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Carmilla on line | Insurrezione, tumulto, ribellione!
19 marzo 2026 alle 20:39 · Archiviato in Cognizioni, Creatività, Fantastico, Futuro, Letteratura, Oscurità, Passato, Recensioni, Sociale and tagged: Femminismo, Frankenstein, Jenna Ortega, La sposa!, Liberismo, Lord Byron, Maggie Gyllenhaal, Mary Shelley, Mary Wollstonecraft, Movie, Patriarcato, Percy Bysshe Shelley, Sandro Moiso, Tim Burton
Su CarmillaOnLine è disponibile un’altra recensione a “La sposa!”, dove si allude alla sposa di Frankenstein – già recensito qui e qui. Ecco cosa ne pensa Sandro Moiso:
La sposa! (The Bride!), questo il titolo del film prodotto, sceneggiato e diretto dalla Gyllenhaal, vede infatti come protagonisti della storia, ambientata comunque negli anni Trenta, non due giovani delinquenti destinati ad una tragica fine, ma due umanissimi mostri usciti dalla penna di Mary Shelley e dal cinema di serie B dello stesso periodo, ovvero la creatura di Frankenstein, interpretata nel film del 1935 (The Bride of Frankenstein) da Boris Karloff, e la sua altrettanto resuscitata sposa. Una narrazione sempre sospesa tra horror e commedia nera che, come sempre più spesso accade, riesce in virtù della sua proiezione fantastica a far sprofondare lo spettatore nelle contraddizioni della realtà e della sua quotidiana violenza di genere.
Una vicenda di rinascita, amore, morte, violenza e ribellione che offre moltissimi punti di riflessione e altrettanti piani e chiavi di lettura. A partire dal fantasma di Mary Shelley che compare fin dalle prime immagini per cercare di rivelare una volta per tutte perché una giovane donna del primo Ottocento abbia finito con il diventare l’autrice di una delle storie più drammatiche e disperate della fantascienza, di cui forse fu la vera fondatrice, e della letteratura fantastica. Sicuramente una ribellione contro l’ordine maschile del mondo, anche nell’ambiente disinvolto e apparentemente “libero” del Romanticismo inglese di Byron e di Percy Bysshe Shelley, che la giovane figlia di Mary Wollstonecraft, forse la prima autrice e pensatrice femminista non soltanto britannica, sfidò con un’opera talmente audace, tanto da suscitare ancora oggi un gran numero di svariate e contraddittorie interpretazioni, da essere in seguito attribuita per molti anni al marito. Quel Percy Bysshe Shelley, con il quale era fuggita a soli sedici anni, che nel 1819, un anno dopo la pubblicazione di Frankenstein, or The Modern Prometheus, avrebbe composto il poema a sfondo politico sull’anarchia, posto qui in esergo, in seguito al massacro di operai a Peterloo, che avvenne nello stesso anno che, però, sarebbe stato pubblicato soltanto nel 1832. Tanto per chiarire da quale ambiente derivavano le idee libertarie dell’autrice inglese (1797-1851) che aveva scritto quel romanzo a soli diciotto anni.
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