiene e risucchia il quadrato geometrico di Romulia. Accelerazione, velocità, auto-annientamento. Credo, senza mezzi termini, che Remoria. La città invertita (edito da minimum fax) sia un libro epocale, e anche superbamente generazionale nel modo in cui racconta (e crea) gli stimoli percettivi, culturali degli anni ’90, cioè la generazione del sottoscritto e dello stesso Mattioli, mettendola in comunicazione con quella della controcultura del ‘77.
Mattioli rilegge la borgatasfera e la sua storia: il “sacerdote” Pasolini che apre il sabba per poi essere risucchiato dall’Accademia e dalla gentrificazione (le gigantografie dei lounge bar al Pigneto le conosciamo bene, giusto?). E poi l’eroina certo, quella posthippie e tardoromantica raccontata da Claudio Caligari in Amore tossico, (anno 1983, location: Ostia) e quella onirica in bianco e nero del Nico D’Alessandria de L’imperatore di Roma (anno 1987, location: le rovine di Roma). C’è l’iperstizione del geniale demiurgo Stefano Tamburini (1955–1986) con i suoi esperimenti grafici e il suo Rank Xerox, il coatto sintetico che anticipa il futuro e i soggetti sociali dei decenni che seguirono.
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Roma e il disabitato
20 ottobre 2016 alle 19:28 · Archiviato in Deliri, Empatia, Energia, InnerSpace, Oscurità, Reading, Ricordi, Surrealtà and tagged: Borgate, Disabitato biologico, Disfacimento, Impero Romano, Luce oscura, Roma
Amo questi risvolti macchiati da larghe consunzioni, grasse come macchie di lipidi nella minestra. Tutto appare come un’ordalia di povertà opulenta, e il risultato lo si può vedere nelle borgate sparse lungo le campagne un tempo disabitate.
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Sherwood a Roma Sud. Il Gobbo, tra Resistenza e banditismo – Carmilla on line ®
21 marzo 2015 alle 18:32 · Archiviato in Empatia, Energia, Sociale and tagged: Borgate, CarmillaOnLine, Fascismo, Giuseppe Albano, Nazismo, Proteste, Roma, Spirito dei luoghi
Porta Furba è un arco antico all’incrocio tra via Tuscolana e l’acquedotto Felice. Venendo dal centro, alla sua sinistra si trova il Quadraro. È questo il quartiere che a causa della forte presenza partigiana fu definito “nido di vespe” dal console tedesco a Roma durante l’occupazione. Nello spazio urbano tra le vie consolari della Casilina e della Prenestina, ci sono poi il Pigneto, Torpignattara, Centocelle e il Quarticciolo. Queste zone erano delle borgate popolate principalmente da immigrati meridionali e dagli sfollati della politica urbanistica fascista; erano la cintura operaia di una città in larga parte impiegatizia e ministeriale. In base a una legge fascista abolita solo nel 1961, gli immigrati a Roma non avevano diritto all’iscrizione all’anagrafe, alle liste di collocamento ed elettorali, all’assistenza sanitaria e previdenziale. Le loro condizioni non erano insomma diverse da quelle di molti stranieri in Italia ai nostri giorni.
Camminando per le strade secondarie di questi quartieri ancora oggi è possibile immaginare l’atmosfera semirurale che avevano ai tempi della guerriglia partigiana. Del resto questo sforzo d’immaginazione è sostenuto da molti murales ispirati a quegli eventi e dal moltiplicarsi di iniziative quali visite organizzate ai luoghi simbolo della Resistenza e raccolte di testimonianze dei protagonisti di quelle vicende. I promotori (giovani ricercatori, centri sociali, associazioni e comitati di quartiere) sembrano credere fermamente che i processi di soggettivazione politica siano agevolati dalla memoria storica incarnata nei luoghi di vita quotidiana – quasi che sapere di vivere nei quartieri più ribelli della Roma partigiana, possa ancora oggi ispirare un nuovo percorso di liberazione.
Questo è uno stralcio preso da CarmillaOnLine per indicare come l’anima dei luoghi sopravviva a lungo, e questo citato è un esempio ancora palpabile, vissuto, anche se immagino che tra una o due generazioni tale consapevolezza svanirà, evaporata nel nulla omologato e sintetico.
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