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RECENSIONI: PINK FLOYD AT POMPEII – MCMLXXII | PINK FLOYD ITALIA
su PinkFloydItalia Recensione mostruosa, imponente, di PinkFloyd@Pompeii nella versione del 2025 (scritta nel titolo, ovviamente, alla romanantica); estratti:
Mi scappa quasi da ridere fare la recensione a “MCMLXXII“, la nuova versione di quel “Live at Pompeii” uscito più di 50 anni fa e che ogni fan dei Pink Floyd conosce perfettamente, ma sono conscio del fatto che (per dirla come l’articolo su Pompeii del magazine NME) l’industria musicale del 2025, con sua eterna vergogna, deve guardare a queste cose per andare avanti e vendere. Quindi, come prima uscita discografica di mamma Sony, che si è comprata tutto il catalogo Pink Floyd, e che negli ultimi mesi ha fatto una gran campagna di pubblicizzazione su Live at Pompeii, vediamo nel dettaglio che tipo di operazione è stata fatta (e come..) sul video e audio di questo concerto, che di concerto ha poco, visto che non c’era pubblico. Ormai questo film è passato alla storia come qualcos’altro. Incredibile.
La parte video del film è stata oggetto di restauro sopraffino, non ci si è concentrati solo sulla “ripulitura” della pellicola originale ma si è intervenuti anche sul colore, rendendolo più fedele alla realtà, lasciando anche in alcuni frangenti quel pizzico di “grana” tipica dei filmati di quell’epoca. Alcune differenze sono imbarazzanti, solo per citarne alcune, la maglietta di Nick Mason in “Set the Controls…” che nella versione Dvd sembra color “mogano” e invece in 4K è molto più tendente al rosso, la sabbia e l’erba dell’anfiteatro hanno un colore molto più vivido e accentuato, per non parlare del formato del video, finalmente nelle giuste proporzioni in modo tale che sia visibile tutto quello che è stato filmato. Chi conosce a memoria il film, non avrà difficoltà a vedere particolari prima nascosti ed ora venuti alla luce. In definitiva, sarebbe difficile fare di meglio. Peccato solo non siano state trovate altre inquadrature inedite, ma sappiamo che quelle bobine sono andate perdute da tempo.
Per la parte audio invece il buon Steven Wilson (che ormai sembra prender parte a tutte le future uscite Floydiane) ha fatto quello doveva, un mix perfetto e rispettoso della registrazione originale: sembra essersi concentrato maggiormente sulle parti di tastiera, batteria e sull’equalizzazione generale ma nel complesso ne è uscita fuori la miglior versione in commercio, sicuramente superiore in tutto alla precedente contenuta nel box “The Early Years”. Ascoltarlo in Dolby Atmos deve essere una cosa strepitosa, per i pochi che hanno un impianto del genere a casa, ma anche in versione Stereo è sempre un “gran godere” per le orecchie. Il nuovo mix ha un impatto potente come non mai sugli ascoltatori.
NICK MASON: L’EREDITÀ E LE STRANEZZE DI ‘LIVE AT POMPEII’ | PINK FLOYD ITALIA
Su PinkFloydItalia un’intervista a Nick Mason che contestualizza l’attualità del mondo PinkFloyd dopo che il catalogo è stato venduto alla Sony, la quale ha cominciato a lavorare alacremente su tutto il materiale producendo i primi, meravigliosi risultati; un estratto:
Grandiosa intervista di Kory Grow per Rolling Stone a Nick Mason sulla riedizione di Live at Pompeii, assolutamente da leggere. Nick risponde con il suo solito humor non solo su Pompei, ma anche su tanto altro, tra cui il perché non hanno filmato il tour di The Dark Side of the Moon, i suoi Saucerful of Secrets, la vendita del catalogo dei Pink Floyd alla Sony Music, i rapporti odierni con David e Roger. Buona lettura! Fonte: www.rollingstone.com
Nel 1971 i Pink Floyd divennero il soggetto del loro film concerto cult, Pink Floyd: Live at Pompeii, in cui eseguirono tre canzoni sotto il sole cocente dell’Italia, nelle rovine scavate dell’anfiteatro romano di Pompei, davanti a un pubblico di centinaia di migliaia di fantasmi. Solo i roadie della band e la troupe del regista Adrian Maben hanno assistito di persona alle interpretazioni distanziate di “Echoes”, “A Saucerful of Secrets” e “One of These Days”. Piuttosto che presentare una band che interagisce con il pubblico, il film mostra un gruppo che reagisce all’ambiente circostante. “È buffo come ci siamo avvicinati a questo concetto”, dice Mason. “È quella cosa di sostituire il pubblico con un luogo straordinario”.
