HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Siderale
Leggenda
Le scene sono svolte con maniacale cura oltre le cosmiche estensioni degli abissi siderali, e i significati subiscono escursioni esponenziali, i ricordi si assottigliano al significato di leggenda.
Ascoltando la matematica aliena
Scivolando via, sulle sponde della notte siderale, ascoltando gli estremi poetici della matematica aliena…
Grazie ad Alastair Reynolds
Nelle spire di uno sviluppo esploso verso l’alto di un cielo siderale, esponenziale alla tua capacità di comprendere e molto più che collaterale: vertiginoso. Segni di uno stacco dal terreno, verso gli abissi di cognizioni mai sfiorate, con il conforto dell’astrofisica più esoterica…
Costrutti surreali
Difficoltà sistemiche oltre la barriera della psiche organica, mentre il sole sorge su territori e splendori fuori da ogni costrutto surreale.
Freddo rosso cosmico
Incresciosi istanti di ripresa karmica, quando il flusso sessuale cosmico estrae le percezioni di un freddo rosso cosmico.
Ascension di Nicholas Binge | Fantascienza.com
Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo di questo mese: Ascension, di Nicholas Binge, che ci riporta al tema lovecraftiano dell’orrore proveniente dallo spazio profondo; la quarta.
Non era lo stesso di una volta. Gli occhi erano diversi, come se avessero strappato qualcosa dentro di lui, o lo avessero rimpiazzato con un altro
Harold Tunmore, scienziato giramondo, è scomparso da quasi tre decadi ed è ormai dato per morto, quando suo fratello lo ritrova in un manicomio, in preda alla paranoia. È solo grazie alle sue lettere che è possibile ricostruire ciò che gli è accaduto in tutti quegli anni. O meglio, cosa lo abbia portato alla follia. Le lettere di Harold raccontano della comparsa di una misteriosa montagna innevata nel bel mezzo dell’oceano Pacifico. Nessuno sapeva quando fosse comparsa, come… o perché. Insieme ad altri scienziati, Harold aveva preso parte a una missione segreta per svelare i misteri della montagna. Ma questa si era presto rivelata un luogo in cui le leggi della fisica erano sovvertite, i minuti diventavano ore, le ore giorni. Tra venti gelidi, creature mostruose e pericoli mortali, Harold si era man mano reso conto di star perdendo pezzi di se stesso, della propria mente, della vita che aveva lasciato prima di partire. La lettura delle lettere di Harold prosegue spasmodica alla ricerca di una risposta. Ce l’aveva fatta alla fine ad arrivare sulla cima alla montagna impossibile? E una volta arrivato lì, quale sconvolgente verità gli ha fatto perdere la ragione?
Runaway Totem feat. Andromaca “Metaphorm Tetraphirm” – SoWhat
Bella recensione su Sowhatmusica a “Metaphorm Tetraphirm” album dei Runaway Totem a cui hanno collaborato Andromaca, ovvero Antonella Suella e Stefano Bertoli, un disco complesso e ricco di definizioni siderali e tutt’altro che terrestri in cui è meraviglioso tuffarsi; un estratto della rece:
L’ultimo, bellissimo (doppio, immenso, monumentale) album di Runaway Totem, che nasce dalla collaborazione con il progetto Andromaca, ci proietta come oggetti interstellari in dimensioni altre, aliene. E Roberto Gottardi (autore di tutti i brani e degli arrangiamenti delle cover), Stefano Bertoli, Antonella Suella, un po’ alieni lo sono, e stanno perfettamente a loro agio in queste altezze siderali che spaziano tra il prog, il rock cosmico e l’elettronica, dalle atmosfere molto moderne nonostante gli evidenti richiami a realtà anni ’70 (Hawkwind, Kraftwerk, Magma). Cosa spinge una band contemporanea a fiondarsi musicalmente in mondi alieni, capaci di spalancare i cancelli delle percezioni, della coscienza, a esplorare l’ignoto, il non-umano? In un’epoca barbara, caotica, retrograda come quella in cui stiamo vivendo, creare universi nuovi, non limitati dalle regole fisiche e sociali terrestri, è una forma di rifugio. L’arte ci trova sempre un rifugio per le nostre inquietudini. Nella fattispecie, gli universi alieni del disco possono rappresentare il disorientamento, il sentirsi “estranei” in questa realtà storica, una critica alle derive della tecnologia, del consumismo, del controllo sociale. I riferimenti esoterici e mistici dei vari momenti dell’album offrono sentieri di verità diverse in questa ricerca filosofico-musicale: perché ci sentiamo un po’ tutti dei nomadi celesti, perché solo uno sguardo disincantato dentro la nostra anima può offrire una prospettiva altrettanto disincantata sul mondo che ci circonda.
