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Dracula secondo Besson: più del sangue poté l’amore | PostHuman
Su PostHuman la recensione di Mario Gazzola a Dracula, nuovo film di Luc Besson e, a quanto dice Mario, nuovo capolavoro del genere, di cui vi incollo la chiosa dopo che il Nostro ha disseminato l’articolo di notevoli stralci della pellicola:
Vi lascio scoprire in sala (dal 29 ottobre per Lucky Red) il finale del più disperato amore della letteratura romantica, fiero d’aver scoperto che il capolavoro di Stoker può ancora nutrire visioni potenti e che il coraggioso Besson sa ancora agguantarle con mano ferma, al netto di qualche eccesso di kitsch e di grottesco non indispensabile. Per esempio, i gargouille animati cartooneschi, ma ancor più la testa di Maria che vola attraverso il salotto e colpisce in faccia il povero dottor Dumont mentre il corpo decapitato ancora cerca di stritolare il Prete, è una concessione allo splatter da primo Peter Jackson che secondo me non c’entra con questo film, pur a dispetto dell’ingordigia postmoderna di citazioni dall’intera storia del cinema che il regista vi ha imbandito e io vi ho (forse solo parzialmente) documentato.
www.posthuman.it – Lucy – odissea nel cervello
Su PostHuman la recensione a quello che appare il film migliore della stagione: Lucy, di Luc Besson, con Scarlett Johansson e Morgan Freeman.
Devo dire che non pensavo fosse un film di tale caratura, ma fidandomi di Mario “Black M” Gazzola, l’estensore della rece, direi che è qualcosa di assolutamente imperdibile; eccovi uno stralcio dell’articolo:
Per quanto fiabesco (o trash, a seconda dei punti di vista) possa parervi l’intreccio, la potenza visiva del regista tracima da ogni immagine e vi impedirà non solo la noia (impossibile con quel ritmo) ma anche di pensare se una soluzione narrativa sia prevedibile, banale, new age (e ce n’è) o troppo “hollywoodiana”.
Qualche esempio? Lucy “vede” le connessioni telefoniche, come fili colorati che salgono da ogni persona che stia usando un cellulare intorno a lei (foto a sinistra): visualizzata una foresta di connessioni, le sposta con la mano con gesto “da smartphone” per connettersi a quelle che le servono. E quando deve creare il super computer, si dissolve in una specie di Alien-Blob nerastro che ingloba in sé ogni apparecchiatura del laboratorio in cui si trova.
Banalità da fantasy? Pensatela come volete, ma tenete sempre presente che Besson è umano come noi, probabilmente sta utilizzando lo stesso 10% del cervello a nostra disposizione, quindi la capacità di visualizzare stati che egli ipotizza ma che non conosce più di quanto li conosciamo noi, è un atto creativo: puro, bello e buono. Buono o trash che noi lo si voglia giudicare, ma quando si lamenta che il cinema “non è più immaginifico come una volta” è questo che s’intende, ricordiamocelo sempre. E Besson qui ha davvero “creato un mondo” fantastico: un inner space ballardiano di cui non ci dimenticheremo presto.
Sembra inutile in un film ad alta spettacolarità con effetti speciali mirabolanti, ma un’interpretazione attoriale solida è l’altro punto di forza che può renderti credibile e appassionante anche la trama più inverosimile: e se il 77enne Morgan Freeman ormai è una certezza in qualunque ruolo di “vecchio saggio” un po’ malinconico che gli tocchi, la Scarlett Johansson post-Allen è una vera sorpresa. Si muove ieratica e monolitica un po’ come una Terminator donna dopo aver acquisito la “super-mente” che la pone così al di sopra di tutti noi (inespressiva come appare per tutto l’astratto e videoarty Under The Skin, l’altro notevole fanta da lei interpretato di recente).
Ma notate come trema e uggiola quando è ancora una studentella sfatta nelle mani dei truci mafiosi orientali dai modi alquanto spicci (geniale la giustapposizione con le immagini da National Geographic, che ci mostrano felini che ghermiscono gazzelle): è da queste trasformazioni che si vede l’attore con la stoffa, non solo dai monologhi shakespeariani.

