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Strange Darling: il serial killer nell’era del “Me Too”
Mario Gazzola sul suo PostHuman recensisce “Strange Darling”, il film di JT Mollner che straccia un po’ tutti i ruoli e cliché che abbiamo sulle violenze operate da un serial killer. Un estratto:
Quel che si può riassumere senza spoilerare è davvero poco: Lei rimorchia quel tonto di Lui per una notte di sesso occasionale in un motel. Essendo i due sconosciuti, Lei si premura di fargli capire che rischio rappresenti sempre l’azzardo di un po’ di divertimento trasgry per una donna: “voi credete che a noi non piaccia, invece ci piace eccome, ma hai idea del pericolo? Mi prometti che tu non sei un serial killer?” (citiamo a memoria il dialogo, potrebbe non essere filologico ma il senso è quello). Però il film si apre proprio con Lei (benché bionda invece che rossa come appare nell’incontro) che scappa a gambe levate in un bosco inseguita dall’energumeno armato di fucile Winchester: allora la promessa era falsa?
Un momento: tornando nel motel, scopriamo che però è stata proprio Lei stessa a richiedere d’essere ammanettata e strangolata per un bel “famolo shtrano” ché è il mio compleanno. Allora chi ha superato i limiti?
Lei si rivela poi anche una vera rompicoglioni, che induce comprensibilmente Lui a seccarsi e ammanettarla di nuovo dandole qualche scapaccione non più per gioco ma per rabbia e reale desiderio di ristabilire i ruoli. Ma quali?
Perché Lei a questa svolta va in brodo di giuggiole, quindi era proprio quel che voleva… però poi invoca la safeword (che nei giochi s/m è il limite convenuto da ambo i partner per non rischiare oltre il desiderato). Quindi il gioco si complica, anche grazie a qualche bustina di polvere bianca: chi davvero ha tradito le regole?
Strange Darling | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la recensione al film “Strange Darling”, di JT Mollner, che racconta una strana storia psicotica un po’ fuori dal normale (nella recensione ci sono gli spoiler, attenzione se proprio non volete togliervi il gusto della sorpresa guardando la pellicola).
Grazie alla testimonianza delle vittime e ai resoconti della polizia è stato possibile ricostruire le gesta di un efferato serial killer che ha operato in Oregon tra il 2018 e il 2020. Si apre così Strange Darling, e con la corsa disperata di una ragazza in slow motion in un prato, ferita ed evidentemente in fuga da qualcuno o da qualcosa. Cosa sia successo ce lo racconta JT Mollner in una storia che si divide in sei capitoli, ma che comincia dal terzo, con un inseguimento in macchina tra la ragazza e un uomo che la butta fuori strada sparandole addosso con il suo fucile mentre sniffa cocaina. Lei si salva, scappa nel bosco fino a una casa isolata dove vivono due vecchi hippy. A questo punto però il tempo si riavvolge per mostrare come si sono conosciuti i due e poi torna indietro per il finale.
Strange Darling è il quasi esordio alla regia di JT Mollner che ha girato un po’ di corti e un lungometraggio western da noi mai uscito, e anche l’esordio alla fotografia di Giovanni Ribisi che usa il 35mm, cosa che il pubblico sa grazie a un cartello a inizio film, per creare un atmosfera cult in stile anni ‘70. Il cast è ridottissimo e c’è poi la struttura a salti temporali il cui scopo è disorientare lo spettatore e la solita storia del serial killer che cerca di uccidere la ragazza. È evidente però dopo il primo salto temporale per chi ha già visto un paio di film nella sua vita che qualcosa non quadra. Cosa? Attenzione da qui spoiler…

