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Il monologo interiore delle macchine – L’INDISCRETO
Su L’indiscreto una dissertazione sull’intelligenza artificiale e sulle sue prerogative, che vi incollo a macchia qui sotto; buona lettura:
“Non ha senso chiedersi se una macchina può pensare” scriveva Alan Turing dopo avere spiegato che quel termine non è abbastanza rigoroso per una domanda scientifica. Aveva così proposto un test pratico per sostituire – o definire – quel termine, prima di dichiarare che secondo lui quel test le macchine lo avrebbero passato. Quella lezione è ancora utile: non appena sostituiamo il vago termine “pensare” con quello più accurato di “processo cognitivo” ci accorgiamo subito che esistono processi cognitivi diversi, molti dei quali sono già alla portata delle macchine intelligenti contemporanee. Da alcuni mesi se n’è aggiunto un altro, ed è interessante discuterlo qui perché fa parte del viaggio in corso verso forme di intelligenza artificiale sempre più generali e potenti.
La storia comincia con i risultati degli “esami psicometrici” che da qualche tempo si somministrano alle macchine, come per esempio il test MMLU che raccoglie 16mila domande divise in 57 materie diverse. Alcune di queste materie sono alla portata delle macchine, altre richiedono più impegno, ma perché? Le materie umanistiche, sociologiche e professionali sono state conquistate semplicemente accrescendo le dimensioni dei dati di addestramento e quelle dei modelli: è il beneficio di “operare a grande scala”. Ma questo non è stato osservato nelle discipline STEM: matematica, fisica, chimica, informatica. Non è questione di “pensare” o “non pensare”, piuttosto di quali processi cognitivi vengono usati in ambiti diversi: alcune materie richiedono processi basati sul reperimento delle informazioni e produzione del linguaggio, altre necessitano di un modo di “pensare” che usa lunghe catene di passaggi rigorosi ed espliciti: quello che si chiama ragionamento. Mentre è possibile riconoscere il volto di un amico in un istante, senza riuscire a spiegare come lo si fa, per calcolare il costo e la durata di un viaggio complesso, dobbiamo ragionare esplicitamente compiendo una serie di passaggi intermedi.
Robot Story, dagli automi medievali a ChatGPT | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio di Remo Guerrini che indaga le interazioni tra fantascienza, scienza e tecnologia; la quarta:
Sarà il principio della fine, o la fine di un principio? È la domanda che ormai tutti si pongono, per primi gli apprendisti stregoni del Terzo millennio, i creatori dell’Intelligenza Artificiale della quale le cronache si occupano ormai quotidianamente. Di certo stiamo giungendo al termine di un percorso iniziato trenta secoli fa, ai tempi delle ancelle d’oro raccontate da Omero e del gigante di bronzo costruito da Efesto… un percorso coltivato nel mito, ma in seguito trasformato in inquietante realtà con l’avvento del robot. Un protagonista letterario ai primi del Novecento, diventato abituale compagno delle nostre vite negli anni Cinquanta e Sessanta, fino a fondersi oggi nella figura della Machina Sapiens. Letterati come Karel Capek, narratori come Isaac Asimov, visionari del cinema come Stanley Kubrick, geniali precursori come Alan Turing, poeti della matematica e ingegneri della mente sono i protagonisti di questo lunghissimo racconto. Insieme con una infinità di co-protagonisti spesso meno noti: scrittori di fantascienza e filosofi dell’Apocalisse, ingegneri e astronauti, imprenditori spregiudicati e ciarlatani della scienza. Di tutti raccontiamo la storia, senza trascurare quella di altri protagonisti: i built not born, come si usa dire, “costruiti e non nati”. Personaggi come Hal 9000 il “cattivo” di Odissea nello Spazio, e AlphaZero, il computer che ha sbattuto in faccia all’umanità la porta degli scacchi; Robby the Robot, “l’automa più laborioso di Hollywood”, ed Elmer & Elsie, le tartarughe elettriche madri di tutti i robot (quelli veri)… l’ultimo grande Pantheon dell’era contemporanea, mentre aspettiamo la fine del principio e incrociamo le dita davanti al principio della fine.
Il dio della logica: la vita di Kurt Gödel raccontata da Piergiorgio Odifreddi
Su Fantascienza.com la segnalazione di un libro di Piergiorgio Oddifreddi dal titolo Il dio della logica. Vita geniale di Kurt Gödel, matematico della filosofia. Lascio le parole a Emanuele Manco che, nel suo post, spiega assai bene il contenuto di questo testo meraviglioso che, nella sua logica, distrugge le certezze fallaci dei Positivisti.
