HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Memoria
Unica memoria possibile
Claudicante come un fiore del ricordo, ancorato al senzatempo, per riaffermare il diritto all’unica eternità possibile: la memoria.
Ossimori taglienti
Quell’onda immota di energia da renderti immemore, statico, evanescente quanto una potente mitologia che colpisce l’animo di chi ti scopre.
Perdita di memoria | FantasyMagazine
Su FantasyMagazine la segnalazione di “Perdita di memoria”, racconto weird di Simona Conte uscito per la collana InnsMouth di DelosDigital; la quarta:
Tommaso è un brillante e valido promotore finanziario che lavora per una grossa azienda nel settore bancario. La sua vita scorre serena finché, alle soglie del suo quarantottesimo compleanno, si rende conto che sta perdendo la memoria. La sua non è una perdita in termini di nomi, volti o appuntamenti: egli si trova a subire il distacco emotivo dalla sua esistenza che non riconosce più come propria. Nel contempo, affiorano ricordi che egli non sa a quale vita attribuite: un volto di donna, spezzoni di conversazioni, un sasso, una foto, episodi che non sa collocare nel tempo e nello spazio. Di settimana in settimana la sua situazione mentale peggiora finché, dopo un paio di tentativi medici egli decide di affidarsi a una clinica per persone con problemi psichiatrici e lì passa la maggior parte del suo tempo dormendo. Un giorno, però, entra nella sua stanza un nuovo psichiatra che gli consegna un quaderno dalla copertina blu. Da lì per Tommaso si apre un mondo nuovo che lo porterà a trovare la spiegazione del suo disagio mentale, con conseguenze drammatiche per tutti.
Sfiorare l’abisso
Sul limitare dell’esauribile, le parole e i concetti divengono evanescenti, e tu sfiori l’abisso di dimenticarti di ogni tua cosa.
Cose inedite
Trovo la differenza sinaptica tra noi il fondamento sensoriale dei nostri rapporti, esteso fino alla complessità immorale dei tuoi ricordi inediti – anche alla tua coscienza.
La loro bocca
Cosa ricordi di un viaggio lasciato sospeso nelle parole abissali dei luoghi? Concentrati, racconterai con la loro bocca.
Dimenticare potrebbe migliorare l’apprendimento – ORME SVELATE
Su OrmeSvelate un post che calza a pennello sulle mie caratteristiche cerebrali: le dimenticanze. Diciamo che mi riconosco in pieno nei meccanismi dell’oblio selettivo, e che per quanto mi riguarda diventa un bilanciamento energetico, così da potermi dedicare a cose più interessanti. Incollo il post e ringrazio:
Dimenticare nomi, abilità o informazioni apprese in classe è spesso considerato come puramente negativo. Per quanto poco intuitiva possa sembrare, la ricerca suggerisce che la dimenticanza gioca un ruolo positivo nell’apprendimento: può effettivamente aumentare la conservazione a lungo termine, il recupero di informazioni e le prestazioni. Questi risultati sono stati presentati presso l’istituto di American Physiological Society (APS) sull’insegnamento e l’apprendimento a Madison. Gli indizi contestuali hanno un ruolo in quello che le persone sono in grado di archiviare e recuperare dalla loro memoria. Un cambiamento nel contesto può causare oblio, ma può anche cambiare e arricchire il modo in cui le informazioni vengono codificate e recuperate, il che può migliorare l’apprendimento. La dimenticanza può essere definita come una diminuzione di come alcune informazioni o procedure siano facilmente accessibili in un determinato punto nel tempo. Per esempio, alcuni elementi potrebbero essere fortemente impressi nelle nostre memorie (denominati “strong storage strength”), come un numero di telefono dell’infanzia, ma potrebbe essere difficile da recuperare rapidamente a causa del periodo di tempo trascorso dall’accesso a tali informazioni (“forza di recupero debole”). Il cervello in pratica seleziona le informazioni più ricorrenti, quelle probabilmente più utili e fa in modo che siano di più facile accesso, un po’ come lasciare una bolletta in bella mostra se la dobbiamo pagare presto. Mentre per quelle informazioni meno usate il cervello ha in genere la capacità di poterle recuperare, ma con più fatica, come quando riponiamo un libro in libreria e puntualmente non riusciamo a trovarlo se, dopo anni, lo vogliamo riprendere in mano. Insomma sembra che se il nostro cervello dimentica in maniera organizzata, allora sta funzionando bene.


