HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Anima
Fluido animale
Infondono strali di un potente flusso psichico e ne rimangono in piedi poche cognizioni; il fluido animale centellina le sue energie, rimanendo in piedi sul tuo ego disassato.
Progressi trascendentali
Le istanze si rimodulano sulle necessità effettive del tuo organismo animico, mostrandoti i riverberi e le posizioni interinali come estensioni fondamentali del tuo progresso trascendentale.
Thom Yorke – Four Ways In Time
Dissezioni di un manifesto delle attività interiori, che esplodono l’anima.
La città che siamo diventati di N. K. Jemisin | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo di Nora Keita Jemisin, La città che siamo diventati, dalla trama insolita e particolare:
New York è viva. Non solo perché è la Città che non dorme mai, multisfaccettata e brulicante di vita. New York è viva in senso letterale, ha un’anima senziente e una sua voce, anche se solo in pochi possono sentirla.
Come uno studente di Manhattan, che ha un improvviso vuoto di memoria mentre attraversa il tunnel verso la Penn Station, dimenticando il proprio nome e a dove proviene.
Il cuore pulsante della città inizia a parlargli. E non è il solo ad aver ricevuto la chiamata. La direttrice di una galleria d’arte del Bronx scopre misteriosi graffiti sparsi per la città. Un’avvocatessa di Brooklyn capisce di poter udire il canto di New York e inizia a seguire ritmo dei suoi tacchi Louboutin.
Uno dopo l’altro, cinque newyorkesi scoprono di essere l’avatar di altrettanti suoi distretti: Manhattan, Brooklyn, il Bronx, Queens, Staten Island.
New York li sta chiamando per la battaglia contro il Nemico, un antico orrore lovecraftiano che si sta risvegliando. Solo unendo le forze i protettori di New York potranno impedirgli di spargere morte e distruzione. E di snaturare l’anima della Grande Mela, minacciata da un oscuro, incommensurabile parassita multidimensionale.
ELIZABETH VIROSA : ALL THE GREAT MYSTERIES
I richiami delle variazioni fisiche sono modulazioni dell’anima.
No hope, my dear
Sterminate lande di biologie umane e presunte anime; altri territori di corpi vivi senz’anima – qual è il criterio dell’anima? L’illogica esistenza di discriminazioni sa di dogma, la speranza è una trappola inventata dai padroni…
Parti da due pilastri
Sei riuscito a incenerire le costruzioni avulse da ogni constatazione animista dei luoghi? Sei riuscito a vivere usando la bellezza di ciò che ti è accanto con la consapevolezza di ciò che l’energia è? Ecco, parti da questi due pilastri, per costruire il terzo…
Goldfrapp – Ocean Feat. Dave Gahan (Official Video)
Avevo bisogno di sciogliermi in emozioni, confrontarmi con la voglia di guardare gli animali negli occhi, e sentirli fino in fondo alla mia anima.
Lacrime nella pioggia: il ritorno di Blade Runner | Fantascienza.com
Delos 192 riserva ancora sorprese sul seguito di BladeRunner; in quest’articolo di Arturo Fabra, viene indagata la natura vitale degli androidi, misteriosa al pari di quella umana. Non è una questione da poco, ne discutiamo da decine di migliaia di anni, almeno.
“E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.”
Trentacinque anni dopo questo inconfondibile monologo la pioggia si è trasformata in neve, in Blade Runner 2049. Così come la città di Los Angeles ha lasciato il posto ad altre location, continuando il progetto iniziato da Scott e Fancher di esplorare il mondo dove i “lavori in pelle” altrimenti detti replicanti, vengono ritirati dalle unità di polizia Blade Runner.
Il film è potente, non scevro da difetti, ma, lasciatemelo dire, è una vera opera di narrativa fantascientifica che riprende le tematiche del precedente film allargandone la visuale e proponendo nuove direzioni ed evoluzioni delle storyline.Dal noir chandleriano del primo episodio ci troviamo in un gioco di vero/non vero simile ai rivolgimenti spia/controspia di Le Carrè, e anche il ritmo nella prima parte del film può a tratti apparire fin troppo lento e descrittivo, cosa che denota la notevole libertà di cui ha goduto Villeneuve nel girare una storia con mano libera e poterci presentare subito il montaggio definitivo. Tanto libera da far arrivare e gestire il personaggio di Deckard /Harrison Ford in funzione della storia e non del fanservice (si, mi riferisco a Episodio VII!) Se poi avete visto Arrival sarete anche pronti all’accelerazione nell’ultimo quarto del film con conseguenti colpi di scena.
Ma il piacere di scrivere di 2049 è dovuto al notevole lavoro di scrittura che ha elaborato le tematiche del precedente film (e del parzialmente tradito racconto di Dick cui si ispirava) infondendo loro nuova linfa, magari esplicitando in dialoghi quanto nel precedente era solo sottinteso, divertendosi a non risolvere questioni dibattute dall’uscita del primo film.
A un certo punto in una scena Gosling e Ford si incontrano ed è presente un cane al che Gosling chiede: “E’ vero?” E Ford risponde: “Non lo so, chiedilo a lui.” Dunque non è importante sapere chi o cosa è vero e chi o cosa no. Altre frasi mi sono rimaste in mente come: “Nato, non creato.” “Te la cavi bene anche senza. “ “Senza cosa?” “L’anima.” Oppure “La cosa migliore che puoi fare per chi ami alle volte è diventare estraneo.”
I Nexus 6, i replicanti che Deckard ritirava, volevano conoscere date di immissione, durata, provenienza dei ricordi. Quelli che incontriamo in 2049 pur obbedienti, si pongono le stesse domande, con la grigia consapevolezza di essere “umani di serie b” perché non nati e privi di anima.
Si, proprio di anima.