Mason ha visto il film per l’ultima volta un anno o due fa e ha potuto apprezzare il lavoro che il gruppo ha fatto per la performance, in parte perché le riprese sono passate così in fretta che si ricordava a malapena di averle fatte. Il film include anche le esecuzioni di una manciata di canzoni girate in uno studio televisivo di Parigi, tra cui il famigerato numero blues “Mademoiselle Nobs”, che vede la partecipazione di un cane nei panni del cantante dei Pink Floyd, e filmati girati ad Abbey Road mentre la band stava registrando The Dark Side of the Moon. Ci sono anche molte scene di escursioni dei membri dei Floyd intorno alla lava vulcanica del vicino Vesuvio, che eruttò nel 79 d.C., seppellendo la città. Ma il pezzo forte del film, uscito nel 1972, rimane il filmato dell’anfiteatro che mostra Roger Waters che attacca un gong, David Gilmour accovacciato nella terra con la sua chitarra e Rick Wright che suona un pianoforte a coda, il tutto con Mason alla batteria al centro. “Credo che nell’arco di sei giorni siamo passati dal vago interesse all’entusiasmo [per l’esibizione a Pompei], e credo che anche il rapporto con la troupe ci abbia aiutato”, racconta Mason. “Mi piace la grande immagine di Roger in cima al muro con il gong”.
PINK FLOYD: “CHIT CHAT WITH OYSTERS” – INTERVISTA INEDITA DEL 1971 | PinkFloydItalia
Su PinkFloydItalia la segnalazione di un’intervista ai Floyd datata fine ’71, ritrovata integralmente da poco, in cui la band appare coesa e creativa come forse non lo è mai stata.
Un’intervista inedita del dicembre 1971 dei Pink Floyd allo Studio Europa Sonor in Francia è ora disponibile per la prima volta in versione integrale su YouTube. È stato necessario apportare solo alcuni ritocchi, tra cui il taglio di alcune riprese del Live at Pompeii a causa dei diritti d’autore. Un grande ringraziamento ad Adrian Maben e alla Cinémathèque Française per questa pubblicazione! Potete trovare il video originale di 52 minuti a questo link.
Adrian Maben ripercorre questa esperienza: “Sono riuscito a filmare questa sessione che testimonia la straordinaria complicità che esisteva all’epoca tra tutti i membri del gruppo. Si prendevano gioco di me, dei luoghi comuni dei giornalisti, del pubblico, della droga e di loro stessi. Erano i re dell’understatement, il loro umorismo secco era devastante, destabilizzante e spietato. Soprattutto quello di Roger Waters. Richard Wright, più discreto, si teneva un po’ in disparte rispetto agli altri. In seguito, acquisì il soprannome di “The Quiet One”. La giornata fu lunga. Per darsi forza, mandarono il “roadie”, Chris Adamson, a comprare qualche dozzina di ostriche e birra alla Brasserie Lorraine. Improvvisamente, il banchetto di ostriche divenne l’epicentro di una conversazione esilarante ed esplosiva. Parlarono e parlarono: Pompei, i computer che sostituiscono i musicisti (o meno), l’arrivo di David Gilmour dopo la partenza di Syd, le ostriche che attraversano i confini nazionali, la corale di Berlioz, i soldi e i metodi astuti che hanno inventato per smettere di litigare! Insomma, c’era un po’ di tutto per una mezza giornata di riprese. Bisogna capire che, all’epoca, i Pink Floyd non parlavano al pubblico, non rilasciavano interviste. Per loro i giornali erano privi di interesse, i giornalisti erano vecchi e non capivano nulla della loro musica. La pubblicità era inutile perché i loro concerti erano sempre esauriti, bastava il passaparola per riempire le sale. Questo documento semplice e divertente è unico. Le riprese non hanno richiesto molto editing e catturano lo spirito interiore della band di quattro persone. Tutto sommato, Pink Floyd: Live at Pompeii potrebbe essere proiettato dopo Chit Chat With Oysters, essendo l’uno la controparte dell’altro. Si tratta di un film, di un reportage o di mettere un disco in immagini? Quarant’anni dopo, ancora non lo so“.
