HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per gennaio, 2026

Oltre il controllo


In definitiva, cosa rimane di un respiro anni e psiche, quando si dissolve in attimi e nulla mentre l’aria si rarefà e tu sei una spanna sopra al controllo?

Érick d’Orion & Martin Tétreault – Cisterciennes | Neural


[Letto su Neural]

Dall’incontro tra Érick d’Orion e Martin Tétreault prende forma una collaborazione che unisce due approcci distinti ma complementari, maturati nel corso di una lunga militanza in scene musicali certo poco convenzionali. D’Orion si è fatto conoscere negli anni ’90 grazie al programma radiofonico Napalm Jazz, punto di riferimento della scena sperimentale canadese. In seguito ha dato vita a una band free form e si è esibito regolarmente dal vivo, sia in solo sia insieme ad altri improvvisatori come Sam Shalabi, Ilpo Väisänen ed Evan Parker. Tétreault, invece, è un turntablist sperimentale attivo dal 1988 e figura chiave della scena musique actuelle di Montréal. Qui ha costruito una carriera costellata di collaborazioni con nomi di spicco come René Lussier, Diane Labrosse, Otomo Yoshihide e Philip Jeck. Lo stile di Tétreault ai giradischi è immediatamente riconoscibile: crudo e teneramente istrionico, capace di sbriciolare la materia sonora del vinile in una miriade di frammenti scintillanti, sempre attraversati da una vena ironica e imprevedibile. D’Orion, dal canto suo, adotta un approccio più tellurico, intriso delle derive più estreme del cosmic jazz e del noise rock. Alterna slanci di potenza bruta a momenti più rarefatti e meditativi, muovendosi su registri contrastanti con grande naturalezza. Insieme, i due superano la semplice somma delle parti, scegliendo una via che privilegia l’ascolto reciproco e la costruzione graduale di paesaggi sonori. Cisterciennes, registrato durante un ritiro in un’ex abbazia cistercense a Saint-Benoît-Labre, ne è testimonianza evidente: un lavoro che, pur conservando l’energia improvvisativa di fondo, si distingue per una compostezza e una misura inusuali. I riferimenti alla scansione di una giornata monastica si riflettono nell’architettura stessa del disco – dall’iniziale brano “Matines”, dal rumore sordo e insistente, fino al climax di “L’ascension de Labre” e alla lenta dissolvenza serale di “Vespera” – in un tracciato che bilancia con cura zone dense e spazi di respiro. Il risultato è un album che si inserisce idealmente nel solco tracciato da figure come Philip Jeck o James Leyland Kirby, più vicino a un ambient noise meditativo che alle sortite dadaiste o caotiche che spesso caratterizzavano i lavori precedenti del duo. Sotto questa superficie controllata, Tétreault intreccia il crepitio del vinile e D’Orion costruisce contrappunti elettronici misurati. Cisterciennes rappresenta un punto d’arrivo nella loro collaborazione, nonché il commiato di Tétreault dalla scena live, deciso a dedicarsi principalmente alle arti visive e alla composizione per danza e teatro.

I didn’t hide my eyes. I archived them and…


L’occhio vuole la sua parte, e ogni parte diviene altro.

I/Another, don’t think, just move | Neural


[Letto su Neural]

Apparentemente a metà strada tra un gioco cinestetico e la rappresentazione cibernetica di una coreografia, I/Another, l’installazione interattiva ideata da Animaspace – la pratica artistica di Angelina Kozhevnikova, artista, designer e ricercatrice interdisciplinare – in realtà si pone una grande sfida: il dialogo universale. Dal soffitto di una stanza cala la struttura di una macchina composta da strisce fosforescenti stampate in 3D e cucite a mano tra di loro a comporre una sorta di rete a maglie molto larghe, libera nei movimenti, intorno ed attraverso la quale il pubblico è invitato a muoversi. A differenza della robotica antropomorfa o delle macchine dotate di emozioni artificiali, e in perfetta controtendenza con la corsa all’umanizzare le intelligenze artificiali, Another non cerca di imitare i movimenti umani per generare empatia nello spettatore. Il robot è bensì progettato per stimolare un rapporto del tutto fisico, basato non sull’illusione dell’intelligenza emotiva, ma su un processo istintivo dove l’uomo e la macchina si influenzano reciprocamente attraverso il movimento. Ispirandosi alla cibernetica di secondo ordine, I/Another, messo a punto grazie a una collaborazione multidisciplinare tra ingegneri e artisti, ripropone un concetto di interazione meno “intelligente” e più disponibile; in questo spazio performativo, infatti, il dialogo è un processo di costruzione, in cui la macchina non è uno strumento per controllare o da controllare, ma un partner con cui apprezzare l’imprevedibilità del presente. Una silenziosa critica all’efficienza contemporanea e un invito a lasciare spazio al proprio corpo, affinché esso si esprima e risponda, per una volta tanto, al posto della mente.

