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Archivio per Retrospettive

Independent Legions Publishing presenta “SHADOWS” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una retrospettiva di racconti fantastici edita da Independent Legions, comprensiva di molti sottogeneri, datati dall’Ottocento fino alla prima metà del Novecento; la quarta del primo volume di dodici:

Contenuti di questo primo volume:

La Valletta delle Tre Colline di Nataniel Hawthorne (1830)
Quando la Stella Verde Sparì di Nictzin Dyalhis (1925)
Il Sogno del Serpente di Robert E. Howard (1928)
L’Isola dell’Aepyornis di H. G. Wells (1894)
La Zampa di Scimmia di W. W. Jacobs (1902)
Il Nono Scheletro di Clark Ashton Smith (1928)

La serie antologia ‘Shadows’ consterà circa di 12 volumi da collezione. Edizione Collection, Collana Black Spring, Illustrazione di copertina di Luke Spooner, nuove traduzioni di Danilo Barile.

Solax


I vecchi sogni dei viaggi siderali…

Carmilla on line | Pantera, magia e rivoluzione nel vecchio west di Valerio Evangelisti /4


Su CarmillaOnLine l’ultima puntata – le altre sono qui, qui e qui – della retrospettiva sul personaggio eroico creato da Valerio Evangelisti: Pantera. Un estratto:

Avevamo concluso la precedente puntata con Pantera che per la prima volta aveva assemblato un Nganga con parti di un corpo femminile, quelle di Molly. Come anticipato si tratta di una piccola svolta. E questo ci dà il destro per accennare al rapporto di Pantera con il mondo femminile, tema che emerge ripetutamente anche se sottotraccia (sicuramente in modo meno centrale rispetto a quello che accade per Eymerich). Evangelisti evoca il cliché dell’eroe che salva la fanciulla indifesa e poi convola a giuste copule. Ma si guarda bene dal cascarci dentro. Pantera non ha mai una storia d’amore. Solo rapporti sessuali occasionali, sempre con prostitute nei confronti delle quali, comunque, nutre un sostanziale rispetto, sempre nei limiti consentiti dalla sua connaturata asocialità. Finisce per avere atteggiamenti protettivi, soprattutto nei confronti delle giovanissime Cindy e Kate, dopo aver sperimentato un profondo turbamento per le loro rispettive sorti. Più scostante il suo comportamento nei confronti di Molly alla quale, però, è profondamente legato. Le tre principali figure femminili, nonostante appaiono inizialmente fragili e indifese, dimostrano alla resa dei conti un’insospettabile forza. E i rapporti stretti con loro non passano senza lasciare tracce significative. Potremmo dire che la cruda visione del mondo di Pantera viene un po’ ingentilita o, per meglio dire, resa più empatica.
Questo è particolarmente evidente quando il palero assembla il suo Nganga con i resti mortali di Molly. È la piccola svolta cui abbiamo accennato. L’universo spirituale di Pantera, che fino a questo momento ci è stato presentato come abitato da divinità potenti fino al limite della brutalità, si arricchisce di una nuova sensibilità. Il Santo, o meglio la Santa, comunica a Pantera nuove sensazioni: meno cattiva dei precedenti Nganga, è capace di sorridere con divertimento, di trasmettere affetto con qualche sfumatura dispettosa, di ispirare pensieri gentili, ma può anche arrabbiarsi al momento giusto sciorinando visioni di antiche cerimonie sacrificali.
Allo spirito di Molly Pantera finisce per attribuire disposizioni d’animo per lui inconsuete e di primo acchito assai fastidiose. Dopo aver assistito a un ultimo eccidio, per esempio, continua a provare un acuto senso di nausea sebbene nella sua vita abbia già assistito molte volte a scene di efferata violenza. Cercando una spiegazione razionale chiama in causa l’insopportabile ipocrisia degli americani che

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Carmilla on line | Pantera, magia e rivoluzione nel vecchio west di Valerio Evangelisti /3


