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Archivio per Troia

Morte di Odisseo | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine il GialloMondadori del mese: Morte di Odisseo, di Franca Oliva; la quarta/recensione:

Siamo al decimo anno della guerra di Troia. Si parte dalla morte di Odisseo, re di Itaca, che giace con il capo frantumato sulla sponda del fiume Scamandro. Arma del delitto uno strano “cavallo di legno, lungo una spanna e mezzo e alto in proporzione.” Chi è l’assassino? Zeus vuole che Efesto, dio del fuoco, scenda sulla terra e ricerchi il colpevole, così come ha già avvertito Agamennone, il capo degli Achei. Indagine difficilissima dato che Odisseo era odiato da molti, fra cui lo stesso Agamennone ingannato da una sua lettera per l’uccisione rituale di sua figlia Ifigenia, potendo iniziare così la guerra contro Troia. E poi c’è Tersite che detesta Odisseo e porta ancora i lividi dei suoi colpi. Forse è lui l’assassino (uomo basso che zoppicava con la gobba e il cranio a pera) visto da Diomede dirigersi proprio verso lo Scamandro. Anche perché ora si dà alla fuga…

Al centro della storia si staglia Efesto che può rendersi invisibile o trasformarsi nel personaggio desiderato per scoprire eventuali indizi, e anche per amoreggiare, magari, con Elena avendo preso le sembianze di Paride (furbetto, eh!). Interrogando il fiume Scamandro scopre che la sera del delitto ha sentito due voci di donne. Qualcuno, un guerriero, doveva raggiungerle nella notte. Ma chi?
Saremo di fronte a un bel viaggio tra miti, dei, ed eroi: il dio Ermes che rincorre Efesto per impartirgli gli ordini di Zeus, il dio Hypnos che addormenta certi personaggi per favorire la trasformazione di Efesto, l’indovina Cassandra e l’indovino Calcante, Aiace Oileo e Aiace Telamonio, Enea, Palamede, gli amori fra Achille e Patroclo, la schiava Briseide e altri ancora. Con le loro peculiari caratteristiche tra rabbia, odio, amore, devozione, gelosia, sospetto, inganno e i vari sentimenti dell’animo umano. Al centro, ripeto, soprattutto Efesto (anche Agamennone ha la sua parte) che va avanti nella ricerca del colpevole e non si arrende nemmeno di fronte a momenti di dubbio e di crisi aumentati dopo un altro omicidio. Fino a quando…Ecco…ha incominciato a capire…
Bellissima lettura giallo-epica che ci riporta indietro negli anni quando studiavamo queste affascinanti storie! Da non perdere.

Lankenauta – Se Gli Dei Ti Fanno Impazzire


Su Lankenauta un0interessante segnalazione: “Se Gli Dei Ti Fanno Impazzire”, di Richard Powell, che ha riscritto attualizzando e sfrondandola dei topos del mito l’epica di Omero e Troia.

L’Iliade vista di striscio, i personaggi che tutti noi conosciamo visti sotto una luce diversa e aldilà del mito, una delle storie più famose raccontata da un punto di vista inusuale ma assolutamente credibile.
In un modo o nell’altro buona parte della popolazione occidentale conosce la storia della guerra di Troia, dei suoi protagonisti e soprattutto della sua conclusione. Questo romanzo ci fa rivivere tutto questo con gli occhi di Helios: praticamente un bambino quando inizia la storia, è il figlio di una schiava che sostiene di essere rimasta incinta di Priamo, il re di Troia, una notte dopo un banchetto. Priamo però non l’ha mai riconosciuto e quindi Helios vive in una situazione d’incertezza.

I primi capitoli del libro sono incentrati su Troia, cominciamo quindi a conoscere alcuni personaggi noti, Ettore, Paride, Ecuba, ma soprattutto Cassandra, con la quale Helios stringe uno stretto rapporto di amicizia e la quale avrà un’intera profezia dedicata alla vita di Helios. Tra varie vicissitudini, il nostro eroe viene preso a lavorare nelle stalle e impara tutto quello che c’è da sapere sui cavalli e sui carri da guerra, gli viene poi insegnato a leggere e scrivere, uno dei pochi in città, rischia di essere offerto in sacrificio agli dei, il tutto finché il Principe Paride non ritorna in patria portando con sé Elena, moglie del Re di Sparta, Menelao, che arriverà presto a riprendersela con al seguito Agamennone e il resto dei re greci con i loro eserciti.
Inizia quindi la seconda parte del libro, Helios verrà catturato da greci, spedito nell’isola di Skiros per qualche anno con Neottolemo, il figlio di Achille e Deira, bambina pestifera e figlia di Teseo che non lo lascia in pace. Da qui poi seguiranno avventure nell’entro terra con Ulisse ed un ritorno a Troia, passando prima per l’accampamento dei greci.

