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Arriva al cinema Whistle – Il richiamo della morte | Fantascienza.com
Su FantasyMagazine.it la segnalazione – e recensione – di Whistle – Il richiamo della morte, film di Corin Hardy:
Come anticipato da sinossi e trailer, il film ruota attorno al ritrovamento da parte di un gruppo di liceali di un antico oggetto atzeco. Incuriositi dalle incisioni presenti sull’oggetto, i ragazzi indagano assieme a un professore sulle origini del manufatto scoprendo che si tratta di uno strumento musicale realmente usato nell’antichità per evocare la Morte e infondere terrore nei nemici in battaglia. L’attrazione verso l’oggetto maledetto è tale che alcuni di loro scelgono incautamente di soffiarvi dentro e sfidare così la morte. Quello che non sanno ancora è che il suo suono terrificante e straziante porta con sé una maledizione inesorabile: chiunque lo ascolti anticipa nell’immediato l’ineluttabile appuntamento con il proprio tragico destino. In Whistle – Il richiamo della morte, ciò che non dovrebbe mai essere ascoltato diventa l’inizio di un incubo senza via di fuga e di un’inarrestabile catena di raccapriccianti eventi per i giovani perseguitati dalla Morte, evocata dall’oggetto maledetto e pronta a dar loro la caccia.
La chiosa della recensione:
Per i più equilibrati parlerei di un ibrido: un ottimo “slasher” soprannaturale con morti creative: ma che scavando un po’, si può trovare una riflessione sull’ansia di un futuro che sembra già scritta e sulla paura che le nostre azioni ci stiano dando la caccia.
Tzitzimitl: Dee azteche delle stelle dell’eclissi | Iridediluce
IrideDiLuce continua senza sosta la carrellata nutritissima sulle divinità antiche sparse per il globo terrestre, permettendo a quelle energie vitali di avere uno spiraglio di esistenza che le preserva dalla morte per oblio; è il turno di Tzitzimitl, dee azteche delle stelle dell’eclissi, cantanti del caos:
Gli Tzitzimitl, spesso descritti come divinità mostruose, occupano un ruolo significativo nella mitologia azteca. Queste divinità, associate alle stelle, sono raffigurate come figure femminili scheletriche, spesso con gonne ornate da teschi e ossa incrociate. Nonostante le descrizioni post-conquista li classifichino come “demoni” o “diavoli”, tali definizioni potrebbero non cogliere accuratamente il loro ruolo nel sistema di credenze preispaniche degli Aztechi. Questi demoni stellari scheletrici, rappresentati come donne dagli appetiti insaziabili e dagli artigli affilati come rasoi, indugiavano ai margini del cosmo azteco, in attesa del momento opportuno per calare sull’umanità. Tuttavia, la loro esistenza era ben più intricata di semplici caricature mostruose. Le Tzitzimitl si manifestano come figure femminili scheletriche, spesso adornate con gonne decorate con teschi e ossa incrociate. La loro associazione con le stelle, in particolare quelle visibili attorno al Sole durante un’eclissi solare, è evidente nella mitologia azteca. Alcuni testi le descrivono come entità prive di carne, esistenti solo come ossa. In contrasto con le vibranti divinità del pantheon azteco, queste forme emaciate si distinguono. Le loro dita ossute estendono artigli affilati come rasoi, affilati su detriti celesti, a ricordare costantemente la loro fama insaziabile. Scintillanti di un macabro bagliore, denti seghettati rivestono le loro fauci spalancate, pronti a divorare chiunque incontrino sul loro cammino. Gonne fatte di ossa tintinnanti o decora con motivi a stelle drappeggiano la parte inferiore del loro corpo, sussurrando storie del regno celeste.
Eppure, nel loro aspetto formidabile, brillano tracce delle loro origini celesti. I loro occhi, spesso raffigurati come stelle luminose, irradiano una luce ultraterrena, che li collega alla danza cosmica celeste. Le loro forme scheletriche, spogliate della carne, potrebbero simboleggiare non solo la morte, ma anche il ciclo perpetuo di decadenza e rigenerazione insito nel mondo naturale. Questi demoni, forgiati dalle stelle, sebbene terrificanti, sono parte integrante dell’arazzo celeste, rappresentando la dualità di creazione e distruzione intessuta per sempre nel tessuto del cosmo.
Dea Cihuacoatl: alla scoperta dell’antica divinità mesoamericana | Iridediluce
Da IrideDiluce ancora una visione sulle divinità stratificate nella storia umana: Cihuacoatl, divinità mesoamericana che ha peculiarità infere – ma è femminile.
La dea Cihuacoatl, una divinità importante nella mitologia mesoamericana, occupa un posto di rilievo sia nella cultura azteca che in quella maya. Nota per la sua associazione con la fertilità e la maternità, ha svolto un ruolo fondamentale nella guida e nella protezione di queste antiche civiltà.
