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NeXT Hyper ObscureArchivio per Complotti
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…costruendo elementi per una costruzione epica, che racchiuda ogni elemento d’intollerabile schifo fino a su, fino alla bocca dello stomaco, fino alle porte della cognizione che si spalancano come un Vaso di Pandora…
Carmilla on line | Il complotto dei progetti che non funzionano
Su CarmillaOnLine una recensione di Franco Ricciardiello a Nero. Il complotto dei complotti, romanzo fantastico di Luca Giommoni; vi lascio alle parole di Franco:
Il sottotitolo potrebbe farci credere che si tratti di un thriller, o persino di un saggio sul complottismo; tutt’altro: è un romanzo di genere fantastico, scritto con stile realistico e al tempo stesso surreale, che racconta una storia di viaggi nel tempo basata su un’idea diversa da qualsiasi cosa possiate avere letto: il fine è infatti il tentativo di trovare una soluzione definitiva (soluzione finale verrebbe da dire) alla questione della disoccupazione.
La storia è divisa in tre parti distinte; la prima è un divertente, paradossale, surreale romanzo che amplifica, deforma e dileggia la defatigante ricerca di un lavoro da parte di un giovane neolaureato, in una parte qualsiasi d’Italia — in questo caso, un comune della provincia toscana. Direte che è fin troppo facile schernire la macchina burocratica attuale, un’organizzazione che serve solo a mantenere un esercito di giovani inoccupati in perenne attesa, ma nel romanzo c’è di più: c’è la protervia di una “razza padrona”, la sua irrazionalità, la mancanza di visione sul futuro che caratterizza l’apparato produttivo di un paese in stagnazione morale. A volte il tono della narrazione scivola nell’amaro, e la scrittura affonda il dito nella piaga:
“Un mondo in cui genitori, più o meno poveri, avevano fatto di tutto per far studiare i loro figli, nascondendo la loro fragilità, il loro bisogno di rimanere vivi, la rapina ininterrotta della realtà nei loro confronti, dietro menzogne di espansione occupazionale, miraggi di aumenti salariali progressivi, promesse di lieto fine a tempo indeterminato, e tutte queste fraudolente illusioni le dicevano in assoluta buonafede, ad alta voce, forse per coprire il rumore di fondo che minacciava la loro sicurezza, ottenendo come unico risultato dei loro investimenti che, alla fine degli studi, i loro figli si erano ritrovati più poveri di loro” (pag. 106)
La «carbon footprint» delle aspirazioni – L’INDISCRETO
La scienza e la fantascienza speculano da anni sullo scenario apocalittico della «poltiglia grigia» (grey goo), nel quale nanotecnologie molecolari potrebbero fagocitare il mondo replicandosi all’infinito. Assurdo? La classe media ha un comportamento simile: incapace di porre un limite alle proprie aspirazioni, non potrà far altro che consumare l’intera materia dell’universo fino a provocarne la morte termica. Siamo noi la catastrofe.
Quest’estratto da un articolo dell’Indiscreto unisce più punti di quanto sembri: il Fantastico che irrompe nel reale, lo rende diverso, più amplificato, ponendo alla base del delirio distopico che stiamo vivendo l’elemento (inconsapevole agli occhi dell’estensore dell’articolo) delle forze arcaiche Lovecraft_like, che sovrastano il nostro dominio, dando al delirio la forma di inumano che tanto ci distrugge.
The Shrouds, il film “confessione” di David Cronenberg | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos265, una breve intervista a David Cronenberg che ci parla della sua ultima fatica, “The Shrouds”, un occhio davvero unico e privato sulla vita e sul metodo di fare arte del celebre e celebrato regista; un estratto:
“In inglese, la parola shroud designa il velo funerario, ma ha anche altri significati. Può significare coprire e nascondere. La maggior parte dei rituali funebri riguarda proprio l’evitare la realtà della morte e ciò che accade a un corpo. Direi che, nel nostro film, questa è un’inversione della normale funzione di un sudario. Qui serve a rivelare, piuttosto che a celare. Ho scritto questo film mentre affrontavo il dolore per la perdita di mia moglie, scomparsa sette anni fa. Per me è stata un’esplorazione, perché non si trattava solo di un esercizio tecnico, ma anche di un esercizio emotivo”.
Con questa “confessione”, il regista David Cronenberg ha spiegato il suo ultimo film dal titolo The Shrouds – Segreti sepolti. La storia vede come protagonista Karsh, un uomo d’affari molto creativo, rimasto da poco vedovo. Non arrendendosi al fatto di non poter aver più alcun legame con la moglie, l’uomo decide di costruire un dispositivo che permettere di connettersi con i defunti all’interno di un sudario funerario. Quando alcune delle tombe, però, vengono vandalizzate e rovinate, Karsh cerca di indagare su chi sia l’artefice di questo attacco. Questa cosa lo spingerà a rivalutare i suoi affari e la sua vita, compreso il suo matrimonio e la fedeltà alla memoria della sua defunta moglie.
