Archivio per Giappone
7 marzo 2026 alle 15:14 · Archiviato in Cognizioni, Empatia, Energia, Oscurità, Passato, Sociale, Surrealtà and tagged: Divinità, Giappone, Messaggeri, Shintoismo
Su IrideDiLuce le kitsune, le divine volpi giapponesi, spiegate al pubblico più curioso; un estratto:
Nel folklore giapponese, le Kitsune, o volpi, occupano un posto significativo nella mitologia, attraversando secoli di storia culturale. I racconti che ruotano attorno alle Kitsune hanno affascinato l’immaginazione del popolo giapponese, lasciando un impatto duraturo sulla loro cultura e sulle loro credenze. La presenza delle Kitsune nella cultura giapponese risale a tempi antichissimi. Si credeva che queste creature intelligenti possedessero potenti poteri magici e avessero una straordinaria connessione con il mondo degli spiriti.
Nelle opere d’arte e nella letteratura tradizionali, le Kitsune erano spesso raffigurate come creature ammalianti, dotate di una bellezza ammaliante e di un fascino seducente. Erano rappresentate come esseri maliziosi ma affascinanti, capaci di trasformarsi in esseri umani o in altri animali. I kitsune erano considerati esseri sia benevoli che malevoli, capaci di elargire benedizioni o di scatenare il caos a seconda delle loro intenzioni e degli umani che incontravano.
Il periodo Edo (1603-1868) vide un’impennata di interesse e fascino per le Kitsune. Il folklore che circondava queste creature mistiche divenne parte integrante dell’intrattenimento e della narrazione di quest’epoca. Le storie dei trucchi astuti delle Kitsune, delle loro capacità di mutare forma e delle loro interazioni con gli umani furono rese popolari attraverso il teatro kabuki, gli spettacoli di narrazione e la letteratura. Le kitsune sono spesso raffigurate come bellissime volpi dai tratti sorprendenti. Possiedono più code, e si dice che le più potenti ne abbiano fino a nove. Queste code simboleggiano la loro età, saggezza e capacità soprannaturali. Le kitsune possono anche trasformarsi in diverse forme, che vanno da esseri umani a oggetti, come alberi o persino interi paesaggi.
Le loro capacità di mutare forma consentono loro di ingannare e manipolare l’ambiente circostante, rendendoli esseri sfuggenti ed enigmatici e sono strettamente legate al culto della divinità shintoista Inari, che governa la fertilità, l’agricoltura e la prosperità. In molti santuari dedicati a Inari in tutto il Giappone, le Kitsune sono venerate come messaggere di Inari , con la convinzione che portino benedizioni e favore divino a coloro che le onorano e le adorano.
Queste volpi sacre sono spesso raffigurate come statue o figure statuarie all’interno di questi santuari, a simboleggiare il loro ruolo sacro nelle tradizioni spirituali e culturali giapponesi.
6 marzo 2026 alle 19:48 · Archiviato in Catarsi, Creatività, Editoria, Empatia, Energia, Experimental, Fantastico, Filosofia, Futuro, InnerSpace, Kipple, Letteratura, OuterSpace, Passato, Surrealtà and tagged: Cinzia Guglielmucci, Davide Ferrari, Fotografia, Fuori (collana), Giappone, Misticismo, Poesia, Produco, Stefano Bertoli
[Letto su KippleBlog]
Dalla prefazione poetica di Davide Ferrari
Come un geyser (da troppo tempo) compresso e sopito, soffocato e agonico, che cerca la via, anche stretta, per affiorare in superficie, presentarsi ed espandersi in voce, i versi di Cinzia Guglielmucci richiamano, già a una prima lettura (la più veritiera?), come cifra, caratura e destino, la rivelazione d’urgenza di una parola che si dischiude per riprendere la vita: una detonazione liberatoria (liberatrice).
Al fondo di questa poesia soggiace il corpo come esperienza e auscultazione, riverbero di uno stato di perenne chiaroscuro, come tratteggiato a carboncino, netto e sfumato: nero e bianco che si intersecano nel disegno, buio e lamina, vampa e blackout. Anche il movimento asseconda questo gioco insistito e dominante: la postura difensiva (Chiudersi dentro) e il desiderio di fuga, nel blocco emotivo come in un abbraccio perduto, o mancato (Sento dentro il vuoto / la bolla trasparente del bicchiere senza vino).