Oddifreddi si prefigge lo scopo di raccontare in un saggio divulgativo l’importanza della figura di Kurt Gödel, forse ancora sconosciuto a chi non sia un matematico. Una figura chiave dell’intera storia della matematica, perché ha scardinato la fiducia dei matematici dei primi del ‘900 che tutto potesse avere una dimostrazione scoprendo che nei sistemi matematici potevano esistere congetture vere ma non dimostrabili. La sua scoperta è esplicitata nella formulazione dei Teoremi di Incompletezza:
1) In ogni sistema matematico esistono proposizioni delle quali non è possibile dimostrare la verità e/o la falsità.
2) Nessun sistema coerente contenente l’aritmetica può essere utilizzato per provare la sua stessa coerenza.
Con l’esposizione della sua scoperta durante l’esposizione della sua tesi di laurea nel 1928, Gödel scardinò gli obiettivi del Congresso internazionale dei matematici alla Sorbona di Parigi nell’agosto del 1900, nel quale David Hilbert aveva lanciato il suo “programma”, ossia ventitré problemi irrisolti della matematica che era certo potessero essere risolti entro la fine del ventesimo secolo. Hilbert era in realtà certo che tutto potesse dimostrato dalla matematica e che
Ogni problema matematico definito deve necessariamente essere suscettibile di una soluzione esatta (…) In matematica la parola ignorabimus non esiste.Quello che Gödel dimostrò e che non era detto che a quei problemi, come a tanti altri problemi della matematica, sarebbe stato possibile trovare una dimostrazione, sia della loro verità che della loro falsità.
Le scoperte di Gödel ispirarono e spronarono tanti matematici, perché la sostanza dei suoi teoremi non era la negazione della matematica, ma solo la dimostrazione che la matematica non si riduce alla mera deduzione e dimostrazione di teoremi a partire da assiomi.
Tra i tanti matematici che, presa coscienza della incompletezza della matematica ci fu anche Alan Turing che, formalizzando la sua macchina calcolatrice, scoprì che, analogamente alle proposizioni indimostrabili, esistevano programmi che neanche la sua macchina è in grado di calcolare, arrivando a formulare una dimostrazione dei Teoremi di Incompletezza che utilizzasse la sua macchina universale. E quanto sia importante la Macchina di Turing lo sappiamo benissimo, visto che il dispositivo sul quale state leggendo questo articolo è una moderna applicazione dei principi teorici di questa macchina.
Le olimpiadi delle macchine intelligenti – OggiScienza
Un altro articolo sulle Olimpiadi, questa volta dedicato alle macchine intelligenti, ovvero a quegli organismi meccanici che sono stati dotati di particolari algoritmi d’intelligenza artificiale. Su OggiScienza.
Siamo nel vivo delle Olimpiadi di Rio: migliaia di atleti, provenienti da tutto il mondo, si sfidano in centinaia di discipline diverse, puntando a un sogno davvero glorioso, conquistare una medaglia d’oro. Nel frattempo però, c’è qualcuno che ha concepito un’altra competizione globale, con dei protagonisti davvero d’eccezione: le macchine.
Infatti, la crescente complessità delle macchine ha spinto da tempo scienziati e ricercatori a identificare nuovi paradigmi per la verifica delle potenziali capacità intellettive artificiali, sottolineando l’obsolescenza di uno degli studi più famosi in proposito: il test di Turing.
Come molti già sanno, si tratta di un criterio, concepito dalla mente geniale di Alan Turing nel 1950, che consente di verificare se una macchina è in grado di pensare. Lo schema di base è molto semplice: un interrogatore umano A dialoga (usando, ad esempio, una tastiera e un terminale video) con due interlocutori: un altro umano B, e una macchina. La macchina supera il test di Turing, e quindi è (almeno potenzialmente) da ritenersi intelligente, qualora l’interlocutore umano A non sia in grado di decidere, basandosi sul contenuto delle conversazioni, quale dei due sia l’interlocutore B e quale la macchina.
L’effettiva capacità di questo test di identificare un comportamento intelligente, o meglio, senziente, in un automa è sempre stato oggetto di dispute e discussioni molto serrate nel mondo scientifico. Quando, nel 2014, un chatbot denominato Eugene Goostman, imitando le risposte di un tredicenne ucraino, ha infine superato il test, alcuni ricercatori si sono convinti della sostanziale inefficacia pratica del criterio ideato da Turing.
Infatti, per quanto sofisticato, Eugene Goostman è un algoritmo che non possiede alcun barlume di intelligenza, intesa come auto-consapevolezza, volontà o simili: esso è nient’altro che un algoritmo sviluppato da un programmatore umano, che lo ha munito di una efficacissima capacità di apparire, nelle sue risposte, del tutto simile a un ragazzino.
