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Umanità sotto attacco | L’indiscreto


Ancora sulle Intelligenze Artificiali, che hanno preso possesso del terreno scacchistico e di altri giochi enigmatici affini. C’è speranza? O la speranza è una trappola inventata dai padroni? Su L’indiscreto

23, 25 e 27 maggio 2017. Segnatevi queste date perché potrebbero finire nei libri di storia: non segnano ancora lo spartiacque della singolarità tecnologica, che spaventa molti, ma il definitivo passaggio di consegne tra intelligenza umana e artificiale sul campo dei giochi scacchistici. Negli scacchi propriamente detti, di nobile tradizione occidentale, il cervello dell’Homo Sapiens ha alzato bandiera bianca da almeno dieci anni, col potentissimo motore di Fritz che metteva in imbarazzo il campione Vladimir Kramnik. Troppo semplice la struttura del gioco, troppo limitati gli spazi sulla scacchiera per impensierire i moderni processori alimentati da una serie di algoritmi sempre più vasta; se n’era già accorto Garry Kasparov quando strappò un pareggio a Deep Blue, ormai preistoria in quanto a potenza di calcolo, tra 1996 e 1997. Caduti gli scacchi l’ultimo baluardo restava il go, antico gioco cinese diffuso in tutto l’estremo oriente: su una griglia 19×19, per un numero di posizioni calcolabile in 2,08×10^170,  si dispongono pietre bianche e nere allo scopo di conquistare porzioni del campo di battaglia. Una guerra di logoramento di cui solo l’istinto umano può cogliere le più intime sfumature, si diceva, grazie alla vastissima gamma di aperture disponibili che impediva alla macchina di trovare la soluzione vincente per tentativi, col cosiddetto metodo della forza bruta. Più che la ricerca ossessiva del vantaggio numerico, specialità del computer, sulla tavola da go serve il coup d’oeil dei migliori generali. Di questo erano convinti gli esperti, prima dell’avvento di AlphaGo.

Andreas Broeckmann – Machine art in the twentieth century | Neural


[Letto su Neural]

Coloro che hanno familiarità con li progetti di Andreas Broeckmann, prima al V2 di Rotterdam, e poi come direttore artistico a Transmediale, possono riconoscere in questo testo diverse parti della sua lunga indagine sull’arte “meccanica”. Tenendo traccia delle esibizioni da lui curate e dai testi scritti nel corso degli anni, è possibile riconoscere alcuni punti di vista famosi del passato, su un percorso che porta a questo libro. Qui cerca in maniera sistematica di collegare l’ubiquità della macchina e i concetti riguardanti alle macchine con un numero di progetti artistici e le loro direzioni differenti, definendo così 5 qualità fondamentali dell’estetica delle macchine: associativa, simbolica, formale, cinetica e automatica. Incorniciata in un percorso storico coerente, alcuni artisti vengono messi in risalto, tra i tanti, David Rokeby e Stelarc, che possibilmente usano il corpo come macchina esterna e interna, ma partendo anche dalla decostruzione della macchina con Jean Tinguely, fino ad arrivare agli ambienti digitali squisitamente imperscrutabili di Seiko Mikami. Broeckmann chiaramente rifiuta la definizione del genere “machine art”, rendendolo piuttosto meno ambiguo, e dal punto di vista storico risulta scettico riguardo tutti i tentativi di definire singolarmente l’arte in relazione ai mezzi tecnologici connessi. Ma le opere d’arte e le esibizioni che analizza e descrive formano una cartografia concettuale di riferimenti intercorrelati che possono essere usati come un livello di base trasparente per capire la piccola galassia delle macchine nell’arte.

Complementi al software


Le invettive sono state lanciate verso le perfezioni non mostrate dal sensore bioluminescente del tuo avambraccio. Il top sembra essere il tuo ghigno naturale, e invece è soltanto l’inutile complemento della tua complessa anima_software.