La dea azteca della morte, spesso raffigurata come Mictecacihuatl o Mictlantecuhtli, incarnava il ciclo della vita e della morte. Le rappresentazioni mostravano la sua figura scheletrica adornata con copricapi elaborati, a simboleggiare il suo legame con gli inferi e i defunti. In quanto sovrana del Mictlan, il regno dei morti nella mitologia azteca, la Dea della Morte svolgeva un ruolo fondamentale nel guidare le anime attraverso gli inferi. Si credeva che avesse potere sia sul regno fisico che su quello spirituale e che sovrintendesse al passaggio dalla vita alla morte.
Le sue caratteristiche comprendevano un atteggiamento stoico e potente, che rifletteva la natura stessa della morte. Gli Aztechi la consideravano con riverenza e timore al tempo stesso, poiché la sua presenza rappresentava l’inevitabile viaggio che ogni anima deve intraprendere dopo la morte.Sebbene Cihuacoatl sia prevalentemente associata alla maternità e alla fertilità, esistono intriganti collegamenti tra lei e la dea azteca della morte. Entrambe le dee ricoprivano ruoli fondamentali nell’intricato arazzo della mitologia azteca. Simbolicamente, la natura ciclica della vita e della morte può essere osservata nei ruoli di Cihuacoatl e della dea azteca della morte.
L’associazione di Cihuacoatl con la nascita e la creazione è complementare alla connessione della Dea della Morte con la fine e la rinascita. Nella cosmologia azteca, la dualità della vita e della morte coesisteva in armonia, e Cihuacoatl e la dea azteca della morte rappresentavano le forze opposte ma interconnesse. Insieme, sottolineavano il ciclo eterno che abbraccia tutti gli aspetti dell’esistenza.
- La dea azteca della morte governava Mictlan, gli inferi.
- Cihuacoatl incarnava gli aspetti nutrienti della maternità.
- Entrambe le dee ricoprivano ruoli fondamentali nella mitologia azteca.
- Il loro simbolismo interconnesso sottolineava l’idea che vita e morte fossero inseparabili.
I legami tra Cihuacoatl e la dea azteca della morte dimostrano la profonda e intricata fede religiosa degli Aztechi.
Metztli: la dea azteca della luna – antica mitologia azteca | Iridediluce
Sul blog IrideDiLuce continua la carrellata sulle antichedivinità mondiali, molte rimaste nelle oscurità del ricordo e che spesso, invece, mostrano strati di significati arcaici che hanno fatto da base alle successive rielaborazioni mitologiche; come nel caso dell’atzeca Metztli, una via di mezzo tra la nostra Ecate e Ade, ma direi anche Orfeo:
Metztli, la dea azteca della luna, riveste un’importanza significativa nella mitologia azteca. Conosciuta come sorella del dio del sole Tonatiuh, governa insieme l’equilibrio tra giorno e notte, incarnando la dualità della vita.
Metztli rappresenta la fertilità e si ritiene che abbia il potere di garantire raccolti abbondanti e bambini sani. Inoltre, è legata al misticismo e alla magia, con l’influenza della luna legata alla stregoneria e agli incantesimi.Uno degli aspetti più importanti della mitologia di Metztli è il suo stretto legame con Tonatiuh , il dio azteco del sole. In quanto sorella di Tonatiuh, Metztli condivideva con lui un rapporto simbiotico, rappresentando l’equilibrio tra giorno e notte. Insieme, governavano i corpi celesti e guidavano i cicli della luce e dell’oscurità.
Metztli incarnava il duplice aspetto della fertilità e dell’oscurità, rappresentando l’intricato equilibrio tra vita e morte. Come dea della fertilità, si credeva portasse abbondanza e prosperità, garantendo raccolti abbondanti e una prole sana. Tuttavia, c’era anche un lato oscuro nella personalità di Metztli, che la associava alla stregoneria e al misticismo. L’influenza della luna sulla magia e il suo legame con le pratiche di stregoneria attribuivano a Metztli il potere di causare malattie, follia e persino di trasformare gli esseri umani in animali.
Un’avvincente storia della mitologia azteca narra l’eroico viaggio di Metztli negli inferi. Scese nelle profondità degli inferi per salvare suo fratello Tonatiuh, tenuto prigioniero dagli dei degli inferi. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, Metztli non riuscì a riportarlo indietro, rimanendo infine intrappolata a sua volta. Da quel momento in poi, si trasformò nella dea della notte, separata per sempre dal fratello, che rimase il dio del sole.
La storia del viaggio di Metztli è un toccante promemoria dei sacrifici e delle sfide affrontate dagli esseri divini nella mitologia azteca. Sottolinea il significato della trasformazione di Metztli nell’incarnazione della notte e il potere duraturo che detiene sull’oscurità e sul mistero.
Soluzioni istantanee
Escogito i rumori interiori della notte atzeca, coabitazioni esotiche di universi pur antropologici eppure lontani, diversità mai davvero tali, mai davvero inesistenti. Opto per soluzioni istantanee verso il Nulla senziente.