Dea Cathubodua: il potere e l’influenza della divinità celtica della guerra | Iridediluce


Pensavate che una dèa della guerra fosse un’eccezione? Nel mondo celtico c’è anche un’altra dèa guerriera, prima che il patricarcato prendesse il sopravvento proveniente dalle parti dell’Anatolia, va menzionata anche Cathubodua, come ci dice IrideDiLuce; un estratto:

Il ruolo di Cathubodua come divinità guerriera è evidente nella sua stretta associazione con la battaglia e la guerra. È spesso invocata dai guerrieri che cercano la sua benedizione e la sua guida sul campo di battaglia, e si ritiene che conceda intuizioni strategiche e protegga i suoi devoti dai pericoli. Le leggende descrivono Cathubodua come una presenza feroce e formidabile, che ispira coraggio e ferocia in coloro che combattono sotto la sua influenza. La sua associazione con la guerra riflette i valori e gli ideali del popolo celtico, evidenziando l’importanza attribuita al coraggio e alla forza in combattimento.
Queste dee, note collettivamente come le dee del corvo, ricoprono ruoli simili nella mitologia celtica , simboleggiando gli aspetti terrificanti della guerra e incarnando il potere e l’autorità delle divinità femminili. La loro interconnessione rafforza l’importanza del ruolo di Cathubodua nel pantheon e sottolinea la sua influenza come formidabile dea della guerra.

Strali annichiliti


Le meraviglie che tu esponi con enfasi interiore, urlando dentro al tuo spleen per dissolverlo, sono strali da un buco nero a squarciare la notte, che poi vengono assorbite, convertite, annichilite.

Massico


I simboli garriscono e si sfilacciano al vento cosmico delle ideologie quantiche, collassate in sensazionali ondate di nulla proteico, sostanziato dal desiderio massico e decadente.

Sospesi


Un sospeso di pura ardesia e il contatto che crolla nello iato indefinito tra sistemi, mentre le dimensioni collassano non viste più volte.

Anne Bloom – Death Come Near Me


Il piano di uno spleen perfetto e didascalico, rassicura col suo oscuro standard…

Sherlock Holmes prima di Sherlock Holmes | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una segnalazione gustosa e curiosa: una raccolta di racconti di Conan Doyle pre canone sherlockiano che parla già, però, di Sherlock Holmes; i dettagli dell’opera disponibile su Amazon.

Nell’ultimo scorcio del 2025 è uscita a cura di Luigi Siviero una raccolta di racconti di Arthur Conan Doyle intitolata Sherlock Holmes prima di Sherlock Holmes, contenente sei storie che in alcuni casi hanno come protagonista l’investigatore di Baker Street e in altri sono in qualche modo collegate al suo mondo narrativo.
Come suggerisce il sottotitolo della raccolta – I racconti non canonici e la nascita del metodo – il libro non è dedicato alle sessanta storie classiche, ben note a tutti gli appassionati e pubblicate in una miriade di edizioni, bensì a racconti marginali e meno famosi. Così in ambito prettamente sherlockiano hanno trovato spazio nel libro La fiera di beneficenza per il campo da gioco e Come Watson imparò il trucco, marginali per quanto riguarda la diffusione e la lunghezza ma non certo dal punto di vista qualitativo, oltre a un Soggetto per una storia di Sherlock Holmes, vale a dire un abbozzo di racconto trovato fra le carte di Arthur Conan Doyle dopo la sua morte, mai trasformato in racconto rifinito durante la sua carriera.
Il racconto più lungo presente nel libro è La casa dello zio Jeremy, scritto da Doyle prima della creazione di Sherlock Holmes. Sebbene non abbia come protagonista il famoso investigatore, la storia è interessante dal punto di vista sherlockiano perché il personaggio principale e il suo metodo possono essere visti come un passo importante lungo la strada percorsa da Doyle per creare Sherlock Holmes. Invece le altre due storie che completano il libro – La storia dell’uomo con gli orologi e La storia del treno speciale scomparso – contengono dei brevissimi cammei di Holmes, perfettamente riconoscibile dai lettori benché non nominato esplicitamente da Doyle. Cammei a parte, i due racconti presentano dei misteri che sarebbero stati degni di essere utilizzati per delle storie che, se avessero avuto come protagonista principale Sherlock Holmes, sarebbero state annoverate sicuramente fra le migliori della serie.

Ogni racconto è preceduto da un’ampia nota introduttiva di Luigi Siviero, anche traduttore delle storie e curatore del volume.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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