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La porta dell’irreale | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine una recensione di Cesare Buttaboni a “La porta dell’irreale”, di Gerald Biss, uscito per la collana “La biblioteca di Lovecraft” di Arcoiris; un estratto:
Nelle fitte pieghe del tempo e dello spazio, si cela un mondo oscuro e misterioso, dove le leggi della realtà vacillano e la magia dell’ignoto danza con l’immaginazione dell’uomo. In La porta dell’irreale, il capolavoro soprannaturale di Gerald Biss finalmente viene pubblicato in Italia grazie alle edizioni Arcoris nella collana “La biblioteca di Lovecraft” curata da Jacopo Corazza e Gianluca Venditti. Quest’opera, lodata persino dall’oscuro maestro Lovecraft, getta uno sguardo audace in un regno dominato da licantropi, nobili decaduti e misteri avvolti nel sottile velo della notte.
La porta dell’irreale non è solo un romanzo di licantropi e misteri gotici; è un’opera che sfida i confini della realtà e invita il lettore a esplorare le profondità dell’animo umano. Con la sua scrittura magnifica e la sua capacità di incantare e sorprendere, questo libro merita di essere annoverato tra i grandi classici del genere gotico. Gerald Biss si distingue come un maestro dell’oscuro e del sovrumano, e la sua opera non mancherà di lasciare un’impronta indelebile nel cuore di chiunque si avventuri attraverso la sua “porta dell’irreale”.
Jimbo | HorrorMagazine
Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni a Jimbo, romanzo di Algernon Blackwood, autore che adoro a livelli stellari, uno dei miei massimi che amo sempre leggere. Un estratto:
“Troppo sottile, forse, per una precisa classificazione fra i racconti dell’orrore, ma forse più veramente artistica in senso assoluto, è la delicata fantasia di Jimbo. Blackwood raggiunge in questo romanzo un accostamento aderente e palpitante alla più profonda sostanza del sogno e spazza via le barriere convenzionali fra realtà e immaginazione”.
Il giudizio di Lovecraft è corretto: il Solitario di Providence adorava Blackwood al suo meglio come avviene proprio in Jimbo non lesinando critiche quando il suo stile diventava troppo pesante. Il romanzo (pubblicato nel 1909) viene ora proposto dalle edizioni Arcoiris nella collana La Biblioteca di Lovecraft (curata da Jacopo Corazza e Gianluca Venditti) nella traduzione di Lucio Besana. Jimbo si erge come un monumento letterario nell’esplorazione delle intricanti sfaccettature della psiche infantile, intrecciando con abilità il soprannaturale con le ansie più profonde dei giovani cuori.
Algernon Blackwood raggiunge qui l’apice (assieme a un capolavoro come il racconto I salici del 1907) della sua maestria nella creazione di atmosfere cupe e suggestive (pur trattandosi di un romanzo per ragazzi) a differenza dei suoi romanzi esoterici francamente troppo pesanti come L’accordo umano. La prosa evocativa di Blackwood avvolge il lettore in un vortice di suspense, svelando lentamente i segreti nascosti dietro ogni ombra. Il confine tra la realtà e il fantastico si sgretola, portando il lettore in un mondo in cui il normale si fonde con l’insolito.Il romanzo ci guida attraverso il mondo di Jimbo, un bambino dotato di un’immaginazione vivida che diventa la chiave per aprire le porte di un reame inquietante e misterioso. Jimbo è un ritratto commovente dell’infanzia, con le sue paure, curiosità e la lotta per comprendere il mondo che lo circonda. Blackwood ci immerge nelle ansie interiori del protagonista, facendoci simpatizzare profondamente con le sue esperienze e avventure. La storia diventa un’indagine profonda sull’inevitabile confronto con la propria oscurità interiore e sulla conquista della paura attraverso la comprensione.

