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Strange Darling: il serial killer nell’era del “Me Too”
Mario Gazzola sul suo PostHuman recensisce “Strange Darling”, il film di JT Mollner che straccia un po’ tutti i ruoli e cliché che abbiamo sulle violenze operate da un serial killer. Un estratto:
Quel che si può riassumere senza spoilerare è davvero poco: Lei rimorchia quel tonto di Lui per una notte di sesso occasionale in un motel. Essendo i due sconosciuti, Lei si premura di fargli capire che rischio rappresenti sempre l’azzardo di un po’ di divertimento trasgry per una donna: “voi credete che a noi non piaccia, invece ci piace eccome, ma hai idea del pericolo? Mi prometti che tu non sei un serial killer?” (citiamo a memoria il dialogo, potrebbe non essere filologico ma il senso è quello). Però il film si apre proprio con Lei (benché bionda invece che rossa come appare nell’incontro) che scappa a gambe levate in un bosco inseguita dall’energumeno armato di fucile Winchester: allora la promessa era falsa?
Un momento: tornando nel motel, scopriamo che però è stata proprio Lei stessa a richiedere d’essere ammanettata e strangolata per un bel “famolo shtrano” ché è il mio compleanno. Allora chi ha superato i limiti?
Lei si rivela poi anche una vera rompicoglioni, che induce comprensibilmente Lui a seccarsi e ammanettarla di nuovo dandole qualche scapaccione non più per gioco ma per rabbia e reale desiderio di ristabilire i ruoli. Ma quali?
Perché Lei a questa svolta va in brodo di giuggiole, quindi era proprio quel che voleva… però poi invoca la safeword (che nei giochi s/m è il limite convenuto da ambo i partner per non rischiare oltre il desiderato). Quindi il gioco si complica, anche grazie a qualche bustina di polvere bianca: chi davvero ha tradito le regole?