L’autore, Richard P. Powell, deceduto nel 1999, lo pubblicò nel 1970 e si capisce che dietro c’è stato un approfondito studio della materia. La scrittura assolutamente scorrevole, la storia si dipana come una sorta di azione/reazione e assomiglia molto ai romanzi di avventura di Wilbur Smith per quanto riguarda la cura dei dettagli. A rendere la storia più credibile, è anche il fatto che ogni parte “mitica” dell’Iliade, trova una spiegazione logica: per esempio, Achille muore colpito da una freccia nel tallone, non perché quello sia il suo punto debole, ma perché la freccia era avvelenata. Laocoonte e i suoi figli non muoiono uccisi da serpenti marini mandati da Nettuno, ma a causa di correnti improvvise che colpiscono la spiaggia di Troia. Anche i personaggi sono spesso umanizzati e resi più accessibili rispetto al mito che gli circonda, uno su tutti, Achille, dipinto spesso come abbastanza ottuso, poco ragionevole e non proprio di bell’aspetto:”Achille piantò la lancia nella sabbia e si sfilò l’elmo. Mi aspettavo di vedere un viso scolpito nella roccia, e invece i suoi lineamenti avevano qualcosa di femmineo: la sua pelle era bianca e rosea, senza traccia di barba, gli occhi azzurri e le labbra rosse e carnose, con un che di stizzoso. Soltanto la possente mascella e i muscoli tautini del collo lasciavano intuire la sua forza.” Uno stratagemma molto intelligente che davvero ci fa pensare che questa storia sia troppo bella per non essere vera.
Il libro non è certo corto, ma scorre via velocemente, soprattutto nella seconda parte, ed è un ottimo metodo per ripassare un po’ di mitologia che ad un certo punto a scuola, abbiamo tutti affrontato. Lo consiglio a tutti gli appassionati di mitologia greca e a tutti gli amanti dei libri di avventura.

Troia brucia dopo una guerra senza fine – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione di Paolo Lago a Troia brucia. Come e perché raccontare l’Ilioupersis, di Alberto Camerotto. Spicca questo brano della rece, che risuona di un’attualità spaventosa, sempre rivolta al presente:

Lo scontro fra Greci e Troiani si trasforma in una guerra senza fine: anche su quella di Troia, all’inizio, aleggia l’illusione di una guerra lampo. E, come molte guerre che, anche nella contemporaneità, si sono protratte per lungo tempo, anch’essa inizia come una grande spedizione della ‘guerra giusta’ per vendicare il rapimento di Elena. La narrazione epica dell’Iliade inizia dall’ira di Achille, al nono anno di scontri, quando ormai la “guerra infinita” è diventata il paradigma e il segno dell’identità, e “nella celebrazione se ne dimentica il significato reale, si dimenticano i morti e le sofferenze, quelle più semplici, quotidiane, tremende, proprio mentre ne costruiamo la memoria”. Ecco che gli anni devono essere dieci, un numero dal valore simbolico. I morti si aggiungono ai morti perché “quando si comincia una guerra non si può più tornare indietro”. Lo stesso potrebbe valere anche ai giorni nostri, in cui gli apparati bellici sono al servizio del capitale e dei suoi interessi: quelle stesse esigenze di carattere economico e strategico si trasformano in valori assoluti, in idee che non è possibile mettere in discussione, dall’una e dall’altra parte, come nel conflitto in Ucraina. Nel racconto della persis di Troia, sia in quello omerico che in quelli di Quinto Smirneo e Trifiodoro, entrambi del III secolo d.C., emerge anche la progressiva consunzione della macchina bellica, come se su tutto cadesse un velo di angosciosa stanchezza e l’intero apparato si stesse lentamente sgretolando. E tale consunzione sembra gravare più sugli oggetti che sulle persone: le navi, le corazze, le frecce, i dardi, gli scudi, gli elmi, gradatamente si trasformano, per utilizzare un’espressione di Francesco Orlando, in “oggetti desueti”, vecchi, consumati dal tempo. In questo caso, sembra che sia la stessa dimensione bellica a consumare, a divorare: è essa stessa divenuta desueta, vecchia, antiquata, imbambolata nella sua assurdità.

Troia è caduta, la sua persis sanguinosa è stata consegnata all’eternità dal canto epico; ma, possiamo chiederci, quante altre Troie oggi stanno bruciando e bruceranno? Quanti altri crimini efferati stanno continuando in svariate parti del mondo? Tante, purtroppo, sono le guerre che ancora si combattono – e tante sono quelle lontane dai riflettori dei media – non volute né dal fato e neppure dagli dei, ma dalla spietata logica del capitale che non guarda in faccia a niente e a nessuno.

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