Nel viaggio a ritroso della memoria, ancora una volta tattile e sensoriale, in famiglia (Padre e Estate) e nella Natura (Abito), si compie l’ufficio della poesia, ritrovarsi (Tornare a casa), nella competenza in cui è più esperto il poeta, la sofferenza, per emergere dal sottosuolo e assumere una nuova sembianza: viva un attimo.
Dalla prefazione iconografica di Sandro Battisti
Sono un convinto assertore della limitatezza del linguaggio verbale – un sensorio psichico malamente tradotto dai nostri neuroni – così la mia esposizione passa per immagini e suoni, che sono esattamente gli stessi espressionismi prediletti da Stefano Bertoli, musicista sperimentale e geniale innovatore dei canoni sonori (intesi come tecnologici o talmente sciamanici da appartenere a un trascorso che non ha mai avuto nome) nonché appassionato di fotografia, un media che riesce a padroneggiare con l’eloquenza propria delle forme di verità.
“Il Giappone visto da Stefano Bertoli”, potrei perciò intitolare questa mia breve introduzione, ma dovrei anche precisare che non riguarda il Giappone moderno, bensì proprio quello antico, un sistema culturale e cultuale immerso nella filosofia d’una notte dei tempi impossibile da quantificare, difforme dalla rozzezza occidentale che pur contiene le punte eccelse raggiunte dal Classicismo di marca greca. Lì grazie a Bertoli continuano a prosperare i segni d’un misticismo taoista che è potente e ammalia, si rende giustizia a una visione sacra e naturale che lo stesso Giappone occidentalizzato ha in parte dimenticato, stordito dalla sbornia del Mercato che tutto comanda e che si regolamenta da sé: le fotografie che Stefano ha scattato lasciano spazio a vuoti così simbolici da narrare un’epica sospesa, e se gli angoli che documenta sono disabitati, svuotati da ogni contenuto umanamente vivo, i significati che da lì emergono sono di tutt’altro spessore, indicano le divinità e il percorso d’elevazione per chi sa ascoltare, vivere, comprendere, vedere, restituendo una visione degna d’un percorso iniziatico.
Poesie di Cinzia Gulglielmucci, fotografie di Stefano Bertoli.
Gli autori:
Cinzia Guglielmucci è nata e vive a Genova. Alba è la sua prima raccolta di poesie.
Stefano Bertoli, musicista e fotografo, ha all’attivo diverse mostre e tre libri: “KAWAAKARI” e “Kotodama”, parte di una trilogia grafica dedicato al Giappone e “Cielo Cadmio”, una dedica personale a “Il Cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Dalla sua raccolta “Il Libro del Vuoto” sono tratte le immagini di “Alba”.
KIPPLE OFFICINA LIBRARIA – Collana Fuori n. 28
Alba, poesie di Cinzia Guglielmucci e fotografie di Stefano Bertoli
Prefazione di Davide Ferrari e Sandro Battisti
Cartaceo – Pag. 94 – 15,00€ – ISBN 9791282442046
https://www.kipple.it/prodotto/alba-cinzia-guglielmucci-e-stefano-bertoli/
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4 marzo 2026 alle 15:22 · Archiviato in Cognizioni, Fantastico, Passato, Sociale, Storia and tagged: Divinità, Giappone, Sciamanesimo
Nuova incursione di IrideDiluce nella mitologia giapponese dettagliando su Kami, la dèa della natura; un estratto che mette in luce, ancora una vola, la natura sciamanica dei tiri ancestrali:
Le divinità giapponesi della natura, o Kami, sono parte integrante della mitologia e della cultura giapponese. Queste divinità si trovano in natura, come nelle montagne, nei fiumi e negli alberi. La mitologia giapponese antica credeva che i Kami potessero portare prosperità o disastro, a seconda di come venivano trattati.
