HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Mark O’Connell
Il Transumanesimo ha vinto ed è virale su TikTok – L’INDISCRETO
20 marzo 2026 alle 13:32 · Archiviato in Cognizioni, Cyberpunk, Filosofia, Postumanismo, Sociale, Tecnologia and tagged: Donna Haraway, Elon Musk, Eric Drexler, Hans Moravec, Helen Longino, Jeff Bezos, Jeffrey Epstein, Julian Sorell Huxley, Katherine Hayles, Mark O’Connell, Marvin Minsky, Nick Bostrom, Peter Thiel, Ray Kurzweil, Sam Altman, Transumanesimo
Su L’Indiscreto un lungo post che traccia alcune coordinate sul Transumanesimo, diventato quasi mainstream; un estratto:
Poco prima dello scoppio della pandemia, nel 2019, ho pubblicato un piccolo saggio dal titolo Verificare di essere umani per i tipi di Lekton Edizioni (Acireale), passato relativamente inosservato rispetto alla pubblicazione parallela e assai più fortunata di Mark O’Connell, Essere una macchina, di Adelphi. Singolare coincidenza anche la scelta dei titoli, diametralmente in antitesi: mentre io mi interrogavo su cosa rimanesse di noi umani nell’era dell’ibridazione umano-macchina, per O’Connell la direzione tracciata dai transumanisti era già chiara. In quel testo cercavo di mettere a fuoco i confini di una lotta per la supremazia nell’immaginario legato al futuro delle nuove tecnologie: da una parte le filosofe e le epistemologhe interessate agli approcci femministi alla scienza e alla tecnologia (da Donna Haraway a Helen Longino), dall’altra l’esercito influente dei seguaci della Singolarità, imprenditori della Silicon Valley e accademici controversi come Nick Bostrom e Ray Kurzweil. Oggi quella lotta ha cambiato volto e le filosofie transumaniste non sembrano più i deliri di megalomani ultramiliardari in cerca di vie di fuga dalla morte e dalla sofferenza. Quel substrato culturale si è sedimentato in forme inattese, diluito nella cultura di internet, nei contenuti virali sul glow-up dei tiktokers, nell’estetica delle clean-girls, nei board di 4chan, nei nuovi gerghi delle comunità manosferiche – è divenuto pop, appunto. Pertanto, è forse arrivato il momento di spazzare via un po’ di polvere e di riaprire il dibattito in termini nuovi, poiché il transumanesimo pop è l’emblema di come un’ideologia si radica rapidamente nella vita di tutti i giorni quando i suoi sponsor possiedono direttamente i mezzi di distribuzione del pensiero. In definitiva serve chiedersi: il pensiero transumanista ha davvero vinto quella lotta?
Sostengo di sì, sebbene le catene causali, in storia delle idee, siano quasi sempre più complesse e meno lineari di quanto una tesi divulgativa possa onestamente sostenere. E tuttavia, ciò che si può affermare con maggiore cautela, e forse con maggiore utilità critica, è che esistono una serie di analogie strutturali profonde, rese possibili da una costellazione di concause che questo contributo può solo indicare: la diffusione capillare delle piattaforme digitali, la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di imprenditori con visioni del mondo coerenti, la crisi dei modelli tradizionali di mascolinità, la mercificazione del corpo, la diffusione del self-branding, e l’erosione progressiva di qualsiasi immaginario collettivo alternativo all’ottimizzazione competitiva del sé. In questo contesto, alcune idee attecchiscono non perché vengano trasmesse consapevolmente, ma perché trovano già pronte le condizioni per sembrare ovvie.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