Su CarmillaOnLine la terza puntata della retrospettiva su Pantera, il personaggio-eroe nato dalla scrittura di Valerio Evangelistiqui e qui le prime due puntate. Impossibile estrarre qualche brano, ecco tutta la puntata:

Pantera e la sua religione appartengono al mondo dei vinti e degli oppressi. Così avevamo concluso la precedente parte di questo scritto. È questa sua appartenenza che lo spinge a difendere una variegata congerie di reietti, anche se la sua prima reazione istintiva al pensiero di diventare “una sorta di calamita per mostri e pezzenti” è quella di grande irritazione. La pietà nei confronti dei deboli non è di certo il sentimento che lo caratterizza in prima istanza. E quando affiora tende ad allontanarlo. Queste pulsioni contraddittorie che muovono Pantera lo rendono un personaggio sfaccettato e affascinante. Ma forse indicano anche qualcosa di più. Nella narrativa di Evangelisti non c’è spazio per il mito del buon oppresso o, per dirla altrimenti, per il paradigma vittimario. Per dirla con le parole del saggista Evangelisti, gli oppressi, al pari dei loro oppressori, devono avere “la volontà, la determinazione, la capacità di lacerare la notte con lo sguardo penetrante del lupo o del felino”.1 Devono essere in grado di rispondere “ai morsi con i morsi”.2 Come si può tradurre questa convinzione dello scrittore emiliano-romagnolo nello svolgimento narrativo delle avventure di Pantera? Ebbene i “mostri e i pezzenti” non appaiono solo come vittime passive che vengono difese dal nostro eroe. Per quanto possano apparire combattenti improbabili, finiscono spesso per lottare insieme a Pantera, anche contro la sua iniziale volontà.
Nello scontro finale di Metallo urlante, infatti, il messicano viene aiutato da una banda alquanto strampalata, come nota con disprezzo il vice sceriffo Wishburn, subito prima di essere freddato da Pantera.“‘Ma guarda che combriccola’ osservò, senza badare all’arma del messicano. ‘Un negro, una puttana, un ebreo e un meticcio. Dio li fa poi li accompagna.’”3 Anche in Black flag la posse di Pantera assomiglia a un’armata Brancaleone.

“Il messicano contemplò, all’ultimo raggio della luna che stava per tornare a sparire, i miseri campioni di umanità che aveva davanti. Trascinare con sé quelle creature fiacche e inservibili poteva costargli la vita. Tuttavia valutò che forse la somma delle loro debolezze poteva dare un risultato superiore alle parti. La magia zoppicante di Vecchia Pipa, la vigoria in declino di Koger, la modesta sensualità di Molly, se prese insieme, formavano quasi una sgangherata forma di potenza. Aggiunta alla sua, poteva dare qualcosa di buono.4

Altrettanto raccogliticcio è il gruppo che aiuterà Pantera in una delle sue ultime imprese in Antracite: liberare dal carcere la giovanissima irlandese Kate, che il messicano aveva conosciuto quando, appena adolescente, si divideva tra il lavoro in miniera e la prostituzione occasionale, e nei confronti della quale svilupperà una sorta di istinto paterno di protezione. Nel gruppo c’è l’irlandese Skel, che sta per Skeleton, incontrato per la prima volta da Pantera quando, quindicenne, estremamente magro e con il petto squassato continuamente da crudeli colpi di tosse, lavorava come runner, l’ultimo gradino nella gerarchia dei minatori. Poi c’era Jikta, prostituta slava di mezza età e infine Gudrun, ragazza grassottella di famiglia tedesca, dedita a pratiche magiche della sua terra d’origine, che in un recente passato aveva aveva partecipato a una macchinazione per incastrare Pantera e che ancora manteneva nei suoi confronti una certa ostilità. Mentre fuggono dal carcere Pantera, dopo aver presentato le due donne a Kate specificandone la nazionalità, continua con un sorrisetto: “Se aggiungi due irlandesi e un messicano, hai un’idea di chi stia costruendo l’America.”5
Ma, cosa ancora più importante, a sembrare un’armata Brancaleone in Antracite è il nascente movimento operaio americano. Nobile, generoso, ma un po’ cialtronesco. Forse ha in mente anche questo Evangelisti quando sostiene che “Antracite è un tentativo di mettere in luce le radici di un’America ‘alternativa’ che ho sempre amato, e delle ragioni storiche che l’hanno resa minoritaria”.6 Come nota giustamente Sandro Moiso, le simpatie politiche dello scrittore “rivelano in lui ancor più che la ‘passione per il comunismo’ quella per la rivolta spontanea, popolare e dal basso. Qualsiasi fossero le forme in cui questa si manifestava, tanto nelle campagne emiliano-romagnole a cavallo tra ’800 e ’900 quanto nelle strade in fiamme di Bologna della primavera del ’77”.7