Il ruolo dei Kami nella società giapponese si è evoluto nel tempo, passando dalla protezione dell’agricoltura e della caccia all’influenza sulla famiglia imperiale. In questo articolo esploreremo le origini, le credenze e i principali Kami delle divinità giapponesi della natura, nonché il loro significato nei santuari e nei templi shintoisti e la loro rappresentazione moderna nella società giapponese.
I kami non sono antropomorfi, ma sono visti come spiriti che assumono molte forme e vivono intorno a noi. Possono apparire come animali, ma non lo sono e possono formare oggetti inanimati. Si credeva che avessero poteri immensi, persino la capacità di creare la vita o distruggere interi villaggi in un batter d’occhio.
Grazie al loro potere, il popolo giapponese li tiene in grande considerazione e li venera.
7 febbraio 2026 alle 17:15 · Archiviato in Catarsi, Cognizioni, Creatività, Digitalizzazioni, Empatia, Experimental, Filosofia, Futuro, InnerSpace, Notizie, OuterSpace, Passato, Recensioni, Surrealtà, Tecnologia and tagged: Giappone, Jun Hyoung San, Shintoismo, Video
[Letto su Neural]
Ispirato alla fiaba popolare “Le orecchie del re sono orecchie d’asino”, l’esclusivo lavoro di Jun Hyoung San, disjunctions#2; Whispering of the Wind (wish), è un’installazione la cui struttura, composta da sedici antenne mobili, ricorda una foresta di bambù, ciascuna con un altoparlante fissato alla base. Le antenne ricevono segnali e poi oscillano, ricordando il suono del vento tra i bambù. Il pubblico è invitato a parlare in un microfono e la sua voce viene dispersa dal sistema, incoraggiandolo ad ascoltare ciò che lo circonda piuttosto che se stesso. L’artista ha progettato questo sistema per utilizzare l’interazione come pretesto per coltivare la contemplazione e il silenzio piuttosto che l’autoaffermazione.
9 gennaio 2026 alle 08:52 · Archiviato in Catarsi, Creatività, Editoria, Empatia, Energia, Fantastico, InnerSpace, Letteratura, OuterSpace, Surrealtà and tagged: Giappone, Kawabata Yasunari, More human, No more human, Zen

In viaggio verso un remoto villaggio termale tra le montagne giapponesi, Shimamura, raffinato intellettuale di Tōkyō, cerca pace e riposo, desideroso di sfuggire alla monotonia della vita cittadina e ritrovare se stesso. E nell’idilliaco paese delle nevi incontra Komako, una giovane geisha, donna passionale e vulnerabile. Tra loro nasce un rapporto alimentato da non detti, incertezze e desideri dell’animo e del corpo, una storia d’amore intrisa di ambiguità e di amara solitudine: i turbamenti interiori dei personaggi e le loro debolezze emotive si trasformano in immagini e vicende scomposte che si intrecciano al naturale e imprevedibile fluire dell’inverno. Il paese delle nevi (1937), capolavoro di Kawabata, è un dipinto delicato, lirico, segnato da silenzi e pause che lasciano affiorare fratture di significato e venature di acceso erotismo. In questo mondo etereo e sospeso, la malinconia si fonde con il candore immacolato della neve, come un’impronta leggera che mostra la fugace e ambigua bellezza della vita, labile e intensa nella sua transitorietà.
Così la quarta di un romanzo giapponese – Il paese delle nevi, scritto da di Kawabata Yasunari – segnalato dal buon LuciusEtruscus, che parla di emozioni umane oltre l’umano, nella continua comunione con un cosmo di eventi dall’orizzonte zen, ricercando altri significati per la nostra esistenza che non è detto esistano. Molto intrigante, tutto ciò…
10 novembre 2025 alle 08:53 · Archiviato in Creatività, eBook, Empatia, Energia, InnerSpace, Letteratura, Oscurità, OuterSpace, Surrealtà, Weird and tagged: Delos Books, Giappone, Serena Lavezzi
Su FantasyMagazine la segnalazione di “Sussurri giapponesi”, cinque racconti di autori che esplorano il mondo nipponico intrecciato con le sue tradizioni antiche, a cura di Serena Lavezzi; la quarta:
Cinque racconti misteriosi, che esplorano aspetti reconditi dell’animo umano e dettagli di tradizioni orientali che a una prima, superficiale occhiata possono risultare invisibili. Le storie di questa antologia ci conducono in un viaggio insolito, in compagnia di creature magiche e straordinarie come tanuki, divinità antiche quanto la memoria dell’uomo, spiriti inquieti e yokai. Seppur in maniera discreta, queste creature non esitano a oltrepassare il confine del proprio mondo e a interagire con il nostro. In ogni racconto, autori e autrici evidenziano luci e ombre di universi complessi, rendendo sempre meno netta la linea che demarca realtà e fantasia, in un continuo gioco di specchi che ci fa domandare se certi confini siano poi davvero così importanti.
