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Archivio per Edward Snowden

Roberto Saviano e Edward Snowden: “Lotto perché Internet torni di nuovo libero. Zuckerberg? Si pentirà” – Repubblica.it


Su Repubblica una bella intervista di Roberto Saviano a Edward Snowden, che ci racconta come Internet sia il posto meno indicato per nascondere un segreto, un’idea, la nostra attività, ciò che pensiamo o facciamo, ciò che siamo insomma. Siamo continuamente spiati, i nostri profili continuamente aggiornati, non abbiamo segreto alcuno per coloro che gestiscono la rete di controllo mondiale: Internet si è rivelata come la più grossa trappola per il genere, altro che distopia… Per quanto mi riguarda nulla di nuovo, ma per molti è un’amara sorpresa. Leggete, leggete.

Recruitment gone wrong, whistle-blower-induced karaoke | Neural


[Letto su Neural]

Recruitment gone wrong” è un opera di Thomson & Craighead, ispirata da eventi reali che hanno avuto luogo presso l’Università del Wisconsin nel 2013. In questo luogo un programma di reclutamento dell’agenzia di sicurezza nazionale (NSA) è stato trasformato in una sorta di momento di interrogazione pubblica da parte degli studenti, che hanno chiamato a rispondere i due reclutatori riguardo le menzogne dette dall’NSA, rivelate tramite Wikileaks dal denunciante Edward Snowden. Una registrazione è stata trasmessa al quotidiano The Guardian che l’ha pubblicata dopo pochi giorni. Thomson & Craighead hanno poi messo in scena una rievocazione della conversazione con l’utilizzo delle mezze-maschere dei ventriloqui. La loro presenza scenica va oltre il simbolismo di un personaggio completamente controllato. In realtà, si tratta di un momento in cui le forze di controllo e le infiltrazioni ribelli sono costrette a dialogare. Gli automatismi di quello che gli autori definiscono un ‘karaoke’ sono proprio questi la rievocazione di una sceneggiatura reale, attraverso una rappresentazione simbolicamente sarcastica.

Snowden | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di Snowden, un saggio che verte per l’appunto sulla figura di Edward Snowden, l’uomo che ha mandato a pallino i sistemi di controllo e spionistici degli USA; a pallino perché li ha smascherati nella loro intera crudezza, essendo il loro scopo ufficiale – monitorare per prevenire atti terroristici – uno scopo di facciata, che nasconde il bisogno terrificante di controllo sociale estremo.

Edward Snowden è una delle gole profonde più straordinarie della storia. Prima di lui nessun altro aveva mai raccolto i dati top secret delle organizzazioni di intelligence più potenti del mondo allo scopo di divulgarli. Eppure è precisamente ciò che ha fatto. La sua abilità non ha precedenti. Prima dell’attuale generazione di nerd informatici, nessuno aveva pensato che fosse possibile rubare l’equivalente elettronico di intere biblioteche stipate di casseforti e schedari chiusi a triplice mandata: migliaia di documenti e milioni di parole. Le sue motivazioni sono notevoli: Snowden si è impegnato a svelare il vero comportamento dell’NSA, l’Agenzia per la Sicurezza nazionale americana, e dei suoi alleati. Alla luce delle prove attualmente disponibili, non si è dimostrato interessato al denaro – anche se avrebbe potuto vendere i propri documenti ai servizi di intelligence stranieri per molti milioni – e non ha mostrato neppure simpatie sinistrorse o marxiste che avrebbero portato a etichettarlo come antiamericano. Al contrario, è un sostenitore entusiasta della costituzione degli Stati Uniti e, come altri suoi colleghi “hacktivisti” è un devoto seguace del politico liberale Ron Paul, le cui idee tendono parecchio verso destra rispetto a molti repubblicani.

L’arte della rivolta | Geoffroy de Lagasnerie | Offuscamento | Finn Brunton e Helen Nissenbaum | BooksBlog


Su BooksBlog una segnalazione molto interessante, sul controllo sociale operato dalle nazioni e dalle corporazioni: L’arte della rivolta, libro scritto da Geoffroy de Lagasnerie, s’integra con con Offuscamento, di Finn Brunton e Helen Nissenbaum. Di cosa parliamo? Copioincollo il post, di una urgenza e modernità stringente: fatene stretto tesoro, di queste info…

Uscito qualche settimana fa nei cinema italiani, Snowden di Oliver Stone ha riacceso i riflettori sulla sorveglianza di massa messa in atto dai servizi di intelligence ai danni di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Nei giorni del Datagate e nei mesi successivi a quell’incandescente giugno 2013 si è fatto un gran parlare del rispetto della privacy, dell’onniscienza delle agenzie di intelligence e dei diritti dei cittadini sistematicamente violati.