Nuove eterotopie, l’antologia definitiva del connettivismo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova antologia del Connettivismo, curata da Giovanni De Matteo e da me e splendidamente illustrata in copertina da Ksenja Laginja. Il titolo dell’opera è Nuove Eterotopie ed è edita da Delos Digital; ha al suo interno sedici racconti che, in qualche modo, rappresentano la selezione finale di ciò che il Movimento ha espresso finora nella narrativa breve; a completare l’opera c’è Bruce Sterling, autore americano cofondatore del Cyberpunk e ora italianizzato, che ha dedicato a tutti i connettivisti un magnifico romanzo breve inedito, tradotto da Marco Crosa, vera ciliegina sulla torta di un’operazione completata, infine, dalla dotta postfazione di Salvatore Proietti.

Le eterotopie sono luoghi dischiusi su altri luoghi, spazi “connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi designano, riflettono o rispecchiano” (Michel Foucault). Le utopie sono consolatorie, le eterotopie inquietanti: “minano segretamente il linguaggio”, “spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni”. Come i racconti qui racchiusi, che dissolvono i confini tra i generi in una miscela esplosiva di speculazione scientifica, anticipazione tecnologica, sperimentazione linguistica e proiezione sociologica. Sedici nuove eterotopie, dunque. Più una: un inedito di Bruce Sterling, scritto espressamente per quest’antologia. Postfazione di Salvatore Proietti.

Nuove Eterotopie,  Odissea Fantascienza 70, pagg. 336, Euro 18.00, ebook Euro 4,99.

P.S. – Permettetemi, in tutto ciò, di ringraziare l’editore Silvio Sosio per lo sbattimento affrontato nella lunga gestazione dell’opera, la sua pazienza e competenza e disponibilità estrema ha sempre costituito per me, e credo anche per Giovanni, un faro nell’abisso siderale verso cui tendere. Grazie ancora per tutto, Silvio 🙂

Cavi


Testa di cavo.

Nanomacchine


Etimologie di nanomacchine in ascesa.

Flying Pantograph, pipelining transposed drawing | Neural


[Letto su Neural]

Flying Pantograph trasferisce le linee disegnate a mano e i movimenti relativi su un’altra superficie applicando una scala ed una estetica differente. Il sistema è stato progettato da Sang-won Leigh, Harshit Agrawal e Pattie Maes all’interno del MIT “Fluid interfaces research group” e utilizza un drone come mezzo di questa trasposizione. Il sistema trasforma i tratti segnati dall’uomo in istruzioni di input per il dispositivo volante, attraverso la tecnologia tracking ed una successiva serie di algoritmi specifici. Per riprodurre in maniera accurata le forme e lo stile su una superficie verticale, i movimenti originali sono ricalibrati in base alle caratteristiche meccaniche e fisiche del drone, quali il galleggiamento continuo e l’attrito della penna sulla superficie. Ma le caratteristiche del “Flying pantograph” sono molteplici. Oltre a ridimensionare l’immagine, come lo strumento classico meccanico da cui è ispirato, può riflettere l’immagine, aumentare o diminuire la velocità del tratto e infine potrebbe essere programmato per disegnare su più dispositivi e contemporaneamente da più designer. Al di là delle applicazioni pratiche di questa interfaccia ben progettata, il complesso canale utilizzato per la traduzione di movimenti e linguaggi, innesca un inusuale dialogo uomo-macchina. Nella continua scoperta e nella ricerca, questa conversazione con i segni diventa un’interpretazione reciproca, lungi dall’essere una semplice riproduzione meccanica, potenzialmente apre ad ulteriori sperimentazioni, magari aggiungendo l’interconnessione di altre tecnologie software come GML (Graffiti Markup Language) per possibili interventi urbani programmati letteralmente lontano nello spazio e nel tempo.

TAG esplicativi


Le estensioni appese sulle rilevanze etnografiche s’illuminano di TAG esplicativi e istintivi, incandescenze semantiche di urla lanciate nel continuum.

Real snowflake


Circuiti stampati elettroquantici a propulsione biologica.

Indice ingegnerizzato


Tu ricordi la massa informe delle nozioni che hanno preparato il tuo letto di sapienza essoterica? Trovi ogni indicazione nell’indice ingegnerizzato dei pensieri.

ALL'OMBRA DEL MONTE FUJI

Alla scoperta del Giappone in punta di...bacchette

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quindi, sì, nudo e crudele

Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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