“Il mattino dei maghi”: le neoalchimie di Pauwels e Bergier – 𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈
Su AxisMundi un bell’articolo dedicato al capolavoro di Pawels & Bergier: “Il mattino dei maghi”; l’incipit:
È lo stesso Bergier a narrare la genesi dell’opera: in compagnia di Pauwels si recava nel suo ufficio di Parigi, dove entrambi avevano ammassato migliaia di libri e riviste, articoli e appunti: un’eroica segretaria trascriveva, sotto dettatura, quanto i due andavano elaborando. Questo dal lunedì al sabato. La domenica, invece, Bergier andava a casa dell’amico, dove continuavano a dialogare. La notte stessa, Pauwels metteva nero su bianco le conversazioni, passando i materiali alla segretaria. Questo itinerario letterario – proseguito per ben cinque anni – generò un’opera rivoluzionaria, crocevia di modernità e tradizione: una controstoria dell’Occidente contemporaneo basata su quello che i due definirono essere il «realismo fantastico», cioè la concezione di un fantastico calato nel cuore della realtà.
Ci si chiede quanto di tale impulso iniziale sia persistito: siamo agli albori dei mitici anni ’60, una mutazione culturale in Occidente era alle porte, e la strabiliante mole di dati e di congetture esibite nel Mattino dei maghi sembrava svellere nuove prospettive, ricercando una qualche verità, anche se “fantastica”. Scrivevano i due autori: a fine Ottocento in tutta Europa alcune società iniziatiche e ordini esoterici si univano fra loro, aggregando potenti personalità. La storia di questa crisi mistica e post-romantica dell’Occidente non era stata ancora scritta e meritava di esserlo: vi si sarebbe trovata l’origine di molte importanti correnti di pensiero, alla base anche di molte correnti politiche. Sembra l’origine del complottismo odierno, quello sorto da un’altra e meno conosciuta opera, la Trilogia degli Illuminati, di Robert Anton Wilson e Robert Shea, un’opera di fantasia che ha fortemente condizionato il formarsi di teorie e trame cospirazioniste costruite a partire da alcuni punti fondamentali: la storia che conosciamo è solo una parte della vera storia dell’umanità; solo alcune élites di iniziati la conoscono integralmente; essi si sono trasmessi questo sapere e conoscenze che conferiscono particolari poteri; coloro che ne dispongono e li trasmettono debbono svolgere anche un ruolo politico per gestire il futuro di una umanità decaduta alla quale occorre restituire doti e caratteristiche andate smarrite.
The Conspiracy Capitaliser, formalising the business of belief | Neural
[Letto su Neural]
E se le cospirazioni non fossero un fenomeno sociale innescato da instabilità e insicurezze sociali, ma un modello di business che trasforma le comunità online in clienti redditizi? Robert Collins ha studiato questa domanda e l’ha approfondita con la potenza combinatoria del software AI. Dopo aver studiato i legami tra i gruppi cospirativi di destra e la vendita di determinati prodotti, ha sviluppato The Conspiracy Capitaliser con un’estetica da dispositivo classico. Il software consente all’utente di selezionare un profilo di consumatore, un argomento politico e una cospirazione, quindi genera un prodotto incorporato in un messaggio distribuito online. Un’opera d’arte sotto forma di macchina che formalizza un intero processo.
E se i complottisti avessero ragione? Ecco Quello che le stelle non dicono | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di “Quello che le stelle non dicono”, romanzo di Dario de Judicibus vincitore del Premio Odissea e pubblicato da DelosDigital; la quarta:
Dietro gli eventi globali che affollano i titoli dei giornali, esiste una verità nascosta, una rete di poteri occulti che manovra le sorti del mondo nell’ombra. Franco Giordano, giornalista freelance abituato a raccontare la verità dai fronti di guerra, non è preparato a quello che scoprirà indagando su una serie di eventi misteriosi che collegano l’Africa occidentale a oscure cospirazioni globali. Chiamato a risolvere un enigma apparentemente impossibile, Franco si trova catapultato in un mondo dove nessuno è chi dice di essere, e dove persino le stelle nascondono segreti inconfessabili.
Intrighi internazionali, mercanti d’armi, governi corrotti e forze segrete tirano i fili di un conflitto pronto a esplodere su scala globale. Ma chi sta davvero orchestrando questa partita? E quale sarà il prezzo della verità?
Quello che le stelle non dicono è un thriller adrenalinico che mette in luce la fragilità delle certezze e i pericoli di chi osa sfidare il sistema. In un gioco di specchi e inganni, l’unica regola è non fidarsi di nessuno.