Due libri usciti quest’autunno per i tipi di Stampa Alternativa contribuiscono a mantenere vivo il dibattito sulle questioni relative alla sorveglianza globale prendendo in esame due diversi aspetti: se L’arte della rivolta. Snowden Assange Manning di Geoffroy de Lagasnerie prende in esame quelli che sono gli aspetti sociali, politici e giuridici di questo nuovo tipo di rivolta nei confronti del potere, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta di Finn Brunton e Helen Nissenbaumspiega quali strategie possono essere messe in atto per evitare che i nostri dati vengano depredati e commercializzati da soggetti non autorizzati.

“L’arte della rivolta” di Geoffroy de Lagasnerie

larte-della-rivolta.jpgEdward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning non possono essere visti – secondo de Lagasnerie – come dei semplici whistleblower, ma rappresentano piuttosto dei personaggi esemplari capaci di dare vita a una nuova forma di resistenza:

“Le lotte legate alle questioni dei segreti di Stato, della sorveglianza di massa, della protezione della vita privata e delle libertà civili nell’era di Internet , pongono problemi nuovi e quindi devono costituire per noi il punto di partenza per una riflessione critica, di un interrogarsi sulla possibilità di pensare e di agire diversamente”.

Il saggio non si sofferma sulle coraggiose imprese portate a termine da questi tre personaggi di rottura, ma tenta di analizzare le conseguenze sociali e politiche delle loro azioni. La repressione messa in atto nei confronti dei whistleblower è feroce non tanto per la gravità dei reati, quanto per la destabilizzazione del diritto, della politica e delle cornici statali.

Le azioni di Assange e Manning danno battaglia alla nozione di segreto di Stato, quelle di Snowden mettono a nudo una sorveglianza globale che utilizza il terrorismo come pretesto per spiare i propri cittadini, gli alleati e gli avversari politici, i grandi player dell’economia e della finanza.

Snowden, Assange e Manning sfidano la legge perché è “sempre molto più sovversivo porre in questione i dispositivi che tenere discorsi, anche molto radicali, nel quadro di dispositivi riconosciuti e stabiliti”. In parole povere: le proteste in piazza, gli scioperi e i sit-in sono forme del passato che vanno superate da nuove modalità di rivolta non codificate e più efficaci.

Partendo dal presupposto che “lo Stato può essere criminale. E quindi quello di chi disobbedisce a una legge può essere un atto legale”, i tre protagonisti spostano in una nuova dimensione la disobbedienza civile. E portano il dibattito a un livello di astrazione che ha come definitivo traguardo la denazionalizzazione delle menti, perché “nasciamo nello Stato, occupati dallo Stato, definiti dallo Stato. Siamo oggetti dello Stato, degli oggetti dello Stato, sottoposti allo Stato”.

“Offuscamento” di Finn Brunton e Helen Nissenbaum

offuscamento.jpgDurante la Seconda Guerra Mondiale gli aerei militari rilasciavano delle fettucce di carta alluminio che facevano comparire sui radar nemici decine e decine di finti aerei. Questa tecnica di offuscamento permetteva al vero aeroplano di guadagnare tempo per potersi spostare fuori dal raggio di avvistamento.

 L’episodio, citato da Brunton e Nissenbaum all’inizio del loro saggio, spiega in maniera molto semplice che cosa sia l’offuscamento ovverosia “l’aggiunta deliberata di informazioni ambigue, confuse e ingannevoli atte a interferire con la costante raccolta di dati personali da parte di autorità, imprese, inserzionisti, hacker e quant’altri”.

Non siamo sorvegliati solamente dalle agenzie di intelligence. Sulle nostre tracce ci sono tutti coloro che possono trarre profitto dai nostri dati. Difendersi è possibile e questo saggio che ha come sottotitolo “Manuale di difesa della privacy e della protesta” spiega alcune delle odierne strategie di offuscamento con le quali resistere all’invasività del controllo e dello sfruttamento dei dati. Senza proporre inutili barricate, il saggio chiarisce le basi teorico-filosofiche dell’offuscamento e ne rivendica l’importanza sociale come strumento a tutela della privacy, della libertà e del dissenso nell’epoca del digitale.