E c’è chi è sicuro di poter andar oltre: Charlie Ortiz, direttore del Laboratory for AI and Natural Language Processing di Nuance Communications è uno dei più convinti assertori di questa possibilità. Al punto da concepire una vera e propria sfida a cui algoritmi e automi di nuova generazione dovranno sottoporsi affinchè li si possa ritenere, con maggiore certezza, intelligenti: il Winograd Schema Challenge. Insomma, una sorta di olimpiadi di intelligenza artificiale, con tanto di podio, medaglie e commissione.
Nato tre anni fa, il simposio biennale voluto da Ortiz raccoglie tutti i più brillanti e visionari scienziati che, in giro per il mondo, studiano o sviluppano automi in grado di manifestare quello che è ormai comunemente ritenuto un prerequisito fondamentale di un’intelligenza simile a quella umana: il senso comune.
Per Ortiz, infatti, una macchina può dirsi davvero intelligente se è in grado di affrontare e risolvere una serie di situazioni che richiedono non una mera capacità di analisi sintattica, ma una spiccata dose di capacità di interpretazione e di pensiero laterale e, perchè no, di senso dell’umorismo: doti tutte molto umane.
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- A Tougher Turing Test (theness.com)
Kipple Officina Libraria | Citazioni Kipple/connettiviste su Delos 168
[Letto su KippleBlog]
Le produzioni editoriali di Kipple Officina Libraria sono state citate, con nostro S*ommo onore, ben due volte nel numero 168 di Delos, la webzine della Delos uscita oggi qui.
La prima è nell’articolo The Origins: alle origini del Connettivismo, dove tra le varie pubblicazioni
viene citata la nostra recente The origins, un compendio di racconti degli iniziatori del Connettivismo prima che esso divenisse tale.
Cosa c’era prima del Connettivismo? Allacciate le cinture e preparatevi a scoprirlo con l’ebook The Origins pubblicato dalla Kipple Officina Libraria. È un viaggio nel mondo della fantascienza attraverso l’arco del fantastico, che apre una panoramica sugli approcci e le tematiche di Sandro “zoon” Battisti, Giovanni “X” De Matteo, Marco “pykmil” Milani e Lukha B. Kremo, prima che l’unione di intenti e forze creative generasse l’avventura connettivista. Diciassette racconti — in una selezione di testi editi e inediti — tracciano una traiettoria verso l’oltre e i territori non ancora cartografati del fantastico. Una rassegna di diciassette racconti, alcuni ancora inediti, a cura di Marco Milani e introdotta da un testo di Lukha B. Kremo. Disponibile su tutti gli store online e in tutti i formati. Da leggere assolutamente.
La seconda e più occulta segnalazione che riguarda sempre il Connettivismo è nell’articolo Alan
Turing nella fantascienza e nella narrazione, dove si cita Il canto oscuro, di Alessio “Galessio “Brugnoli, vincitore del Premio Kipple 2011:
Un omaggio alla figura di Turing è contenuto nel recente romanzo italiano Il Canto Oscuro di Alessio Brugnoli, edito da Edizioni Kipple nel 2012. La storia è una sorta di giallo ambientato in una Roma fuori dal tempo, in un mondo a cavallo tra l’800 e il ‘900, nel quale i computatori a vapore sono una realtà. Potenti macchine da calcolo che hanno reso il mondo grigio di fuliggine.Se i più saranno divertiti dalle varie figure storiche inserite nel romanzo, una per tutte Guglielmo Marconi, a chi conosce la vita di Alan Turing non potrà che saltare all’occhio la figura della vittima, il matematico inglese omosessuale Alan Stuart, finito nel mezzo di una storia più grande di lui.Molti sono i paralleli tra la figura reale e il suo alter-ego nel libro, che diventa un protagonista, mediante il racconto di chi lo ha conosciuto, anche se è morto dalla prima pagina. Lode al coraggio di rendere protagonista di un romanzo una figura così controversa, pur se di acclarato valore nella storia della scienza.
Ringraziamo Delos per le bellissime parole dette, un riconoscimento che, concedetecelo per un momento, ci fa star bene e ci inorgoglisce.