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Oltre i Pink Floyd: viaggio nella discografia alternativa di Nick Mason | Rolling Stone Italia


Su RolligStoneItalia un bell’articolo di Fabio Zuffanti che illustra l’attività musicale extraFloyd di Nick Mason, unico batterista della band; un estratto:

Quest’anno sono scoccati i quarant’anni dalla pubblicazione del suo primo album solista (che poi tanto solista non è) ed è venuto spontaneo fare un poco il punto su Nick Mason. Il celebratissimo batterista dei Pink Floyd infatti è tutto meno ciò che sembra. Diciamoci la verità, cosa appare oggi Mason se non un multimilionario appagato, assai più sensibile alla sua collezione di auto di lusso che alla musica? Certo, negli ultimi anni ci sono stati i Saucerful of Secrets che sono stati un bel batticuore per i nostalgici dei Floyd d’annata (quelli del periodo ’67-71), ma di nuova carne al fuoco nemmeno a parlarne. Il buon Nick è da tempo seduto sugli allori del suo glorioso passato nel quale ha dimostrato che si può raggiungere un successo spropositato non essendo nemmeno dei musicisti dotati di tecnica straordinaria.
In questo frangente però non è il Nick Mason batterista dei Pink Floyd a interessarci, bensì il personaggio che nel corso degli anni ’70 stupì non pochi appassionati. Se analizziamo i progetti nei quali viene coinvolto in quel periodo scopriremo infatti un artista sempre in movimento che dà il suo contributo ad alcuni dischi destinati a lasciare tracce indelebili. Ancora prima di azzeccare con loro il colpaccio di The Dark Side of the Moon Nick si distingue dai suoi compari per la voglia di misurarsi con un sacco di esperienze diverse, dalla produzione di altri artisti alle joint venture con musicisti ben più preparati di lui. Quanti hanno notato il fondamentale coinvolgimento di Mason all’interno di certi essenziali dischi canterburiani? E quanti avrebbero realizzato un album “solista” come Fictitious Sports facendo un passo indietro e concedendo tutta la ribalta ad alcuni mostri sacri del jazz più avanguardista? Chi glielo faceva fare a mettersi insieme ai fricchettoni Gong quando avrebbe potuto passare il suo tempo nella lussuosa magione acquistata con i proventi di Dark Side? Perché mischiarsi con il punk in epoca di “I hate Pink Floyd”? Perché tirare fuori dall’anonimato i misconosciuti Principal Edwards Magic Theatre?
È una questione di curiosità, coraggio, voglia di mettersi in gioco, volontà di esplorare nuovi territori. Anche un grande senso di amicizia nei confronti di colleghi meno fortunati di lui. Certo, in seguito Mason comincerà a pensare più alle Ferrari che alle collaborazioni innovative, ma intanto ci siamo resi conto di avere un bel mucchietto di dischi da tramandare ai posteri, alcuni veri e propri capisaldi. Ne abbiamo raggruppati otto in ordine di uscita, tra solisti, produzioni e collaborazioni. I più rappresentativi per mostrarvi cosa è stato in grado di combinare l’insospettabile Nick.

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