Bruce Schneier – Data and Goliath: The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World | Neural


[Letto su Neural.it]

Uno dei più suggestivi paradossi del nostro tempo risiede proprio negli smartphone personali. Il nostro uso quotidiano di questi iconici e progressivamente apparati factotum, atti a vari livelli per ogni attività che svolgiamo, nello spazio e nel tempo, rende possibile conseguentemente l’incredibile risultato che, su scala di massa, siamo felici del loro utilizzo e intenzionalmente rinunciamo alla nostra più intima privacy per essere ammessi a continuare ad utilizzarli. Non è niente di nuovo, ma accuratamente evitiamo d’analizzare tutto ciò che c’è dietro questo specifico fenomeno. Nel grande business chiamato “DaaS” (i dati come servizio) ci sono battaglie in corso per conquistare parti sempre più strategiche dei big data che produciamo. Data and Goliath è un libro su queste battaglie, scritto da un ben conosciuto esperto di sicurezza, che non ha rinunciato ad opporsi al paradigma della sorveglianza totale. Egli giustamente opera una lucida analisi facendo uso di più fonti, casi e suggestioni. La difesa della privacy di Schneier chiarisce la confusione schiacciante nel periodo corrente di rivelazione post-Snowden, ripensando l’approccio sbagliato nella sicurezza nazionale e dell’enfatizzata scala di controllo. Il suo approccio appassionato non gli impedisce d’immaginare scenari alternativi, in cui nuovi tipi di modelli di business sostituiscono la privacy corrente in cambio di modelli di servizi gratuiti. D’altra parte, una sezione importante del libro è dedicata alla consulenza, dallo smembramento della NSA in agenzie più specializzate, per insegnare agli utenti perché hanno bisogno di metter fine alla condivisione di dati tanto personali e intimi, indicando come farlo. Essere incoraggiati da uno dei maggiori esperti nel campo – infine – ci sembra il miglior argomento che si può chiedere per la privacy.

Matthew Collings – A Requiem For Edward Snowden | Neural


[Letto su Neural.it]

Oggigiorno, l’immaterialità nelle comunicazioni, la proliferazione dei media, la riservatezza dei dati personali, la capacità di hackerare le reti, generano particolari connubi – prima impensabili – nelle relazioni tra singole persone, singole persone e istituzioni, singole persone e comunità. Non è certo una novità che il tema dello spionaggio appassioni il mondo dello spettacolo, fra musica e arte o cinema, eppure una performance audiovisiva che abbracci tutti i temi appena citati non si era ancora vista. A volte l’atto del complotto fa diventare eroe/eroi chi o coloro lo compiono ed Edward Snowden non si può sottrarre a tale regola: la convinzione di una regia occulta si diffonde soprattutto nel corso del Novecento ma è adesso che in veste cyber e spinto da motivazioni ideologiche-attiviste il fascino di rivelazioni per informare il pubblico “su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro” assume un carattere quasi epico. Pubblicato per le edizioni Magnetic North, un requiem è appunto questo, una celebrazione, in tal caso progettata in maniera assai contemporanea – seppure ancora aulica – da Matthew Collings, un ben conosciuto critico d’arte britannico, scrittore, broadcaster e artista. Snowden ha rivelato che viviamo in un mondo in cui la privacy delle nostre routine quotidiane è completamente compromessa e questo è un atto politico in sé, un segno dei tempi, una denuncia ineludibile sulle attività di sorveglianza di massa delle quali tutti dovrebbero preoccuparsi. Nel flusso performativo sono agiti elementi da ensemble classico, con testi “hacked society”, insieme a tagli glitch e free form, in un montaggio ben congegnato e altamente coinvolgente, reattivo e piuttosto drammatico. I musicisti-performer interagiscono in tempo reale con l’apparato visivo organizzato sapientemente da Jules Rawlinson e il tutto raggiunge una densità emotiva ragguardevole. Non sappiamo se effettivamente il requiem sia anche un saluto funebre alla totalizzante democrazia digitalizzata statunitense: l’impressione che ne riceviamo è comunque molto forte.

Snowden Bust, serial 3D DIY monuments | Neural


[Letto su Neural.it]

La potenza di un file 3D condiviso è la sua ubiquità e l’infinita replicabilità. Essendo di solito utilizzato per scopi privati o stampe commerciali 3D vi è un sacco di potenziale per utilizzi pratici. Tider e Greenspan – infatti – hanno perfettamente adoperato questa tecnologia al fine di celebrare Edward Snowden. Hanno creato e distribuito un file 3D – in Thingiverse – che è un busto accurato dell’attivista e sono già state realizzate alcune iniziative pubbliche per creare monumenti di Snowden in luoghi pubblici e senza alcun tipo di autorizzazione. L’idea che i cittadini possano fare la loro “stampa” invadendo gli spazi pubblici descrive uno scenario molto orizzontale, con strumenti mirati a liberare le persone dai loro vincoli. La materialità di stampa 3D (su richiesta) diventa quindi pubblica e poeticamente può invadere lo spazio. La serialità determina, invece, un approccio diverso alla scultura, permettendo agli artefatti digitali di cambiare la rigorosa unicità incorporata nella natura dei monumenti.

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