10 ottobre 2025 alle 08:49 · Archiviato in Fantastico, Passato, Sociale, Storia and tagged: Divinità, Giappone
IrideDiLuce ci illustra i primordi della mitologia giapponese, attraverso alcune figure cardine del pantheon nipponico; un estratto:
Nella mitologia giapponese , Mikaboshi è una divinità enigmatica associata alle emozioni intense e allo squilibrio nel mondo. Insieme a Izanami e Izanagi, le divinità creatrici, Mikaboshi rappresenta una forza primordiale che sconvolge l’armonia. La tragica morte di Izanami e il viaggio di Izanagi negli inferi giocano ruoli significativi in questa narrazione mitologica. La separazione tra il regno dei vivi e quello dei morti è il risultato delle azioni di Izanagi durante la sua fuga dall’ira di Izanami.
Il legame di Mikaboshi con lo Yomi , il regno dei morti, accresce ulteriormente l’intrigo. Questo articolo esplora gli aspetti affascinanti di Mikaboshi, gettando luce su questa affascinante figura della mitologia divina giapponese.
Secondo la leggenda, Izanami e Izanagi unirono le forze per costruire un magnifico palazzo. Come atto simbolico di unità, circondarono un pilastro sacro, che rappresentava l’asse della creazione. Con la loro sacra unione, intrapresero il nobile compito di dare alla luce esseri divini che avrebbero governato vari aspetti del mondo. Tuttavia, il loro primo tentativo di procreazione si concluse con un esito doloroso. I bambini nati da questa unione erano deformi e considerati inadatti a popolare il regno. Sconvolti da questa svolta degli eventi, Izanami e Izanagi compresero l’importanza di eseguire i rituali corretti prima di impegnarsi in ulteriori creazioni.
Cercando la guida di altre divinità, i due fratelli divini intrapresero una seconda impresa. Questa volta, i loro sforzi furono benedetti e diedero alla luce con successo numerosi dei e dee che avrebbero plasmato il regno dei viventi e del divino. Tra i loro discendenti più noti ci sono Amaterasu, la radiosa dea del sole, Tsukuyomi, il dio della luna, e Susanoo, il tempestoso dio delle tempeste.
In quanto divinità della creazione, Izanami e Izanagi hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare il cosmo della mitologia giapponese. La loro unione e le lotte che ne sono seguite simboleggiano il delicato equilibrio tra vita e morte, tra successo e fallimento e l’eterno ciclo di creazione e distruzione che è alla base dell’arazzo divino della mitologia giapponese Mikaboshi.
10 settembre 2025 alle 08:41 · Archiviato in Cognizioni, Filosofia, Oscurità, Sociale, Storia and tagged: Giappone, Infero, Luce oscura, Mitologia, Shintoismo
Su IrideDiLuce la panoramica delle mitologie mondiali del passato si sposta in Giappone, dove si analizza il mito della creazione in un modo che differisce da quello indoeuropeo, anche per quanto riguarda li inferi: Izanagi e Izanami; un estratto:
Il mito della creazione di Izanagi e Izanami è una storia importante nello shintoismo giapponese. Questo mito racconta la storia di una coppia divina che creò le isole del Giappone e generò numerosi dei e dee. Usarono una lancia ingioiellata per agitare l’oceano primordiale e creare la prima terraferma. Tuttavia, la tragedia li colpì quando Izanami morì di parto e giunse nel regno dei morti. Izanagi andò a recuperarla, ma fuggì inorridito dalla sua apparizione e bloccò l’ingresso tra Yomi e il mondo dei viventi.
