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Archivio per Memoria

Unica memoria possibile


Claudicante come un fiore del ricordo, ancorato al senzatempo, per riaffermare il diritto all’unica eternità possibile: la memoria.

Internet sta bruciando – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto riflessioni sulla volatilità della memoria digitale; un estratto:

Un’analisi del Pew Research Center afferma che il 38% delle pagine web che esistevano nel 2013 non erano più disponibili a fine 2023. Il 54% delle pagine di Wikipedia, il 23% degli articoli di notizie e il 21% delle pagine governative statunitensi avevano almeno un hyperlink inutilizzabile. Studi precedenti di Jonathan Zittrain hanno mostrato che era rotto pure il 50% degli hyperlink citati nelle sentenze della corte suprema statunitense (dal 1996, cioè dal primo utilizzo di questa tecnologia). Già nel 2001, una ricerca della Princeton University aveva determinato che il 23% degli hyperlink negli articoli scientifici del 1999, e parte del campione, non funzionava più. La percentuale di hyperlink non più funzionanti aumentava andando indietro negli anni, fino ad arrivare al 53% per quelli presenti nella letteratura scientifica del 1994, come se il tempo corrodesse e consumasse progressivamente la rete web. È la “link rot”, la marcescenza del link. L’ipermarcescenza. A volte grandi quantità di contenuti vengono perduti tutti insieme. Può capitare per errore. Durante un cambio di server, quasi tutta la musica caricata dall’utenza dal 2003 al 2015 sul social network MySpace fu corrotta e diventò inaccessibile. Ma forse si preferì giustificare come un errore la decisione di non spendere il denaro e il tempo necessari a portarsi dietro tutti questi file. Può capitare per la fine (in questo caso certamente volontaria) di un servizio, come quando il social network Google+ chiuse ad aprile 2019. Un servizio può anche essere terminato dalle compagnie che gli forniscono a loro volta i servizi necessari per funzionare sul web, per esempio da chi lo ospita nei suoi server o dal registrar, chi gestisce i domini di primo livello (la parte dopo il punto in un indirizzo web). O può capitare che i contenuti scompaiono per un cambio delle condizioni d’uso del servizio. A dicembre 2018, il social network Tumblr decise di modificare il suo regolamento ed eliminare e vietare i contenuti pornografici, e una cosa simile è successa nel maggio 2023 a Imgur, piattaforma usata per condividere immagini.

Anche la nostra memoria individuale e familiare, non solo quella collettiva, rischia di scomparire. Oggi una parte rilevante di ciò che produciamo, come in molti casi le nostre foto, è archiviato “in cloud”, in server esterni che non possediamo e su cui non abbiamo alcun controllo. E, fatto forse ancora più importante, stiamo progressivamente delegando al cloud pure il nostro potere computazionale. Esistono oggi molti servizi, come GeForce NOW di Nvidia, per eseguire nel cloud i videogiochi: i nostri input (cosa premiamo sul gamepad, per esempio) vengono inviati attraverso internet a una lontana macchina, che risponde inviando i suoi output audiovisivi e aptici (la vibrazione del gamepad) al nostro dispositivo, magari direttamente alla nostra smart TV. Tra l’altro, “i videogiochi basati sul cloud sono nettamente la forma più energivora di videogiochi legati a internet (se li mettiamo a confronti con i videogiochi giocati online in modo tradizionale e con quelli solo scaricati da internet)”, spiega una ricerca del Lawrence Berkeley National Laboratory del dipartimento dell’energia degli Stati Uniti. Ci stiamo sempre più affidando a macchine che eseguono i programmi in remoto, indirizzandoci verso un futuro in cui tutto ciò che avremo in mano saranno “terminali stupidi” dipendenti dagli abbonamenti che riusciremo a pagare alle varie compagnie, che potranno quindi limitare e controllare ciò che produciamo. Qualsiasi sia la vostra opinione sulle intelligenze artificiali generative, i limiti che le compagnie impongono a ciò che è possibile generare usando i loro servizi online sono un chiaro anticipo delle conseguenze future di questo percorso.