Trovo interessante l’uso della voce soprano, un po’ sacerdotessa e un po’ strega, i cui vocalizzi si fondono perfettamente nel tessuto sonoro. La voce femminile come strumento puro è una scelta artistica di grande forza espressiva, nelle cui astrazioni il significato letterale viene rimosso per lasciare soltanto l’impatto emotivo. Antonella Suella, con i suoi timbri sovrannaturali, si inserisce nel paesaggio sonoro con eleganza senza mai scontrarsi con gli altri strumenti. In Heliocentric Energy duetta mirabilmente con il theremin. I suoni non verbali eseguiti con tecnica eterea, ma anche fortemente sperimentale, amplificano il senso di estraneità, spiritualità e vastità cosmica. È il suono di una entità ultraterrena, o una eco proveniente da un altro universo. In questo modo il carattere onirico, ipnotico, a tratti lisergico del lavoro si tinge di magia.
Quando il tempo non ci ferisce più | POCHI AMICI * MOLTO AMORE :: Il sito di Carmine Mangone
Ogni sera, prima di chiudere la porta di casa, se il cielo non è coperto da nubi, lancio immancabilmente un’occhiata alle stelle. Alzo la testa e m’immergo nella vastità dell’eventuale. Conficco lo sguardo nella notte ed è come se la rovesciassi, se io stesso mi rovesciassi, mi riversassi nella volta stellata facendo l’esperienza di un inconoscibile che resta sempre accanto a me, che è anche dentro di me, e non semplicemente, non banalmente al di sopra di quello che considero il mio mondo terreno, materiale.
Al cospetto delle stelle, il pensiero ridiventa ingenuo, riassume l’incapacità umana di comprendere il Tutto e mette in campo la necessità di giustificare questa stessa incapacità. Il mio concetto di compiutezza, a tal proposito, non è altro che un riassorbimento locale della totalità dentro l’immanenza di un attimo.
In relazione alla nostra coscienza comune, la visione di un cielo stellato, come qualsiasi altra esperienza del limite, dovrebbe anzitutto far emergere, o addirittura risvegliare, il bisogno di una propria modalità singolare non disgiunta da una costante apertura verso tutti gli eventi pensabili. Una simile apertura costituisce, a mio avviso, la sola idea accettabile di totalità.
Costruire una propria autonomia di pensiero, a partire dall’unicità psicofisica che ci si riconosce, vuol dire riscoprirsi come totalità agente, come relazione e com-unicità tra la propria presenza «animata» e il mondo in cui quest’ultima nasce, evolve e si ricombina.
Basta questa intro di Carmine Mangone – pur non essendo minimamente sufficiente per capire la vastità libera del suo pensiero – per lasciarsi sfiorare da quel che può essere il senso della complessa visione siderale in cui l’umanità annaspa e non si lascia andare al flusso, per tornare a casa in armonia; seguite il blog di Carmine, percepirete il significato dell’essere davvero liberi e intensi, autodeterminati.
Muoversi a tempo
Ti muovi a tempo siderale, fino alle parole colate di comprensioni essoteriche che colmano solo qualche bacino ristretto e asfittico.