Descritto come un luogo sotterraneo, lo Yomi è il luogo in cui le anime si radunano. Si ritiene che abbia due ingressi: un semplice varco a Izumo, bloccato da una roccia, e un ingresso più spettacolare, dove tutti i mari si riversano sulla terraferma.
Lo shintoismo integra i rituali nella cultura giapponese e gli imperatori attribuiscono il loro diritto divino alle divinità. Il mito è registrato in raccolte di miti orali che costituiscono la base della religione shintoista e raffigurato nell’arte giapponese.
Lo Shinto è una religione originaria del Giappone, profondamente radicata nella sua cultura e nella sua storia. Comprende un complesso sistema di credenze che include vari elementi mitologici. Per comprendere il significato dello Yomi nella mitologia giapponese , è essenziale esplorare i principi fondamentali della religione shintoista.
Lo Shinto ruota attorno alla venerazione dei kami, gli spiriti divini o divinità che si ritiene esistano in ogni aspetto della natura, inclusi fenomeni naturali, piante, animali e persino antenati. I giapponesi credono che questi kami svolgano un ruolo vitale nel plasmare il mondo e influenzare la vita umana.
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17 luglio 2025 alle 12:27 · Archiviato in Creatività, eBook, Fantastico, Filosofia, InnerSpace, Letteratura, Oscurità, Passato and tagged: Delos Books, Giappone, Niccolò Salvadorini
Su FantasyMagazine la segnalazione di Yokai, racconti di Niccolò Salvadorini che evocano il Giappone del passato, in uscita per DelosDigital; la quarta:
Il Narratore è tornato in città.
Nessuno lo ricorda eppure tutti sanno chi è.
Del suo precedente passaggio sono rimaste solo le chiacchiere deliranti degli anziani. Scherzi della percezione annunciano il suo arrivo.
Poche note di corde pizzicate sono un richiamo irresistibile.
Quattro storie, personaggi oscuri e ineffabili eppure così presenti e reali: il suo angosciante spettacolo porterà gli spettatori a conoscere la natura grottesca dei miti che puntellano quel Giappone diverso, atavico e angosciante in cui la natura umana è uno specchio distorto.
È un sonno della ragione che genera mostri: yokai.
7 aprile 2025 alle 11:04 · Archiviato in Creatività, Fantastico, InnerSpace, Oscurità and tagged: Cure, Giappone, Hideo Nakata, Horror, Infection, Kurosawa Kiyoshi, Movie, Ring
Su FantasyMagazine la recensione a un film nipponico del ’97 che ha aperto le porte a tutto il filone horror asiatico: Cure, di Kurosawa Kiyoshi; la rece:
L’ispettore di polizia Kenichi Takabe, indaga su una serie di omicidi brutali e apparentemente scollegati tra loro. Ogni vittima è uccisa con la stessa modalità: una grossa “X” incisa sul collo. Tuttavia, i colpevoli vengono sempre trovati sulla scena, spesso in stato confusionale, senza alcun movente e incapaci di spiegare perché abbiano ucciso. Takabe è un uomo razionale ma è sotto pressione a causa della moglie, che soffre di crisi depressive e amnesie, e ciò lo rende sempre più instabile. Le indagini prendono una svolta quando emerge una figura misteriosa: un giovane di nome Mamiya, apparentemente affetto da una grave forma di amnesia. Sembra che, poco prima degli omicidi, l’uomo abbia avuto modo di parlare con i futuri colpevoli, guidandoli inconsciamente verso l’atto violento. Con l’aiuto di uno psichiatra, Takabe scopre che Mamiya potrebbe aver appreso tecniche ipnotiche avanzate attraverso antichi testi di mesmerismo, diventando così un catalizzatore per il male, capace di disintegrare l’equilibrio mentale delle persone e innescare in loro impulsi omicidi sopiti. Anche l’ispettore comincia a perdere il controllo e i confini tra il suo ruolo di investigatore e quello di potenziale vittima si fanno sempre più labili.
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