Astronomy dominos at Pompeii: i Pink Floyd e David Gilmour alle falde del Vesuvio – Articoli – SENTIREASCOLTARE
Un’enciclopedia su PinkFloyd @ Pompeii, è tutto ciò l’articolo che vi segnalo e che tratteggia così tanti dettagli legati alla pellicola, ai Floyd, al mondo vorticoso e sognante di quegli anni, di quel mezzo secolo fa che sembrano secoli, un altro universo, qualcosa d’irripetibile. Uno stralcio:
Perfezionisti come loro costume, i Floyd volevano usufruire della migliore tecnologia, e dunque fecero trasferire a Pompei – tre giorni di viaggio in camion da Londra – tutto l’apparato usato nelle esibizioni live. In più un registratore a 16 piste secondo Maben (un osannato magazine straniero nella italica edizione afferma essere state 24, mentre Wikipedia parla di 8 tracce e ha ragione: lo conferma David Gilmour nelle battute iniziali di David Gilmour Live At Pompeii) ritenuto sufficiente per cogliere al meglio, data la eccellente resa acustica dell’anfiteatro, la qualità del suono sprigionato dalla band. Perché l’idea era di trarne non solo un documentario ma anche il disco.
In un paese governato dalla burocrazia, in un tempo determinato da istituzioni ingolfate laddove non incagliate del tutto, ottenere il permesso per insediare una band di capelloni all’interno di un gioiello storico ma fragile come l’anfiteatro pompeiano sarebbe stato compito improbo, se non addirittura chimerico. Il veloce dipanarsi della matassa fu merito di una fortuita combinazione tra sorte favorevole e il caposaldo del catalogo “usi e costumi di un paese, l’Italia”: le amicizie. Aggirandosi per studiare la location, Maben si imbatté in un professore dell’Università di Napoli, tale Carputi ringraziato sui titoli di coda, che non solo si rivelò fan dei Pink Floyd, ma anche la persona giusta per ottenere i permessi necessari presso la Soprintendenza dei Beni Culturali di Napoli. Per girare furono concessi sei giorni; non prima però di avere pagato il biglietto di entrata per chiunque avesse oltrepassato i cancelli: siete i Pink Floyd e vabbè un occhio si chiude; ma ccà nisciuno è fesso, “mo’ cacciare la grana, please”.
Pink Floyd, per il 50esimo anniversario di ‘Live at Pompeii’ un docufilm-evento su ItsArt – Rockol
Su RockOl si festeggia dei Floyd, oltre che il mezzo secolo di Meddle, anche i cinquant’anni della realizzazione del film Pink Floyd at Pompeii, avvenuto proprio agli inizi di ottobre del ’71. Le celebrazioni continuano con un docufilm su quell’evento:
A cinquant’anni dalla leggendaria esibizione a porte chiuse dei Pink Floyd all’anfiteatro romano di Pompei – che nel 1972 fu documentata dallo storico film-concerto “Live at Pompeii” – ItsArt, la piattaforma digitale promossa dal Ministero della Cultura, renderà disponibile “Reliving at Pompeii”, docufilm articolato in cinque episodi diretto da Luca Mazzieri con la supervisione di Adrian Maben, che coordinò le riprese del rockumentary originale.
L’opera, che sarà visibile gratuitamente – previa registrazione su ItsArt – alle ore 20 del prossimo 28 ottobre, è stata realizzata con il sostegno del Parco archeologico di Pompei e del Gruppo TIM: proponendosi di ripercorrere “i momenti creativi del regista in un viaggio intimo dentro i luoghi del Parco Archeologico e della città di Pompei, per andare alle origini di quella intuizione concretizzata con il primo ciak del famoso film-concerto di cinquant’anni fa”, il documentario – che sfrutta soluzioni tecnologiche immersive come la realtà aumentata e il light mapping – alterna a spezzoni del film originale sequenze inedite in alta definizione, oltre che a una serie di interviste e contributi curate dal giornalista e critico Ernesto Assante.
Mezzo secolo di Pink Floyd a Pompei
Dal 4 al 7 ottobre 1971 i Pink Floyd erano a Pompei, impegnati nelle riprese di quello che è subito diventato il magnifico cult di Adrian Maben: Pink Floyd a Pompei. Da allora sono passati esattamente cinquant’anni, e il mio ricordo si posa sui miei primissimi giorni di scuola – allora si cominciava il primo ottobre – e non posso non fare paralleli su dove fossi allora (qui un mio racconto che narra di quei giorni) e cosa succedeva a duecento chilometri di distanza, cosa si creava in quella fantastica ed evocativa cavea. È la festa dell’anniversario che mi prende adesso e allora mi sa che è proprio vero, sto invecchiando, ma sono in superba compagnia e ciò mi rende felice e affilato.
Adrian Maben, il regista di ‘Pink Floyd at Pompeii’. “Eravamo gli anti Woodstock” – Musica – Spettacoli – Repubblica.it
Su Repubblica una bella intervista ad Adrian Maben, l’indimenticato e indimenticabile regista di Pink Floyd at Pompei. Una sequenza di visioni psichedeliche e immaginifiche, ancora oggi, a sviscerare l’enormità dei Floyd.
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