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ROGER WATERS: IL DISCORSO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE | PINK FLOYD ITALIA
11 febbraio 2023 alle 15:29 · Archiviato in Catarsi, Empatia, InnerSpace, Letture, Notizie, Oscurità, OuterSpace, Sociale and tagged: Guerra, Luce oscura, ONU, Pace, Roger Waters, Ucraina
Su PinkFloydItalia il discorso di Roger Waters all’ONU, pochi giorni fa, sulla situazione politica internazionale determinata dalla guerra in Ucraina:
Signora Presidente, Eccellenze, illustri membri del Consiglio di Sicurezza, Signore e Signori.
Mi sento profondamente onorato di avere questa singolare opportunità di informare oggi le vostre Eccellenze. Con la vostra pazienza, cercherò di esprimere quelli che ritengo essere i sentimenti di innumerevoli nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, sia qui a New York che oltreoceano. Li inviterò in queste sale sacre per dire la loro.
Siamo qui per considerare le possibilità di pace nell’Ucraina dilaniata dalla guerra, soprattutto alla luce del crescente volume di armi in arrivo in quell’infelice Paese. Ogni mattina, quando mi siedo al mio computer, penso ai nostri fratelli e sorelle, in Ucraina e altrove, che, senza alcuna colpa, si trovano in circostanze terribili e spesso mortali. Laggiù, in Ucraina, possono essere soldati che affrontano un’altra giornata mortale al fronte, o possono essere madri o padri che si pongono l’atroce domanda di come posso sfamare mio figlio oggi, o possono essere civili che sanno che oggi la luce si spegnerà di sicuro, come accade sempre nelle zone di guerra, che non c’è acqua fresca, che non c’è carburante per la stufa, che non ci sono coperte, ma solo filo spinato e torri di guardia e muri e inimicizia. Oppure possono trovarsi qui, in una grande città ricca come NY, dove fratelli e sorelle possono ancora trovarsi in gravi difficoltà. Forse, in qualche modo, per quanto abbiano lavorato duramente per tutta la vita, hanno perso l’equilibrio sul ponte scivoloso e inclinato della nave neo-liberale capitalista che chiamiamo vita in città e sono caduti in mare finendo per annegare. Forse si sono ammalati, o forse hanno contratto un prestito studentesco, forse hanno saltato un pagamento, i margini sono sottili, chi lo sa, ma ora vivono per strada in un mucchio di cartone, forse anche in vista di questo edificio delle Nazioni Unite. In ogni caso, ovunque si trovino, in tutto il mondo, zone di guerra o meno, insieme costituiscono una maggioranza, una maggioranza senza voce. Oggi cercherò di parlare per loro.
Noi popoli vogliamo vivere. Vogliamo vivere in pace, in condizioni di parità che ci diano la possibilità reale di prenderci cura di noi stessi e dei nostri cari. Siamo grandi lavoratori e siamo pronti a lavorare sodo. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un giusto colpo di frusta. Forse si tratta di una scelta idiomatica infelice, dopo cinquecento anni di imperialismo, colonialismo e schiavitù.
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