HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per dicembre 13, 2025
Piani quinquennali
Ho in me la necessità di continuare la narrazione iniziata così tanto fa, per tirarne fuori ogni significato infinito e senza fine che non mi basteranno trecento vite per percorrerli tutti; ho queste cose in me, desideri e volontà oltre ogni barriera umana, e mi presenterò oltre la fine dei prossimi dodici piani quinquennali per raccontare ancora, e ancora, di come si espande l’Impero Connettivo…
Poche missive
Poche missive lasciate appendere oltre le barriere del Nulla senziente; rimane l’esclusione, permane la differenziazione esclusiva.
Murcof – Twin Color (vol. I) | Neural
[Letto su Neural]
Quasi due decenni ci separano da Cosmos, ultima opera integrale di Fernando Corona, alias Murcof, virtuoso del minimalismo melodico che ha saputo reinterpretare il linguaggio ambient conferendogli una dimensione più contemplativa e cinematografica rispetto ai seminali interpreti del genere. Twin Color si distingue per la sua genesi autonoma, frutto di un’ispirazione personale non vincolata a commissioni esterne – peculiarità notevole per un artista che negli anni più recenti ha orientato la propria ricerca verso creazioni legate a installazioni, performance coreutiche e arti visive. Ma la vera eccellenza di quest’opera risiede altrove: nel ritorno a un’essenzialità compositiva primigenia, arricchita però da nuove suggestioni che conferiscono al progetto una distintiva profondità espressiva. Corona amalgama la rigorosa architettonica delle sue composizioni ambientali – dove sequenze di archi e pianoforti si dissolvono in echi spaziali infiniti – con tensioni post-industriali e strutture ritmiche frammentate che richiamano le partiture di Vangelis per Blade Runner o le atmosfere inquietanti di John Carpenter. Le linee melodiche, avvolte in un velo di nostalgia analogica, esplorano territori inediti, come se uno strumento antico s’incontrasse con le imperfezioni digitali di un’intelligenza artificiale difettosa, generando una singolare intersezione tra memorie remote e proiezioni futuristiche. Questo cortocircuito temporale diventa metafora di un presente sospeso, dove ogni nota sembra interrogarsi sul destino dell’umanità in simbiosi con la tecnologia. La sinergia con Simon Geilfus trascende la mera collaborazione visuale: le sue elaborazioni algoritmiche di paesaggi naturali hanno contribuito a definire la stessa struttura sonora dell’album, instaurando un dialogo simbiotico tra dimensione acustica e rappresentazione visiva. Twin Color si configura così come un’opera che sollecita l’ascoltatore ad abbandonare ogni passività percettiva, conducendolo in un dedalo di sensazioni dove i confini tra naturale e artificiale si dissolvono. Con questa pubblicazione, Murcof riafferma la propria posizione di innovatore, dimostrando come un’opera musicale possa essere simultaneamente entità autonoma e organismo in evoluzione, capace di manifestarsi con eguale intensità sia nelle performance dal vivo che nell’ascolto domestico. Il futuro, sembra suggerirci l’artista messicano, non è che una reinterpretazione del passato attraverso codici rinnovati – ed è proprio in questa tensione dialettica che la sua musica trova oggi la sua più eloquente espressione, trasformando ogni frequenza in un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora risuonare.