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Ossimori taglienti


Quell’onda immota di energia da renderti immemore, statico, evanescente quanto una potente mitologia che colpisce l’animo di chi ti scopre.

Perdita di memoria | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di “Perdita di memoria”, racconto weird di Simona Conte uscito per la collana InnsMouth di DelosDigital; la quarta:

Tommaso è un brillante e valido promotore finanziario che lavora per una grossa azienda nel settore bancario. La sua vita scorre serena finché, alle soglie del suo quarantottesimo compleanno, si rende conto che sta perdendo la memoria. La sua non è una perdita in termini di nomi, volti o appuntamenti: egli si trova a subire il distacco emotivo dalla sua esistenza che non riconosce più come propria. Nel contempo, affiorano ricordi che egli non sa a quale vita attribuite: un volto di donna, spezzoni di conversazioni, un sasso, una foto, episodi che non sa collocare nel tempo e nello spazio. Di settimana in settimana la sua situazione mentale peggiora finché, dopo un paio di tentativi medici egli decide di affidarsi a una clinica per persone con problemi psichiatrici e lì passa la maggior parte del suo tempo dormendo. Un giorno, però, entra nella sua stanza un nuovo psichiatra che gli consegna un quaderno dalla copertina blu. Da lì per Tommaso si apre un mondo nuovo che lo porterà a trovare la spiegazione del suo disagio mentale, con conseguenze drammatiche per tutti.

Sfiorare l’abisso


Sul limitare dell’esauribile, le parole e i concetti divengono evanescenti, e tu sfiori l’abisso di dimenticarti di ogni tua cosa.

Cose inedite


Trovo la differenza sinaptica tra noi il fondamento sensoriale dei nostri rapporti, esteso fino alla complessità immorale dei tuoi ricordi inediti – anche alla tua coscienza.

La loro bocca


Cosa ricordi di un viaggio lasciato sospeso nelle parole abissali dei luoghi? Concentrati, racconterai con la loro bocca.

Dimenticare potrebbe migliorare l’apprendimento – ORME SVELATE


Su OrmeSvelate un post che calza a pennello sulle mie caratteristiche cerebrali: le dimenticanze. Diciamo che mi riconosco in pieno nei meccanismi dell’oblio selettivo, e che per quanto mi riguarda diventa un bilanciamento energetico, così da potermi dedicare a cose più interessanti. Incollo il post e ringrazio:

Dimenticare nomi, abilità o informazioni apprese in classe è spesso considerato come puramente negativo. Per quanto poco intuitiva possa sembrare, la ricerca suggerisce che la dimenticanza gioca un ruolo positivo nell’apprendimento: può effettivamente aumentare la conservazione a lungo termine, il recupero di informazioni e le prestazioni. Questi risultati sono stati presentati presso l’istituto di American Physiological Society (APS) sull’insegnamento e l’apprendimento a Madison. Gli indizi contestuali hanno un ruolo in quello che le persone sono in grado di archiviare e recuperare dalla loro memoria. Un cambiamento nel contesto può causare oblio, ma può anche cambiare e arricchire il modo in cui le informazioni vengono codificate e recuperate, il che può migliorare l’apprendimento. La dimenticanza può essere definita come una diminuzione di come alcune informazioni o procedure siano facilmente accessibili in un determinato punto nel tempo. Per esempio, alcuni elementi potrebbero essere fortemente impressi nelle nostre memorie (denominati “strong storage strength”), come un numero di telefono dell’infanzia, ma potrebbe essere difficile da recuperare rapidamente a causa del periodo di tempo trascorso dall’accesso a tali informazioni (“forza di recupero debole”). Il cervello in pratica seleziona le informazioni più ricorrenti, quelle probabilmente più utili e fa in modo che siano di più facile accesso, un po’ come lasciare una bolletta in bella mostra se la dobbiamo pagare presto. Mentre per quelle informazioni meno usate il cervello ha in genere la capacità di poterle recuperare, ma con più fatica, come quando riponiamo un libro in libreria e puntualmente non riusciamo a trovarlo se, dopo anni, lo vogliamo riprendere in mano. Insomma sembra che se il nostro cervello dimentica in maniera organizzata, allora sta funzionando bene.

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