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Archivio per novembre 8, 2017

Segnalazione di Ettore Fobo al Premio Montano | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Uno dei nostri poeti di punta, Ettore Fobo, rende pubblica dal suo blog la segnalazione per inediti ricevuta al Premio Montano di quest’anno  per una prosa inedita.

Cogliamo l’occasione per complimentarci con Ettore e per ricordare le sue due pubblicazioni presenti nel catalogo kipple: Diario di Casoli e Sotto una luna in polvere.

Bigger than life | Ettore Fobo


Sul blog di Ettore Fobo un excursus poetico della sua crescita interiore e artistica, ciò che lo ha più impressionato e ispirato nella sua produzione poetica. Incollo qui sotto, tanto per farvi rendere conto della splendida compagnia in cui è.

Non scriverei oggi poesie, e forse nemmeno le leggerei, se non avessi incontrato a 14 anni “I fiori del male“ di Baudelaire. Aveva ragione Cioran a intitolare “Da Adamo a Baudelaire” un capitolo di un suo libro. Baudelaire fu un cambiamento epocale anche per me che ero poco più di un bambino. Quando lo lessi, fu la mia iniziazione sacra, la scossa nervosa che generò in me il labirinto dei versi. E cominciai a vagare, fra libri, metropoli, illuminazioni, deserti.

Quando intorno ai vent’anni raggiunsi la terra desolata del mondo contemporaneo, Eliot fu il mio Virgilio in questo infernale precipizio che lo sguardo di Laforgue affilò come la lama con cui Benn compì le sue dissezioni sul cadavere del Novecento. Finché Mark Strand m’insegnò di quanto oblio è fatto il mondo e seminò in me l’idea paradossale di un futuro. Borges mi mostrò che labirinti e specchi hanno le loro sconosciute profondità.

Fra le donne, Emily Dickinson m’insegnò la solitudine che rende liberi e Marina Cvetaeva la necessità che un grido inconsolabile trafigga un cielo senza più preghiere. Negli ultimi anni Carol Ann Duffy mi ha guidato verso uno sguardo ironico, sarcastico, strafottente, con momenti di tenerezza sublime. Simic invece mi ha mostrato come la trascendenza esista nei dettagli anonimi della vita.

E che dire di Rimbaud? “ Uomo dalle suole di vento” nella formidabile definizione di Verlaine. Il “mistico allo stato selvaggio” in quella di Claudel. La mia adolescenza ne fu tutta trafitta e di visioni tatuata. Vagheggiavo anch’io di una qualche alchimia del verbo. E di Pound? Garcia Lorca? Rilke? Whitman? Corbiére? Blake? Trakl? Majakovskij? Cendrars? Brecht? Auden? Poe? Saint John Perse? Pessoa?  Ogni nome un’emozione diversa, una sottile introspezione psicofisica, un’indagine nel tunnel e nel sogno della parola, nella diamantina oggettività della poesia.

E dunque gli italiani: Leopardi, Quasimodo, Campana, Montale, Gozzano, e un poco più tardi Bigongiari, furono i maestri di una giovinezza riottosa, su cui svettarono anche i grandi outsider Pier Paolo Pasolini e Carmelo Bene a fomentare la rivolta contro i luoghi comuni linguistici che ci perforano il cervello con la loro automatica pesantezza. Poi, più recentemente, la lettura di Jabès, la cui prosa rende indistinguibile poesia, misticismo e filosofia e dà voce a un enigma ancora più potente. Le sue interrogazioni non cessano di aprirmi orizzonti a ogni riga.

I nomi sono tanti, troppi. Nomi più grandi del secolo, o addirittura “bigger than life”, come dicono gli americani. E così in questo istante questi nomi mi risuonano, vasti come il mare della grecità in cui tutto ebbe inizio, quasi tremila anni fa, numi tutelari di una vocazione più forte di ogni contemporaneo deserto.

Caos e sciamani


Nel caos di danze sfrenate, a ricordare gli sciamani e la sessualità.

Demagógiaprotektor™, mechanically induced reaction | Neural


[Letto su Neural]

La passività indotta dalla retorica dei politici è stata gloriosamente celebrata dalla biologia all’arte e alla teoria dei mass media, ma non è mai stata accreditata così tanto come dopo le ondate populiste che si sono verificate nel 2016. La diffusa disillusione del grande pubblico ha profondamente risuonato in tutti i tipi di media partecipativi, perpetuati in maniera diversa, più e più volte. Demagógiaprotektor™ di Dániel Cseh prende come riferimento questi sentimenti e atteggiamenti diffusi, utilizzando una strategia strutturata dei makers. Si tratta di un esoscheletro per dito medio stampato in 3D regolabile al portatore e alimentato da un servomotore usando il riconoscimento vocale di Google. Quando viene riconosciuto un set di frasi predefinite ed aggiornabili, solleva il dito per un po’ di tempo. Quello a cui letteralmente si assiste è una minima reazione forzata, che certifica allo stesso tempo la passività di chi guarda, ma riesce sicuramente a risvegliare la sua capacità di reagire come se fosse un tentativo disperato di rivitalizzare un malato gravemente compromesso.

Sei la conseguenza


Sei semplicemente un momento di catarsi che si rigenera ogni istante, nel continuo riverberarsi di idee e di segnalazioni. Loro si rivestono di luce oscura e assumono le fattezze di un’ombra sagomata, tu ne sei la conseguenza.

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Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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