HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per CSI
Atti decostruttivi
Una subdola estensione di pura difensiva, mosse atte alla riproduzione divengono arti di marzialità offensiva, travisando ogni comando costruttivo.
Citatio
Movimentazioni che sanno di un sapore stantio, nell’attesa di chi attende, non sono strutturato per poter reggere per molto tempo ancora…
Citando, che fa sempre bene
Librando, alzando, mostrando, comprendendo, scoprendo… Verbi in selvaggia parata, ragioni personali una questione privata.
Recensioni sentimentali: C.S.I.,“Linea Gotica” – Rockol
Una non recensione, di quelle che piacciono a me: Linea gotica, dei CSI, su Rockol.
“Linea Gotica” per me ha sempre simboleggiato un viaggio. Lo era il disco precedente, una necessaria fuga dallo sgretolamento delle certezze. Lo sarebbe stato il disco successivo, per andare a riscoprire nella lontana Mongolia il bisogno di ritornare a casa.
In questo album di mezzo, invece, siamo scaraventati brutalmente nel cuore dell’Europa squarciata e stuprata dalla guerra e dall’odio cieco e fratricida. La partenza è nei Balcani, a piedi in una Sarajevo che brucia in cupe vampe. Il cammino prosegue spedito attraversando resistenze partigiane, lotte tra il divino e la carne, il bisogno di essenziale. Il punk filo-sovietico del decennio precedente si spoglia dei canoni e dei cliché, la batteria, quando non assente, rimane in penombra. L’elettricità plumbea e minimale delle chitarre di Zamboni e Canali riverbera le lacerazioni di un momento storico doloroso. Il basso di Maroccolo dirige il Consorzio con le sue linee eleganti e commoventi. Ferretti Giovanni Lindo, voce di quei miei anni, narra gli spasmi di questo tempo detestabile, scorteccia le parole aride e secche col suo salmodiare, più sussurrato e armonioso che d’abitudine. Inarrivabile la sua scrittura, la sua visione, in questo disco. Ricordo che sovente mi limitavo a leggerne il libretto, dove i testi veri e propri dei brani sono inframmezzati da pensieri e storie, esegesi ai significati che ne aggiungevano altri.“E ti vengo a cercare” di Battiato, col maestro che si palesa umilmente sul finale, è la purezza che persevera tra i cumuli di macerie: la più bella cover della storia della musica italiana. Un quarto di secolo dopo, i tempi sono forse ancora più detestabili, ma ho dalla mia l’esperienza di chi sa che anche l’infelicità può essere preziosa. Da quel chiostro soleggiato ho portato con me “Irata” e Pasolini, la voce rassicurante di Ginevra Di Marco ad ammorbidire le parole, le rose, le spine, i cavalli, tanti cavalli, i comandanti, i monaci e la mia fascinazione infinita.
«Una visione antica del mondo»: Ferretti e Zamboni di nuovo insieme | Rolling Stone Italia
Su RollingStone una bella intervista – strutturata – a Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, il cuore dei CCCP e CSI, in vista di un riavvicinamento che lascia speranze creative per il futuro. Vi lascio a stralci della chiacchierata – concordo sulla chiosa, la mia stessa visione:
Che Ferretti sia un fervente cattolico è noto, ma è evidente che in queste sue asserzioni si cela un’ode al mistero dell’universo che non è difficile condividere e che al di là dell’aspetto religioso rappresenta un altro punto in comune con Zamboni. «Nella mia famiglia, a differenza che in quella profondamente religiosa di Giovanni, la fede era qualcosa da praticare la domenica, un obbligo che come tutti gli obblighi ho fatto presto a dimenticare», dice l’ex chitarrista dei CCCP/CSI. «Ciononostante intendo perfettamente quanto scritto da Giovanni in Óra: anche mia nonna recitava le orazioni la sera, e poi come si fa a essere materialisti in un luogo come questo? Nella natura c’è una dimensione di mistero che comunque intuisco e su cui non c’è nulla da dire o da indagare: non amo la presunzione di chi pensa di sapere cosa regola il mondo, né credo che le leggi fisiche possano svelarci l’ordine delle cose; preferisco osservare l’universo con lo sguardo degli animali, con accettazione».
L’essere umano non è il centro, né il padrone del mondo, è il nocciolo per entrambi. «Non siamo niente, siamo un pulviscolo», commenta Zamboni. «Non è un caso» sostiene Ferretti «che più di 25 anni fa anche Massimo, che era un cittadino a tutti gli effetti, ha cambiato vita trasferendosi in collina, né lo è che ci stiamo rifrequentando: è venuto a trovarmi ieri e guarda che libro mi ha regalato, Germogli della terra di Knut Hamsun, è perfetto!».
Quanto a un’eventuale rinascita dei CCCP, Zamboni dichiara: «Una cosa che non so ancora se appartiene a Giovanni, ma sicuramente appartiene a me, è quella di tornare nei luoghi. Sono tornato a Villa Pirondini, dove registrammo Epica Etica Etnica Pathos, l’ultimo disco dei CCCP. Sono tornato in Mongolia, dove nacque quel Tabula rasa elettrificata che ci valse un primo posto in classifica e un successo cui non eravamo preparati. Voglio tornare di nuovo a Mostar, altro pezzo di storia della band, una città colpita dalla guerra in Bosnia che mi ha lasciato una cosa che ho cercato di descrivere nel mio disco del 2008 L’inerme è l’imbattibile, e cioè l’idea di disastro completo in cui tutte le coordinate umane saltano: la solidarietà, ma anche il senso dell’essere uomini e dell’appartenenza, se questa vuol dire armarsi e uccidere uno che magari era tuo vicino di casa fino al giorno prima. E che mi ha portato a considerare la grandissima forza di coloro che sono riusciti a non armarsi, anche a costo di diventare nemici per la propria stessa parte, visto che in guerra la diserzione non è tollerabile per nessuno: 13, 14 anni dopo la fine del conflitto mi sembravano gli unici che avevano conservato una dignità e che non avevano nulla da nascondere».
CSI – Blu
Ho visto un’alba blu, e la terribile sensazione di struggermi mentre trascendo mi rende un’ecumene di cognitività.
CSI – Polvere
Un brano che non conoscevo, ma che mi ha avvinghiato nei suoi strali di bellezze sofisticate e ipnotiche.