The Turing Normalizing Machine, Algorithmic Prejudice | Neural
[Letto su Neural.it]
Lo scienziato britannico Alan Turing è stato un matematico, un logico ed un esperto di crittografia, oltre ad essere considerato uno dei più importanti studiosi e ricercatori nel campo della matematica applicata e della seminale informatica. Lo scienziato diventò noto in principio per essere parte del gruppo di matematici che durante la seconda guerra mondiale aveva decriptato il segreto del codice nazista Enigma. Turing aveva completato numerosi altri studi e i suoi progetti più noti includono la macchina di Turing, il precursore del primo computer. Infatti, egli credeva in un futuro dove le macchine potrebbero essere pensate come entità libera. Il suo importante contributo alla storia della società, tuttavia, non lo salverà quando, nel 1950, fu condannato per omosessualità e castrato chimicamente. Dolorosamente provato dai trattamenti medici e isolato da una società che lo ha considerato anormale, Alan Turing morì di avvelenamento in circostanze misteriose. Vita, morte e la macchina di Turing sono stati l’ispirazione per The Turing Normalizing Machine, il lavoro degli artisti Yonatan Ben-Simhon e Mushon Zer-Aviv. La macchina è presentata come un esperimento scientifico e funziona come un tool per analizzare e definire il concetto di normalità sociale. Ogni concorrente è presentato con una video line-up di 4 partecipanti precedentemente registrati e gli viene chiesto di indicare quello dall’aspetto più normale. La persona selezionata è indicizzata e catalogata algoritmicamente dalla macchina, che raccoglie i dati di normalità. Video dei partecipanti sono aggiunti al database per sviluppare un modello più complesso di normalità che mira ad avvicinarsi a decodificare il mistero di ciò che la società ritiene “normale”. Così i partecipanti devono affrontare, in tutti i casi, il concetto di pregiudizio algoritmico. La realizzazione allarmante è che ci sono meccanismi scientifici che possono condurci ad un pregiudizio sistemico.
Kipple.it: Recensione a Il canto oscuro @ FantasyMagazine.it
[Letto su KippleBlog]
Recensione attenta e particolare quella che è apparsa, su FantasyMagazine, al romanzo vincitore del Premio Kipple 2011: Il canto oscuro, di Alessio “Galessio” Brugnoli. Emanuele “Manex” Manco analizza punto per punto il romanzo e trae delle conclusioni, sintetizzate in parte da questo passo:Se i più saranno divertiti dalle varie figure storiche inserite nel romanzo, una per tutte Guglielmo Marconi, a chi conosce la vita di Alan Turing non potrà che saltare all’occhio la figura della vittima, il matematico inglese omosessuale Alan Stuart, finito nel mezzo di una storia più grande di lui.
Molti sono i paralleli tra la figura reale e il suo alter-ego nel libro, che diventa un protagonista, mediante il racconto di chi lo ha conosciuto, anche se è morto dalla prima pagina.
Lode al coraggio di rendere protagonista di un romanzo una figura così controversa, pur se di acclarato valore nella storia della scienza.
Tante sono le ipotesi di intrigo sulla morte di Turing che però non hanno mai trovato conferma. Nel 1951 denunciò un furto subìto in casa, probabilmente da un conoscente di un suo amante. All’epoca in Gran Bretagna l’omosessualità era un reato. Pertanto Turing fu condannato a cure ormonali che ne minarono la psiche, oltre che provocargli danni fisici. Il 7 giugno del 1954 fu trovato morto accanto a una mela morsicata intrisa nel cianuro. In realtà l’autopsia non fu mai eseguita ed esistono ora delle tesi che ipotizzano risposte diverse a quello che fu decretato all’epoca, ossia che lo scienziato si sia suicidato.
Quello di Brugnoli è anche un omaggio a queste ipotesi.
Un romanzo da leggere con avidità e curiosità.
Vi ricordiamo che il romanzo è in cartaceo ed eBook senza DRM, ordinabili qui.
Alan Turing ha cento anni ∂ Fantascienza.com
Cade oggi il centenario della nascita di Alan Turing, il celebre matematico inglese che tanto ha dato alla modernità e non solo (basti pensare che fu lui a decriptare il fantastico codice segreto dei nazisti).
Fantascienza.com ci fa un quadro esaustivo dell’uomo e del matematico citando alcuni fatti molto interessanti; interessante è soprattutto la disfatta del positivismo che Alan ha contribuito a demolire, lasciando che il mito dell’infallibilità dell’uomo scivolasse su se stesso, fino a dissolversi come neve al sole delle moderne conoscenze teoriche e scientifiche, relativiste e quantistiche.
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- Quiz Of The Week: Take Our Turing Test (techweekeurope.co.uk)
- VIDEO: What do we owe Alan Turing? (bbc.co.uk)
- Turing’s Enduring Influence (internetevolution.com)
- Letter: Alan Turing revisited (guardian.co.uk)
- In Honor of Alan Turing: a LEGO Turing Machine (adafruit.com)


